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La legge più profonda dell'universo è la tecnologia. Di S. D.
Filosofia - Estropia / Transumanesimo
 Game_of_life

Qual'è lo scopo della scienza? Indagare e svelare le leggi che regolano l'universo.

E lo scopo della tecnologia? Utilizzare le conoscenze scientifiche per creare oggetti o tecniche o software che aiutino l'uomo in qualche attività. Di conseguenza la scienza è l'espressione del fondamentale bisogno di sapere dell'uomo e ci parla del nostro universo, mentre la tecnologia non ha uno scopo così nobile: semplicemente ci aiuta nella vita di tutti i giorni.

Ma siamo davvero sicuri che sia così?

Nel 1970 un giovane e brillante matematico di Cambridge, John Conway ha inventato un gioco chiamato "Il gioco della vita". Giocare a questo gioco è molto semplice: si prende un foglio quadrettato e si colorano alcuni quadretti a caso con un colore. I quadretti colorati sono detti "accesi", gli altri sono "spenti". Il gioco della vita ha regole molto semplici:

1. un quadretto acceso con due o tre vicini accesi, resta acceso.
2. un quadretto acceso che ha un numero di vicini accesi diverso da due o tre, si spegne.
3. un quadretto spento con esattamente tre vicini accesi, si accende; in tutti gli altri casi, resta spento.

ogni quadretto ha otto vicini, ovvero otto quadretti immediatamente adiacenti. Ad ogni giro la mappa dei quadretti accesi e di quelli spenti, ovviamente cambia: un quadretto acceso potrebbe spegnersi, un altro spento potrebbe spegnersi, altri conserveranno il loro stato. Col procedere dei giri questo singolare turbinio di puntini e gruppi di puntini caotici cambia incessantemente, un po' come fosse la "neve" delle tv non sintonizzate su alcun canale.

Puro caos, dunque? Non proprio.

Se capita che tre quadretti accesi sono vicini e sono ad L, ecco che al giro successivo si accenderà anche il quadretto tra i due rami della L, creando un quadrato 2x2 tutto acceso. Questa regola vale sempre per tutti i gruppi di tre quadretti ad L accesi, ma ancor più interessante è la regola in forza della quale il quadrato 2x2 rimarrà nella medesima configurazione anche al giro successivo ed a quello dopo... insomma questa configurazione è stabile e costante. Ma ci sono molte altre configurazioni che hanno la tendenza a rimanere stabili: i matematici che "giocano" al gioco della vita ne hanno catalogate un bel po', così come hanno catalogato caratteristiche figure che lampeggiano o che ruotano, o che conservano la loro forma ma scorrono in una direzione.

Al livello di organizzazione più basso ci sono le tre semplici regole sopra descritte, ed i soli quadretti accesi e quadretti spenti, ma ad un livello più alto, emergono molte entità particolari, ciascuna governata da leggi ben precise. A qualsiasi scala del gioco della vita, possiamo rinvenire entità specifiche dotate di leggi peculiari, sempre più complesse man mano che si sale. Ad un certo livello giungiamo ad avere entità con la singolare capacità di replicarsi!

Tutte le figure costanti e tutte le relative leggi che vengono generate in questo "universo" sono tipiche di esso e non dipendono da chi ci giochi o dove ci giochi o altro. Gli studiosi hanno assegnato ad ogni figura e ad ogni famiglia di figure un nome. A patto di avere un playground sufficientemente ampio, ed un bel po' di tempo, questi differenti livelli di complessità emergono sempre, ciascuno recando con sé la propria dote di figure e leggi, a prescindere da chi ci giochi. Ogni livello di complessità avrà le proprie leggi: possiamo considerare queste leggi come connaturate a questo universo esattamente come le tre leggi che abbiamo citato prima. Le tre leggi non hanno nulla di speciale rispetto alle altre: sono semplicemente le leggi dello stato di complessità minima del sistema. Lo stato di complessità subito superiore ha le sue, e quello dopo ancora altre sue proprie e così via.

