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La Terra incinta. Il quarto capitolo di La Terra non è malata: è incinta! Di Adriano Autino
Filosofia - Estropia / Transumanesimo
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La nascita di una baby civiltà solare

Nel 2001, per il 52mo congresso della International Astronautical Federation, che doveva tenersi a Tolosa, avevo presentato tre abstract per altrettanti "paper". Un paper congressuale ha la dimensione massima di undici pagine A4, e permette di sviluppare un concetto scientifico, o filosofico, che poi si dovrà presentare e discutere in un simposio. Uno di questi paper, che poi non fu accettato, si intitolava "Lady Terrestrial Civilization, would you like to have a baby? (A New-Humanistic Ethics for the Space Age)". Il documento sviluppava proprio questo concetto: la nascita di una Baby Civiltà Solare, data alla luce dalla nostra Madre Terra, ingravidata dal progresso tecnologico e culturale della specie umana. Nel paper si discute il ruolo della pressione, nel processo della gravidanza. La pressione cresce, ed è un processo pericoloso, che può portare ad un aborto disastroso, ed alla morte del bimbo e/o della madre. Però la pressione è utile, ed inevitabile, se si vuole che alla gravidanza segua un lieto evento. Una metafora secondo me molto significativa, decisamente in controtendenza, rispetto alla macabra morale corrente, che vede il pianeta malato, ad opera di noi umani, una specie di parassiti che sta portando la Terra alla rovina. Nella mia metafora, invece, la Terra non è affatto malata: è incinta di un piccolo organismo, una civiltà solare, figlia della civiltà terrestre! Una visione positiva, inneggiante alla vita, alla speranza ed all'amore, anziché alla morte ed al suicidio specifico, come quella ecozista [4]. La metafora, come molte altre idee che nascono e non trovano una via per raggiungere l'opinione pubblica e svolgere la loro funzione gioificatrice, rimase nei bit del mio computer per qualche tempo, accontentandosi di essere citata di tanto in tanto nei miei articoli. Tuttavia, come si può ben comprendere, l'idea scalpitava e non era affatto contenta di questo confino! Così trovò altre vie per venire alla luce anche se, ancora oggi, non ha avuto la pubblicità che meriterebbe. Fiorì nel lavoro del reverendo David Buth, un appassionato sostenitore della teoria Gaiana, concepita da James Lovelock, secondo la quale la Terra è un essere vivente complesso. E, nel gennaio 2005, decisi di commentare lo tsunami che aveva colpito il sud est asiatico il giorno di Santo Stefano 2004, proprio utilizzando tale metafora. E scrissi la mia - discretamente famosa, anche se non raggiunse esplicitamente gli onori della cronaca - newsletter intitolata: "La Terra non è malata: Lei è... incinta!"

Le contrazioni di madre terra

Quanto accaduto in Indonesia il 26 dicembre 2004, come tutti i grandi eventi tragici, ha favorito riflessioni su un concetto di umanità come un tutto unico. In quel caso si sentirono considerazioni sull'atteggiamento dell'Occidente, avaro di aiuti, e su diverse contrapposizioni ideologiche: prevenzione vs. business, turismo etico vs. turismo sprecone, ecologismo vs. consumismo, carità vs. aiuti allo sviluppo. Critiche al militarismo, che convoglia enormi risorse su strategie di distruzione, anziché di protezione della vita e delle attività degli umani. E richiami ad una filosofia dei valori, che vada oltre il freddo economicismo di una politica che aveva celebrato, anzitempo, il funerale di tutte le ideologie. Il mondo era profondamente scosso, di fronte al riemergere con brutale ferocia di un avversario, la forza cieca della natura, che solo la nostra miope supponenza poteva farci credere vinto e degno della nostra condiscendente pietà. I commenti dei vari opinionisti si erano persino dimenticati di additare scienza e tecnologia come responsabili di tutti i nostri mali. Al contrario si era citato il Giappone, ed in parte anche l'emergente Cina, come esempi virtuosi di ricerca ed applicazione di tecnologie e sistemi antisismici, capaci di proteggere concretamente la vita e le costruzioni, in una delle zone più sismiche del pianeta. Indubbiamente le catastrofi naturali, rispetto a quelle provocate dall'uomo (tipicamente le guerre), sono molto più inquietanti, specialmente quando spostano l'asse di rotazione del pianeta, e cancellano in poche ore intere popolazioni. Qualcosa che neppure la mente del peggior tiranno mai esistito potrebbe concepire. Ci vuole un tiranno fantascientifico: Dart Vader, con la sua Morte Nera, l'arma assoluta, dotata di un cannone laser capace di spaccare un pianeta e disperderlo in minuscoli pezzi nello spazio. Lo tsunami del Natale 2004 era quindi un evento epocale, capace di indicare con tragica subitaneità la condizione di estrema fragilità di noi Umani, abitanti la superficie di un pianetino nel bel mezzo del nulla. A tale spaventoso pensiero ci sono ovviamente modi molto diversi di reagire, a seconda delle diverse metafisiche, nichiliste ad un estremo del ventaglio, umaniste dall'altro capo. Al clamore è seguita l'indifferenza, sorella e madre del nichilismo: non c'è niente da fare, se il futuro del nostro pianeta prevede una intensificazione di fratture della crosta, non potremo fare altro che rassegnarci alla fine della nostra civiltà. Si potrebbe perfino prevedere l'emergere di movimenti simpatizzanti di una supposta "giustizia" (naturale o divina: fate un pò voi), che come nell'evento biblico della Torre di Babele, spazzi via o almeno confonda la nostra specie, vista come parassita avido e borioso, meritevole di un simile destino. Come avrete ormai capito, io mi pongo decisamente in controtendenza, rispetto a qualsiasi posizione esplicitamente o implicitamente contraria alla difesa della mia specie e della Civiltà. Per me, neo-umanista, è nostro dovere salvare ogni vita e la sua discendenza, perché il lavoro e/o le idee di ciascuno potrebbero essere preziosi per risolvere alcuni dei problemi che dobbiamo affrontare. Così proposi una chiave di interpretazione, forse non meno preoccupante, tuttavia improntata alla speranza ed alla buona volontà, contro qualsiasi idea di rinuncia e di abbandono al fato naturale o divino. Anche nelle parole di Gesù Cristo, si incoraggiano gli "uomini di buona volontà" (non è la prima volta, e non sarà l'ultima, che cito queste sante parole), il che non suggerisce certo di abbandonarsi in balia della natura e di sue presunte azioni moralizzatrici. A qualsiasi religione di morte, quale che sia l'aberrante metafisica che la propone - militarismo, religioni del sacrificio, della punizione o della vendetta, ecozismo, resti di ideologie collettiviste coercitive ormai superate dalla storia - dobbiamo opporre una religione della vita, cioè l'unione degli uomini e delle donne di buona volontà, che non si rassegnano alla fine dell'unica specie intelligente dell'universo conosciuto. Per condividere e sostenere tale religione non è necessario credere in un Essere Superiore, ma ovviamente ognuno deve restare libero, se vuole, di iconizzare la propria fede in Dei e Dee che simboleggino la vita, l'amore, la continuazione della nostra civiltà, la libertà, la ricerca di un'etica più alta nei nostri rapporti umani. Ed anche, perché no, una relazione più gentile con il resto della natura. Il che non significa rinunciare a lottare contro la natura per la nostra sopravvivenza, rinunciare a cibarci di altre specie (animali o vegetali), e neanche essere gentili per paura della sua vendetta: noi vogliamo essere gentili perché siamo umani, siamo intelligenti, e puntiamo eticamente molto più in alto, rispetto alla ferocia delle leggi naturali. Per i laici, e per tutti, ovviamente si tratta di ricordare costantemente e continuare l'opera delle figure del passato, uomini e donne, grandi e piccoli, famosi e sconosciuti, credenti, atei ed agnostici, che hanno creduto nel futuro del genere umano, e contribuito al progresso culturale della nostra Civiltà. Dovrebbe nascere spontanea (ma non nasce, perché la nostra cultura ci porta a non vedere cose che sono lì evidenti davanti al nostro naso da secoli) la considerazione che, quanto prima stabiliremo colonie autosufficienti su almeno un altro corpo celeste, tanto prima dimezzeremo le possibilità di estinzione della nostra specie. In un capitolo più avanti discuteremo il problema della sicurezza, che avevo affrontato nell'agosto 2004 in una lettera aperta: "Risposta a James Van Allen sull'Astronautica" [5].

Nel gennaio 2005, dunque, avevo trovato, sul web, una pagina del filosofo statunitense David Buth, che argomentava proprio la metafora della Terra Incinta. Era una pagina pubblicata sul sito della NASA. Qualche mese dopo quella pagina scomparve, ma nel frattempo l'avevamo pubblicata su Tecnologie di Frontiera. David Buth ha studiato a fondo il concetto, introducendo alcune considerazioni di grande rilevanza, a proposito della coscienza della gravidanza, e della necessità di assistenza. Osservazioni simili erano contenute anche in un mio articolo del 2003 "Why not to hope (and work) for a miracle??" [6]: La Signora Civiltà Terrestre è incinta, e partorirà una piccola Civiltà Solare, ma nessuno si prende cura di questa gravidanza, così rischiamo l'aborto e lo shutdown del processo. Come in una gravidanza (o in una caldaia) la pressione sta crescendo (il numero di individui in un sistema chiuso). Se continuiamo a non riconoscere questo processo critico, e non cominciamo ad assisterlo ed a controllarlo (aprendo almeno una valvola, per cominciare a modularlo), la caldaia esploderà o (in caso contrario) avremo lo shutdown della pressione, con l'aborto del processo. Si potrebbe anche dire che tale valvola esiste, ed è comparsa nel 2004, anno per tanti versi disastroso, che però ha visto anche qualche evento di enorme portata positiva: si chiama SpaceShipOne, ed ha aperto la speranza di un accesso allo spazio a basso costo, finalmente accessibile ai privati, imprenditori di buona volontà! David Buth paragona la biosfera gravida all'ipotesi di Gaia, proposta dal Dr. Lovelock. Devo confessare che l'ipotesi di Gaia non mi ha mai attratto granché, sinora, poiché utilizzata principalmente dal pensiero nichilista. Ovviamente nulla vieta di prendere da una teoria quanto di concettualmente positivo essa contiene. Poiché nelle nostre strategie politiche globalizzate la colonizzazione spaziale (assurdamente) è ancora considerata poco meno di un'opzione fra tante - un argomento di speculazione per studiosi un pò fanatici - la nostra biosfera si trova esattamente nelle condizioni di una donna gravida che non sa della propria gravidanza, e neppure che esistono i bambini. Dice Buth: una donna incinta sperimenta una crescita insostenibile nel suo addome, nei propri organi riproduttivi. Immaginate quanto sarebbe terrificante questo processo, se Lei non conoscesse la gravidanza. Similmente, la Terra sta sperimentando una crescita insostenibile della popolazione umana - quella che, nella nostra metafora, è il sistema riproduttivo della Madre Terra. Una donna incinta subisce mutamenti nella chimica del suo corpo. Similmente, la biosfera sta subendo mutamenti climatici e chimici, dell'aria e dell'acqua, a causa dell'inquinamento indotto dalle attività umane.

La gravidanza e la nascita, prima dell'avvento della medicina moderna, potevano essere processi molto pericolosi per la donna. La morte della madre o del bambino erano una volta piuttosto comuni. Similmente, le armi nucleari, l'inquinamento, e gli altri problemi minacciano la civiltà (benché la biosfera sia sopravvissuta a condizioni molto peggiori). Una signora coscienziosa tratta il proprio corpo con maggior cura durante la gravidanza, mangiando bene, dormendo molto, evitando fumo ed alcool, e si sottopone ad un appropriato monitoraggio medico. Le implicazioni per la Signora Terra sono ovvie, visto che non esistono dottori o ostetriche esperte! Nella metafora della Madre Terra, il compito dell'umanità è ovvio. Noi siamo qui per aiutare la Madre Terra a partorire. Noi siamo l'apparato riproduttivo, e parte di noi è il feto che sta crescendo. Una delle teorie più accreditate sulla fine improvvisa dei grandi sauri sostiene che fallirono, dopo un lungo periodo di successo, perché una cometa o un asteroide colpirono la Terra e li spazzarono via [7]. In seguito si è evoluta una specie capace di volare nello spazio, e che è in grado di evitare lo stesso destino, espandendosi fuori della Terra. L'espansione dell'ambiente vitale di una specie è una strategia di sopravvivenza piuttosto frequente e ben riuscita. L'espansione nel sistema solare ed, in seguito, nella galassia, dovrebbe assicurare alla nostra specie un capitale di sopravvivenza sostanziale ed immenso. Ho voluto mettere i miei argomenti insieme a quelli proposti da David Buth, non per una sciocca vanteria, ma per sottolinearne la complementarietà, e soprattutto perché mi sembra straordinario che sia venuta in mente la stessa metafora a due persone che vivono a migliaia di chilometri di distanza, e che non sono mai venuti in contatto prima! Voglio interpretarlo come una specie di segno del destino (la nostra storia ha visto molti miracoli, e si può dire che la nostra specie sia giunta fin qui per miracolo, quindi perché non dare valore anche a segni inequivocabilmente positivi?), o comunque come testimonianza del grande valore di questa metafora, rivolta al futuro ed alla speranza di sopravvivenza, per la nostra specie e la nostra Civiltà! Forse questo pensiero può aiutarci a scegliere una strategia attiva, di prevenzione, di assistenza, di accelerazione nello sviluppo della Space Economy. Si profila una nostra nascita, in molti sensi: una baby Società Solare, una civiltà più etica, una società capace di usare molto meglio le capacità ed i talenti di tutti i Terrestri: alla Madre Terra sono iniziate le contrazioni, e si avvicinano le doglie del parto, trattiamola bene, ed aiutiamola a partorire!

