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Filosofia - Estropia / Transumanesimo
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Il terzo capitolo di La Terra non è malata: è incinta! Di Adriano Autino


Il problema, lo vedremo da diversi punti di vista, essendo l’obiettivo principale di quest’opera proprio l’approfondimento di tale nodo, è proprio quello della limitatezza della “torta”, in concomitanza con la nostra crescita numerica, altrimenti detta incremento demografico. Quando si sfiora questo nodo, qualsiasi discussione scivola rapidamente via per diverse tangenti, quasi come per un effetto fly-by: l’”astronave” della discussione si avvicina al pianeta denso e pesante chiamato Crescita, compie un’orbita stretta e se ne allontana avendo guadagnato velocità, come per assicurarsi di non dover tornare sull’argomento. Anche persone che dimostrano in altri campi notevole profondità di pensiero ed apertura mentale, se la cavano con qualche luogo comune e rifuggono questo terreno di confronto. Perché? Siamo in presenza di un tabù culturale molto radicato?

Nella maggioranza dei casi, quando si parla di morale, di sviluppo, di ambiente, di problemi sociali, la discussione si dipana tra categorie del tutto astoriche, statiche ed astratte. Potrà sembrare strano, ma molto raramente ho sentito qualcuno connettere i problemi, ad esempio dell’inquinamento, con il numero degli inquinatori. Il problema dell’inquinamento, e del conseguente peggioramento del nostro ambiente vitale, viene catalogato come problema morale: ci ostiniamo a voler tenere un tenore di vita energivoro ed inquinatore, mentre sarebbe così semplice orientare il nostro stile di vita verso una maggior frugalità, meno consumismo, ecc… Quei pochi che vedono il fenomeno in modo dinamico, e quindi capiscono che se 6 miliardi imparano ad inquinare ognuno il 10% in meno, quando saranno 7 miliardi quel risparmio sarà stato vanificato, concludono semplicemente che… dobbiamo smettere di crescere! Si è sentito affermare questa stupidaggine da personaggi molto autorevoli, nelle varie conferenze mondiali sui cambiamenti climatici.

Personalmente non mi sono fatto spaventare, ed ho analizzato a fondo il nodo della crescita in un sistema chiuso, guardandolo da tutte le prospettive e da tutte le possibili tangenti di fuga. Ho anche formulato alcune ipotesi, per spiegare la strana riluttanza della gente a discutere il problema con approccio scientifico. I pochi che hanno affrontato questo nodo con serenità ed obiettività di giudizio, ad esempio Julian Simon, sono giunti a conclusioni stupefacenti. Torneremo su questi aspetti – il valore del numero, ed il valore del patrimonio umano – in parti dedicate. Per adesso lasciatemi postulare, qui (e lo motiverò più avanti), che la nostra civiltà non può assolutamente fare a meno di crescere, anche numericamente, pena la regressione culturale accelerata in un contesto ambientale reso critico dalla nostra crescita. Vale a dire che avremmo deciso di ritirarci dal difficile confronto con tale ambiente, abdicando così alle nostre responsabilità, nei confronti della nostra specie, prima ancora che nei confronti del pianeta. Il pianeta infatti, finiti noi, avrebbe tutto il tempo di riparare i “guasti” da noi provocati, e magari riprovare a maturare un’altra specie intelligente…, anzi, una specie davvero intelligente! Come un cliente, che decide di stracciare l’ordine che ci aveva dato, perché ci siamo rivelati, come fornitore, del tutto inadempienti. Avremo in tal caso fallito, come specie, finendo per accontentarci di vivacchiare, finché la natura di questa parte dell’universo ce lo consentirà, esattamente come hanno fatto prima di noi tante specie non intelligenti, prive di mezzi per elevarsi al di sopra delle contingenze naturali. Infatti, non dovremmo considerarci soltanto parte della nicchia ecologica costituita da questo pianeta, ma provare a capire che cosa l’anomalia di una specie intelligente potrebbe costituire, in un contesto ecologico cosmico.

