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Parlare al Web. Intervista a John Smart, fondatore dell'Acceleration Studies Foundation
Tecnoscienza - Intelligenza artificiale

Le interviste del SIAI (Singularity Institute for Artificial Intelligence)

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Quando l’AI surclasserà gli umani?

Penso che accada già da cinquant’anni. Abbiamo già avuto alcuni successi. Questa cosa che porto al polso, questo orologio digitale con una calcolatrice all'interno, rappresenta per me e per te una Singolarità di calcolo. Come ha detto James Burke, non ci sono mai state tante cose, nel nostro mondo tecnologico, di cui sappiamo così poco. Sta succedendo tutto intorno a noi. Questa cosa che ho in mano mi ha già surclassato nell’abilità di fare calcoli. È un piccolo pezzo di intelligenza che ha superato gli umani in un ambito molto specifico: risparmiare tempo. Ma stiamo collezionando sempre più tasselli di questo tipo. Alcuni studenti universitari hanno creato una rete neurale a quindici nodi, una cosa molto piccola quindi, in grado di trovare le supernove nel cielo notturno, perché è un semplice problema di riconoscimento delle immagini. L'immagine di una stella, nel momento dell'esplosione, diventa bianca e larga; poi, nel giro di una settimana o giù di lì, lentamente sfuma. È così semplice che i telescopi possono essere orientati da un piccolo programma. E così, ora, non sono più gli esseri umani a dare la caccia alle supernovae.

Quando usiamo una carta di credito, questa è monitorata da una rete neurale chiamata
Falcon, creata da HNC, ora Fair Isaac. Si tratta di un progetto da 200 milioni di dollari all’anno. È un grosso progetto, con molta gente coinvolta. Sostanzialmente, impara dai tuoi precedenti acquisti, così se compri qualcosa di nuovo, ad esempio dei Pampers, e negli ultimi dieci anni non l'hai mai fatto, l'intelligenza artificiale lo fa notare ad un umano. Ma non è più un umano il primo a monitorare i dati.

Sono tutti settori dall' AI che hanno surclassato gli esseri umani in aree molto specifiche. Ciascuna di queste è un’area molto ristretta, ma sono comunque cinquant’anni di successi. Così possiamo conquistare, tassello dopo tassello, aree di livello sempre maggiore. Ora, per quanto riguarda il riconoscimento facciale, siamo davvero a buon punto. Alcuni sistemi militari stanno per creare un sistema HNC che individua in maniera univoca qualcosa, lo presenta ad un umano, e a quel punto l’umano può addestrare la rete dicendole: ”No, non è quello che stai cercando. Stai cercando una cosa un po’ diversa”.

La cosa che mi entusiasma di più è quella che chiamo “interfaccia di comunicazione”. Prima, nel 1998, usavamo Altavista, un motore di ricerca molto primitivo. La lunghezza media delle mie ricerche era di circa 1,3 parole. Quanto tempo ci è voluto per raddoppiare la media ed arrivare a 2,6 parole? Sette anni. Nel 2005, la lunghezza media era di 2,3 parole. Quanto tempo ci vorrà per il prossimo raddoppio? Nel
mio saggio, scrissi nero su bianco che ci sarebbero voluti sette anni. Perché quella che stiamo seguendo, secondo me, è una curva esponenziale, che rompe i paradigmi. Osservandoli, i cambi di paradigma mostrano un andamento a 'S'. I primi risultati sono difficili da ottenere, perché non comprendi davvero il sistema, poi cominci a capirlo e più risultati ottieni, più cose riesci a capire, alla fine raggiungi il punto in cui hai ottenuto più o meno tutto ciò che ti serve, non c’è molto di nuovo da ottenere, e così la curva comincia ad appiattirsi.

Quello che ho suggerito è che fare ricerche nel web usando frasi, digitate o parlate, rappresenta un importante cambio di paradigma, che nei primi raddoppi avrà una crescita esponenziale. Quando io e te chiediamo qualcosa, la lunghezza della domanda media è di undici, quattordici parole. Ritengo perciò che passeremo da 2,6 a 5,2 … a 10,4, e ciò entro il 2019. Il che significa arrivare a livelli simili a quelli umani, sia quanto a numero di parole sia quanto a struttura grammaticale e sottigliezze del linguaggio. Secondo me, intorno al 2019 ogni ragazzino avrà un cellulare, perché il loro prezzo sarà crollato. Ogni ragazzo nel mondo imparerà tanto in fretta quanto grande sarà la sua curiosità di scoprire, semplicemente “parlando” a Google. Ciò sarà davvero strabiliante.