Le "Ostetriche della Madre Terra" si incontrano e discutono

Una volta che ebbi diffuso la mia newsletter per il pianeta a mezzo email (circa 10.000 indirizzi tra Italia ed estero), mi risposero parecchie persone, ringraziandomi per aver indicato una prospettiva di vita e di speranza. Qualcuno mi scrisse che non solo condivideva la metafora, ma l'aveva pensata e sostenuta a sua volta! E così si diede vita ad un forum, THE "LADY EARTH IS PREGNANT!" FORUM [8], e ad una pagina web [9], che riassume tutto quanto pubblicato sull'argomento. In effetti questa intuizione, della gravidanza della Madre Terra, sembra essere germogliata nella mente di parecchie persone, e chissà quante altre hanno avuto pensieri simili ma non sono connessi ad internet, oppure lo sono ma non hanno mai navigato sulle pagine di TDF o di altri siti che ne parlano! Una fantastica pittrice, Barbara Getrost, che aveva creato diverse opere ispirata dal tema della gravidanza della Madre Terra, concesse l'uso delle sue immagini per illustrare la pagina della Pregnant Earth. Il forum discusse per circa 6 mesi, scambiando una quantità sorprendente di idee e suggerimenti, primo sul come vedere ed interpretare coerentemente il fenomeno della Madre Terra incinta e, secondo, sul come aiutarla a partorire. Peter Kokh è un uomo di poche ed essenziali parole, e mise subito l'accento su alcuni aspetti critici: nel processo di diventare capaci di spandere il seme di Gaia su altri mondi, noi umani siamo stati seminati e piuttosto maltrattati sul territorio di Gaia stessa. Ma, per diverse specie viventi, il processo di riproduzione rappresenta una minaccia per la vita, se non la fine della vita. Mamma polpo, ad esempio, muore dopo aver deposto le uova. Sarebbe perfettamente naturale, quindi, che il processo di riproduzione desse inizio ad una crisi per Gaia. David Buth rincarò la dose, ricordando che, in diverse specie di ragni, la femmina divora il maschio dopo le nozze. La specie umana potrebbe tentare di far meglio, però: una civiltà solare che potesse svilupparsi a partire da un pianeta (ancora) abitabile avrebbe certamente maggiori possibilità di successo di una che ne fosse priva. Ed una civiltà che potesse basarsi su diversi pianeti abitabili (grazie alla terraformazione) avrebbe un numero enormemente superiore di possibilità. Da parte mia posi subito ai partecipanti una serie di domande essenziali, dal mio punto di vista - devo confessarlo - più umanista che gaiano: quale rapporto tra la gravidanza della Madre Terra ed il patrimonio umano? Possiamo pensare di nascere evitando di "rompere l'uovo"? Quali sarebbero le prospettive di una baby civiltà solare, in particolare nei primi tempi del suo sviluppo? Quale baby sitting, per quanto tempo? Il problema della safety, per una civiltà che continua a svilupparsi su un pianeta solo. Le risposte non tardarono ad arrivare!

Steven Wolfe, un filosofo statunitense, scrisse: fondamentalmente, siamo in accordo totale circa il bisogno urgente di accelerare il progresso dell'evoluzione umana oltre questo pianeta, assolutamente necessaria nell'interesse della salute a lungo termine del pianeta nell'insieme. Straordinariamente,... è emerso un agente della riproduzione di Gaia - e siamo noi. Eravamo destinati a questo scopo fin dall'alba del tempo, oppure tutto questo è opera dell'evoluzione? Non possiamo conoscere la risposta. Ciò che risulta chiaro è che l'impulso evolutivo di diffondere la vita all'esterno è al lavoro, e l'umanità, per caso o per progetto, si trova nella posizione di poter adempiere a tale richiesta. Noi non siamo molto diversi dalle api. Le api prendono il loro nutrimento dai fiori, ed, in cambio, contribuiscono al processo riproduttivo del fiore. Così è la nostra relazione con Gaia. Finora, non abbiamo fatto altro che prendere, da lei, in proporzione all'evoluzione delle nostre capacità mentali e tecniche. Adesso che siamo giunti alla maturità, è tempo per noi di fare la nostra parte, adempiendo alla responsabilità che ci è stata affidata fin dal primo giorno che l'umanità apparve sulle pianure dell'Africa [10]. Questo modo di guardare alla condizione umana in relazione al nostro pianeta madre può rappresentare una sfida, perché richiede un grado di umiltà che ci colloca più nel ruolo del servitore ligio al dovere che dell'esploratore intrepido e pioniere. Ma, se riusciamo a considerare di abbracciare questa prospettiva, saremo in una posizione molto più matura, per riuscire davvero a raggiungere l'obiettivo dell'insediamento spaziale... In questa tappa finale, l'evoluzione in una specie multi-planetaria... siamo noi che ora dobbiamo scegliere consapevolmente di procedere a questo passo enorme. La marcia inconscia dell'evoluzione semplicemente non è sufficiente per portare a termine questa trasformazione. Ci è richiesto di crescere, e di prendere parte cosciente nel processo [11]. Ricordate, il sogno dell'insediamento spaziale è nato in voi, affinché voi vi sforziate di realizzarlo in questa generazione, e non rimandarlo alla prossima. Era, ed è, una chiamata a voi, perché intraprendiate qualche azione in questa vita; e nel caso non fosse possibile per voi portarla a termine, dovete almeno gettare le fondamenta, sulle quali coloro che seguiranno possano costruire [12].

Sylvia Engdal è insegnante e scrittrice, e vive negli Stati Uniti. Ci comunicò che anche lei aveva avuto l'ispirazione della gravidanza della Madre Terra [13], ed aveva scoperto con piacere che altri avevano avuto la stessa ispirazione [14]. Sylvia ci scrisse: non solo io concordo con tutto il cuore che la prima priorità, oltre qualsiasi considerazione politica, debba essere l'insediamento nello spazio. Ma io credo che la prima Causa dei problemi del mondo sta nel fatto che siamo confinati in un pianeta e che siamo pronti ad espanderci oltre - esattamente come la causa dei disagi della gravidanza sta meramente nella gravidanza stessa! Sostengo da molti, molti anni che è pericoloso e controproducente affermare che dovremmo risolvere i problemi della Terra prima di espanderci nello spazio! La maggior parte dei problemi terrestri è, per definizione, insolubile se continuiamo a tentare di giocare un gioco a somma zero con le risorse di un solo pianeta. Ci saranno sempre eversori, in qualsiasi società umana. Ciò che dà loro il potere di minacciare il benessere della società è la loro capacità di indirizzare su falsi obiettivi il malcontento dei loro seguaci. Quella scontentezza è l'indiretto, se non il diretto, risultato del fatto che i loro seguaci sono privi di risorse, o manca loro qualsiasi sbocco positivo per il loro impulso pionieristico.

L'idea della Terra gravida, scrisse David Buth, l'aveva colpito nel 1984, quando la sua ex moglie era incinta della loro bambina. Gli avevo scritto che la sua metafora è portatrice di argomenti molto interessanti sulle similitudini tra lo stato attuale della Terra ed una gravidanza umana, molto utili nella discussione con i verdi! David rispondeva che spesso, i verdi con cui discuteva lui, manifestavano posizioni del tipo: "la Terra è meravigliosa, ma è infestata da un parassita chiamato Uomo": essi vedono l'umanità come una malattia! Ma agire come ostetriche planetarie è un compito molto più complesso ed affascinante di quello dell'eroe o del salvatore della natura. David studiava da tempo, per diventare un Gaian Midwife, ossia un'ostetrica di Gaia, il cui compito è quello di assistere un corpo celeste nel momento - ma trattandosi di un pianeta dovremmo più propriamente dire nell'era - del suo parto cosmico! La corrispondenza si sviluppò copiosa e ricca di spunti ed idee, ognuna delle quali meriterebbe di essere discussa in contesti ben più ampi, ma il nostro pianeta sembra non essere attrezzato per questo genere di discussioni, e potenziali enormi restano così limitati in ambiti marginali. Ci trovammo presto a concordare che, durante l'ultimo quarto di secolo, una metafisica nichilista ha preso il sopravvento nel mondo, quella del cosiddetto sviluppo sostenibile. Su un forum web, di parte ambientalista, ho recentemente letto che l'espressione sviluppo sostenibile, da un punto di vista antropologico, è paragonabile ad espressioni quali: passeggiata statica, chiacchierata silenziosa, sonno sveglio, sole buio, tortura gentile, pioggia secca, guerra pacifica. Concordo pienamente: quasi sette miliardi di persone non possono svilupparsi oltre, in un sistema chiuso, senza andare incontro presto o tardi ad un disastro ambientale. Sarebbe come se, al momento del parto, il nascituro decidesse di restare indefinitamente nel corpo della madre: anche rinunciando a svilupparsi (ammesso che fosse possibile), non potrebbe che causare la propria morte e quella della madre! L'espressione sviluppo sostenibile è dunque usata, dalle correnti opposte allo sviluppo, per far digerire progressivamente il concetto di sviluppo zero, o addirittura di sviluppo negativo, o decrescita. Gli ideologi conservatori della natura vedono la scienza e la tecnologia come la causa di tutti i mali della nostra epoca. Non capiscono che il problema di fondo è la nostra crescita in un ambiente chiuso, e che solo aprendo il sistema, l'umanità può vincere la sfida. Per far questo, scienza e tecnologia devono essere maggiormente focalizzate e potenziate, e certamente non condannate! Le correnti ecologiste radicali vedono l'umanità come un cancro o un parassita, ed auspicano quindi la sua riduzione o perfino la sua estinzione, al fine di congelare l'ambiente così com'è. A parte l'assurdità di voler congelare la natura com'è (tutto in natura è cambiamento, risultato della incessante lotta tra specie diverse!), essi non capiscono che il nostro grande numero - tanti miliardi di intelligenze ognuna dotata di mani con pollice opponibile - è la nostra più grande ricchezza: non potremmo mai imboccare la via delle stelle se non fossimo così tanti, con questa ingente potenzialità di lavoro, e di far lavorare in parallelo così tante intelligenze, come una sconfinata rete neurale! Dopo la fine dell'era industriale, non abbiamo ancora trovato nuovi paradigmi sociali, che possano aiutare l'umanità a mettere a frutto il proprio grande patrimonio: questo sarà parte del parto imminente. Dobbiamo nascere, in molti sensi. Almeno: come una Società del Sistema Solare, come una civiltà più etica, capace di includere tutti i propri membri e di utilizzare meglio le loro capacità. Mentre iniziano le doglie del nostro pianeta, siamo tremendamente in ritardo: dovremmo già avere almeno 20 anni di esperienza di vita sulla Luna, e dovremmo essere già molto più avanti, nella soluzione dei problemi della vita fuori dal nostro ambiente terrestre: gravità artificiale, difesa dalle radiazioni cosmiche, generazione di acqua pura, sufficientemente mineralizzata, ed ossigeno. Non vorremmo certo che Mamma ci cacciasse fuori dal suo corpo prima che noi fossimo pronti a sopravvivere! Ecco perché ritengo che questa visione del parto di Madre Terra debba essere urgentemente diffuso e portato a conoscenza della gente, ovunque.

Arthur Woods [15], un vecchio amico fin dai tempi della Greater Earth [16] (di cui parlerò più avanti), partecipò entusiasticamente alla discussione. Anch'io - scrisse - ho giocherellato con la metafora della Terra incinta. Nel 1995 ho dato vita ad un'installazione artistica denominata ‘SEEDS' al 46mo congresso IAF, ad Oslo e, nel 1997 al 48mo congresso IAF, tenutosi a Torino, ho presentato il paper sul progetto SEEDS - Synergizing Earth's Evolutionary Destiny Spacewards, nel quale proponevo di sviluppare e spedire payload biologici incapsulati in opere artistiche progettate per l'orbita Terrestre, per la Luna ed eventualmente per destinazioni interstellari. Nella conclusione affermavo: la vita sulla Terra potrebbe aver avuto origine grazie ad un intervento dallo spazio o potrebbe avere avuto un inizio spontaneo. Prima o poi la Vita cesserà di esistere sulla Terra. Prendendo i processi naturali sul nostro pianeta come modello, le domande: "come ebbe inizio la vita sulla Terra?" oppure "quanto è grande il pericolo di estinzione della Vita in questo momento?", non sono prioritarie quanto comprendere che le opportunità di sopravvivenza della Vita possono essere migliorate solamente promuovendo la sua propagazione al di fuori della Terra. Oggi, la Vita sulla Terra è giunta ad un punto della sua evoluzione ove è fattibile la sua propagazione in altre parti dell'universo. Gli argomenti per diffondere la Vita sono certamente molto più forti degli argomenti per non farlo. L'espansione della vita nel cosmo può includere umani oppure no, ma le creature umane sono essenziali affinché quell'espansione possa avere luogo. Accettando la responsabilità di aiutare la propagazione della Vita oltre il proprio pianeta madre, l'umanità potrebbe adempiere al suo scopo ultimo. Da parte mia, sono incline a pensare che gli umani non siano il ‘seme', ma piuttosto l'indispensabile ostetrica, che serve Gaia nel suo cammino evolutivo, per assicurarne la sopravvivenza piantando i semi della Terra in altri luoghi cosmici. Comunque non è una grande differenza ideologica. Qualsiasi semina intrapresa dall'umanità su una scala significativa creerà verosimilmente una sinergia che conduce al riconoscimento ed alla realizzazione dell'Opzione Spaziale, per la sopravvivenza futura e per l'espansione della nostra civiltà e della nostra specie nel sistema solare. È bello avere speranza, comunque, come già dibattuto nelle nostre discussioni precedenti, è il fattore della 'finestra temporale di opportunità' che potrebbe lasciarci malauguratamente nella stessa situazione dei dinosauri... Quindi il tempo di portare questa discussione in contesti più larghi è certamente arrivato ed è impellente!

