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Biologia Sintetica ed estensione della vita: lo stato dell’arte
Tecnoscienza - Longevismo

Biologia_sintetica_e_estensione_della_vita

Sin dalla notte dei tempi l'Homo Sapiens Sapiens inizia a modificare se stesso, il suo ambiente, le piante e gli animali. Gli indumenti, il cavallo, la ruota, l'agricoltura, la selezione del bestiame, sono solo alcuni esempi che testimoniano in che modo l'uomo non abbia fatto altro che plasmare il mondo secondo le sue necessità. Non per niente il conoscere, lo scoprire, l'inventare sono caratteristiche che distinguono inequivocabilmente la nostra specie. Un castoro, costruendo una diga, riesce a cambiare il corso di un fiume. L'uomo, oggi, è in grado di cambiare il destino del pianeta. Giochiamo a fare Dio cercando di modificare, addirittura di "creare" la vita. Certo, non ci riusciamo ancora perfettamente, ma è solo questione di tempo.

Il nome del gioco ha già un marchio, si chiama "synthetic biology" e da qualche anno possiede un mercato di miliardi di dollari. Craig Venter oltre ad essere lo "scrittore del genoma umano" è il padre della Biologia Sintetica. La Biologia Sintetica produce molecole ed organismi in base alla funzione cui devono assolvere, così come ha fatto l'evoluzione in milioni di anni, così, oggi, fa l'uomo. Non si tratta solamente di idee, è realtà. Da qualche anno esiste una competizione internazionale di biologia sintetica, l'IGEM , nasce al M.I.T di Boston, uno dei più famosi e competitivi centri di ricerca al mondo. Incredibilmente vi partecipano soltanto studenti under-graduate, a sottolineare quanto questa branca delle biotecnologie sia ormai molto avanzata; ogni anno si possono ammirare progetti di medicina molecolare, diagnostica, nanotecnologia, terapia genica e cellulare, ogni anno possiamo constatare che è possibile la creazione di nuove funzioni biologiche. La biologia sintetica si occupa un po' di tutti i "campi della vita"; sono stati costruiti batteri in grado di comunicare con altri tipi cellulari, batteri che si interfacciano con schede elettroniche e che rispondono a segnali informatici, cellule in grado di degradare sostanze tossiche e cellule aventi la capacità di produrre combustibili non inquinanti. Ed ancora, tessuti che crescono sul silicio, cellule in grado di comunicare tramite fibre ottiche, enzimi che manipolano il nostro genoma con una specificità di editing vicina alla perfezione. Tutta la scienza derivante dalla biologia sintetica non è "scoperta", ma "creazione" (2).

Tra le più grandi scommesse della scienza c'è l'idea di poter definitivamente sconfiggere le malattie, molti si chiedono quanto sia "naturale", quanto "giusto". In natura esistono varietà incredibili di forme di vita, alcune hanno già infranto molte delle convinzioni di quelli che asseriscono che il vivere, per così dire, all'infinito sia, oltre che impossibile biologicamente, anche assurdo ed eticamente inaccettabile. Turritopsis Nutricula, per esempio, è una piccola medusa che non accetta di morire. Questa forma di vita può ringiovanire quando vuole. Hydra, il nostro piccolo celenterato, è una creazione di "madre natura", proprio come lo siamo noi. Che l'invecchiamento di un organismo sia un processo arrestabile o addirittura reversibile, non è nè un punto di vista, nè un'ipotesi (3), è un risultato reale, tangibile, ottenuto e riprodotto in diversi laboratori del mondo. Oggi, lo studio del ringiovanimento è scienza a tutti gli effetti (4).

Perché in quasi tutte le forme di vita esistono le tre fasi, nascita, riproduzione e morte? A meno che non ci si riproduca per scissione binaria, gli organismi fondono insieme i loro geni e le loro "esperienze" per generare variabilità: la prole non è mai identica ai genitori, le carte vengono rimescolate ad ogni generazione per rispondere alle continue variazioni ambientali; solo i più adatti sopravvivranno ed avranno maggiori possibilità di riprodursi, portando avanti i propri geni, la propria esperienza. Chi vince in questo gioco non può, però, vivere per sempre, la terra non è infinita, le risorse del pianeta possono soddisfare solo un certo numero di abitanti (5). E' proprio a questo punto che la natura inventa il decesso: se non avviene accidentalmente, se non è la pressione selettiva indotta da un batterio, da un virus, se non è un predatore a provocarla, la morte deve sopraggiungere per "cause naturali", cioè per quell'insieme di processi codificati e scritti nei nostri geni. Ma perché invecchiamo? Ci ossidiamo come un frutto dimenticato sulla tavola da pranzo? Accumuliamo danni in tutti i nostri organi, quasi fossimo automobili che incassano chilometri e chilometri senza mai andare dal meccanico per sostituire le parti stanche? Mutazioni del DNA, ossidazione, deterioramento con conseguente perdita di funzionalità degli organi, sono elementi collaterali rispetto al programma d'invecchiamento scritto nei nostri geni (4).

