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Il Dio Onnipotente e il "Problema del male", di Ugo Spezza
Filosofia - Estropia / Transumanesimo

Dio_e_il_Demonio


Sin dalle prime civiltà l'uomo si interroga sulla esistenza o meno di un Dio che dovrebbe aver creato l'universo. Ma se tale Dio è onnipotente allora perché permette che esseri che da lui discendono soffrano per malattie, fame, disagi psichici?

Questo articolo si propone di riproporre in chiave moderna e alla luce delle più recenti ipotesi scientifiche un problema filosofico che l'uomo si pone dal nascere delle prime civiltà. Si tratta di un problema comune a tutte le religioni monoteistiche che si può riassumere in questi termini:

Assunto 1: Esiste un Dio Onnipotente, Onnisciente e Benevolo che ha creato l'universo e con esso la nostra Terra e la nostra forma di vita.

Assunto 2: Esiste il "male" ovvero la sofferenza che in vari gradi colpisce gli esseri umani e gli altri esseri viventi presenti sul pianeta. Essa è dovuta alla caducità degli esseri biologici e si manifesta attraverso stati di malattia, con le tare dell'invecchiamento, col disagio psichico o una combinazione dei tre dovuti sia a fattori ambientali che, talvolta, ad un comportamento sbagliato degli esseri umani contro l'ambiente o contro altri esseri umani. In base a questi assunti si può formulare il cosiddetto Problem of Evil :

"Se esiste un Dio Onnipotente e Benevolo che ha creato la vita nell'universo perché esso permette che gli esseri viventi che esso stesso ha creato (o discendono da una sua creazione) soffrano? "

Le possibili risposte a questo problema portate da molteplici filosofi nel corso dei secoli sono nei seguenti tre enunciati:

Dio non è onnipotente, quindi non può controllare la sofferenza delle sue creature.

Dio è onnipotente ma non è sempre benevolo, quindi è consapevole di applicare sofferenza in vari gradi alle sue creature. Non ci è dato di sapere le motivazioni di questo comportamento.

Dio non esiste. L'universo si è creato da solo ed evolve autonomamente. Tutto ciò che accade in esso è dovuto al caso e se un essere vivente riesce a vivere una vita felice e realizzata o piena di sofferenza lo si deve solamente alla casualità.

All'enunciato [1] dobbiamo muovere l'obiezione che se Dio non è onnipotente allora non è un "Dio" e viene inoltre a mancargli anche il requisito dell'onniscienza. Un Dio siffatto non può controllare l'evolvere dell'universo e si possono muovere seri dubbi sulla sua capacità di creare un universo perfetto essendo egli stesso imperfetto.

Riguardo alla proposizione [2] dobbiamo rilevare che un Dio onnipotente e onnisciente che non sia benevolo è assolutamente possibile. Esso può aver creato l'universo così come è attualmente strutturato e la sofferenza degli esseri che vi vivono segue una sua precisa scelta di "progettazione". In questo caso però i teologi delle varie religioni ci dovrebbero spiegare per quale motivo si ostinano a chiedere agli esseri umani di pregare e supplicare un Dio siffatto. Sarebbe molto meglio per gli esseri umani affidarsi solo alle loro capacità di ideare e costruire (ovvero alla scienza e alla tecnologia) per sopravvivere in un universo che non li tiene minimamente in considerazione. Per sfuggire a questa contraddizione solitamente tali teologi formulano l'idea di un essere che rappresenti l'incarnazione del male: il demonio (Evil). Ma se un tale essere esiste deve anch'esso definirsi come eterno e onnipotente altrimenti Dio lo distruggerebbe immediatamente affinché non contrasti la sua azione costruttiva con una distruttiva. Però da qui sorge il vulnus che se il demonio è anch'esso eterno e onnipotente, esattamente come Dio, allora ne discende che entrambi non lo sono. Ciò in quanto non possono esistere nello stesso universo due esseri onnipotenti in contemporanea: semplicemente ogni creazione dell'uno potrebbe essere invalidata dall'altro e ognuno dei due avrebbe il potere di distruggere l'altro in guisa del fatto che entrambi sono onnipotenti.

Una alternativa a questo ragionamento è che un Dio onnipotente ma non benevolo potrebbe consentire l'esistenza del demonio, ovvero di un altro essere che sia sì eterno, ma non onnipotente. Potrebbe concedere quindi allo stesso un limitato numero di poteri da dover esercitare entro certi domini. In questo caso resta però il problema del perché dovremmo pregare un Dio siffatto dato che lo stesso è cosciente di aver affidato dei poteri a un "mostro" che causa sofferenze nel creato.