600 miliardi di umani!

Verso Pasqua del 2005, Ken Larsen, un politico statunitense, leader di un simpatico partito che si chiama Partito della Scelta Personale [17], indirizzò un messaggio al forum. Ken, che ha un Dottorato in Zoologia, portò l'attenzione sulla nostra cattiva memoria genetica. Quando una popolazione bussa contro il limite della capacità di sostentamento delle proprie risorse ambientali - scrisse Ken - le tre forme conosciute di controllo della popolazione sono: malattia, carestia e violenza. Alcuni scimpanzè divisero la loro colonia in due. Alcuni anni dopo alcuni membri delle due colonie si confrontavano violentemente sul territorio, senza evitare uccisioni, tra cugini. Per migliaia di anni, gli umani hanno praticato questo genere di violenza innata, quando le diverse culture combattevano per le risorse. Quest'ultima frase spiega il 95% delle guerre di tutta la storia umana, compresa la devastazione che la società europea causò sui nativi d'America, ed in questa confusione totale ci troviamo ancora oggi. Da un punto di vista puramente obiettivo, scientifico, tale metodo è stato a suo modo benefico, poiché la nostra specie ha imparato ad usare sempre più efficientemente le sue risorse. In nessun modo 250 milioni di umani potrebbero occupare il continente nordamericano oggi, con l'economia e la tecnologia di quelli che vissero qui prima di Cristoforo Colombo. L'America sconfisse la Germania soprattutto perché i suoi metodi di produzione erano più efficienti. Ovviamente questa posizione è discutibile, infatti sarebbe più corretto dire che le popolazioni europee hanno sconfitto il nazismo con l'aiuto dell'America. Innegabile che la tecnologia americana fosse superiore a quella tedesca, ma le recenti avventure in terra irakena, afgana e somala dimostrano che la superiorità tecnologica è condizione forse necessaria, ma non sufficiente. Abbiamo migliorato le nostre abilità ed il nostro successo biologico attraverso le generazioni, secondo i meccanismi teorizzati da Darwin. Ora, noi ci troviamo ad un punto nuovo. Il nostro vecchio codice genetico ed i nostri vecchi meme culturali non sono più utili. Al contrario, essi minacciano la nostra distruzione. Noi siamo diventati una sola economia ed una sola cultura mondiale. Come ogni grande città, abbiamo le nostre bande di strada, che si battono per cose come il territorio e la cultura. Ma, noi siamo ormai una società globale. Era tecnologia americana quella che ha abbattuto le Torri Gemelle di New York. Le idee di tutti sono ora disponibili a tutti. E, abbiamo la capacità tecnica di estinguere la nostra civiltà, forse perfino la nostra specie. Qualcuno disse una volta che l'uomo naturale è nemico di Dio. Ora, dice Ken, le nostre tendenze naturali sono le nostre peggiori nemiche. Dobbiamo renderci conto di questo. Noi tutti abbiamo bisogno di vedere chiaramente questo. Poi, abbiamo bisogno di comunicare e di trovare un quarto modo, pacifico, di contenere i nostri numeri all'interno della capacità di sostentamento del nostro pianeta. Il petrolio, per esempio, è considerato da molti un limite serio al nostro futuro. Lottare per il petrolio è il modo vecchio. Dobbiamo trovare un modo nuovo, o potremmo morire tutti. Rispetto reciproco, tolleranza, e lasciar perdere completamente le offese passate, sono concetti essenziali per il nostro successo. Se ci riusciamo, le generazioni future godranno un livello di libertà e di prosperità che non abbiamo mai neppure sognato. Se falliamo, la prossima Guerra Mondiale potrebbe benissimo essere combattuta da scarafaggi intelligenti. Io credo che la Terra sia capace di sostenere 100 volte il numero attuale di umani, e tutti godendo della prosperità di un americano benestante, tutti godendo un ambiente sano e naturale, con tutta la sua biodiversità e la sua bellezza. Questo perché ho molta fede nella creatività umana e nella disponibilità di energia, se solo riusciamo ad imparare a cooperare ed a tollerare. Questo è giusto. 600 miliardi di umani, che vivono in un giardino di lusso e di felicità. Finché la nostra crescita tecnologica supera la nostra espansione demografica, non c'è alcuna necessità di porsi dei limiti. Forse i nostri pro-pro-pronipoti andranno in luna di miele sulla Luna, e poi decideranno di restarci.

Ringraziai moltissimo Ken, per la sua visione ed il suo amore per l'umanità, sufficienti a consentirgli di scrivere questo numero: 600 miliardi di umani! Concordo con tutto ciò che ha scritto, circa il bisogno di un'etica nuova e di una metafisica nuova: in particolare, che noi umani possiamo continuare a crescere, prima di tutto. Secondo Ken, quindi, la crescita numerica è indispensabile per il nostro progresso e per la nostra evoluzione in quanto specie. Tale pensiero non è così comune, in realtà. Leggendo questo messaggio, fui molto felice di sapere che altre persone, su questo pianeta, pensano che l'umanità non può diminuire, o sarà la sua fine. Il successo della nostra specie è la risultante di tre vettori: crescita numerica, crescita culturale, crescita tecnologica. Molti - incluso scienziati, che danno così prova di estrema mancanza di mentalità scientifica - hanno sostenuto (alle conferenze di Rio de Janeiro, Cairo, Kyoto) che possiamo fermare, o anche invertire, il vettore demografico, senza porsi neppure minimamente il problema di che cosa accadrebbe ai vettori risultanti. Questa è pura follia: togliamo uno dei tre vettori ed il vettore risultante semplicemente collasserà! L'evoluzione della specie è ormai indissolubilmente legata allo sviluppo della civiltà. Si noti che persino i più illuminati sostenitori dell'espansione spaziale credono che la stabilità del vettore demografico sia qualcosa di (i) possibile (ii) opportuno e desiderabile. Quando dico i più illuminati, includo geni visionari del calibro di Isaac Asimov e Krafft A. Ehricke! Da parte mia, io aggiungo all'Imperativo Extraterrestre di KAE un razionale molto più rilevante e definitivo: noi non possiamo continuare a crescere oltre in un ambiente chiuso, e non possiamo fare a meno di crescere, se vogliamo che la nostra civiltà sopravviva. Torneremo più volte su questo nuovo paradigma, nello sviluppo di questo libro, esaminandolo da più punti di vista. Abbiamo bisogno di aprire il sistema, prima di tutto nella nostra mente. Si tratta di concepire un'altra metafisica, che includa il Sistema Solare, le sue risorse ed energia, e cominciare a pensarci in un'ecologia cosmica, e non più solamente in un'ecologia terrestre. 600 miliardi di persone troveranno ciò che Ken chiama risorse di sostentamento solo nel Sistema Solare. E non abbiamo tanto tempo a disposizione, per fare i primi passi significativi verso le stelle.

La discussione sulla metafora della Gravidanza della Madre Terra, si stava sviluppando, da una parte all'altra dell'Oceano Atlantico! Noi siamo il feto della Madre Terra, ed abbiamo sicuramente il compito di aiutarla a partorire. Questa metafora ha corrispondenze nella realtà: se noi (Società Terrestre) diverremo 8 o 10 miliardi senza partorire una baby Società Solare, la Signora Terra andrà incontro ad un aborto, e così la nostra civiltà, se non la nostra specie. Noi, piccolo gruppo iniziatore, stavamo scoprendo ogni settimana altre persone che hanno avuto questa stessa visione, e sono entusiasti di collegarsi insieme, per tentare di diffonderla attraverso il pianeta! Molte volte, rispose Ken, ho affermato che la Terra non sta affatto morendo. Ha le doglie, e partorirà un bambino, nuovo e meraviglioso, se ne saremo degni. Sì, dobbiamo raggiungere le stelle. Pensiamo a tutta l'energia che fluisce oltre il nostro pianeta ogni secondo, perfettamente alla portata della nostra tecnologia. Immaginiamo milioni di specchi parabolici giganti, forse larghi dozzine di miglia, che concentrano l'energia del sole su milioni di generatori, ciascuno capace di raddoppiare l'energia ora utilizzata dall'uomo, con minimo o nullo impatto ambientale Questa energia potrebbe essere poi spedita mediante microonde a stazioni riceventi sulla Terra, sulla Luna e gli altri vari insediamenti orbitali. Sì, c'è molto spazio, molta energia, e non avremo più bisogno di tagliare un solo albero! Gli elementi di ricavo dai rifiuti, la risulta degli scavi edilizi, così come l'alluminio e l'anidride silicica, possono fornire tutti i materiali da costruzione. E ci sono gli asteroidi, che possono essere utilizzati come materiali da costruzione, se necessario. Immaginiamo anelli attorno alla Terra, come gli anelli di Saturno, un lato che trasforma luce del sole in energia utile, l'altro lato abitato da centinaia di miliardi di umani felici! Ancora un ultimo pensiero (e qui Ken tenta di spiccare un balzo, ovviamente discutibile, verso una metafisica trascendente...): c'è forse, un numero critico di menti intelligenti, connesse dall'Internet, come la massa critica per un esplosione atomica. Il superamento di questa massa critica potrebbe causare la comparsa di un essere senziente e pensante, una coscienza per la quale ognuno di noi è come un neurone. Io sospetto che siamo già abbastanza, se solo potessimo cooperare e comunicare. Con sufficiente immaginazione e tolleranza, forse possiamo sperimentare la comparsa di un vero Dio, dotato di intelligenza e compassione sufficienti per condurci tutti alla prosperità, la libertà e la felicità più grandi. Sono anche d'accordo che il nostro tempo è breve. Credo anche che sia sufficiente, se siamo capaci di imparare in tempo, a smettere di sprecare le nostre risorse per ucciderci l'un l'altro. La soluzione politica è contenuta nel secondo paragrafo della Dichiarazione Americana di Indipendenza [18]. L'America l'ha malamente abbandonata. Forse, attraverso l'Internet, le Persone del Mondo possono richiedere che i governi si attengano ad essa.

Steven Wolfe comunicò al gruppo di essere stato impressionato da una scrittrice di fantascienza, Octavia Butler, e ne riportò un significativo passaggio: "Domenica, 20 luglio 2025 - ecco il regalo di compleanno che mi è venuto in mente stamattina, appena sveglia, solo due righe: il destino dei semi della terra, è di mettere radici tra le stelle. Non so come succederà né quando. C'è così tanto da fare prima che possa anche solo cominciare. Ma sento che dobbiamo aspettarcelo. C'è sempre molto da fare, prima di poter andare in paradiso." [19]

Il concetto della gravidanza di Lady Earth non è scientificamente dimostrabile, come notarono diversi partecipanti alla discussione. Tuttavia, in confronto ad altre metafore, possiede numerosi ed evidenti meriti: è positiva, prevede un lieto evento, incoraggia a lavorare, studiare, avere cura, cooperare, e presuppone scienze e tecnologie come prezioso supporto. Di più: l'intelligenza umana è una conditio sine qua non, poiché la gravidanza di un pianeta - il nostro pianeta! - è un evento unico nella storia, e non potrebbe avere luogo, se non esistesse l'intelligenza. Confrontate la metafora della Terra Gravida, ad esempio, con l'orribile metafora che malauguratamente si è diffusa da qualche anno, che l'umanità sia una sorta di virus, o un cancro. Questo letame non viene ancora insegnato nelle scuole, ma poco ci manca! Inoltre, la gravidanza è anche un processo naturale. E questo ci dà modo di dialogare con molte persone, che oggi forse ascoltano le campane ecoziste (del resto non ci sono molte altre campane, in giro!), ma magari non ne condividono fino in fondo la filosofia anti-umana. Arthur Woods aveva proposto la discussione sul tema: la Terra è malata o è incinta? come punto di partenza. Questa domanda ci dava modo di raccogliere ed organizzare meglio i nostri argomenti a favore della nostra tesi: (i) la Terra è sicuramente incinta, (ii) se è malata, si tratta di malattie indotte dalla gravidanza, (iii) dopo il parto, sarà ancora più bella, in salute e lussureggiante che mai! Ovviamente, trattandosi di un pianeta, magari impiegherà qualche tempo per rimettersi, ma non c'è alcun dubbio che la Civiltà Solare, crescendo, avendo molti pianeti su cui sperimentare (e non più soltanto uno), saprà ben trovare rimedi efficaci, per prendersi cura della Mamma! Ken Larsen puntualizzò ancora un altro concetto, a me molto caro, che chiunque abbia letto i miei articoli online già conosce bene, quello della tecnologia come strumento di crescita morale. Finora la nostra tecnologia, scrive Ken, si è focalizzata sull'odio. Prima che noi si possa costruire, occorrerà adesso smettere di distruggere. Auspico che una parte del processo di (ri)nascita dell'umanità si incentri sul mettere fine alla violenza, e costruire la tolleranza necessaria per convertire la nostra tecnologia verso l'amore. Non soltanto amore per il prossimo, ma anche vero amore per noi stessi, in quanto specie.