Perché Google è così importante oggi?

Google ha una corteccia ottica, ormai: Google Maps, Google Earth, con i loro sensori e database… Google apprende più in fretta di chiunque altro sul pianeta. È la rete di testo e immagini più grande, più vasta, più interessante che ci sia. È davvero una primordiale forma di intelligenza. Poiché Google ha imparato la parola “vicino”, tu ed io possiamo dire “I bar vicino a Marina”. Sono cinque parole. Il primo link sarà una serie di punti di interesse all'interno del distretto periferico di Marina, o San Francisco, o qualsiasi altro luogo. Questo è Google Maps. Ecco cosa abbiamo ottenuto con cinque parole. È più della media attuale, che è di 3,5 parole. Google sta anche facendo propria in fretta la nozione di tempo. Tra poco avremo la possibilità di chiedere a Google notizie su una pagina web visitata uno o due anni fa. Ti basterà inserire queste parole e Google sarà abbastanza avanzato da accedere al suo database e restituire solo la ricerca su ciò che volevi nel periodo temporale che desideravi.

Così, passo dopo passo, tutte le aziende che stanno usando questi nuovi strumenti per processare il linguaggio in maniera sempre più naturale ci stanno spingendo a parlare letteralmente al computer. La cosa esaltante è che quando parlerai al computer, vorrai che abbia un volto. Due terzi della nostra informazione, durante una conversazione faccia a faccia, è non-verbale. Tu e io stiamo annuendo l’uno all’altro in questo momento, quindi io so che ti sto raggiungendo. Se non fosse così, dovrei cambiare quello che sto dicendo. È dunque incredibilmente efficiente avere l'aspetto verbale e quello non verbale nello stesso tempo.

Ti ho appena venduto una serie di opinioni. Ti ho venduto l’idea che gli avatar diventeranno così indispensabili che desidererai abbiano un’interfaccia di comunicazione. E ciò sarà utile non solo per parlare ad una macchina, alla tua auto, alla tua casa, alla tua robo-cucina, eccetera. Ma anche per parlare ad altri esseri umani attraverso il tuo avatar.

Cos’è il cambiamento accelerato?

Ricordo che da bambino leggevo il
Calendario Cosmico di Sagan. È come se tu mettessi tutti gli eventi interessanti su un anno solare del calendario, e tutti gli eventi interessanti avvenissero dopo Giugno. Tutto è così lento: crei le galassie, e durano per sempre. Poi arrivano i pianeti simili alla Terra proprio a metà del calendario, e poi che succede? L’intera seconda metà del calendario assomiglia ad una curva a 'J'. Perché? Perché tutta l’accelerazione si verifica proprio verso la fine? C’è qualcosa, nell’Universo in cui viviamo, che spinge verso un'esponenziale accelerazione dell’informazione. E sai cosa? I nostri manuali di fisica non ne parlano. Ci parlano della seconda legge della termodinamica, che tutto sta rallentando, che l’entropia aumenta. Ma dentro di noi sappiamo che ciò che sta succedendo è l’esatto contrario. La vita crea ordine dentro sé. La vita sta accelerando. C’è una parte della fisica, c’è una parte della filosofia, c’è persino una parte della spiritualità che non ne tiene conto. [Ma] potrei comunque dire che la maggior parte dei sistemi spirituali lo hanno colto molto prima che lo cogliessero gli scienziati. E ora cerchiamo di trovare un modo di far convergere scienza e spiritualità nell'idea che c’è qualcosa di questo Universo che ci sta portando a livelli più elevati, sublimi, e che ci sono buone strade da percorrere per raggiungerli.

Perché il cambiamento sta accelerando?

La gente pensa che la cosa avvenga perché ciò è insito nell'Universo, nel modo in cui è organizzato. Ogni cosa complessa deve espellere spazzatura, e noi gettiamo tutta la nostra spazzatura, che è il calore, nel vuoto spaziale, dal momento che è il modo più efficiente di liberarsene. Se non ci fossero immensi vuoti tra le cose interessanti dell’Universo, non ci sarebbe questa efficienza nel creare ordine locale. Ecco perciò la mia risposta da 64,000$ [un'espressione americana - Ndr] alla tua domanda su dove va l’intelligenza. Non penso che l’intelligenza vada verso lo spazio esterno, man mano che progredisce. Penso che vada verso lo spazio interno. Le persone che, alla ricerca dell’intelligenza, si rivolgono verso lo spazio esterno, secondo me non potrebbero allontanarsi di più dalla verità. Dobbiamo andarcene dalla Terra. È ovvio. Sappiamo già di avere forse cinque miliardi di anni al massimo e poi la Terra sarà surriscaldata dal Sole, che diventerà una gigante rossa. L’intelligenza deve andarsene dalla Terra. La maggior parte dei futuristi pensa che se ne andrà nello spazio esterno. Penso che non potrebbero sbagliarsi di più; stiamo andando verso lo spazio interno. E le cose che stiamo trovando nello spazio interno, oggi, sono semplicemente sorprendenti. Ad esempio la materia programmabile: avete mai sentito dei
transistor al grafene, transistor di un solo elettrone? Molto presto, saremo in grado di fare calcoli un elettrone alla volta.

