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I manga possono diventare realtà, il postumano anche. Di S.D.
Filosofia - Estropia / Transumanesimo
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La più  grande magia: trasformare la potenza in atto

Platone ha già commesso il “parricidio di Parmenide” quando Aristotele escogita un nuovo parricidio, indagando il fenomeno del cambiamento. Aristotele supera la rigida contrapposizione tra i due termini essere-non essere, concependo una nuova fertile dicotomia, quella tra atto e potenza. Dunque all'essere e non essere si aggiunge una terza possibilità: la potenza. Si deve capire quali cose contiene in potenza una cosa attuale ed a quel punto si potranno appurare le probabilità che ha l'atto di tradursi in ogni possibile potenza. 

Nella sua celebre opera “Fondazione” lo scrittore russo-americano Isaac Asimov immagina, in modo molto raffinato, un gruppo di persone che manipola la storia, semplicemente incoraggiando ed aiutando, oppure ostacolando una serie di accadimenti, magari piccoli, ma che possono condurre a grandi epocali cambiamenti. I protagonisti di questa narrazione selezionano nella realtà quelle piccole cose che costituiscono l'inizio di grandi capovolgimenti storici e le aiutano o stroncano per far giungere la storia alla destinazione da essi desiderata. 

Più di qualcuno ha intravisto dietro questa narrazione lo storicismo marxiano, anche se l'autore ha sempre rifiutato questa presunta fonte d'ispirazione.  In fondo, chiunque desideri l'avvento di un determinato status quo, compie un po' l'operazione portata avanti dai protagonisti dell'opera di Asimov: fare pressione su tutti gli eventi “sensibili”che egli individua nella sua società per portarli nella direzione auspicata.  Dunque, rintracciare tra i tanti atti della realtà contingente quelli che contengono in potenza un pezzetto della realtà futura alla quale si lavora ed innaffiarli con l'acqua che possa aiutarli a schiudersi nel fiore che si progetta.

Quali semi dobbiamo innaffiare per far sbocciare il fiore del transumanesimo?


Chiaramente noi transumanisti apparteniamo alla categoria dei gruppi umani che si spendono per la realizzazione di uno stato di cose da noi ritenuto migliore. Di conseguenza anche noi “annaffiamo” quelli che sono, in atto, dei semi, ma che in potenza contengono il viatico per il futuro che agogniamo. Ma quali sono, concretamente, i semi che noi annaffiamo?  Come si articola la nostra attività di intervento  sulla realtà? 

Quella che noi portiamo avanti è una campagna di sostegno di idee non convenzionali per la nostra società, ma che noi riteniamo corrette e di buon senso: è un'operazione di advocacy culturale. Questa strategia è sicuramente valida ed utile, poiché per l'affermazione di determinate idee c'è bisogno di farle conoscere e c'è bisogno di nutrirle con un sufficientemente articolato e raffinato apparato argomentativo e speculativo. 

In secondo luogo, noi riteniamo che spontaneamente la società produca tecnologia sempre più evoluta e sempre più utile ai nostri disegni; in questo caso la nostra attività si limita a quella di attenti e fiduciosi osservatori. Dunque, in questo caso siamo meramente passivi e non interveniamo realmente sul mondo che ci circonda.

Vi sono poi quelle ricerche particolarmente utili e di frontiera che decidiamo di sponsorizzare e sovvenzionare o addirittura di svolgere in proprio (ad esempio il SENS). 