Michael Martin-Smith osservò acutamente che - relativamente ai problemi dell'Umanità e della gravidanza della Madre Terra - la parola "labour" (travaglio) connessa alla gravidanza non è priva di importanza né di significato, in quanto la gravidanza ed il parto non sono affatto privi di rischi. L'aborto ed i figli nati-morti, dopotutto, sono fenomeni naturali. Il punto è, continua Michael, che se noi impariamo a vedere l'Umanità come il bimbo della Madre Terra, portatore del potenziale necessario per portare la Vita e l'Intelligenza nel mondo più vasto al di fuori della terra stessa, possiamo vedere tale processo, per doloroso che possa essere, come positivo e creativo. Invece l'idea dell'uomo come virus o cancro è semplicemente anti-umana, e non ha niente di niente da offrirci; si tratta, infatti, di un tradimento della propria specie. Se questa idea dovesse prendere piede, l'unica risposta logica sarebbe il suicidio collettivo, per espiare la colpa. Malauguratamente, argomentò ancora David Buth, sia la malattia sia l'estinzione sono processi altrettanto naturali. Il Dr. Lynn Margulis e Dorian Sagan pensano che la simbiosi sia più importante della competizione, nel processo evolutivo, e questo probabilmente ci sarà d'aiuto. Per quanto la gravidanza possa apparire inizialmente come un processo parassitario, è in realtà un processo simbiotico. Il reverendo David Buth (nel frattempo avevo appreso che David era addirittura il fondatore di una chiesa, devota a Gaia) presenta la sua teoria in modo articolato e profondo, toccando corde spirituali, ma anche solidi argomenti scientifici. Un lavoro davvero ispirato, che fa riflettere a lungo, e stimola numerose linee di pensiero a più livelli.

Per dire la verità io non sono personalmente molto incline a visioni religiose. Il problema delle religioni è che basano le loro teorie su pure fantasie, come se fossero verità rivelate. Bene, David non tenta di asserire alcuna "verità mistica", anzi, mette onestamente insieme molti temi scientifici che concorrono a sostenere l'ipotesi che la Madre Terra (o Gaia), sia un essere vivente. Essendo il sottoscritto, professionalmente, un esperto di sistemi di controllo di processo continuo in tempo reale, non posso evitare di essere affascinato dall'interpretazione dei processi planetari come loop di controllo, dotati di grandezze fisiche da controllare, set-point, controreazioni e regolazioni. In questo caso, si dovrebbe parlare di punto di lavoro, visto che nessuna intelligenza nota ha definito un set-point. Ho usato anch'io un paragone con un loop di controllo, nella mia spiegazione della gravidanza della Terra: la gravidanza di Lady Earth è come una caldaia, in cui la pressione cresce in continuo, mentre il bimbo cresce nella sua pancia. Se non saremo capaci di aprire la valvola della colonizzazione della frontiera spaziale a tempo debito, rischiamo l'esplosione della caldaia. D'altro canto, se diamo ascolto ai verdi, che suggeriscono di rinunciare al nostro sviluppo in nome della sostenibilità, causeremo lo shutdown del processo, precipitando rovinosamente nell'aborto della nostra civiltà. Secondo Robert M. Pirsig (che considero una specie di mio Maestro Filosofico), la nostra cultura occidentale da troppo tempo ha tentato di tagliare la spiritualità e la metafisica fuori dal pensiero scientifico, adagiandosi su un piatto ragionamento razionalista di tipo on-off. Mentre, molti scienziati lo sanno bene, le grandi scoperte originano spesso da una identificazione (zen!) tra il ricercatore e l'oggetto studiato, un'intuizione ardente, che per alcuni istanti brucia via ogni razionalità, lasciando spazio ad altre funzioni del nostro meraviglioso cervello umano. È lo stesso piacere della creatività, che artigiani ed artisti sperimentano nel loro lavoro. Creatività, creazione, amore e fecondazione, tutti venuti dall'energia ancestrale che ci ha condotti fino a qui, dalla notte cosmica. Una storia molto misteriosa davvero, costellata di miracoli, che mi ha portato alla mia attuale posizione di agnostico aperto (e non ateismo). Quindi, nella mia concezione, io penso che possiamo (e dovremmo) accettare di avere a che fare con la spiritualità e la metafisica, purché non abbandoniamo mai il nostro agnosticismo scientifico, pronti ad accettare qualsiasi verità dimostrabile noi si possa incontrare durante il nostro lavoro.

L'agnosticismo scientifico è una posizione aperta, ben diversa dall'arroganza, propria di coloro che negano tutto ciò che non possono capire o misurare con i nostri (limitati) strumenti di misura. Ed è anche ben diverso dall'arroganza di quanti pretendono che Dio abbia passato (l'unica!) verità direttamente a loro! I quattro milioni di persone che hanno partecipato al funerale di Papa Giovanni Paolo II testimoniano il bisogno profondo di spiritualità delle persone. Ed anche, penso, il bisogno di vedere finalmente un vero pensiero umanista nascere dalle ceneri della filosofia, bruciata nel secolo scorso. Il concetto di religione, se lo riportiamo al significato etimologico primario della parola, significa unione, fra persone che, conservando ognuna i loro diritti individuali e la loro sovranità, decidono di coadunare i loro sforzi per conseguire mete comuni. Io suggerisco di focalizzare la nostra filosofia sul neo-umanesimo, comprese le necessità e le aspirazioni spirituali, ma senza tentare di dare molte risposte, a questo livello. Sarebbe abbastanza, credo, se fossimo capaci di alzare lo sguardo al cielo, al mistero dell'universo, incoraggiando il naturale desiderio delle persone di studiarlo e capirlo di più. L'unica obiezione che avanzai, nella discussione, riguardava il nome di Gaia. Tale nome è utilizzato infatti da molti movimenti new-age, e da sette verdi. Il loro scopo non è quello di aiutare la Terra a partorire una Società Solare, ma semplicemente di ridurre il peso umano sul pianeta (per mezzo di genocidi, soft e non soft). È vero, si potrebbe ragionare con molti di loro, presentando il nostro punto di vista: che il miglior modo di ridurre il nostro peso su questo pianeta è cominciare a vivere (anche) altrove! Ma, essendo questo pensiero ancora poco diffuso, temo che il nome "Gaia" sia associato più alla loro visione, antiumana, che alla nostra. In quel periodo avevo discusso con una amica (la cui pelle ideologica era piuttosto "verdastra" ), ed era piuttosto sorpresa che io mi fossi convertito a Gaia! Ovviamente le avevo spiegato che questa è completamente un'altra dea. Questa ama noi umani, perché siamo i suoi bambini, e vuole vederci crescere, e non spazzarci via come parassiti! Io non ho deciso di tentare di creare una pattuglia umanista nei movimenti verdi e new-age, e non mi piacerebbe essere visto in questa luce. Non sono neppure così megalomane da pensare che, appena l'astro-umanesimo comincerà a diffondere il verbo, le grandi masse seguiranno la nostra visione, sebbene essa sia molto razionale e convincente. È anche vero che si deve uscire dai circoli della space community tradizionale, dove ognuno dice educatamente sì a qualsiasi argomentazione contenga la parola "spazio", e rimane bene attaccato con il sedere sulla sua comoda sedia. Magari ho torto, e questa dicotomia (come meglio ridurre il peso umano sulla Terra) è utile per aprire la mente a molte persone. Comunque, da un punto di vista evolutivo, non dovremmo cominciare a discutere punti difensivi, e la riduzione del nostro carico sulla Terra è un punto difensivo, di fronte alle accuse di parte ecologista, che noi umani abbiamo rovinato il pianeta.

Essendo personalmente tecnologista ed evoluzionista, io guardo con grande simpatia tutti gli antichi riti e credenze. Ma, se devo raffigurarmi in qualche modo la Madre Terra, preferisco immaginarla come una bella e sofisticata signora, in viaggio su un favoloso yatch spaziale, piuttosto che come una dea biblica, invocata da selvaggi nudi e danzanti intorno ad un idolo! Patrick Collins [20] intervenne a questo punto. Concordando con le mie obiezioni sul nome Gaia, propose di cercare nella mitologia un altro nome, meno usato: Persephone, Aphrodite, Hera, Hestia, Athena, Demeter... Il problema non si pose, in realtà, perché ad un certo punto il gruppo sembrò essere pago della discussione, e nessuno si prese la briga di organizzare attività di outreach. Si fece però vivo per la prima volta Michael Huang [21], che suggerì di continuare ad utilizzare il nome Madre Terra, oppure Madre Natura. Peter Kokh intervenne sulla questione del nome. Il nome "Gaia" simboleggia il biome terrestre, cioè la vita terrestre. Ora, Madre Terra include sia il concetto di biome sia quello del pianeta ospite, geologicamente attivo. Può sembrare una distinzione sottile, ma è importante. Come esprimerla terminologicamente? Terra/Gaia? Per quanto riguarda la parola latina Terra, sfortunatamente gli scienziati planetari e cartografi hanno trasformato "terra" in un nome comune da usare per "masse" di terra (continente come Terra di Ishtar e Terra di Aphrodite su Venere) e per indicare "terre" su altri mondi. Ma gli antichi romani avevano un'altra parola per Terra, vale a dire Tellus (genitivo Telluris, da cui Tellurian) il nome della loro dea Terra. Oppure si potrebbe usare Ge (come in Geo). Origina dalla stessa radice come Gaia, ma servirebbe per distinguere tra geologia e biologia. Ge/Gaia: pianeta geologicamente (& meteorologicamente) attivo / ecosistema planetario vivente [22].

Sopravvivenza ed evoluzione

Per comunicarci la sua vicinanza ed il suo interesse per la nostra discussione, Michael Huang ci manda anche un suo pezzo, estremamente chiaro e riassuntivo, intitolato "Le tre ragioni principali per l'espansione umana nello spazio" [23]. È notte fonda, suona il telefono: è la Casa Bianca. Il Presidente vuole sapere perché dovremmo continuare a mandare uomini nello spazio. Vuole un riassunto di una pagina sulla sua scrivania domani mattina. Cosa scriveresti? Ci sono cospicui saggi ed elenchi di ragioni per il volo spaziale umano disponibili, su molti siti web. Nondimeno, serve un elenco conciso che possa essere facilmente richiamato. Proviamo allora a sintetizzare. Gli umani sono nello spazio per: 3. Lavorare 2. Vivere 1. Sopravvivere.

Lavorare. Un argomento comunemente usato contro il lavoro umano nello spazio è che i robot possono farlo meglio. Ma questo è vero solo per metà. I robot sono meglio degli umani per alcuni compiti, ma gli umani sono insuperabili in altri. La natura del compito determina se sia meglio utilizzare umani o robot. L'ambiente ostile di Venere, per esempio, richiede dei robot; mentre costruzioni complesse o attività di riparazione richiedono l'attenzione umana. La risposta alla domanda "Umani o robot nello spazio?" è "ambedue". I lavori spaziali si stanno diversificando al pari dei lavori terrestri. Alcuni lavorano per agenzie statali, altri per il proprio business. Alcuni espandono i confini della conoscenza; altri spostano in avanti i limiti della tecnologia. Ma, per quanto tutti questi contributi siano importanti, l'aspetto più importante del volo spaziale umano non è affatto il loro lavoro.

Vivere. Sulla Terra, noi sappiamo intuitivamente che la vita è più importante della non-vita, che un animale è più importante di una pietra. Comunque, questo si applica altrettanto bene al resto dell'universo. Fra tutte le gigantesche e meravigliose strutture dell'universo - galassie, stelle, pianeti - le parti più importanti sono le parti vive. Subito dopo, in ordine di importanza sono gli oggetti non-viventi che sostengono la vita, ad esempio il sole. Questa visione del cosmo fu elegantemente descritta dal matematico e filosofo Frank Ramsey (come citato dal cosmologo di Cambridge Sir Martin Rees nella "Nostra ultima ora"): "Io non mi sento affatto umile di fronte alla vastità dei cieli. Le stelle possono essere grandi, ma esse non possono pensare né amare; e queste sono qualità che mi entusiasmano molto più delle dimensioni. Il mio ritratto del mondo è disegnato in prospettiva, e non come un modellino disegnato in scala. Il primo piano è occupato dagli esseri umani, e le stelle sono tutte piccole come monetine da tre centesimi." Lo scopo ultimo del volo spaziale umano è "portare la vita fino là", per usare la frase contenuta nel manifesto di visione della NASA: stabilire habitat oltre la Terra. Anche se la vita sulla Terra è multiforme e di vecchia data, è stata sinora confinata a questo pianeta, e non è riuscita ad andare oltre. Gli umani possono portare la vita al resto del sistema solare ed oltre. Questo compito è noto come "colonizzazione" o "insediamento". Gli sforzi degli astronauti e dei cosmonauti a partire dal 1961 sono solo l'inizio di questo processo. Si potrebbe essere d'accordo con tutto quanto sopra, ma perché questa dovrebbe essere una priorità per questa generazione? Perché farlo proprio ora?