E' esattamente quel che accade nel nostro universo: abbiamo le leggi della fisica; ad un livello di complessità maggiore, le leggi della chimica; ad un livello di complessità maggiore le leggi dell'astronomia, etc. Sono tutte leggi tipiche del nostro universo: sono tutte inevitabili per questo universo. Allora perchè attribuiamo alle tanto cercate e desiderate e sospirate leggi fondamentali ultime della fisica (ovvero, le leggi dello stato di complessità minimo) questo status di leggi assolute, quasi dai contorni divini... tali da dischiuderci i segreti più riposti della realtà?

Esseri senzienti che si sviluppassero ipoteticamente nell' universo del gioco della vita (molti studiosi ritengono ciò possibile) magari si dedicherebbero strenuamente alla ricerca delle leggi ultime, come noi, ma c'è da dire che le leggi ultime (ovvero le leggi che descrivono un universo al minimo livello di complessità) non hanno nulla di speciale, rispetto a quelle che lo descrivono ad un altro livello di complessità. Siccome le leggi del livello di minima complessità sono di meno (più sale il livello di complessità e più si complicano le leggi che lo descrivono) tutt'al più possiamo dire che sono più eleganti, ma in effetti non è che rispecchino il loro universo più delle altre.

Emerge chiaramente come un universo abbia tanti (forse infiniti) livelli di complessità ed ognuno è descritto da leggi peculiari... ma ad un certo punto arriva la razza senziente! Tutti i livelli di complessità posti al di sotto della razza senziente sono indagati dalla scienza, quelli posti al di sopra sono indagati (e concretizzati) dalla tecnologia. Discipline diverse indagano livelli diversi di realtà. Dunque non è assolutamente vero che la scienza indaga la realtà e la tecnologia produce utili gadget! Non è vero che la scienza indaga la realtà e la tecnologia realizza costrutti arbitrari: certo le varie mode che si sono susseguite riguardo l'abbigliamento sono cose arbitrarie, ma le grandi rivoluzioni sociali e tecnologiche che hanno creato società sempre più strutturate ed interconnesse (e complesse) sono con tutta evidenza, nuovi livelli di complessità connaturati alla struttura del nostro universo ed imprescindibili da esso. Certo, magari un'ipotetica razza aliena potrebbe realizzarle con delle varianti ma la loro essenziale natura di superiori livelli di complessità è intimamente legata al nostro universo, così come infinite giocate al gioco della vita producono invariabilmente sempre gli stessi livelli di complessità, a prescindere da chi ci giochi.

Per secoli siamo stati dominati dal dogma assoluto che arrivando a scoprire le poche equazioni fondamentali che governano tutto l'universo, avremmo avuto in mano la descrizione della realtà più profonda possibile. Dall'idea che una volta completata e resa elegante la fisica avremmo capito tutto della realtà.

Ebbene ciò è falso. Anche con una fisica completa noi sapremmo tutto delle condizioni di partenza dell'universo, ma ciò sarebbe abbastanza soltanto in un universo totalmente deterministico e piatto. L'indeterminismo della meccanica quantistica ed il fenomeno delle qualità emergenti, ci spiegano che le quotazioni della borsa di New York non siano desumibili dalla descrizione delle molecole dei broker... insomma: le condizioni iniziali non ci consentono di predire proprio un bel niente!

Ma la cosa più sorprendente è che persino in un universo deterministico, da un livello di complessità non potremmo predire quelli superiori, come bene spiega J.M. Jauch nel suo illuminante "Sulla realtà dei quanti" (Adelphi). Difatti anche in un universo totalmente deterministico per fare delle predizioni si deve misurare la realtà di partenza. Ebbene, questa misurazione non potrà avere una precisione infinita, ma avrà un grado d'errore. Questo punto è cruciale: per quanto l'errore sia piccolo, per quanto lo si renda insignificante e minuscolo, l'interazione tra loro delle varie parti del sistema, i feedback continui dei vari elementi nel tempo (anche in poco tempo) fanno si che gli errori si moltiplichino freneticamente, sporcando sempre di più il quadro, sino a rendere, in breve, le predizioni, inutili. Jauch sottolinea che anche sistemi in apparenza elementari, magari formati da pochissimi atomi che si scontrano tra loro, in brevissimo sviluppano un grado d'imprecisione marcato che cresce esponenzialmente.