Libero arbitrio

Una controdeduzione a questo ragionamento, fatta dai teologi, è quella di pensarla in termini di "libertà". Ovvero: Dio è onnipotente e benevolo ma ci permette di subire e fare del male (e consente quindi al demonio di esistere) in quanto se non ci fosse data questa possibilità noi non saremmo liberi di scegliere la condotta da tenere per la nostra vita. Sarebbe a dire che non saremmo veramente padroni delle nostre azioni essendo esse già completamente predeterminate. Da ciò ne discende che egli ci valuta a seconda di come ci comportiamo: se ci atterremo a una buona condotta egli ci premierà concedendoci benefici (vita eterna, paradiso o altre forme di beatitudine a seconda delle religioni), se invece seguiremo la via del demonio ci aspetta una punizione nel cosiddetto aldilà. Parliamo qui della famosa questione del cosiddetto Libero Arbitrio.

Ma anche questa controdeduzione presenta un vulnus: è vero che un assassino può essere punito e, di conseguenza, provare sofferenza in prigione, o, nell'altra vita, nel purgatorio. Ma cosa dire di un bambino innocente che si ammala e soffre di una lunga e invalidante malattia? E i terremoti, gli tsunami, le alluvioni e gli altri disastri naturali, anche questi eventi rientrano nella cosiddetta "libertà"? Hanno anche loro il diritto di manifestarsi e provocare la sofferenza degli innocenti? Perché un Dio, se è onnipotente, non ferma queste catastrofi?

Vien da pensare, molto più semplicemente, che non vi è nessuno a controllare questi fenomeni e che siamo in completa balia di un universo che potrebbe spazzarci via in ogni momento. Ad esempio con un asteroide come quello che ha estinto i dinosauri o una supernova che si accende nella nostra galassia a meno di 200 anni luce dalla Terra.

Il "problema temporale"

Si pone anche il problema di pensare ad un essere dotato di superintelligenza, posto ad osservare per 13.5 miliardi di anni l'evoluzione di una sua creazione. E' semplicemente impossibile, in una prospettiva diacronica, che un essere senziente possa vivere una vita di una simile contemplazione asfittica per un periodo di tempo semi-infinito. Anche ammettendo che sia impegnato a seguire modificazioni della sua creazione, il tempo è semplicemente troppo lungo perché un essere intelligente non impazzisca ad eseguire ripetitivamente sempre lo stesso compito di controllo e gestione.

Questo è conosciuto come il "problema temporale" e può essere risolto solo pensando ad un essere che viva al di fuori del nostro spazio-tempo. Ma per le leggi della fisica vivere fuori dello spazio-tempo equivale a vivere fuori dell'universo. Questo però contraddice l'atto della creazione in quanto per creare il cosmo Dio ha dovuto "entrare" nel nostro spazio-tempo. Sembra dunque che il requisito dell'eternità sia in conflitto con l'atto della creazione. Oltretutto al momento in cui Dio entrasse nel nostro universo dall'esterno si verificherebbe una invalidazione del primo principio della termodinamica, conosciuto anche come principio di conservazione dell'energia, della massa e della quantità di moto. Dato che l'universo è un sistema chiuso ogni evento fisico può accadere solo se provocato da qualcosa presente all'interno dell'universo stesso.

Meccanicismo contro Vitalismo

D'altronde anche una visione del mondo completamente meccanicista, come hanno fatto notare molti importanti filosofi del passato, sembra eccessivamente semplicistica e lascia insoluti molti interrogativi. Uno di questi è l'origine della vita, l'altro è sul come la vita possa evolversi in una direzione così ben precisamente determinata e con un livello di complessità ragguardevole. Vi sono organismi completamente privi di sistema nervoso, ad esempio le piante, che si organizzano in comportamenti di specie e individuali complessi. Certo, esse potrebbero semplicemente reagire all'ambiente esterno con un banale effetto stimolo-risposta. Ma che dire allora di animali come il Limulus polyphemus, un vero è proprio fossile vivente risalente al Triassico (210 milioni di anni fa). È un animale che si riteneva estinto ed è praticamente privo di sistema nervoso centrale, eppure esso si prodiga in comportamenti di assoluta complessità come il procacciarsi il cibo, l'autodifesa e la ricerca di una compagna per accoppiarsi. È come se noi progettassimo un robot senza microprocessore e vedessimo che funziona lo stesso e se ne va in giro a fare quello per cui era stato programmato.

La selezione naturale di Darwin è una meravigliosa teoria che ha trovato nel corso dell'ultimo secolo e mezzo molte conferme sperimentali. Tuttavia essa può spiegare la vita solo ad un livello macroscopico, ovvero di come avviene la selezione nella lotta per l'esistenza e perché essa produce determinati esemplari in luogo di altri. Ma quando si va a vedere nel dettaglio si trovano animali come i coleotteri Brachinus Crepitans capaci di colpire un aggressore con una sorta di lanciafiamme. L'insetto in particolare dispone di una sorta di "camera di reazione" come quella di un missile della NASA. Wikipedia lo descrive così:

Brachinus_Crepitans

"Alcune cellule secernono idrochinone e perossido di idrogeno che vengono immagazzinate in un bacino. Questo comunica attraverso una valva controllata da un muscolo con la camera di reazione, le cui pareti sono particolarmente spesse. Tali pareti sono foderate di cellule che producono catalasi e perossidasi. Quando il contenuto del bacino è riversato nella camera di reazione, le catalasi e le perossidasi degradano rapidamente il perossido di idrogeno e catalizzano l'ossidazione degli idrochinoni in p-chinoni. Tali reazioni producono ossigeno libero e generano abbastanza calore per portare la soluzione al punto di ebollizione ed a vaporizzare circa un quinto di essa. Sotto la pressione dei gas rilasciati, la valva si apre e le sostanze vengono espulse in modo esplosivo attraverso delle fessure nell'addome."