Sopravvivere. L'Umanità se l'è cavata relativamente bene nel 20mo secolo, ma ci sono stati alcuni momenti particolarmente critici: la crisi missilistica cubana, ad esempio, ha quasi innescato una guerra totale tra le superpotenze nucleari. Il 21° secolo presenta nuove sfide. Le tecnologie militari nucleari e biologiche si stanno diffondendo a molti paesi e gruppi. Il progresso scientifico e tecnologico, permettendo l'avanzamento dell'umanità, condurrà anche allo sviluppo di armi più distruttive e magari altre conseguenze non intenzionali. Oltre a queste minacce di natura umana, le minacce naturali, come le epidemie e possibili impatti di asteroidi e comete dallo spazio ci accompagneranno costantemente. La parte più preziosa dell'universo è la vita: non solo perché la vita è importante, ma perché la vita sembra essere estremamente rara. Il vecchio detto "non mettere tutte le uova in un solo cesto", ci insegna che gli oggetti di valore dovrebbero essere tenuti in luoghi separati, nel caso qualche disgrazia dovesse accadere in uno dei luoghi. Questo consiglio è più che familiare per gli investitori, che trovano perfettamente logico "diversificare il portafoglio" e "dividere il rischio". Si dovrebbe quindi investire in molte aree diverse, nel caso che un'area dovesse declinare disastrosamente. Lo stesso principio si applica al grande quadro cosmico. La vita e l'umanità (parte più alta e preziosa della vita, poichè si tratta di vita intelligente) sono confinate per il momento sulla Terra, anche se abbiamo costruito habitat in orbita terrestre e ci siamo avventurati fino alla luna. Se fossimo insediati stabilmente in tutto il sistema solare, su diversi corpi celesti, un disastro che dovesse colpire un qualsiasi insediamento non significherebbe la fine di tutto. Se avessimo le tecnologie per vivere negli ambienti estremi fuori dalla Terra, saremmo anche capaci di vivere negli ambienti estremi di aree disastrate ed in altre regioni difficili. Molti concordano che il tempo della colonizzazione è adesso. "Lo scopo del programma del volo spaziale umano dovrebbe essere aumentare le probabilità di sopravvivenza della nostra specie colonizzando lo spazio", scrisse l'astrofisico J. Richard Gott Princeton in "Time Travel in Einstein's Universe". "Se noi fossimo lassù fra i pianeti, se ci fossero comunità umane autosufficienti su molti mondi, la nostra specie sarebbe al sicuro dalla catastrofe", scrisse lo scienziato spaziale Carl Sagan Cornell in "Pale Blue Dot". La colonizzazione non è affatto garantita, ed il volo spaziale umano neppure. Sono il risultato di scelte fatte da individui in uffici politici, in agenzie statali, in consigli di amministrazione di aziende, in uffici ed in case. Tali scelte influenzeranno questa generazione, ma molto più crucialmente determineranno la vita di molte generazioni a venire: "Il tema di questo libro è che l'umanità è più a rischio che in qualsiasi fase precedente nella sua storia. Il cosmo ha un potenziale futuro che potrebbe essere anche infinito. Ma queste distese enormi di tempo saranno riempite con la vita, o resteranno vuote come i primi sterili mari della Terra? La scelta può dipendere da noi, in questo secolo."[24]

Il materiale immesso nel forum era veramente molto, e stimolava ulteriori riflessioni. La discussione aveva toccato non solo questioni scientifiche ed economiche, ma anche profondi temi filosofici e spirituali. La teoria dell'Impulso Evolutivo, che Steven Wolfe ha poi esposto nella prima Convention Internazionale di Tecnologie di Frontiera [25], mi aveva colpito molto. Steven sostiene che l'evoluzione tecnologica - culminata nella capacità di viaggiare nello spazio esterno - era codificata nella matrice genetica della Terra. La nostra capacità di viaggiare nello spazio è stata scritta nel codice genetico dell'umanità all'alba della nostra esistenza, così che noi si possa servire come "agente riproduttivo" del pianeta Terra e possiamo portarne i semi ad altre spiagge celesti. Per logica estensione, poiché non avrebbe senso immaginare che l'impulso evolutivo sia nato all'improvviso su un piccolo pianeta periferico, Steven Wolfe fa risalire la nascita della spinta evolutiva al big bang, all'inizio di tutto, in un processo che attraversa, per forza di cose, i livelli inorganici dell'esistenza. Per quanto oltraggiosa questa idea possa sembrare, nella prospettiva tratteggiata da James Lovelock, che vede la Terra come una singola entità vivente, "Gaia", sembra del tutto logico che il pianeta sia geneticamente destinato alla riproduzione. Non appena l'umanità si risveglia consapevole di questo ruolo, immediatamente deve riconoscere una specie di "obbligo simbiotico", che noi abbiamo verso il pianeta che ha dato origine alla nostra esistenza. Rispondere a tale obbligo è un imperativo evolutivo, che ci porterebbe ad espanderci il più rapidamente possibile oltre questo pianeta! Continuando ad ignorare questa chiamata, noi metteremmo la vita sulla Terra a rischio di prematura estinzione. La teoria dell'impulso evolutivo mi colpiva anche perché ha impressionanti punti in comune con la teoria di Robert M. Pirsig, che nella sua Metafisica della Qualità [26], parla di evoluzione in qualche modo programmata nelle cellule o addirittura negli atomi, partendo del regno inorganico, attraverso i quattro livelli: inorganico -> organico -> sociale -> intellettuale. La visione dell'Impulso Evolutivo di Steven Wolfe include l'Universo, e mi portò a chiedermi se fosse corretto riferirci in modo particolare al pianeta Terra. Non vi sono già abbastanza movimenti e correnti di pensiero ostinatamente e pervicacemente orientati alla terra, e non al cielo? Considerare l'Impulso Evolutivo un fenomeno universale, apre un altro archivio di pensieri: per esempio l'ipotesi che la vita potrebbe essersi sviluppata non solo sul nostro Pianeta Madre, diventa in qualche modo più di un'ipotesi remota. Se si comincia a pensare che l'IE sia universale, sarebbe molto strano che il miracolo della vita intelligente fosse limitato a questo solo pianeta. Come possiamo vedere dal nostro (per ora) limitato campo sperimentale (il pianeta Terra) la natura non punta mai tutte le sue fish su un solo esperimento, ma lancia molti progetti concorrenti. Quindi, se l'IE è universale, è possibile che abbia potuto mettere radici solo su questo pianeta??!? Pensando all'Universo ci troviamo ad entrare, molto di più che discutendo soltanto della Terra e del Sistema Solare, nel regno della metafisica (nella sua accezione di "oltre la fisica"). Parlando di Universo, la nostra scienza limitata ed i nostri pur potenti strumenti di misura mostrano tutti i loro limiti, e debordiamo facilmente nel dominio delle cose che "sentiamo", ma di cui non possiamo essere sicuri, perché non possiamo misurarle. Non voglio addentrarmi molto in quella direzione. Se dovessi proporre una definizione del concetto più alto al quale posso guardare, il mio voto andrebbe al mistero dell'universo. Sì, mi limiterei alle poche cose delle quali sono sicuro. Non vorrei affatto ripetere gli errori commessi dai profeti di tutte le religioni: proporre le loro intuizioni come se fossero verità assolute e dimostrate! La spiritualità del terzo millennio dovrebbe smettere di mentire, anche se in buon fede. O, peggio, di tentare di controllare le persone per mezzo di bugie interessate. Quindi, di che cosa posso essere sicuro?

1) Come ho ripetuto ormai molte volte, io penso che lo sviluppo della vita intelligente su una palla di roccia dispersa nell'universo, sia una specie di miracolo; l'evoluzione stessa è una sequenza di miracoli. La strana relazione che esiste tra le forze dell'entropia e del disordine e le forze dell'armonia e dell'ordine è anch'essa abbastanza scioccante. Quindi se qualcuno mi chiedesse: sei sicuro che l'universo sia un grande mistero? io risponderei sicuramente un sonoro Sì.

2) L'impulso evolutivo è un'altra cosa di cui sono sicuro. Devo ringraziare moltissimo Steven per averlo spiegato così chiaramente, rendendolo evidente sia al mio cuore che alla mia ragione. La vera acquisizione intellettuale, riguardo a questo concetto, è vedere che l'IE trova la sua attuazione nell'Universo, e non solo su questo pianeta. Questa acquisizione ha di fatto avviato un'elaborazione nella mia psiche, e non so dove mi condurrà.

3) La vita intelligente è l'espressione più alta dell'evoluzione, per quanto ne possiamo sapere. Chiaramente non possiamo escludere (se l'IE è universale) che in qualche luogo nell'universo possa esistere qualcosa di meglio. In ogni modo la nostra mente, la razionalità, l'intuizione ed i sentimenti, la nostra etica umana, la nostra libertà e la nostra solidarietà, sono quanto noi possediamo, il nostro patrimonio. Viene dai nostri cari nonni e nonne, attraverso i secoli ed i millenni: io li amo tutti, anche nei loro fallimenti ed errori, perché fecero del loro meglio per creare un'esistenza migliore per noi. E noi porteremo ovunque questo patrimonio con noi, il nostro regalo ed il nostro contributo all'evoluzione universale. Noi ne saremo orgogliosi, sebbene con i nostri limiti.

4) Noi abbiamo intuizioni brucianti che sentiamo potrebbero essere vere, ma che non possiamo provare scientificamente. Quindi non tenteremo mai di "venderle" come verità assolute. Ma possiamo proporle come ottime speranze, ed esempi di pensiero positivo. Una di queste visioni è la Madre Terra Incinta (e relative metafore, come la Quercia e gli Scoiattoli, il bruco e la farfalla, ed altre): le visioni più belle e più progressive che io abbia avuto o trovato nella mia intera vita.

5) Noi siamo i bambini di Tellus, Gaia, Gea, Persephone, Aphrodite, Hera, Hestia, Athena, Demeter. Indubbiamente lo siamo. Tanti nomi i suoi bambini hanno dato alla Madre Terra, nel corso dei millenni. Sarebbe interessante avere l'elenco completo dei nomi del nostro pianeta madre, dall'inizio dei tempi, e collezionare tutti i miti e le leggende. Da uno studio comparativo potremmo anche imparare qualcosa di nuovo e di inedito...

6) Secondo il bel romanzo di Octavia Butler "La parabola del seminatore" (segnalato da Steven), l'unico "Dio" che posso vedere all'opera con i miei occhi è il cambiamento. La vita è cambiamento, le specie nascono e muoiono, gli ambienti cambiano continuamente. Noi siamo plasmati dal cambiamento e plasmiamo il cambiamento. Il destino dei Semi della Terra è seminare l'universo. Ed il nostro dovere è fare del nostro meglio per plasmare il cambiamento secondo la nostra etica umana. L'unico meglio possibile, per quasi 7 miliardi di persone, è espandersi nel Sistema Solare!

Una definizione appropriata dovrebbe includere almeno tutte le sei verità su esposte. Se dovessi dare una definizione alta della nostra visione in poche parole, proverei a dire questo: l'Unione del Mistero dell'Universo, o la Società del Mistero Universale (l'acronimo in Inglese farebbe SUM!), poiché l'unica verità che mi sento di proporre è che l'Universo è estremamente misterioso, e l'impulso evolutivo lo possiamo vedere all'opera per ora solo su questo pianeta. Ma noi sentiamo, e cerchiamo prove di tale intuizione, che funziona altrettanto nel resto dell'universo. Questo pensiero allarga di molto la nostra metafisica (visione del mondo), ed è anche uno scopo metafisico (oltre la fisica), quindi spirituale. Non userei parole abusate, come Chiesa, Religione, o Dio. Tali parole fanno immediatamente pensare che noi si voglia vendere alcune verità rivelate! Precisamente come la parola "politica" fa sì che gli interlocutori immediatamente comincino a chiedersi se siamo per Bush o per qualcun altro.

I due saggi di Steven Wolfe, "The Journey Inward" e "Johnny Appleseed" generarono in me un'emozione profonda, ed un sentimento non solo di accordo, ma di particolare condivisione di tutti i concetti ivi espressi. La storia dell'impulso evolutivo comincia dalla nascita dell'universo, 15 miliardi di anni fa. Questa è un'acquisizione molto molto importante, perché connette la nostra storia (homo sapiens) alla storia intera della vita, e prima della vita. Si tratta di un fattore filosofico profondamente unificante, che favorisce in modo straordinario il superamento delle dualità e delle dicotomie aristoteliche (e le ulteriori scelte Cristiane che ne derivarono): mente vs. corpo, amore vs. sesso, scienza vs. spiritualità, razionalismo vs. intuizione, ecc. In qualche modo (mi ci volle del tempo per capire come, e probabilmente non l'ho capito ancora neanche adesso) Steven parla direttamente al nucleo della coscienza, con parole molto unificanti. Se noi (la vita umana intelligente) siamo il fronte avanzato dell'impulso evolutivo, non siamo più separati dal resto della nostra storia, dagli altri livelli evolutivi. E la forza che ci ha condotti fin qui è la stessa grande forza, che comprende l'amore ed il sesso, la mente e l'intuizione, lo spirito e la materia, ecc... Era una sensazione molto potente di pace. Molti conflitti interni trovarono soluzione, e quando terminai la lettura ero più ottimista e fiducioso che noi si possa fare un buon lavoro, come Ostetriche della Madre Terra o come Scoiattoli di Madre Quercia (!). Mi piace moltissimo essere uno scoiattolo, perché gli scoiattoli sono animaletti birichini molto attivi (almeno nella versione di Walt Disney!). La metafora della quercia e degli scoiattoli è molto interessante, ed arricchisce le nostre visioni condivise: il Bruco e la Farfalla, la Madre Terra Incinta, e la Quercia Cosmica. Infatti, per la mia sensibilità personale, sono forse più incline alle metafore di tipo simbiotico, piuttosto che vedere gli individui come parte di un essere più grande. Uno dei valori umani secondo me più alti è la capacità di ciascun individuo di pensare ed agire indipendentemente, e credo che questa condizione non debba mai essere superata. La decisione di collaborare con altri individui e creare un sistema (il cui risultato è più grande della mera somma aritmetica delle parti) è libero e totalmente volontario: questa è la nostra nobiltà, ed un valore etico molto elevato. Robert Pirsig, sebbene qui e là nel suo lavoro parli della grande città come un qualche genere di gestalt, o superessere, non indica realmente la città come il prossimo livello evolutivo. I livelli di RMP sono: inorganico, organico, sociale, intellettuale. Secondo Pirsig esiste un qualche genere di intelligenza nelle molecole e nelle cellule, che ha guidato l'evoluzione attraverso i quattro livelli. Anche la sua storia comincia dall'inizio dell'universo. E così la storia tracciata da Krafft A. Ehricke, con le sue pietre miliari, che lui ha chiamato i passi di industrializzazione della vita.