In conclusione, quelle realtà che identifichiamo come sensibili e sulle quali decidiamo che sia utile fare pressione sono la cultura e la ricerca. Più precisamente introduciamo e difendiamo le idee transumaniste e promuoviamo la ricerca che dovrebbe consentirne applicazione pratica. Ma siamo sicuri di non poter fare altro? Siamo sicuri che nella società non ci siano istanze transumaniste inespresse? Siamo sicuri che nel mondo non ci siano macchine sociali in grado di iniziare le rivoluzioni che noi abbiamo in mente se sol qualcuno ne connette le parti nel modo giusto? Magari lì fuori c'è qualche gruppo umano che ha bisogno, per raggiungere i propri obiettivi, di una prospettiva transumanista e non lo sa. Magari le nostre idee, che a tanti suonano utopistiche, per qualcuno potrebbero risultare immediatamente vantaggiose. Suggerire un nuovo paradigma più creativo, libero e spregiudicato a costoro, può essere un vantaggio per loro, poiché offre strumenti nuovi e più potenti, ed a noi poiché aggiunge nuova forza propulsiva alla costruzione dei disegni che teorizziamo. D'altra parte quale forza (politica, religiosa, ideale, militare,etc. ) nella storia si è mai affermata senza fare valide alleanze strategiche?

Ma anche ammesso che simili gruppi umani esistano, come fanno ad avere la forza economica e tecnologica per realizzare progetti che implicano tecnologie futuribili ed applicazioni che oggi sono più fantascienza che scienza? 

Mai sottovalutare la forza che viene dal basso

Una grande multinazionale. Un colosso economico che è annoverato nella ristrettissima cerchia delle grandi di Wall Street. Un'azienda che domina il suo mercato da decenni, forte di una capitalizzazione che farebbe invidia al bilancio di un piccolo stato.  Un'impresa che può destinare alla ricerca e sviluppo del suo prodotto, budget da mille e una notte, eppure... eppure un gruppo di volontari senza un centesimo di budget fa un prodotto migliore e lo distribuisce gratis. Parliamo di Linux.

Editori pesi massimi che si sfidano da decenni (o secoli) nel creare l'enciclopedia più completa ed aggiornata. Gli investimenti in campo sono pesanti ed ogni milione di dollari investito in più non sembra bastare mai per reggere la temibile concorrenza. Ma l'enciclopedia più completa e consultata del pianeta è stata realizzata da volontari e fornita gratuitamente on line.

E la serie di casi del genere potrebbe continuare... ma cosa accade?  Forse per mettere su una grande produzione industriale non c'è più  bisogno del capitale? Forse sono state rivoluzionate le fondamenta dell'economia? In parte è così e viene spiegato con dovizia di particolari e soprattutto con un'impressionante quantità di storie aziendali nel libro  Wikinomics La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo di D. Tapscott, A. D. Williams.  Oggi un' importante  realtà produttiva creatrice di valore o magari fatta pro bono, per sostenere un ideale, può essere messa in cantiere a costo zero, purchè sostenuta da un numero sufficiente di volontari, sufficientemente motivati ed organizzati attorno ad un'idea che funziona. Non si vuole qui annoiare il lettore con gli esempi pratici che si hanno ormai in quasi tutti i settori dell'industria, ma la nascita di un paradigma produttivo radicalmente nuovo che emerge da queste storie è autenticamente illuminante.

Dunque, mai sottovalutare la forza che viene dal basso. Ma ora che abbiamo appurato la forza che può avere una massa di uomini qualunque, di Joe Sixpack, come dicono gli statunitensi, purchè sufficientemente motivati, si pone il problema di dove reperire una simile massa di individui determinati a sobbarcarsi l'onere di impegnarsi a tradurre in realtà gli scenari suggestivi, ma spesso astrusi e lontani dalla vita di tutti i giorni, che noi propugniamo.

Una vicenda singolare

Nel 2008 un ragazzo giapponese ha arruolato centinaia di persone per una campagna referendaria finalizzata a proporre al parlamento nipponico una legge che autorizzi il matrimonio tra umani in carne ed ossa e personaggi dei fumetti (manga) e cartoni animati (anime) asserendo che si trova meglio nel “mondo a due dimensioni”.