Questo insetto è quindi capace di generare un getto ad alta temperatura in grado di causare la morte di altri insetti e ustioni alla pelle degli animali e dell'uomo. Si tratta di un tipo di reazione chimica incredibilmente complessa che un laboratorio di scienziati ben attrezzato impiegherebbe anni di studi per progettare e che certamente un insetto semi-decerebrato non può aver pensato. La conformazione fisica dell'insetto stesso è inoltre molto particolare e somiglia a quella di un missile a reazione. Il neodarwinismo ha tentato di dare una spiegazione a questo tipo di "ipercomplessità" attraverso suoi studiosi (Richard Dawkins) ma tale spiegazione appare ancora incompleta. Ci sarebbe invero anche da spiegare come faccia il Varano ad essere immune al veleno del Cobra, ovvero come fa un essere che praticamente risale al Cretaceo (90 milioni di anni fa), ad aver generato un complesso sistema chimico interno al suo organismo che invalida l'attacco di un veleno mortale, quando solo per sintetizzare un antidoto a un tale componente chimico occorrono anni di studio presso laboratori ben attrezzati e con personale specializzato. E non solo: l'essere preistorico non si è limitato a sintetizzare l'antidoto ma lo ha addirittura "incorporato" nell'apparato circolatorio del suo organismo.

Neocapritermes_taracua

Recentissima è poi la scoperta delle "termiti esplosive" Neocapritermes Taracua nella guiana francese. In queste colonie di insetti gli esemplari anziani, non più utili per il foraggiamento e la manutenzione del nido, sviluppano delle strisce blu sul dorso. Quando attaccati in scontri con altre specie di termiti questi insetti anziani gonfiano una grossa bolla di materiale tossico sul loro addome. La stessa poi esplode riversando sui nemici tale materia urticante. La sofisticatissima reazione sarebbe innescata da cristalli di rame blu in combinazione con la saliva dell'insetto. In questo caso la mutazione è intervenuta addirittura a livello ontogenetico e non filogenetico.
Rimane quindi difficile spiegare come possa evolversi un meccanismo di tale complessità durante la breve vita di un insetto.

Ma il caso probabilmente più convincente e che confermerebbe una teleologia (b) del vivente è nel pesce abissale Melanocetus johnsonii. Si tratta di pesci che si trovano a profondità elevate: fino a 4500 metri.

Questo predatore ha sviluppato una appendice luminosa sulla fronte, una sorta di bastoncello, sulla sommità del quale si trova una vera e propria lampada con la quale attrae, illumina e cattura le prede che si dirigono verso di esso, attratte appunto dalla luce. Lo stratagemma è particolarmente efficiente dato il buio pesto che regna in quegli ambienti (sott'acqua è buio già a partire dai 250 metri di profondità).

Siamo di fronte in questo caso a una sofisticazione e a un livello di complessità strutturale inarrivabile alla spiegazione che un tale siffatto animale possa aver sviluppato tale appendice per via di selezione naturale:

"il primo pesce 1.000.000 di anni fa produce una prima appendice e la stessa poi si accresce nelle generazioni successive favorendo la riproduzione di quell'esemplare." Già; ma il primo dei Melanocetus esistiti come può aver sintetizzato un complesso sistema che produce luce fredda? E' troppo difficile spiegare come il progenitore "uno" possa essersi formato con un tale sofisticatissimo supplemento.

Tecnicamente la luce è prodotta da un complicato sistema che fa uso di un componente organico (luciferina) che reagisce con un enzima catalizzatore (luciferasi). La cosa eclatante è che tale sistema per produrre luce fredda si è sviluppato non solo tra pesci "fotofori" tassonomicamente distanti tra loro (Ctenofori, Anellidi, Molluschi, Pesci, Dinoflagellati), ma addirittura su animali terricoli come le lucciole (Lampyris noctiluca), alcune specie di vermi (Phrixothrix hirtus) e su alcuni tipi di funghi (Omphalotus olearius, Gerronema viridilucens).

Melanocetus

Sembra quindi come se questa capacità si sia sviluppata per rispondere a necessità ambientali e tale sviluppo sia stato assolutamente indipendente (tra le varie specie non può esservi stata comunicazione o scambio genetico) e ripetuto nel tempo. Ora, se può essere concepibile che un singolo animale possa aver sviluppato una appendice simile, il fatto che una tale complessa progettazione si ripeta a distanza di spazio e di tempo in specie diversissime deve far riflettere: è come se teleologicamente questi esseri facessero capo a un progetto preesistente che prevede la possibilità di sviluppare questo tipo di innovazione e di qui, sulla base della loro necessità, accedono allo "schema" di progettazione per ottenere quanto gli serve.