Ora come ora, i computer perdono molti elettroni tra un contatto e l'altro. Tutto ciò è molto inefficiente, lo si vede da come si scaldano i laptop. Ma siamo sul punto di fare calcoli un elettrone alla volta. Gli esseri umani del 21esimo secolo stanno iniziando a fare calcoli un elettrone alla volta, creando computer quantici a sette qubit. [Pensa al]La possibilità di avere foto “collegate” che quando le “scolleghiamo”, cambiando lo spin ad una delle due, quasi istantaneamente, a sette miglia di distanza lungo un cavo di fibra ottica, cambia anche lo spin dell’altra. Cosa ti dice questo? Che le cose, su scala quantica, non rispettano lo spazio ed il tempo. È così bizzarro, così interessante, e penso che ci siano così tante prove, come lo spazio quantico, i buchi neri, le teorie del multiverso, la teoria delle stringhe, che dimostrano quanto grande sia il potenziale, e che è su questa strada che ci stiamo dirigendo.

Perché sostenere il SIAI?

Il SIAI si sta aprendo al dialogo. Dobbiamo discutere su queste cose. Se qualcuno ha in mente un modo per farci notare dalla stampa, per discutere di queste cose seriamente, beh, è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Io non dico altro che la mia opinione, avendo studiato questi argomenti. Mi piacerebbe vedere, in questo senso, ciò che
James Surowiecki chiama la saggezza della massa, perché una volta che ottieni una curva a campana di tutti i possibili pensieri, penso che da qualche parte sotto la curva ci sia la realtà. Come dice lui, quando cerchi di stimare quante caramelle ci siano in quel vaso, il margine d’errore sarà più o meno 20%. Ma se lo chiedi a dieci persone dalle diverse capacità, l’errore sarà solo del 5%. È questo che ci sta dando l’Internet. È a questo che ci porterà il diffondere tali questioni attraverso gruppi come il SIAI. Ci farà capire molto meglio i pezzi del puzzle dell'AI che oggi costituiscono i primi frutti, e che ci porteranno al prossimo step, e ci sorprenderanno, perché noi vogliamo aprire il giornale ogni giorno ed essere sorpresi.

Il futuro ci coglierà sempre di sorpresa?

Penso di sì. Penso che sia la natura dell’Universo e che
Kurt Gödel chiamò “computazionalmente incompleto”. Non importa quanto sia complesso il tuo sistema logico, puoi sempre chiedere questioni che non possono essere provate o smentite all'interno di quel sistema. Quindi, devi continuamente progettare un nuovo sistema.

Le tecnologie emergenti potrebbero causarci un allontanamento dalla realtà?

Il mio ottimismo sta in quei fattori nascosti che evitano l'allontanamento. Puoi impostare il tuo computer indossabile per filtrare qualunque tipo di realtà tu voglia per te - potresti essere ad esempio all'interno di una camera con risonanza acustica, e ascoltare solo la tua voce, quando indossi quella tecnologia - e astrarti completamente dalla realtà, ma la maggior parte delle persone non penso che farà una cosa simile. Faranno quel che serve per mantenere la loro cultura, ma saranno pienamente consapevoli di quanto queste tecnologie interagiranno con loro. Guardate gli Amish. Io adoro gli Amish. Sono una delle mie culture preferite. Si chiedono se usare gli elastici di gomma. Pensate alla forza di una cultura simile. Si domandano: un elastico di gomma mi allontana dalla mia comunità? Naturalmente usano sia il cellulare che gli elastici di gomma, ma alle loro condizioni. È un'affascinante cultura. Voglio che questo tipo di cultura esista anche dopo la Singolarità, come dice
Spider Robinson in Earthpark, dove sì, la nanotecnologia ci sorveglierà, per essere sicuri, ad esempio, che non si costruiscano bombe e se vogliono vivere così, che lo facciano. Mi sta bene. Perché poi c’è più diversità, più modi di  pensare ed essere. Ma pensate a tutte le culture che sono vissute a lungo così isolate e poi sono tornate alla realtà.