Quindi, pochi filosofi tracciarono una storia simile della vita e dell'evoluzione. Credo che le visioni condivise abbiano un valore speciale, e posso concordare facilmente con Steven, che se diversi individui hanno più o meno la stessa visione, senza aver saputo l'uno dell'altro, probabilmente sono stati ispirati dall'Impulso Evolutivo. Questo era molto eccitante, perché riguardava anche questo piccolo gruppo, che per circa sei mesi aveva confrontato le proprie visioni (simili). Si passava immediatamente da una discussione teorica ad una discussione pratica! La definizione di impulso evolutivo è la conseguenza logica di quegli altri lavori illuminati (RMP, Krafft A. Ehricke ed altri). E, poiché possiamo sentirlo (oltre a comprendere intellettualmente il concetto), è particolarmente utile per spostare il baricentro della percezione delle persone, aprendo la porta ad una metafisica totalmente nuova. Allo stesso tempo, un avvertimento mi sembra d'obbligo. No, prima una premessa: per favore, nel leggere quanto segue, tenete conto che io sono un pirsighiano NON-A (= non aristotelico; sì, molti anni fa fui affascinato anche dal NON-A di Van Vogt!). La mia realtà non è bianca e nera, io non sono mai costretto a scegliere tra due cose, apparentemente (e spesso artatamente) opposte, prendendo una e scartando l'altra! La dialettica degli opposti che è generata da tale metafisica, ha poi portato ad un altro mostro mortificante: il concetto del giusto mezzo. Come se tra due opzioni, una morale ed una immorale, fosse saggio collocarsi a metà strada! Oppure, tra due opzioni ambedue poco rispondenti alle esigenze contingenti, si dovesse scegliere una terza opzione, che si colloca nel mezzo tra le due! A volte, intorno ad un unico centro concettuale si dispongono più coppie dicotomiche, e spesso le soluzioni stanno in uno spazio geometrico proprio diverso da quello dell'unica coppia dicotomica che la nostra metafisica dualista ci permette di percepire. Inoltre sono ben cosciente che se A è simile a B, e B è simile a C, non necessariamente A è simile a C! L'esempio che si legge nel NON-A di Van Vogt è forse estremo, ma rende bene l'idea (cito liberamente, a memoria): se osserviamo bene due lettere A, stampate dalla stessa macchina, con una lente di ingrandimento, vedremo che non sono affatto uguali [27]! Per uscire dall'astratto, due persone possono avere la tessera dello stesso partito, o professare la stessa religione eppure una essere onesta e sincera, e l'altra un mafioso. O ancora, come osserva Amartya Sen, ogni persona è diversa, e non può essere definita unicamente dal credo religioso, dalla fede politica, o altro. Quindi l'unico principio valido in qualsiasi situazione, è l'applicazione del senso critico e del ragionamento analitico, avendo sempre presente che la mappa non è il territorio, e la realtà è sempre molto varia, e qualsiasi generalizzazione è sempre foriera di inconvenienti. Posso benissimo dare una valutazione entusiasta di un concetto e, allo stesso tempo, un avvertimento sui possibili cattivi usi o abusi di tale concetto. Allo stesso tempo, posso raccomandare l'uso del concetto apparentemente opposto, pure utilissimo in certe condizioni diverse. Quindi, ecco il mio primo avvertimento. Uno può tentare di essere un grande guru, e vivere unicamente al livello filosofico. Ma una grande visione dovrà - se sarà compresa - trovare le sue strade nella vita quotidiana. Vale a dire implementarsi a livello politico. E dico questo avendo in mente sia l'avvertimento di Sylvia Engdal, a proposito della pericolosità del terreno politico, che porta le persone alla chiusura in base ad un giudizio politico spesso affrettato; sia l'avvertimento di Patrick Collins. Dopo SpaceShipOne è più facile che prenda l'avvio una vera economia spaziale, che veda come protagonista l'industria privata, piuttosto che i governi. Quando lasciamo le fondamenta filosofiche, per entrare nelle stanze e nelle strade della vita quotidiana, abbiamo a che fare con cose pratiche e discussioni, come guadagnare il denaro per la sopravvivenza delle nostre famiglie, come rilanciare lo sviluppo e la crescita, come difendere meglio la scienza e la tecnologia dall'inquisizione incombente, come dimostrare che l'espansione nello spazio è l'unico modo di continuare la nostra civiltà (ed, a priorità due, anche trasformare l'ecologia di questo pianeta senza distruggerla). In poche parole: dobbiamo avere a che fare con conflitti, con risorse e bilanci da indirizzare in una direzione o in un'altra, e rispondere alla eterna domanda: perché volete andare nello spazio, quando ci sono così tanti problemi sulla terra? La nostra visione ci mette un milione di km al di sopra di questi problemi. Ma, se vogliamo essere scoiattoli attivi, dobbiamo dare risposte al livello di queste domande e problemi pratici (trovare soluzioni ingegneristiche alla complessità, aiutare l'espansione).

La seconda cosa - e questo è sostanziale - è la lista degli obiettivi. Dice Steven Wolfe: il nostro primo compito è la riproduzione di Gaia nell'universo, il secondo ripristinare l'ecologia di Gaia, oppressa dalla nostra crescita. Bene, secondo me la lista è drammaticamente incompleta. Ambedue i compiti sono compiti di servizio. Mi permetto di pronunciare, a nome della specie umana, una parola di orgoglio: gli umani non sono nati per essere servi. Se siamo i bambini di Gaia, le dobbiamo rispetto, ma dobbiamo prenderci prima cura di noi stessi: non saremmo di alcuna utilità a nessuno, se la nostra specie dovesse andare incontro a prematura estinzione. Questo è il nostro primo dovere, e nessuna madre saggia sarebbe così egoista da chiedere che i ragazzi e le ragazze pensino prima ai loro genitori. I giovani devono costruire la loro propria vita. Così noi. Inoltre, io penso ancora che gli uomini debbano dominare il resto della natura. Arrivando a gradi più alti di maturità, e portandoci fuori pericolo (grazie al divenire una specie multi-planetaria), noi potremo decidere liberamente di essere progressivamente più gentili col resto della natura, e di studiare come meglio rimediare agli effetti della nostra crescita sul nostro pianeta madre. Sarà solo grazie alla nostra tecnologia, che ci metterà progressivamente al sicuro dai capricci della natura, che potremo diventare sempre più gentili nei suoi confronti. Una tecnologia povera ci consentiva unicamente di uccidere la tigre e le altre bestie feroci, per salvare la nostra vita. Una tecnologia molto più avanzata ci permette oggi di difenderci senza uccidere, e di pensare ad habitat in cui conservare le specie che furono pericolose per i nostri antenati. Ma, non possiamo appiattire tutti i livelli ed i passi di questo processo, e non abbiamo abbastanza risorse per intraprendere tutti i compiti allo stesso tempo, per quanto ragionevoli essi possano essere. Quindi non possiamo pretendere di fare tutto nello stesso tempo. Questo è un problema squisitamente politico: la vera politica utile deve scegliere la priorità tra compiti ugualmente ragionevoli. La mia lista di compiti, quindi, comprende non solo il nostro dovere evolutivo verso il nostro Pianeta Madre, ma anche la nostra evoluzione e la responsabilità verso la nostra specie: l'Umanità. Quindi la mia lista comprende (almeno) i seguenti compiti:

1) Riprodurre la Madre Terra nell'universo, cioè espandere la vita intelligente e terraformare gli altri pianeti nel Sistema Solare, (questo è il nostro orizzonte visibile, come persone concrete); si noti che in questo obiettivo coincidono perfettamente sia il nostro dovere verso Gaia sia il nostro dovere verso la nostra specie.

2) Assicurare la sopravvivenza della nostra specie e la continuazione della crescita della nostra civiltà; cioè stabilire colonie indipendenti ed autosufficienti su altri corpi celesti e/o strutture artificiali spaziali.

3) Comprendere il pieno potenziale dell'umanità, cioè fare passi avanti significativi sul cammino dallo status animale allo status umano; cioè ricominciare lo sviluppo della civiltà per mezzo della nascita della Società Solare.

4) Una fusione trascendente tra l'uomo e la natura di questo pianeta, recuperandone così l'ecosistema in funzione evolutiva.

Come si può vedere, la cura dell'ambiente terrestre non è esclusa, ma viene solamente al quarto posto, ben dopo il momento in cui la nostra specie e la nostra civiltà saranno veramente e sicuramente fuori pericolo. Si noti anche che i primi tre obiettivi sono in qualche modo interdipendenti. Come vedremo nei prossimi capitoli, l'espansione nello spazio fornirà le materie prime e l'energia per lo sviluppo di un'economia pressoché illimitata, mentre le condizioni fisiche e psichiche dell'esistenza fuori dal pozzo gravitazionale terrestre faranno il resto, per una trasformazione culturale che è difficile persino immaginare, seduti qui in fondo al pozzo! Sì, ho detto anche fuori pericolo. Chiaramente il pensare positivo e l'ottimismo sono mezzi di comunicazione e di progettazione molto migliori, rispetto al pensare negativo ed al pessimismo. Ma non possiamo nasconderci il grande pericolo in cui ci troviamo, come specie. Non possiamo neppure dimenticare che le madri naturali diventano spesso molto cattive nei confronti dei loro cuccioli, quando questi sono cresciuti e rifiutano di andarsene per la loro strada, continuando a cercare il latte dal seno esausto della madre! Torniamo quindi alla metafora della gravidanza, perché descrive molto bene la gloria di un lieto evento felice ed il pericolo di un aborto. Anche la metafora della vita vegetale è utile, a questo scopo: una mela può decomporsi, dopo essere maturata. Di più: i semi possono svilupparsi soltanto se il frutto marcisce, e può quindi unirsi alla terra. Oppure, ancora più inquietante, il frutto viene mangiato da qualche animale, ed i semi vengono in seguito espulsi con le feci! Non è così per gli umani: se noi rimarremo qui sul frutto, non riusciremo certamente a fermare il processo di putrefazione, e ci decomporremo insieme con il frutto! Le analogie che possiamo fare con la natura sono molte, analizzando processi diversi. Ma la verità è che non sappiamo a che cosa la nostra nascita come società solare assomiglierà maggiormente. La Terra è un uovo? Per nascere noi dovremo romperlo (tristemente). Anni fa, quando ero furiosamente anti-ecologista, ho giocato con alcune metafore dure, come questa: l'Universo è la Madre, la Terra è un uovo, e noi siamo il pulcino. Per nascere dobbiamo rompere il guscio. Cosa significherebbe, sulla scala dell'universo, un uovo rotto? Miliardi di stelle nascono e muoiono, l'universo non si cura certo di un solo pianeta. Quel ragionamento sembrava anche molto naturale, ed alcuni verdi con cui discutevo furono delusi, per un pò, nel vedere che un'altra logica era possibile, ed era più naturale della loro! Ma dopo qualche tempo ritornarono al loro orizzonte limitato, ed a considerare solamente l'ecologia di questo pianeta, e così si trovarono di nuovo belli comodi, in posizione di non responsabilità, nella loro metafisica del suicidio collettivo. Sulla scala evolutiva, il parto viviparo è più avanzato, rispetto al parto oviparo (sebbene il parto oviparo sia meno pericoloso e molto meno doloroso per la madre). Possiamo quindi sperare che il nostro parto come civiltà solare sarà conforme con gli standard più avanzati? Questo vorrebbe dire: noi nasceremo, ed anche la Madre Terra continuerà a vivere. Almeno possiamo lavorare per questo obiettivo, visto che, come specie senziente, possiamo indirizzare la nostra evoluzione, per mezzo di sistemi politici, economici e culturali.