Questi è altri casi di "ipercomplessità" nella evoluzione dei viventi diedero il via, il secolo scorso, a quella corrente di pensiero denominata Vitalismo il cui maggior esponente fu Henry Bergson. Il Vitalismo afferma che esiste una forza: L'Elan Vitale, una sorta di "spirito" che permea lo sviluppo della vita e fornisce ad essa direzionalità. I creazionisti si sono appoggiati a questa idea dando così per scontato che essa porti a considerare che la vita sia stata creata d'un colpo solo e che ogni creatura sia frutto di una "idea di creazione". Questo sistema di pensiero però non ha basi scientifiche e lo stesso Vitalismo non propone che delle ipotesi. Oltretutto esperimenti come quello di Stanley Miller del 1953, che ottenne molecole organiche da composti inorganici simulando l'atmosfera di una terra primitiva, dimostrarono che il valico tra l'organico e l'inorganico non è poi così profondo. In ogni caso il Vitalismo, se visto in un'ottica Nietzschiana, non è affatto in contrasto con la teoria dell'evoluzione di Darwin in quanto risulterebbe che la natura esplica una sorta di "volontà di potenza" di cui la selezione naturale sarebbe solo un mezzo attraverso il quale essa attua il suo progetto. Riprendo volontariamente il concetto dalla monumentale opera "Il mondo come volontà e rappresentazione" di Arthur Schopenhauer. In questo corposo volume il filosofo tedesco afferma una "tendenza" della vita ad andare in una direzione predeterminata, una sorta di estropia, contraria alla tendenza entropica dell'universo. D'altro canto però Schopenhauer condanna questa tendenza attribuendole la capacità di creare la sofferenza e ravvede l'incapacità dell'uomo a sottrarsi a questa condanna se non attuando una ascesi che lo porti al rifiuto del mondo e di qui alla "noluntas". Egli quindi suggerisce e auspica una sorta di reazione a questa volontà insita nell'universo stesso e necessaria per raggiungere una non-volontà attraverso strumenti quali la castità (per non perpetuare il dolore a successive generazioni di esseri umani), la mortificazione di sé e l'inedia. Si potrebbe, in tal senso, pensare a una sorta di "resistenza passiva" a una volontà di vivere che, secondo il filosofo tedesco è il frutto primo della sofferenza.

Chiaro però che una visione del mondo di questo genere, molto comune negli atei, è assolutamente riduttiva. Ciò in primo luogo perché se ciò fosse vero allora perché vivere nell'inedia e nella rassegnazione? Quale "ascesi" potrà mai manifestarsi in questi sentimenti che condannano a una vita di privazione e di sofferenze. A questo punto è meglio il suicidio! Però Schopenhauer condanna la pratica autodistruttiva perché la ritiene a sua volta espressione di quella volontà di potenza che andrebbe invece negata, di qui il suo invito a "non suicidarsi" e a combattere tale volontà solo attraverso un'ascesi verso la noluntas. È facile comprendere che questo sistema di pensiero conduce ad una "condanna a vivere" in primis e in seconda istanza a una sorta di pessimismo cosmico che abbraccia l'intero universo, dalle molecole fino alle galassie. Possiamo quindi sicuramente affermare che questa visione del mondo atea conduce via binario alla rassegnazione.

Si tenga comunque conto che Arthur Schopenhauer perviene a queste conclusioni dopo uno studio durato decenni e che la sua opera "Il mondo come volontà è rappresentazione" è ritenuta tra le più grandi di sempre dopo "Critica della ragion pura" di Immanuel Kant. Filosofi successivi come Friederick Nietzsche decantano le lodi di tali scritti. Sigmund Freud, padre della psicanalisi, dichiarò di aver tratto insegnamento dall'opera di Schopenhauer e lo stesso Albert Einstein affermò di basare la sua filosofia di vita sugli insegnamenti di questo filosofo.

Ma d'altronde anche le religioni, pur partendo da premesse completamente diverse, perpetuano questo fine, il filosofo Max More scrive:

[...] la fede irrazionale della religione incoraggia un atteggiamento di rassegnazione. Perché prendersi la briga di cercare di migliorare le cose se nel mondo agisce "la volontà di Dio" o "Il Piano Cosmico"? Da un lato, i credenti non possono prendere sul serio il male senza fine: data l'esistenza di una perfetta bontà e potenza, i cattivi aspetti della vita devono essere illusori o poco importanti rispetto all'aldilà. D'altro canto, le convinzioni religiose sono generalmente accettate a causa del pessimismo della persona, una visione senza speranza della situazione umana (o della sua condizione personale). La contraddizione che emerge viene eliminata quando vediamo che il punto di vista complessivo è una tragica condizione umana resa sopportabile da un regno di divinità, di salvezza e di paradiso.