Ecco perchè l'ornitologia non si può desumere dalla cromodinamica quantistica e le logiche dei mercati valutari non si possono desumere dalla fluidodinamica. I vari livelli di complessità sono a compartimenti stagni.

Dunque sia la scienza che la tecnologia indagano la realtà: entrambe hanno il nobile compito di diradare le tenebre dell'ignoranza. Va ricordato, però, che i livelli di realtà indagati dalla tecnologia hanno gli stessi quarti di nobiltà di quelli indagati dalla scienza.

Quando evolviamo le nostre tecnologie, noi non facciamo qualcosa di arbitrario, ma prendiamo dei livelli di complessità che il nostro universo già ha in potenza, e li trasformiamo in atto. I vari popoli della terra attraversano tutti le medesime fasi tecnologiche e di complessità sociale, alcuni fermandosi a quelle più semplici, ed altri seguitando oltre. I giocatori del gioco della vita anche se sono alle prime fasi del gioco, conoscono già i costrutti che casualmente si concretizzeranno man mano che i livelli di complessità saliranno. Allo stesso modo noi abbiamo innanzi livelli di complessità che sono parte di questo universo tanto quanto le leggi della Termodinamica o della Meccanica Quantistica. Tali livelli di complessità sono oggi al livello di mera potenza e non di atto, ma sono già parte di questo universo, esattamente come i sistemi elettorali sono parte del potenziale futuro del primo gruppo di ominidi che comincia ad ergersi bipede, o come le peculiari figure del gioco della vita dette  "alianti " sono in potenza già presenti quando si annerisce il primo quadretto. Raggiungere questi livelli di complessità tecnologica così come scoprire quelli più semplici (come fa la fisica) significa attrarre nell'orbita della nostra esperienza e del nostro intelletto una nuova faccia di questo universo che prima ci era celata.

Questi livelli di complessità ancora in potenza, ovvero quelli che sonda la tecnologia, come si diceva su, non sono meno importanti o meno connaturati alla nostra realtà di quelli più semplici. Man mano che cresce la complessità, però, i costrutti che vengon fuori sono sempre più ricchi, più interessanti... per certi versi possiamo dire che, non solo i livelli di complessità svelati dalla tecnologia ci dicono del nostro universo quanto quelli svelati dalla fisica... ma anzi ci dicono di più. In un certo senso più il livello di complessità è elevato e più ci illumina non solo sulla natura fisica della realtà ma ci può condurre ad informazioni "metafisiche ". Man mano che la raffinatezza dei costrutti, delle leggi che li governano e delle potenzialità che hanno cresce, noi possiamo apprendere qualcosa di più su quella singolare linea di demarcazione che distingue la realtà dalla fantasia.

In che modo? Spostiamo per il momento la nostra attenzione altrove...

Nel diritto esiste un principio fondamentale che impone a chi asserisca un evento o una circostanza, l'onere di provarla. Un principio analogo esiste nella scienza. Esso è un principio di buon senso: se tu sostieni che esiste qualcosa sta a te provarla e finchè non la provi hai torto e stop.

Ecco perchè gli atei semplicemente giudicano con sufficienza chi crede: perchè non tiene conto di questo cruciale principio e baratta il suo cervello per un pò di tranquillità a buon mercato. Chiaramente l'idea di un demiurgo è completamente fuori dall'esperienza umana (non se n'è mai vista traccia) e dunque le argomentazioni di chi crede sono insostenibili.

Questa convinzione granitica ha accompagnato chi scrive per tutta la vita finchè un bel giorno non ho letto le idee del filosofo svedese: Nick Bostrom.