Per un occidentale è difficile comprendere quale livello di fanatismo si crei attorno ai manga e quale fenomeno di costume essi rappresentino. I personaggi  dei manga (spesso procaci ragazzine che si connotano per forme esplosive unite a tratti somatici estremamente dolci e rassicuranti) riescono a diventare delle star mediatiche del livello di popolarità delle star in carne ed ossa. In Giappone i manga hanno un pubblico trasversale di tutte le età e leggere anche quelli più sfacciatamente erotici è un'attività che può essere svolta in pubblico senza che ciò nuoccia alla propria immagine. 

Per dare un'idea del fenomeno basti ricordare che il Primo Ministro Giapponese Taro Aso, notoriamente appassionato di manga si è pubblicamente lamentato di come l'attività governativa sottragga troppo tempo alla lettura dei fumetti. 

Taichi Takashita, questo il nome del ragazzo,  autore della proposta che nella prima settimana ha  avuto oltre 1000 firme tramite internet, ha dichiarato:


“Non sono più interessato nelle tre dimensioni. Sarei pure disposto di diventare un residente del mondo a due dimensioni” “Con le tecnologie odierne la cosa è impossibile. Ma almeno non sarebbe possibile autorizzare legalmente il matrimonio con un personaggio a due dimensioni?”

I sostenitori della proposta rincarano la dose: “Per molto tempo sono riuscito ad innamorarmi solo di personaggi a due dimensioni e attualmente c’è qualcuno che amo veramente”. “Anche se è solo fittizio, si tratta comunque di amare qualcuno. Mi piacerebbe avere approvazione legale per questo sistema ad ogni costo” continua il firmatario.

L'amore per il mondo fittizio dei manga si traduce spesso in disprezzo per la vita reale e conseguentemente in fenomeni di alienazione. E' celebre il caso di una donna appassionata di manga ha messo un messaggio online in cui affermava di voler uccidere i propri genitori perché avevano chiesto di buttare i suoi manga che occupavano tre camere dell’appartamento. Non si contano, poi, i ragazzi da anni chiusi nelle loro stanze che passano la vita unicamente a leggere manga, guardare anime, giocare ai videogame e discutere per ore on-line dei più svariati aspetti dei loro prodotti preferiti. Ovviamente la passione per i manga non assume sempre queste vesti, ma i casi citati possono dare un'idea della forza del fenomeno. 

Transumanisti che non sanno di esserlo: gli otaku radicali sono più transumanisti di noi

La proposta di una legge che autorizzi le unioni con personaggi fittizi in sé  suona folle, eppure può risultare paradigmatica ed interessante dal punto di vista transumanista per vari motivi.

Il ragazzo in questione dichiara di voler vivere nel mondo dei manga, ma la tecnologia ancora non lo permette e perciò per il momento si accontenta di un matrimonio legalmente riconosciuto con qualche procace eroina dei fumetti.  Questo ragazzo ha istanze transumaniste pur non essendo transumanista e dimostra come il ragionamento per il quale desideri apparentemente irrealistici si considerano tali soltanto finchè non ci sarà la tecnologia per realizzarli sboccia nella società anche al di fuori della nostra cerchia. Inoltre, questo giovane giapponese è un "transumanista de facto".

Chi scrive ritiene sia utile immaginare un parametro che misuri quanti transumanisti de facto ci sono nel mondo: poiché è inevitabile che un mondo sempre più tecnologico abbracci sempre di più una prospettiva del divenire e della fluidità e che si stacchi sempre di più dal dogma del corpo-come-è capendo che il corpo dell'uomo è solo uno step di un lungo cammino e non una realtà immutabile. Tale prospettiva sorge e sorgerà realisticamente sempre di più, sicuramente per elaborazione teorica e speculativa (transumanesimo), ma anche per istanze pratiche (salute, incremento di prestazioni sportive, etc.)