Quindi ci veniamo a trovare di fronte da un lato a una visione della vita, quella perpetuata dalle religioni, che ci condanna a una esistenza in rassegnazione senza poter cambiare nulla in questa situazione (in quanto è indotta dal divino). Dall'altro lato troviamo il cosiddetto "ateismo sterile" che conduce anch'esso, anche se perseguendo strade completamente diverse, a una visione di assoluta rassegnazione nella vita.

Una quarta possibilità

Deve quindi esistere una nuova e più logica possibilità di dare spiegazione a quanto succede. Considerati i tre enunciati posti appena sopra si può ad essi aggiungerne un quarto:

4. Esiste un creatore (o dei creatori) dalla intelligenza superiore, non inteso come entità divina onnipotente e onnisciente, ma semplicemente come un ingegnere che ha avviato la creazione del nostro universo basandolo su leggi fisiche ben precise. Questo creatore (o creatori) non ha però potuto seguire lo sviluppo della sua creazione nel tempo e quindi non è in grado di influenzare nel dettaglio i moti specifici dei corpi celesti o le vicende delle forme di vita intelligenti che in tale universo sono venute a crearsi successivamente.

Questo enunciato, a differenza dei tre precedenti, è avvalorato da studi come quelli del matematico Stephen Wolfram il quale, nel suo libro "A new kind of science", dimostra che strutture matematiche come gli automi cellulari, definite alcune semplici regole di sviluppo, possono produrre strutture geometriche di assoluta complessità e completamente caotiche nelle loro diramazioni. Questi sistemi, insieme ai frattali, possono spiegare matematicamente i pattern che si formano in natura e che sembrano a colpo d'occhio assolutamente casuali: le strisce di una zebra, le striature delle dune del deserto, la geomorfologia della coste, le forme e i colori delle conchiglie marine, l'organizzazione dei cristalli in un fiocco di neve ecc.. Esse sarebbero quindi tutte strutture generate da automi cellulari "naturali". E' allora possibile applicare questo parametro alla realtà visibile ipotizzando che esistano delle macroregole nel cosmo ben definite in partenza e che da esse si evolva poi un universo che appare particolarmente caotico.

L'enunciato [4] ha delle conseguenze molto interessanti che danno ragione di molti eventi osservabili nel mondo che ci circonda senza ricorrere ad ipotesi mistiche. In primis esso può fornire una congrua spiegazione al mistero della presenza del male:

Soluzione del Problem of Evil - Il male sarebbe una nostra interpretazione, come esseri intelligenti, attraverso quella che si definisce "psicologia del senso comune", di eventi che accadono all'umanità o alla nostra persona i quali però non sono determinati dalla diretta volontà di un Dio che li produce. Il creatore, nel senso di come viene descritto nell'enunciato [4], di fatto non ha assolutamente cognizione delle diramazioni infinitesime che l'universo ha prodotto. Esso semplicemente non ha potuto seguirle nel loro sviluppo temporale da quando l'universo è venuto alla luce. Allo stesso modo in cui non si può prevedere come si sviluppi un automa cellulare. Di conseguenza il Creatore non può essere chiamato in causa direttamente come fautore della nostra sofferenza. Se la sofferenza esiste e ci colpisce in un determinato momento dipende solo da un casuale concatenamento di eventi che si sono verificati in questo infinitesimo angolo di universo nel quale ci troviamo. In questo caso spetta all'uomo, con gli strumenti della scienza e della tecnologia, sottrarsi a tale infimo giogo e produrre soluzioni per risolvere questi problemi.

Soluzione del problema temporale - L'enunciato [4] annulla il problema di un Dio eterno costretto a osservare per miliardi di anni l'evolversi della sua creazione. La soluzione sta nel fatto che tale enunciato non prevede il creatore che sia "eterno" ma solo che esso abbia avviato la creazione dell'universo lasciando alle leggi della fisica il suo successivo evolversi. In questo senso è assimilabile a un programmatore che abbia creato il codice macchina di un complesso software autoricorsivo e che abbia poi fatto click sul pulsante "Enter" per avviarlo.

Il futuro non è già scritto! - Un'altra importantissima conseguenza dell'enunciato [4] e che la complessità esponenziale che si genera nell'universo man mano che esso evolve nel tempo non può dar luogo a nessuna previsione del futuro. Il futuro non poteva, non può e non potrà mai essere anticipato da una mente intelligente che ne computa passo passo l'evolversi [a]. Questo ci dona una volta per tutte e per sempre la capacità di Libero Arbitrio: il nostro operare non è sotto la continua supervisione di un Dio onnisciente. Tale capacità di libera volontà la potremo esercitare, nei limiti di un'etica e di una morale basate sull'umanesimo, attraverso lo sviluppo scientifico e tecnologico, evolvendoci come esseri umani verso nuove frontiere di sviluppo e benessere. Frontiere che includono la risoluzione delle malattie, del disagio psichico, delle tare dell'invecchiamento e una vita lunga e produttiva.