La vittoria del mondo chiuso – un futuro da incubo

31 dicembre 2032. Un Capodanno tragico, segnato dalla fine delle speranze. La filosofia del mondo chiuso ha vinto completamente. Nei discorsi di fine anno dei governanti è risuonato come una campana a morto il triste ritornello che ci sentiamo ripetere ormai da anni: “la priorità è amministrare saggiamente le scarse risorse energetiche ed ambientali del pianeta”.

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Figura 2. Il paradigma filosofico della crescita in un sistema chiuso

Le attività spaziali sono ormai completamente fuori dalla lista delle priorità, le agenzie non hanno più fondi, e saranno presto chiuse, lo spazio non è mai stato aperto ai privati, gli unici lanci ancora programmati sono quelli dei satelliti militari. L’industria militare, insieme a quello della cosiddetta sicurezza, sono gli unici segmenti di mercato in crescita. Lo stesso mercato dell’entertainment è in declino. La cosiddetta “saggia amministrazione delle risorse” è in realtà un conflitto endemico e feroce per il controllo delle risorse petrolifere residue. In tale conflitto globale sono ormai giudicate normali leggi e comportamenti che riportano indietro la civiltà alle epoche buie, in cui i diritti umani non erano che un sogno nella mente di pochi illuminati. Le speranze di emancipazione e dignità dei popoli più sfortunati e/o bistrattati del pianeta sono tramontate, mentre i diritti umani e le libertà elementari sono ormai pesantemente disattese anche nei paesi post-industriali. Le produzioni industriali mature (come l’auto e gli elettrodomestici) sono crollate nei paesi post-industriali nel primo decennio del secolo, e fin verso il 2020 si sono sviluppate nei paesi cosiddetti emergenti. Ma la stolida tirannia delle lobby petrolifere non ha mai mollato la presa, e le auto dotate di motori alimentati con combustibili diversi dai derivati del petrolio, sono rimaste sotto i teli, dimenticate nei centri di ricerca. Nel 2020 si è verificata l’inversione del vettore demografico: arrivata a 9,4 miliardi di unità, molti bambini hanno cominciato a trovare questo mondo troppo cattivo per nascervi, e la popolazione umana ha iniziato timidamente a decrescere. Come se ci fosse un misterioso legame, anche l’economia industriale dei paesi emergenti (ultimo vessillo dello sviluppo umano) ha iniziato allora a declinare, anche grazie alle leggi sempre più restrittive sulla circolazione dei veicoli a motore e sui consumi energetici. Nei paesi post-industriali non si sviluppano produzioni industriali tecnologicamente più avanzate, l’unico settore che avrebbe potuto favorire tale sviluppo sarebbe lo spazio, ma l’uomo ha scelto di rinunciarvi. L’Economia globale quindi non può più crescere. I paesi preindustriali non possono più svilupparsi, i flussi migratori diventano inarrestabili; le strutture educative dei paesi sviluppati non sono abbastanza solide, ed il livello culturale generale inizia a decrescere. Le cose vanno anche peggio, perché non esiste una soluzione culturale evolutiva da indicare come obiettivo altamente etico e per cui lottare. I paesi sviluppati sono costretti a limitare i propri consumi e la propria produ¬zione; le possibilità di produzione culturale progressivamente decrescono. L’Economia entra in cicli di crisi sempre più stretti, temporaneamente mitigati da fiammate palliative come telecomunicazioni, giochi di realtà virtuale ed altri elementi che, in tale contesto, non fanno che stornare l'attenzione della gente dalla catastrofe imminente. I mercati decrescono in continuo, il numero delle imprese si riduce di diversi ordini di grandezza. Il sistema finanziario subisce crack ripetuti; la gente non ha più fiducia nelle banche; quantitativi enormi di valuta vengono gettati sul mercato e bruciati dalle crisi ricorrenti. Le principali monete hanno perso credibilità, l’inflazione a due cifre è ormai ritenuta normale, dai commentatori economici, e sempre più spesso si utilizzano l’oro ed altri metalli preziosi per i pagamenti.