Mi sembra sempre di più che ci siano forze molto potenti all’opera che riportano alla realtà le persone, anche se a loro piacerebbe vivere in questi mondi separati. Io ho formulato alcune
leggi della tecnologia. La mia terza legge della tecnologia è che le tecnologie di prima generazione sono di solito disumanizzanti, perché sono primitive. Le tecnologie di seconda generazione sono indifferenti all’umanità, quindi ne siamo davvero sommersi. Ci sono vantaggi e svantaggi. E per fortuna, le tecnologie di terza generazione sono decisamente umanizzanti. Penso sia così con i videogiochi, oggi. Nella prima generazione, i ragazzi si chiudevano nel loro spazio e dimenticavano molte delle loro abitudini sociali. Stiamo entrando proprio ora nella seconda generazione dove i ragazzi possono parlarsi tra loro usando internet, collaborando in gruppo per risolvere problemi complessi. Quindi ci sono aspetti davvero impressionanti. Inoltre, ci sono alcuni giochi seri in cui i ragazzi possono simulare esperimenti di chimica e magari imparare la chimica due volte più in fretta che se dovessero utilizzare le sostanze chimiche nella realtà, e le simulazioni sono così realistiche da permettere loro di sfruttare nella realtà le abilità apprese. Ma ci sono anche effetti negativi. Quindi non siamo ancora completamente nella seconda generazione dove si potrebbe dire che la tecnologia dei giochi ci è neutrale, ma ci stiamo quasi.

Pensate ad una terza generazione dove indosserete il gioco dovunque con voi. Un uccello vola ed il tuo sistema di apprendimento vi dice, “Vuoi conoscere la matematica che c’è dietro? So che hai un test fra tre settimane. Ci vorranno solo due minuti. Te le darò. E così li imparerai, te lo garantisco”.

In quel tipo di mondo, potete immaginare un ragazzo talmente “sintonizzato” che potete, scollegandolo dalla rete, fargli fare il Sopravvissuto, che raccoglie il cibo dalla terra per due settimane, perché ha caricato quel piccolo modulo di comportamento. Questi ragazzi avranno la possibilità di fare cambiamenti che i ragazzi di oggi non possono fare. Noi non abbiamo questa possibilità, perché siamo ancora in quella prima generazione di interazioni tra calcolatori. Ma in quel tipo di mondo, i ragazzi potrebbero in effetti essere più intelligenti di quanto fossero i loro genitori (mai più intelligenti delle macchine, questo è impossibile) ed anche più intelligenti di quanto fossero i loro genitori in tutte quelle abilità indispensabili per loro anche quando i dispositivi sono spenti. E quello è un mondo molto potenziato, perché a quel punto potrete trattare con le macchine alle vostre proprie condizioni. Ma credo che nel lungo periodo non useremo parole come “transumanesimo” e “sdoppiamento d' identità”. Stiamo appena  iniziando a percepire che queste tecnologie di terza generazione sono estensioni di noi. Quando tua madre morirà nel 2050, non andrai a seppellirla in una tomba. Piuttosto, accenderai la “Mamma Digitale” e lì conserverai tutte le sue storie, tutte le sue abitudini; ti troverai in qualche città francese dove la tua nonna abitava 100 anni fa, e lei ti sussurrerà una piccola storia attraverso qualche notes digitale. Non sarà la tua vera nonna, ma ci andrà abbastanza vicino da “farti sentire in quei posti quando lei era lì”.

Ad un certo punto, “DigiMom” diventerà abbastanza evoluta, e tu diventerai abbastanza evoluto, da ridurre le differenze tra il te digitale ed il te elettronico. Penso sia questo il tipo di AI che vedremo. Secondo altri relatori di questo summit assisteremo invece alla cosiddetta “ascesa rapida” dell'IA. Ben venga gente così. Sono contento che ci sia gente là fuori che fa questo tipo di discorso e si spende per esso. Personalmente non credo che assisteremo ad un'evoluzione di questo tipo, se non nelle aree di AI ristretta che abbiamo già esplorato negli ultimi cinquant’anni. Ma potrei sbagliarmi.

Traduzione italiana di Michele Gianella.

Video e audio originali sono disponibili sul sito del Singularity Institute:
Video; audio (mp3).

Trascrizione originale, su Future Current:
Speaking to the Web

Ci scusiamo di ogni eventuale errore di traduzione, e vi invitiamo a segnalarcelo.

Immagine: Internet's Universe, by CLUC

 

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