Necessità di una mente creatrice - L'enunciato [4] sembra porre la necessità di una o più menti creatrici dell'universo ma questa è una condizione definita solo come probabile e non è necessaria. Il postulato [4] manterrebbe inalterata la sua validità anche considerando che le entità intelligenti che hanno avviato la creazione dell'universo si siano poi estinte miliardi di anni fa. Se invece si suppone che le stesse non siano mai esistite allora il postulato [4] ricade nel postulato [3] ovvero si teorizzerebbero una creazione e una evoluzione completamente autonome dell'universo. Il fatto che il postulato [4] implichi come probabile che esistano delle intelligenze creatrici deve essere attribuito al fatto che l'evoluzione della vita verso l'intelligenza sembra seguire una via teleologica [b] nonché per il fatto che riusciamo a spiegare in gran parte il funzionamento del cosmo attraverso leggi matematiche. L'illustre matematico e fisico Roger Penrose ipotizza che tali leggi siano già presenti nell'universo, come se vi fossero "cablate" in partenza. Egli afferma [c] che una qualsiasi (ipotetica) società aliena di esseri intelligenti, anche se distante milioni di anni luce da noi, una volta trovate le leggi di base dell'aritmetica e della geometria, arriverebbe poi a sviluppare autonomamente, nel corso della sua evoluzione, il più complesso calcolo infinitesimale esattamente come ci è riuscita l'umanità. Questo accadrebbe proprio perché, in senso platonico, tali leggi sono già "inscritte" nella struttura stessa dell'universo. In questo senso il matematico non è più colui che inventa teoremi e postulati ma li "scopre" come farebbe un esploratore che si addentra in nuovi territori. Un'altra considerazione in tal senso la si può dedurre dalla assoluta precisione di alcune costanti cosmologiche che rendono possibile la vita nel nostro universo. Si pensi alla carica elettrica elementare (e = 1,6021892 · 10-19 Coulomb), alla costante di Planck (6.62559*10-34 Joule*s), alla velocità della luce nel vuoto (2.9979246*108 metri/sec), la costante di gravitazione (6.670*10-11 newton*m2/kg2) e molte altre per le quali un valore anche leggermente diverso da quello che hanno provocherebbe tali cambiamenti strutturali ed evolutivi tali da alterare in maniera determinante le stesse condizioni locali ambientali, rendendo impossibile il formarsi delle strutture biologiche e, di conseguenza, l'evoluzione di esseri intelligenti.

Naturalmente potrebbe essere che tale interpretazione possa essere dovuta a un nostro difetto antropologico, ovvero quello di vedere finalità in cose che non la hanno poiché noi come forma di vita intelligente tendiamo sempre ad un obiettivo. E' un po' come quando si osservano delle nuvole e si crede di vedere nel loro schema casuale delle figure riconoscibili. Però il fatto che riusciamo a prevedere con decenni d'anticipo la posizione di un pianeta del sistema solare tramite leggi matematiche vuol dire che il linguaggio del cosmo è la matematica e che quindi esso richiede una intelligenza per essere portato a consapevolezza.

Un universo computato: autori di fantascienza come Daniel F. Galouye e, in modo più razionale, filosofi come Nick Bostrom hanno ipotizzato che il nostro universo potrebbe essere un prodotto di una "simulazione". Sarebbe a dire che il nostro cosmo non sarebbe "reale" ma solo una elaborazione olografica in una sorta di supercomputer alieno che crea una realtà virtuale nella quale noi crediamo di vivere la nostra vita. Pur essendo questa ipotesi del tutto compatibile con il postulato [4] essa purtroppo non può essere verificata nella realtà in quanto nessuna osservazione astronomica la potrà mai appurare. Di fatto nessun telescopio potrà mai osservare il "limite" dell'universo. Altresì non possiamo desumere di trovarci in un universo computato perché non siamo in grado di "guardarlo dal di fuori" o trovare dei suoi bug di programmazione interni che potrebbero farci intendere di trovarci in una struttura creata da un software. Quindi, per quanto riguarda i contenuti di questo articolo, quella dell'universo computato rimane solo una ipotesi teorica non dimostrabile.

Sembrerebbe che una tale ipotesi possa invalidare il cosiddetto "Libero Arbitrio" in quanto ogni nostra mossa era prevista dal programma che genera l'universo olografico. Non è però così. Il creatore di un software di gioco di scacchi, pur conoscendo nel dettaglio il codice del programma, può essere tranquillamente battuto da un computer che fa girare il suo stesso programma. Questo accade in quanto egli, pur avendolo scritto e conoscendone ogni riga di codice, non può prevederne l'iter evolutivo e le diramazioni computazionali nel tempo. Un esempio lampante di questo tipo di software è proprio quello degli automi cellulari come quelli delle due immagini seguenti in cui scienziati ne fanno uso per estrapolare una previsione di fenomeni caotici.

automa_cellulare_incendio_foresta

Automa cellulare usato per cercare di prevedere l'evolversi di un incendio all'interno di una foresta.

automa_cellulare_simulazione_frana

Automa cellulare usato per tentare di prevedere l'evolversi di una frana sul costone di una montagna.