La ricerca scientifica viene ripetutamente ridimensionata. Superstizioni e sottoculture antiscientifiche dilagano ovunque, la scienza è ritenuta responsabile del declino della civiltà. Malattie non più contrastate (l’AIDS, ed altre più con¬venzionali come la peste e la tubercolosi) decimano la popolazione dei paesi più  poveri, ed avanzano seppur contrastate anche nei paesi che ancora detengono un sistema sanitario. La specie umana ha difficoltà crescenti a riprodursi. Il numero delle persone viventi scende vertiginosamente. È ormai molto difficile anche avere dati statistici minimamente attendibili, ma si dice che la popolazione umana sia ormai tornata sotto i 5 miliardi di individui, ed il declino continua. Non vengono più sviluppate nuove tecnologie; le tecnologie consolidate diven¬tano rapidamente insostenibili, poiché non vengono più prodotte parti di ricam¬bio. Nessuno ha più interesse a concepire nuove imprese, per mercati che vanno a picco. Nonostante il precipitare del vettore demografico e dei fattori inquinanti, il degrado ambientale non si arresta. Nessuno può dire che direzione prenderà lo sviluppo biologico ed ambientale del pianeta. I cambiamenti significativi saranno apprezzabili sull’arco dei secoli e dei millenni. Mentre alla società civile, per estinguersi, basta molto meno. Poteri autoritari, mafiosi e neofeudali si insediano in quanto rimane delle società umane. Sono gli albori di un’era di barbarie, se non di una nuova età della pietra. Molti sono morbosamente attratti da tale sce¬nario, in cui i comportamenti autoritari e primitivi si sposano alla perfezione con il pensiero ecologista radicale. Ciò che più spaventa, è il disincanto totale e glo¬bale, l’accettazione passiva, da parte della maggior parte della gente, della pro¬spettiva del declino della civiltà, e persino dell’estinzione accelerata della specie, come un destino inevitabile ed irreversibile. Nascono a getto continuo sette mi¬stico-ecoziste, che invocano l’armageddon come punizione divina dei nostri peccati contro la natura. L’intelligenza – come fattore di sopravvivenza – cede sempre più il campo al proprio antenato ancestrale: la forza bruta, l’egoismo, la ferocia. Nessuno ha capito, prima che fosse troppo tardi, che lo sviluppo tecno¬logico non è una variabile sociale indipendente, ma è strettamente legata alla buona volontà, di migliorare la vita di tutti. Non si è capito che l’uomo si inge¬gna, sin da quando ha avuto la prima scintilla di intelligenza, per far star bene la propria famiglia crescente.

Nessuno ha capito che la tecnologia non può esistere, e non ha nessuna possibilità di continuare ad esistere, senza l’amore.

Un millennio di crescita della civiltà

31 dicembre 2032. Un Capodanno di grande felicità, eccitazione e speranza nel futuro! L’OSET ha appena comunicato la sua analisi comparata dell’andamento dell’economia, nel sistema geo-lunare, ed è molto, molto posi¬tiva, ben oltre le pur ottimistiche previsioni che furono formulate un anno fa!

Appena l’OSET ha reso disponibile in rete la sua documentazione aggiornata, ha battuto ogni record di incassi, ed il mercato ha dimostrato parecchio interesse anche nei confronti di altri istituti di analisi dinamica, sorti recentemente, in concorrenza con l’Osservatorio Sociale ed Economico Terrestre, nato ormai vent’anni orsono su iniziativa di alcuni visionari che iniziarono a pubblicare in rete le loro analisi socio-economiche, chiedendo di essere pagati a posteriori, da chiunque avesse tratto beneficio dal loro lavoro, in base al valore effettivo che questo avesse portato alle aziende o ai singoli individui.