Tra le istanze pratiche che possono giustificare una nuova visione del mondo orientata al divenire ci sono anche quelle istanze  puramente estetiche... e se fosse l'estetica (magari proprio quella dai colori sovrassaturi dei manga) il grimaldello per far penetrare il futuro nel presente... l'irreale nel contingente?

E' rilevante notare come il singolo otaku (fan sfegatato dei manga ed anime) abbia più energia da dedicare alla realizzazione di una prospettiva post-umana (fusione di reale e virtuale a vari livelli ed in varie modalità) di quanta ne abbia un transumanista. Ciò deriva dal fatto che la loro tensione verso il postumano, diversamente dalla nostra, non è affatto cerebrale o intellettualizzata, ma puro desiderio istintivo di raggiungere uno stato di piacere sentito come lontanissimo. Il filosofo Jeremy Bentham, padre dell'utilitarismo, sosteneva che ognuno può valutare una certa quantità di piacere parametrizzabile e misurabile che può attribuire ad ogni attività che compie ed ad ogni bene che consuma.

Conseguentemente ciascuno di noi ha una mappa delle utilità, ovverosia una serie di valori che contraddistinguono il piacere che prova nel soddisfare le sue varie istanze. Queste mappe delle utilità sono diverse da individuo ad individuo poiché diverse sono le necessità e le priorità che si attribuiscono alle stesse. Questo concetto è stato ripreso dagli economisti neoclassici ed è diventato il modello d'elezione per spiegare le dinamiche della produzione e dello scambio. Ebbene, la mappa dell'utilità degli otaku è militarmente occupata da quel postumano che per il transumanista medio non può che essere poco più di una buona causa a cui dedicare impegno compatibile con i desideri e le ambizioni della vita di tutti i giorni. Ecco: per gli otaku i desideri e le ambizioni della vita di tutti i giorni non esistono poiché si trasfigurano in una tensione unica ad uno scenario virtuale postumano nel quale i personaggi dei manga ed i lettori possano convivere (o trasformando in reali i personaggi dei manga o virtualizzano il lettore, poco importa). 

In realtà, già oggi le particolari istanze degli otaku costituiscono una realtà propulsiva di queste tecnologie: lo scorso anno è  stata messa sul mercato la piattaforma Real Kanojo, un'evolutissima “girlfriend virtuale” in grado di interagire in modo molto naturale con i movimenti e le parole dell'utilizzatore; ancora più recente la Eternal Maiden Actualization, bambolina che dovrebbe dar vita ad un rapporto di coppia simulato. E l'amico Fabio mi segnala la curiosa storia della città balneare di Atami, un tempo florida meta di viaggi di nozze di giovani coppie nipponiche ed oggi, dopo alcuni decenni di declino, è tornata nuovamente in auge come meta dei viaggi romantici di coppie formate da ragazzi in carne ed ossa e ragazze virtuali del gioco per Nintendo DS “Love Plus”. Numerosi luoghi sull'isola sono muniti di tecnologia per consentire alle “coppie” (in realtà, i single) di interagire tra loro e con l'ambiente circostante. 

E dunque?

Appare indubbio che gli otaku siano una notevole comunità che ha potenti istanze transumaniste inespresse (in una compiuta adesione al transumanesimo) e la volontà di esprimerle se costruttivamente indirizzata. Si dovrebbe incoraggiare presso di loro il desiderio di fondere, grazie ad una tecnologia open source, reale e virtuale, ponendo così un'interessante prima pietra nello sviluppo del post-umano? La nostra prospettiva potrebbe fungere da catalizzatore di quei progetti che già essi mettono in moto? Oppure dovremmo semplicemente stare a guardare questo “esperimento sociale autogestito” e vedere come procede?


Immagine dal gioco di ruolo Neo Steam, tramite Coolvibe.

 

Tecnofascismo? No grazie.

  • Una serie di articoli su sovrumanismo e dintorni e sui motivi che hanno spinto Estropico ad andarsene dalla Associazione Italiana Transumanisti.
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