Oppure, se ci consideriamo simbionti, i simbionti non possono mai permettersi di uccidere il partner simbiotico, o moriranno essi stessi. Considerare l'umanità un feto oppure un simbionte rappresenta anche un grande, generoso, tentativo di incoraggiare il movimento ecologista a riflettere, a comprendere che la loro metafisica è troppo ristretta, limitata a questo pianeta soltanto, e che la nostra visione è più naturale della loro, perché include l'universo intero in teoria, ed almeno il nostro sistema solare nella pratica. Ma si può andare oltre. Ho postulato, come terzo obiettivo, la comprensione del pieno potenziale dell'umanità. Mi riferisco in primo luogo a me stesso come ad un neo-umanista. Io non vedo quindi l'umanità come una categoria astratta, ma ho sempre presente i quasi 7 miliardi di umani, persone vive e concrete che compongono la nostra società globale. Tutte queste persone condividono quelli che Thomas Jefferson definì i diritti fondamentali degli individui: essere liberi, essere felici, crescere i loro bambini e lavorare per garantire un futuro migliore per loro. Tutto questo include, fra altri diritti, il diritto alla continuazione genetica. Quindi non si può postulare la riduzione del numero globale degli umani senza schiacciare i diritti di altri individui: un vero genocidio, degno di un'ideologia nazista (ecco perché qualche volta chiamo ecozisti gli ecologisti integralisti). Per garantire i diritti umani fondamentali gli umani devono da sempre lavorare sodo: la natura solo sporadicamente ha regalato qualcosa, acqua fresca e cibo in qualche area fortunata. Ma, più noi cresciamo, più dobbiamo lavorare per assicurare acqua fresca e cibo per tutti i nostri fratelli, sorelle e bambini. Scienza e tecnologia sono divenute più indispensabili. Siamo anche dominati da una specie di ciclo continuo: la nostra crescita è un fattore determinante del successo, ma è anche un fattore di contro-reazione, che ci costringe a migliorare continuamente la nostra ingegneria, per sostenere la nostra crescita. È stato così fin dalla prima rivoluzione agricola, che ha determinato il passaggio dal paleolitico al neolitico, cioè l'inizio della cultura: il cibo coltivato rese tutto più facile, le migliori condizioni di vita ed i cereali causarono un aumento della fertilità delle donne, ed ebbe inizio l'incremento demografico. La popolazione più grande costituiva un vivaio di idee innovative molto più grande, e così via. Questo è il nostro percorso, come specie culturale. Tutto questo è naturale? La discussione potrebbe essere senza fine, quindi evito accuratamente di entrarci. Per me l'essere naturale non è un valore in sé, e quindi non intendo perdere molto tempo a definire cosa è naturale e cosa non lo è. Ciò che invece posso dire è che la nostra scienza è ancora così primitiva: ad esempio siamo ancora lontani dal capire come una zanzara possa volare, decidere dove andare, calcolare una rotta e muoversi verso l'obiettivo. Una zanzara è una micro-macchina meravigliosa, che si basa su una quantità di hardware veramente risibile: ricordiamoci che per fare la stessa cosa noi ancora usiamo una macchina pesante e terribile come l'elicottero! L'elicottero è meraviglioso, ovviamente, perché attualmente è tutto quello che abbiamo, per vincere la gravità e stare fermi in aria. Il fatto è che siamo ancora molto stupidi, inclini ad idolatrare la natura ma non a comprenderne a fondo i meccanismi ed a copiarla, realmente. E parlo di sforzarci di copiare la natura nella scienza, e non nella filosofia, capire i suoi meccanismi profondi, non pretendere di dedurre regole sociali dalle sue leggi! Dice Pirsig: ogni nuovo livello evolutivo definisce un nuovo codice morale, ed entra in conflitto col livello precedente, più basso. Il conflitto tra livello intellettuale e livello sociale rappresenta la cifra antropologica della nostra era. Sebbene noi si sia lontani da una sua coerente applicazione generale, siamo stati capaci di definire un'etica molto migliore della legge naturale. La legge naturale è la selezione del più forte. Noi stiamo laboriosamente tentando di definire un'etica per la selezione del più eticamente intelligente, in modo che i più intelligenti possano lavorare per migliorare la specie intera. La nostra etica, come la nostra scienza, sono lontane dall'essere perfette, ma è tutto quello che abbiamo, quindi è prezioso per noi. E, comunque, la nostra scienza e la nostra etica sono quanto di più avanzato esiste attualmente, in assoluto. Per intraprendere questo percorso di civiltà, noi abbiamo bisogno del nostro grande numero, è la nostra unica ricchezza, e condizione necessaria per riuscire. Noi abbiamo bisogno di trasformare tutta la nostra civiltà in un sistema coerente, per fare lo sforzo gigantesco necessario per colonizzare il sistema solare. Abbiamo certamente bisogno di tutte le nostre mani e di tutta la capacità di lavoro, ma più di tutto ci serve tutta la nostra capacità di pensare, quella che io chiamo la biodiversità culturale. Pensiamo solo per un istante se India e Cina (con le loro filosofie diverse) non esistessero; se il mondo fosse popolato solamente da Cristiani e Musulmani. Vi siete fatti un'idea? Potremo nascere solo se saremo capaci di mantenere viva, ed attivamente impegnata per raggiungere l'obiettivo, l'intera umanità vivente, con tutta la sua diversità culturale: collaborazione, per giungere a mete comuni, e competizione leale, per permettere alle persone di lavorare in parallelo, e non in serie (ancora Pirsig). Se invece permetteremo a miliardi di fratelli e sorelle di morire, la nostra coscienza etica sarà rigettata indietro così violentemente che, probabilmente, la nostra specie non sarà mai più capace di rialzare la testa e di rivolgersi alle stelle. Quindi dovremo passare la mano a topi o insetti: essendo di taglia più piccola, forse loro potranno raggiungere la massa critica necessaria per riprodurre Gaia. Ma non saranno umani. Io credo negli umani. E penso che possiamo riuscire, perché siamo stati capaci di formulare, nella nostra cultura, i requisiti per un'etica pienamente umana, che vada ben oltre le feroci leggi di selezione naturale. Qui troviamo conferma di un altro punto del grande patrimonio di Pirsig: la natura permette (o addirittura incoraggia) la crescita, nel suo seno, di un principio (l'impulso evolutivo di Steven?), che agisce contro le leggi naturali dell'entropia, del disordine e dell'assassinio. Se io fossi solamente un servitore di Gaia, e l'unico mio scopo fosse riprodurla e/o ripristinare la sua ecologia, tutto quanto sopra non sarebbe così importante per me. La mia umanità, o la mia aspirazione ad essere pienamente umano, mi qualifica altrimenti. Ecco la ragione del mio essere neo-umanista.

Il passo successivo, poiché io penso che non riusciremo mai a divenire completamente umani se non rinasceremo nel Sistema Solare, è la mia definizione di astronautico-umanista, o astro-umanista. La ragione è semplice e chiara. Noi stiamo crescendo, e le risorse (liquido amniotico) della Madre Terra si stanno esaurendo: solo la nostra naturale ferocia potrebbe riprendere terreno, in questa situazione, se non accederemo alle (praticamente illimitate) risorse ed energia dello spazio. Mi rendo conto che molte persone oggi vedono con favore il ritorno dei cosiddetti "valori di una volta", come la forza fisica, il coraggio e la ferocia nel combattimento. Ma, mentre in epoche passate, la ferocia fisica ha contribuito in qualche modo all'evoluzione, il suo ritorno oggi sarebbe un fattore di declino inarrestabile, l'inizio della putrefazione della nostra civiltà. Non è mai possibile riportare indietro l'orologio della storia, ed ogni tentativo di far rivivere pretese glorie passate non potrà che risultare in tragedia. Così la nostra civiltà potrà giungere ad uno status pienamente umano solo se ci espanderemo nello spazio.

Steven Wolfe mandò un ulteriore messaggio al forum, discutendo il concetto dell'umanità come Servitore di Gaia: ho detto che l'espansione umana nello spazio è un obbligo che abbiamo verso il pianeta che ci ha dato la vita. Siamo evoluti in un modo che ci rende intenzionalmente adatti a servire come agente della riproduzione di Gaia. Inoltre, sembra che noi si stia perseguendo questo scopo benché non ne siamo individualmente consapevoli - come formiche che costruiscono un formicaio. La nozione che noi siamo costretti da una specie di costrizione primordiale ad adempiere ad un certo compito che non abbiamo scelto coscientemente sembra in contraddizione con ciò che noi, particolarmente quelli di cultura scientifica ed occidentale, abbiamo imparato a ritenere sacro: che le persone hanno il libero arbitrio, di agire secondo la propria coscienza e le proprie scelte. Un'importante distinzione, alla quale non ho dato sufficiente credito nei miei scritti, è il primato della specie umana, che ha una straordinaria importanza per la specie stessa. Noi non siamo in alcun modo soltanto funzionari nel biosistema planetario. Ciò che intendo io è una specie di accordo che fu fatto all'alba della nostra esistenza. Ci è stato dato il dominio su noi stessi e sulla Terra in cambio di due cose: 1) dobbiamo servire come protettore planetario, ed assicurare indefinitamente la vitalità della Madre Terra - così come i figli divenuti adulti assistono i loro genitori, e 2) servire come agenti di riproduzione, spandendo i semi della vita il più lontano possibile e su un raggio il più largo possibile, al di fuori di questo pianeta ospite. Dobbiamo rispettare, infine, il legame che ci unisce a questo pianeta. Noi, dopo tutto, esistiamo nel mondo fisico grazie alla Terra, che fornisce tutto il necessario per noi. Adempiere a questa "obbligazione", chiaramente, è la fonte del nostro adempimento individuale. Agire in concordanza con questa obbligazione è quello che io chiamo agire in accordo con l'Impulso Evolutivo. Io suggerirei che tutti noi siamo allineati con l'Impulso Evolutivo quando prendiamo parte ad azioni che possono far progredire la missione della migrazione spaziale. Essere allineati vuole anche dire essere al servizio di tale impulso. Ma, per quanto noi si stia rispondendo ad un appello irresistibile, che viene dal di fuori di noi, c'è ancora molto spazio per il libero arbitrio. Può sembrare un paradosso, ma in realtà non lo è. Per esempio, ciascuno di noi ha il libero arbitrio di scegliere se spedire un'e-mail o non spedirla, creare una pagina web o scrivere un libro. Ciò che realmente non possiamo fare è negare la nostra passione interna per l'imperativo della migrazione spaziale - che è l'appello dell'Impulso Evolutivo. Le tradizioni orientali tramandano da millenni che l'unico vero percorso di illuminazione intellettuale, o crescita trascendentale, o realizzazione di sé, passa attraverso il processo di cedere ad un scopo molto più alto, che non possiamo comprendere a pieno. L'Impulso Evolutivo è come un fiume che sta fluendo in una particolare direzione. Se noi ci allineiamo a lui, è come stare a galla (o remare) facilmente lungo il centro della corrente. Se ne stiamo fuori, è come essere vicini alla riva, dove siamo trattenuti da rami che rallentano il nostro progresso.

Alberto Cavallo, intervenendo a posteriori in questa discussione (avendo generosamente accettato di commentare quest'opera), aggiunge le seguenti considerazioni, che riporto qui di seguito integralmente. Le tradizioni orientali? Direi proprio di no. Forse Steve si riferisce al taoismo, però il Tao non è uno scopo più alto, ma semplicemente il corso naturale delle cose, non esprimibile a parole, ma perseguibile. Il confucianesimo parla di ordine sociale e non contiene misteri. L'induismo ha varie correnti, ma in generale non vede l'assoluto come scopo evolutivo, bensì al contrario come perfezione originaria a cui tornare uscendo dalla degenerazione del mondo materiale. Il buddismo ha un unico scopo, l'eliminazione della sofferenza, che non ha nulla di misterioso o superiore. La mente pura (rigpa in tibetano) non è un agente superiore misterioso a cui dobbiamo cedere ma al contrario la vera natura della nostra mente una volta liberata dalle afflizioni. L'idea di cedere ad uno scopo più alto è tipicamente occidentale. La troviamo proprio nelle religioni monoteiste, dove ci si chiede di piegarci alla volontà di Dio (particolarmente nell'Islam, parola che vuol dire sottomissione a Dio), di affidarci alla Provvidenza. Ancor più si trova nell'idealismo tedesco, ad esempio nel concetto di Hegel dell'Idea Assoluta: questa sì è un principio supremo ed uno scopo ultimo che trascende l'individuo. Ne sono nati anche, attraverso l'hegelismo di sinistra, il concetto marxista di materialismo dialettico (l'inevitabile evoluzione della società verso la perfezione del comunismo) e attraverso l'hegelismo di destra il concetto di Stato Assoluto e di evoluzione verso il predominio della razza superiore... Insomma è un concetto occidentale ed anche molto pericoloso. Al centro deve restare l'uomo, non uno scopo superiore impersonale, se no prepariamo il terreno alla catastrofe etica. Il concetto dell'Impulso Evolutivo come fiume, mi sembra davvero un concetto taoista. Non è cedere ad uno scopo superiore ignoto, ma affidarsi al corso naturale delle cose. È molto più sano, anche se mi lascia comunque perplesso. Sarebbe importante sottolineare la differenza tra le due concezioni che ho descritto, perché sostenere che esiste uno scopo superiore imperscrutabile porta alla fine al sacrificio dell'uomo a favore di tale principio.

Ben detto, Alberto! È infatti per questo che ho rivendicato la centralità e la libertà della nostra decisione, come umani, di accettare il compito, e non a sentirlo come un obbligo imposto da qualche scopo superiore (per altro inconoscibile).

La salvezza sarà per tutti, o non sarà!

Quando avevo scritto "gli umani non sono nati per essere servi", ero forse preda di una certa hybris, ma volevo soprattutto fare una provocazione culturale, e focalizzare la particolarità della mia posizione, fortemente partigiana, dalla parte degli umani. A questo punto mi corre l'obbligo di affermare che io (e mi piacerebbe poterlo dire nel nome di tutti gli umani!) accetto entusiasticamente il compito di aiutare la Madre Terra a riprodursi, e che considero questo il compito più alto a cui l'umanità (perlomeno quella che noi conosciamo) potrà mai aspirare! Altrimenti potremmo finire come quel giovane, laureato con voti eccellenti, che aveva rifiutato tutti i lavori perché per lui non erano abbastanza. Dopo alcuni anni si ritrovò vecchio, e nessuno lo voleva più.