Molto interessante risulta anche il caso della matematica frattale che si è dimostrata in grado di emulare nel dettaglio figure complesse del mondo reale:

Felce_reale

Felce reale ovvero realmente staccata da un albero vivente.

Felce_frattale

Felce "frattale" realizzata da un programma software.

frattale_cavolfiore_reale

Cavolfiore reale. Le forme presentano la "omotetia" tipica dei frattali ovvero si ripetono a scale diverse.

frattale_cavolfiore

Frattale disegnato da un programma software che mostra involuzioni simili a quelle di un cavolfiore.

La vita è ovunque nell'universo: Se il postulato [4] si rivelasse vero ne discenderebbe che la vita non è un particolarissimo fenomeno presente solo sul pianeta Terra con il resto dell'universo assolutamente sterile. Se l'universo evolve in senso creativo è molto probabile che dalla materia, in condizioni ambientali favorevoli, la vita si evolva autonomamente. Ciò in quanto il "progetto" di essa è insito nelle leggi di base dell'universo stesso. Ne consegue che su qualsiasi pianeta che si trovi nella cosiddetta "fascia verde" (d) dal suo sole, in un qualsiasi sistema stellare, nella nostra galassia o anche esternamente ad essa, possano formarsi autonomamente strutture cellulari complesse che seguono il paradigma dell'autopoiesi. In base a ciò su qualche caldera vulcanica di Marte o sotto la superficie ghiacciata di Europa [e] dovremmo poter trovare qualche forma basilare vita: microorganismi unicellulari o pluricellulari non troppo differenziati.

La vita intelligente è invece un fenomeno statisticamente difficile da ottenere a partire da organismi semplici dato il complesso iter evolutivo che essa richiede. La nozione di "grande filtro" introdotta dal filosofo Nick Bostrom è lì a dimostrarlo. Però se l'universo pullula di pianeti in cui forme di vita basilari si sono potute evolvere dalla materia inerte ne segue che la probabilità statistica di trovare vita intelligente nell'universo è molto più elevata di quello che abbiamo sempre pensato.

Esopianeti_Abitabili

A dimostrazione di ciò vi sono le recenti scoperte attraverso il rilevatore HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher). Trattasi di uno spettrografo di grande precisione installato nel 2002 sul telescopio di 3,6 metri di diametro dell'ESO posto all'Osservatorio di La Silla, in Cile. Attraverso le sue osservazioni sono stati individuati diversi esopianeti simili alla Terra di cui il più interessante è Gliese 581g che orbita nella "zona verde" attorno ad una nana rossa. Tale pianeta ha una massa di circa 1.5 masse terrestri e probabile abbia acqua allo stato liquido in superficie, il suo indice di similarità al nostro mondo è molto elevato: 0.92. Se il postulato [4] risulterà veritiero man mano che gli strumenti di rilevazione saranno perfezionati (pensiamo a quelli montati su satelliti in orbita) è probabile che andremo a scovare numerosi altri esopianeti le cui caratteristiche saranno ancora più simili a quelle della nostra Terra rispetto a quelli presentati nell'immagine di sopra.

L'esplorazione dello spazio del sistema solare per la razza umana dovrebbe essere una priorità! Oltre che per le ingenti risorse minerarie e di acqua che sono ivi disponibili, anche perché, scoprendo organismi viventi su pianeti diversi dalla Terra si potrebbero avvalorare ipotesi come quella della "panspermia" che aiuterebbero a capire come la vita si sviluppa nell'universo. Basterebbe dedicare un misero 5% delle spese militari che i vari stati spendono ogni anno per l'acquisto di armamenti e dedicarle a questo progetto e ci riusciremmo entro soli vent'anni!

Lo scopo?

Ma allora quale è lo scopo dell'universo? Secondo chi scrive questo articolo non è ancora possibile rispondere a questa domanda. La teoria del big bang ha ricevuto nel corso degli ultimi settanta anni numerose conferme sperimentali. La scoperta dello spostamento verso il rosso (1927) degli oggetti lontani e della radiazione di fondo cosmico (1964) solo per citarne due. Eppure questa teoria non riesce ancora a spiegare di cosa sia composto il 96% dell'universo e ci costringe ad ipotizzare l'esistenza di una materia e di una energia oscure non rilevabili strumentalmente. Allo stato attuale risulta quindi arduo formulare, in base a una fisica ancora incompleta e incompiuta, una teoria definitiva sull'esistenza dell'universo.