Esistono animali che restano perfettamente in salute fino a poche ore prima del decesso. Creature come l'Eterocefalo Glabro (Naked mole-rat) dimostrano come vi sia un programma dettagliatamente scritto nel genoma che regola il nostro life-span (6). Non sono solo le mutazioni del DNA, accumulatesi anno dopo anno, a rendere ogni nostra cellula più vecchia, se così fosse non si spiegherebbe perché i gameti di una persona anziana possono ancora dare origine ad una vita giovane e perfetta. Ancora, se l'invecchiamento fosse solo dovuto ad un accumulo di mutazioni non si spiegherebbe il risultato della clonazione perseguita tramite il "nuclear transfer": un nucleo di una cellula somatica senescente può dare origine ad un individuo sano se trasferito in una cellula uovo enucleata (7).

L'uomo è natura, fino a prova contraria ci siamo evoluti dalle scimmie. L'animale uomo è sempre riuscito a dominare la natura e se stesso tramite l'ausilio di strumenti; strumenti atti ad alleviare le fatiche del lavoro e strumenti in grado di modulare la propria psiche. Dove risiede il limite? Cosa l'uomo può fare e non può fare? La morale ed il buon senso comune insegnano che si può fare tutto finchè non si arreca un danno a terzi. Partendo da questi presupposti, ogni cura, ogni medicina fino ad oggi, ha avuto lo scopo di salvare giovani vite e di aumentarne la durata in persone senescenti. Così oggi ci troviamo con una durata media della vita che è il doppio di qualche centinaio di anni fa, gli ospedali sono pieni di anziani ultraottantenni agonizzanti; viviamo in uno stato che non ha la possibilità di pagare pensioni a uomini che si avvicinano ad oltrepassare la soglia dei cento anni. Interroghiamoci sulla qualità di questa vita. Che senso ha vivere per dieci anni in più con patologie neurodegenerative e quant'altro, che senso avrebbe protrarre l'estensione della vita per sopravvivere solo come larve allettate ed inconsapevoli? Nessuno. Nel mondo, tutti i centri di ricerca in campo di senescenza investigano sulla quantità e sulla qualità della vita: non sarebbe utile vivere dieci anni in più avendo la fisiologia di un novantenne.

Lo stato dell'arte di questa scienza è molto avanzato. A questo punto la domanda corretta che ognuno di noi dovrebbe porsi è: se davvero saremo in grado a breve di estendere la vita in salute a qualche centinaio di anni, in che modo si organizzerà la società? Si vieterà alle persone di vivere in salute oltre un certo limite di tempo? L'uomo è sempre più responsabile della cura dei propri malesseri, dell'ecologia e del futuro dell'intero pianeta; un po' come il castoro che devia il corso del fiume con la creazione della sua diga, così noi abbiamo tra le mani strumenti molto potenti, in grado di cambiare drasticamente il corso degli eventi. Quest'idea ha spaventato e continua a spaventare molti. Il progresso ha sempre avuto forti e tenaci oppositori, ma ricordiamo: i possibili rischi non dovrebbero mai oscurare le infinite opportunità.

Rudy Ippodrino


References

1. P. Erdkamp, The grain market in the Roman Empire : a social, political and economic study. (Cambridge University Press, Cambridge, UK ; New York, 2005), pp. viii, 364 p.

2. S. Hafner, [IGEM 2009: synthetic biology and ethics]. Med Sci (Paris) 26, 986 (Nov, 2010).

3. M. Jaskelioff et al., Telomerase reactivation reverses tissue degeneration in aged telomerase-deficient mice. Nature 469, 102 (Jan 6, 2011).

4. T. A. Rando, H. Y. Chang, Aging, rejuvenation, and epigenetic reprogramming: resetting the aging clock. Cell 148, 46 (Jan 20, 2012).

5. R. Dawkins, The selfish gene. (Oxford University Press, Oxford ; New York, ed. 30th anniversary, 2006), pp. xxiii, 360 p.

6. R. Buffenstein, Negligible senescence in the longest living rodent, the naked mole-rat: insights from a successfully aging species. J Comp Physiol B 178, 439 (May, 2008).

7. K. H. Campbell, J. McWhir, W. A. Ritchie, I. Wilmut, Sheep cloned by nuclear transfer from a cultured cell line. Nature 380, 64 (Mar 7, 1996).


Immagine: J. Craig Venter Institute

 

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