Inoltre, penso che questo lavoro sia esattamente quello che dovremmo fare: insediarci al di fuori del nostro pianeta madre. Quindi nessun dubbio: siamo feto, semi, ostetriche, e scoiattoli. Sono d'accordo con tutte le precisazioni che Steven ha scritto nella sua ultima comunicazione. Magari opinerei un pò sul fatto che questo pianeta ci offra realmente tutto. Sì, tutto: aria, acqua, cibo, tsunami, terremoti... Il nostro successo si deve maggiormente alle nostre capacità di adattarci all'ambiente e di adattare l'ambiente alle nostre necessità, piuttosto che a pretesi regali della natura. Ma questo non è un punto molto importante da discutere, almeno fra coloro che si ritengono tutti pionieri dello spazio. Può essere invece importante, soprattutto discutendo con altre correnti di pensiero, dimostrare il rischio elevato che la nostra specie corre, rimanendo confinata su un solo pianeta. Quello che mi importa di focalizzare è proprio questo: noi siamo servi, e semi, non mi disturba affatto. Ma non siamo solo servitori, né semi. Come agisce la natura con i semi? Ne getta migliaia, senza guardare dove, e solo pochi riescono a mettere radici ed a partorire una nuova pianta. È questo un punto sul quale rivendico la nostra specificità di esseri umani: noi lo costruiamo, il nostro mondo. Nessuno dei nostri semi dovrà morire. O comunque, noi faremo del nostro meglio per tenerli tutti vivi e prolifici. L'umanità ha bisogno di tutti loro, quasi sette miliardi di semi attivi, il cui numero continua a crescere. E l'unico modo di tenere tutti loro vivi, e di garantire a ciascuno di loro il diritto a mettere radici, è insediarci fuori dalla Terra. Tutte le sette della storia (mistiche, politiche o altro) promettono la salvezza per pochi eletti, attentamente selezionati.

La nostra salvezza sarà per tutti, o non sarà! Noi non potremmo fare il passo decisivo verso le stelle, se fossimo meno di quanti siamo. Il nostro numero è la nostra ricchezza, l'unica chiave del successo: il nostro grande potenziale di pensiero e di lavoro, e la "biodiversità" delle nostre filosofie. Riusciremo sulla frontiera spaziale solo se impareremo rapidamente a lavorare in modo molto diverso, rispetto a come abbiamo lavorato sulle altre frontiere della storia. Prendiamo solo due casi. Quando i primi organismi viventi uscirono dal mare (il primo passo dell'industrializzazione della vita, come lo definì Krafft Ehricke [28]), non avevano neppure una pelle per difendersi dalla luce del sole. Morirono in quantità enormi, e la decomposizione dei loro corpi formò l'humus fertile, e l'ossigeno, permettendo alla vita vegetale di nascere e di moltiplicarsi. L'ossigeno era un gas inquinante, all'inizio. Pochi organismi mutarono, diventando resistenti all'aria ed al sole, e diedero vita all'ossigeno, che permette la vita del regno animale terrestre. Il secondo caso, la frontiera americana dell'ovest, fu indicato da Dale M. Gray, uno storico delle frontiere, nel corso della discussione nel gruppo della Greater Earth. L'infrastruttura fu costruita sui corpi di varie ondate di pionieri. Potremmo anche menzionare le guerre classiche, nelle quali la fanteria veniva gettata avanti, ad essere falciata dalla mitraglia e dai cannoni, e prima ancora dalle frecce degli arcieri. Tutti questi esempi non fanno che rimarcare il modello adottato dalla natura. Se anche in questo caso seguiremo quel modello, il fallimento è sicuro. I nostri semi, morti, sarebbero dispersi nello spazio, nulla rimarrebbe di loro, ed il loro sacrificio sarebbe vano. Dovremo invece tenere vivi ed in buona salute tutti i nostri vascelli-seme. Soltanto così la loro esperienza diverrà un tesoro condiviso. L'umanità potrà colonizzare il Sistema Solare solo se sarà capace di conservare tutta intera la nostra eredità umana. 3000 anni fa, qualcuno fu così coraggioso da scrivere: "non uccidere". Possiamo immaginare quanto doveva sembrare strano tale suggerimento, 3000 anni fa? La schiavitù, ed il diritto di vita e di morte sulle persone era un comportamento sociale del tutto normale. Le stesse sacre scritture parlano del possesso di bestie, di donne e di schiavi. Ed è ancora strano addirittura oggi, quando la vita umana sembra valere meno della vita di un panda, o di qualsiasi altro animale. Ma ogni vita è preziosa. Come dice R. M. Pirsig: ogni sola vita potrebbe fare la differenza fra vivere e morire, per l'intera nostra specie, o per le parti più evolutive della stessa. Io credo nell'impulso evolutivo, ma credo anche nella casualità. Sì, la stessa idea potrebbe essere nata in, diciamo, dieci cervelli illuminati intorno al pianeta... e nessuno di questi dieci ragazzi e ragazze potrebbe avere consapevolezza dell'importanza della loro intuizione, o potrebbero non essere in condizioni di comunicarla né di renderla attiva. Quindi, per una serie di stupidi casi, l'Umanità potrebbe perdere il treno del prossimo grande passo evolutivo. Questa è la ragione principale, perché ogni vita è preziosa. Per questo chiedo a tutti di aiutarmi a diffondere questo verbo: "non uccidere", e che ciascuno faccia del suo meglio per tenere tutti gli umani vivi, ogni volta che è nella posizione di farlo.

Ma esistono molte altre ragioni. I mercati, sono un'altra ragione molto molto importante. Solamente in un contesto di mercati crescenti, le persone si trovano in un ambiente favorevole per lavorare con obiettivi progressivi e corretti. Questo significa - come solo Julian Simon [29] seppe indicare compiutamente e coerentemente - che più persone ci sono e migliore sarà l'economia, purché ci sia abbastanza spazio, altrimenti scivoleremo comunque nella miseria, nella fame e nel sottosviluppo. Quindi dobbiamo aiutare i poveri a diventare benestanti, i benestanti a diventare ricchi, ed ricchi ancora più ricchi: questo è il paradigma del mercato crescente, e nessuno rimarrà mai più senza qualcosa da fare. Il Sistema Solare è l'unico spazio dove tutto questo può avverarsi. La Civiltà Terrestre è ora sull'orlo del precipizio: noi non abbiamo ancora sprecato, fino ad ora, il nostro patrimonio enorme di intelligenza, di tecnologie e di potenziale di lavoro. Ma il mondo da incubo così straordinariamente dipinto da Octavia Butler (ne "La Parabola del Seminatore") è dietro l'angolo, se non troveremo immediatamente un modo per permettere a miliardi di giovani terrestri di lavorare, dare il loro contributo, creare per i loro figli un'esistenza migliore di quella dei loro padri e dei loro nonni. Oggi non è così: non abbiamo ancora compreso le grandi possibilità dell'era elettronica, comparata alla passata era industriale. Corriamo il grande rischio di sprecare il nostro enorme capitale intellettuale, se non saremo capaci di inventare altri modi di lavorare: pochi villaggi bunker, e tutto intorno una marea di nuove lande selvagge. In un simile futuro, lo spazio sarà molto lontano, e temo potrebbe essere perso per sempre. La grande difficoltà di questo periodo, rispetto ad altri periodi storici di grande cambiamento, è che noi potremo avere successo solo se saremo capaci di agire in un modo molto diverso, rispetto ai modi cui siamo abituati. Prendiamo ancora un esempio, l'ultimo: facendo l'amore, abbiamo imparato che, se diamo piacere al nostro partner, invece di prendere semplicemente il nostro piacere e di adempiere alla funzione riproduttiva, dopo ci sentiamo molto meglio. La relazione tra due persone è migliorata moltissimo, con l'affermarsi del rispetto reciproco e del desiderio di farsi del bene a vicenda. Potrei anche dire che, dando ascolto all'Impulso Evolutivo (evolvendo dal livello sociale al livello intellettuale), ci sentiamo bene, ci sentiamo allineati, come dice Steven Wolfe. Ma, amici, rendiamoci conto: tutto questo è contrario al metodo della natura!

Si potrebbe obiettare che la tenerezza è presente anche nel regno animale, e non solo nei comportamenti umani. Alcuni animali giocano, sembrano scambiarsi tenerezze, e sembrano avere dei sentimenti verso i loro cuccioli. Quindi, cosa? L'impulso evolutivo funziona anche al livello non-biologico, così certamente funziona anche in specie non-intelligenti, o meno intelligenti, in modo più primitivo. Persino l'intelligenza, in modi più primitivi, sembra esistere almeno negli scimpanzè e nei delfini. Se finalmente mandassimo in pensione il vecchio Aristotele (dopo 2000 anni di lavoro anche lui ha finalmente diritto a riposarsi!), potremmo accettare che la realtà non è bianco e nero, e non esistono confini netti tra livelli evolutivi diversi [30]. L'errore aristotelico, mi fa notare Alberto Cavallo, è quello di credere che ci siano essenze immutabili, per cui un dato essere ha una data natura e questa non può cambiare o presentarsi diversamente in circostanze diverse. Oggi questa tesi, del tutto contraria ai concetti darwiniani di evoluzione, appartiene ormai soltanto alle religioni monoteiste.

Comunque il riconoscere comportamenti teneri ed empatici in tutti gli esseri senzienti non ci impedisce di vedere i livelli diversi. Né siamo per questo obbligati a pensare che tutte le specie e le forme di vita abbiano gli stessi diritti, e via con altri pensieri animalisti, che finiscono per confinare la nostra specie ad un ruolo marginale, ed infine condannarla ad un'estinzione anticipata. Noi siamo umani: solamente salvandoci (tutti), e divenendo una specie multiplanetaria, avremo la possibilità di salvare le altre forme viventi di questo pianeta. Ancora una volta, per dirla con Octavia Butler: Dio è il cambiamento, e ci cambia. E noi cambiamo Dio, plasmandolo per le nostre necessità.

Note

[4] Il termine ecozista è una contrazione di due parole: ecologista e nazista. Come l'ideologia nazista privilegiava gli animali e la natura rispetto agli esseri umani, le frange più anti-umane dei movimenti ecologisti postulano apertamente la riduzione del genere umano, considerato alla stregua di parassita della natura.
[5] http://www.tdf.it/cgi-bin/dcforum/DCForumID2/487.html
[6] http://www.tdf.it/cgi-bin/dcforum/DCForumID2/369.html
[7] Michael Martn-Smith - "I dinosauri estinti per mancanza di un programma spaziale?" - http://www.tdf.it/italy/armaita.htm
[8] http://www.tdf.it/cgi-bin/dcforum/dcboard.cgi?az=list&forum=DCForumID22&conf=DCConfID2
[9] http://www.tdf.it/2005/Pregnearth.htm
[10] GAIA's Johnny Appleseed http://www.arc-space.org/Space Front.htm, Space Front, June 2003, Space Frontier Foundation.
[11] Space Settlement: The Journey Inward, http://www.arc-space.org/Ad Astra Article.htm paper presented at the National Space Society's International Space Development Conference, Oklahoma City, Ok, May 29, 2004.
[12] Space Settlement: The Journey Inward, Ad Astra, Jan/Feb/Mar 2004, a publication of the National Space Society.
[13] Space and Human Survival" www.sylviaengdahl.com/space/survival.htm
[14] Nel testo di una lettura per un corso che Sylvia tenne per i suoi studenti nel 1995, inserì riferimenti alla gravidanza del nostro pianeta www.sylviaengdahl.com/space/myth16.htm
[15]Arthur Woods è un artista spaziale americano, che vive in Svizzera. http://www.cosmicstones.org/arthurwoods.php
[16] http://www.greaterearth.org/ge_manif.htm
[17] http://kencan.personalchoice.org/kl-bioinfo.htm
[18] http://www.tdf.it/2003/Indipendenza.htm
[19] Octavia E. Butler, da La parabola del seminatore.
[20] http://www.spacefuture.com/cgi/glossary.cgi?gl=who&term=Patrick%20Collins, vedi anche la sezione NOTE E CENNI BIOGRAFICI, Patrick Q. Collins
[21] Spaceflight or Extinction http://www.spaext.com/
[22] Alberto Cavallo: GE è semplicemente Terra in greco (Gaia è un'altra forma dello stesso nome greco, più antica, che si trova ad esempio nei poemi omerici.
[23] The top three reasons for humans in space http://www.tdf.it/cgi-bin/dcforum/DCForumID2/560.html
[24] Cambridge cosmologist Sir Martin Rees, "Our Final Hour"
[25] 1st International Convention of Technologies of the Frontier "L'importanza globale della space economy prossima ventura" - Castello di Moncrivello (VC) 1° aprile 2006 http://www.tdf.it/IC1/TDF_IC1_Home.htm
[26] Lila e Lo Zen e l'arte di aggiustare la motocicletta R.M.Pirsig
[27] A. E. Van Vogt - "NON-A", Editrice Nord, Milano
[28] L'imperativo extraterrestre - Krafft A. Ehicke
[29] Population, the ultimate resource - Julian Simon
[30] National Geographic Italia - marzo 2008: Pensieri Bestiali di Virginia Morell. Segnala comportamenti indubbiamente intelligenti di moltissime specie animali, dal corvo che sa preparare un gancio col fil di ferro per ricuperare un pezzo di carne al pappagallo che usa le parole in modo sensato, a cani che capiscono centinaia di parole umane. Tutti casi studiati da etologi, non fenomeni da circo. Quanto alla tenerezza, è un luogo comune buddista che il rapporto madre-figlio sia simile in tutti gli esseri senzienti, chiaramente in relazione col loro grado di consapevolezza. (Segnalazione di Alberto Cavallo).

Adriano Autino è Presidente di Tecnologie di Frontiera

Vedi anche:

Astro Umanesimo - La conquista di uno status pienamente umano è possibile solo nello spazio. Il terzo capitolo di La Terra non è malata: è incinta! di Adriano Autino

La Terra non è malata: è incinta! Intervista a Adriano Autino

Immagine: NASA: Solar system montage (da Citizendium)

 

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