Detto questo però, ipotesi in tal senso non mancano. Una particolarmente interessante è quella enunciata dal fisico e informatico statunitense Seth Lloyd. Nel suo libro "Il programma dell'universo" egli vede l'intero cosmo come un gigantesco computer quantistico che elabora informazioni. Secondo Lloyd ogni singola molecola e ogni atomo registrano bit di informazione. Le interazioni tra questi frammenti di universo cambiano i rispettivi bit e quindi modificano l'informazione: in altre parole, l'universo computa. E siccome il suo comportamento è regolato dalle leggi della meccanica quantistica, l'universo calcola in modo quantomeccanico, e i suoi bit sono bit quantistici. La storia dell'universo non è che un lungo, continuo, gigantesco calcolo quantistico sin dal suo primo apparire. All'inizio le strutture computate erano relativamente semplici, poi in seguito divennero sempre più complesse (nebulose, stelle, galassie, ammassi...) e in seguito questo calcolo porta ad elaborare strutture ancora più articolate fino ad arrivare a produrre la vita. L'evoluzione verso esseri autocoscienti in grado di analizzare l'universo ove abitano dunque non sarebbe che il processo finale di questo calcolo; in termini informatici una "subroutine". Tutto ciò spiegherebbe come è possibile che a partire dalle leggi fondamentalmente semplici della fisica si sia originata tutta la complessità attualmente presente nell'universo.

Un'altra interessante teoria è quella proposta dal ricercatore italiano nel campo della Intelligenza Artificiale Gabriele Rossi (www.ilabs.it). Nel suo libro "Semi-Immortalità" egli ipotizza che una super-intelligenza abbia avviato la creazione dell'universo e lo abbia strutturato in tal modo che la sua evoluzione conduca ad esseri autocoscienti che pian piano, nel corso della loro evoluzione, anche con l'aiuto di menti artificiali, arrivino a svelare il "gioco" che vi è alla base. In particolare Rossi evidenzia che nell'umanità vi siano stati (e vi sono) giocatori di primo livello che nel corso dell'evoluzione culturale umana hanno avuto un ruolo di primo piano verso la rivelazione della soluzione di questo rebus cosmico. Ad esempio Isaac Newton, Gottfried W. Leibniz, Albert Einestein ecc.

Ugo Spezza (www.futurology.it )

NOTE:

[a] - In realtà la scienza ha già la capacità di prevedere con elevato dettaglio eventi che possono accadere nel futuro. La meccanica newtoniana, poi perfezionata nella teoria della relatività generale di Einestein, consente oggi di prevedere con un grado di precisione elevatissimo quale sarà la posizione di Giove, Mercurio, Venere e di tutti gli altri pianeti alle ore 12.30 del 15 Luglio 2022. Quando di parla di "non prevedibilità" del futuro non ci si riferisce quindi ai fenomeni prevedibili attraverso equazioni e applicati a oggetti le cui forze e accelerazioni sono ben calcolabili in partenza (es. moto dei pianeti, moto di un pendolo o di un oggetto in caduta libera) ma ai fenomeni caotici riguardanti l'evoluzione nel tempo di singole parti del cosmo e in particolare alla vita degli organismi biologici.

[b] - Con ciò l'autore di questo articolo non vuole avvalorare ipotesi mistiche come quella del "disegno intelligente" in quanto è un'ipotesi che comunque prevede la presenza di un Dio onnipotente e onnisciente che controlla lo spazio-tempo, ipotesi antiscientifica e peraltro confutata dalle osservazioni precedenti.

[c] - Roger Penrose - "La mente nuova dell'imperatore." (BUR Rizzoli editore)

(d) - La "Fascia Verde" per un pianeta di un sistema stellare rappresenta la zona compresa tra una distanza minima e massima dalla quale il pianeta riceve una quantità di luce dalla sua stella che gli consenta di non essere né troppo freddo né troppo caldo e in particolare di mantenere l'acqua allo stato liquido. Nel sistema solare la fascia verde è ad esempio compresa tra l'orbita di Venere e quella di Marte con la Terra (guarda caso) proprio al suo centro.

[e] - Europa è un satellite di Giove dalle dimensioni leggermente inferiori rispetto alla nostra Luna (3120 Km di diametro contro 3400). Le osservazioni con le sonde automatizzate visualizzano un planetoide composto di una superficie ghiacciata. Gli scienziati ipotizzano che sotto lo strato superficiale possa esservi acqua mantenuta allo stato liquido dalla radiazione infrarossa e dagli effetti mareali di Giove su questo satellite.

Fonti:

www.wikipedia.it

www.eurinome.it

Roger Penrose - "La mente nuova dell'imperatore." - (BUR Rizzoli editore)

Fritjof Capra - "La rete della vita." - (BUR Rizzoli editore)

University of Puerto Rico (http://phl.upr.edu)

G. Rossi e A. Canonico - Semi-Immortalità - (Lampi di Stampa Editore)

Seth Lloyd - Il programma dell'Universo - (Einaudi Editore)

Stephen Wolfram - A new kind of science - (Wolfram Media Editore)

 

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