Come ha fatto quest'uomo a folgorare sulla via di Damasco un ateo di ferro? Presto detto. L'artificial life è la creazione di un mondo simulato all'interno di un computer. In questo mondo simulato vivono esseri che combattono, esplorano, si riproducono muoiono e si evolvono. Universi A-life se ne creano per mille ragioni: studio dell'intelligenza artificiale, di sistemi informatici più efficienti, simulazioni di dinamiche di gruppo, etc. Chi crede nell'intelligenza artificiale (come il sottoscritto e come Bostrom) ritiene che un giorno saremo in grado di sviluppare negli universi A-life esseri autocoscienti.

Ecco arrivare la raffinatezza del ragionamento del filosofo: quando una razza arriva a poter creare A-life, crea tanti di quegli universi simulati, popolati da talmente tanti di quegli esseri, che verosimilmente gli esseri simulati supererebbero di gran lunga quelli che vivono nella realtà "reale". Praticamente se tu sei un essere autocosciente è statisticamente più probabile che tu viva in un universo simulato che in uno "reale".

Insomma, l'idea di un demiurgo che crea la vita era fantasiosa e lontana dall'esperienza umana finchè (e se) non sarà lo stesso uomo a concretizzarla. A quel punto non solo l'idea di un demiurgo non sarà più inconcepibile, ma anzi delle due possibilità diverrebbe anche quella più probabile.

Su un sito dedicato a lui ho letto un commento che diceva che il ragionamento di Bostrom era l'unica argomentazione convincente all'esistenza di un dio che avesse mai letto. Ebbene, è quello che penso anch'io!

Ma com'è possibile che proprio io che sino a ieri consideravo l'idea di un dio completamente e manifestamente ridicola, magicamente ora la trovo ragionevole? Questa cosa mi ha alquanto turbato. Soprattutto mi turbava questo: com'è possibile che una nostra invenzione, l'A-life, cambi così tanto e così profondamente le carte in tavola? Che una profonda scoperta scientifica cambi la nostra visione del mondo, va bene... lo abbiamo visto tante volte: ogni grande scienziato ha rivoltato come un calzino le nostre convinzioni sull'universo e sulla realtà; ma una banale invenzione, che per definizione è una mera applicazione ingegneristica di concezioni scientifiche precedenti, come fa a far diventare razionale ciò che prima era tranquillamente etichettabile come delirante? Come fa a far cambiare drammaticamente la nostra visione della realtà?

La cosa non mi dava pace finchè non sono giunto ad una conclusione radicale:

Le nostre invenzioni ci forniscono informazioni sulla realtà più profonde di quelle che ci fornisce la fisica.

Ciò che noi vogliamo sapere... che ad un livello profondo vogliamo sapere, è il confine tra la realtà e la fantasia, tra il vero ed il falso! Ad esempio: l'idea di un demiurgo è ragionevole? Appartiene alla realtà o no? La fisica non può rispondere mai a questa domanda perchè indaga le condizioni all'origine... insomma l'inizio della storia e non la fine della storia. Ma siccome abbiamo capito che dall'inizio della storia noi NON possiamo desumere la fine della storia (indeterminismo quantistico, qualità emergenti, autoorganizzazione, etc.) ecco che ciò che ci può rivelare l'essenza delle cose è la fine della storia. E la fine della storia è il massimo di tecnologia al momento disponibile... siamo noi!

La fisica descrive il mondo con il minimo di complessità possibile (poche semplici eleganti equazioni). Ma se noi vogliamo conoscere l'essenza dell'universo dobbiamo andare all'altro capo della storia, ovvero al massimo di complessità possibile: quella che creiamo noi con la tecnologia.

Ecco com'è possibile il miracolo per cui l'unico ragionamento serio sull'esistenza di dio si poggia tutto quanto su una nostra invenzione! Perchè con questa invenzione (l'a-life) noi non abbiamo semplicemente creato un aggeggio utile, ma abbiamo sondato la realtà, abbiamo toccato la sua essenza più riposta ed abbiamo capito che una cosa che pensavamo appartenere al regno dell'impossibile appartiene a quello del reale!

 

Immagine: Il gioco della vita, di John Conway (The Game of Life, Wikipedia)


 

Tecnofascismo? No grazie.

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