Ma veniamo ai dati, che sono semplicemente entusiasmanti! La Moon University, stabilita sul suolo lunare ormai 15 anni fa, è al suo quarto ciclo di lauree quinquennali, e conta oggi 5200 studenti e 3000 ricercatori. È stato calcolato che l’istituto di ricerca, che svolge il suo lavoro stabilmente da 20 anni, ha reso, in scoperte scientifiche e tecnologiche, e nel conseguente sviluppo di nuove produzioni industriali, ormai 2500 volte il pur cospicuo investimento iniziale! Inoltre la colonia lunare si sta avviando a diventare anche un centro produttivo di sicuro avvenire, nel campo dell’energia, delle materie prime da costruzione, ed addirittura di generi alimentari, che – grazie alla ridotta gravità lunare – è in grado di fornire a prezzi estremamente concorrenziali a quasi tutti i clienti nel sistema geo-lunare. Tutti i settori economici sono caratterizzati da una crescita a due cifre. Il numero delle persone e delle famiglie decisamente ricche cresce di conseguenza, e quello dei benestanti cresce in maniera esponenziale. Nuovi mercati nascono tutte le settimane, e le ultime sacche di fame e di sottosviluppo del pianeta sono in via di completo risanamento.

Negli ultimi 20 anni sono nate sulla terra più di 1000 nuove università ed un numero dieci volte superiore di scuole superiori. La maggior parte delle barriere commerciali e culturali sono cadute, ed una vera globalizzazione culturale, che tende a valorizzare le culture locali anziché a sopprimerle, ha cominciato a prendere campo. Molti insegnanti, e molti di coloro che hanno sviluppato significative conoscenze professionali, accettano di buon grado di andare ad insegnare in parti remote del pianeta Terra, che, da quando l’umanità si è espansa nello spazio, riveste sempre più la nozione di casa, per chi ci abita, non importa a quale latitudine. Sul volto della gente, anche e specialmente di quella che non andrà mai nello spazio, si legge un’espressione di pace, e di gioia intima: sanno che esiste un futuro per i loro figli e nipoti. E si chiamano fra di loro “Terrestri”.

L’economia crescente, e l’abbondanza energetica, hanno sdrammatizzato tutti i conflitti: qualche focolaio di ostinata contrapposizione etnico-religiosa continua a persistere, ma è in via di soluzione, e non tiene più il mondo con il fiato sospeso. L’industria che fu chiamata del “Turismo Spaziale” ha battuto anche quest’anno ogni record precedente. Sono ormai 115 gli hotel in orbita geo-stazionaria, in orbita lunare e sulla superficie lunare. In molti casi non si può più parlare di alberghi in senso stretto, ma si tratta ormai di piccole città, in continua espansione. Molte produzioni industriali pericolose ed inquinanti sono collocate in orbita terrestre, in orbita lunare e nei punti di librazione di Lagrange, dove si sono peraltro insediati osservatori astronomici, stabilimenti industriali per prodotti a zero gravità, ospedali e laboratori di ricerca. I rifiuti tossici vengono chiusi in appositi contenitori ed avviati su rotte che li porteranno, magari dopo anni, a bruciare nella fornace solare.

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Figura 3. Il paradigma filosofico della crescita in un sistema aperto

La terra non ha certo risolto i suoi problemi di inquinamento ambientale, ma quantomeno, da almeno 5 anni, molti processi industriali inquinanti sono stati rimossi, non viene prodotto nuovo inquinamento, e tutto questo senza alcun detrimento per l’economia! Quello che da tutti gli analisti viene indicato come il punto di svolta, ha avuto luogo nel 2009, quando Augustine Hoffman, capitano d’industria del petrolio, ha deciso di investire il 50% del suo sterminato patrimonio per creare un impianto orbitale di produzione di energia solare. Intorno alla sua iniziativa si sono rapidamente radunati altri capitali, fino a mettere insieme una piattaforma economica perfino superiore ai sempre più risicati fondi della NASA. Il progetto non ha avuto vita facile, osteggiato dalle altre lobby petrolifere, dalle agenzie spaziali, che vedevano diminuire il loro potere, da governi miopi e privi di iniziativa innovatrice, e da un’opinione pubblica filo-ecologista, ancora convinta che l’energia trasmessa in forma di microonde dallo spazio alla terra avrebbe surriscaldato l’atmosfera, fritto gli uccelli in volo, e chissà che altro. Ma, intorno e grazie a quel progetto, si sono risvegliate energie ed intelligenze senza precedenti, sia per qualità che per quantità. Così, grazie all’inventiva di tanti ragazzi e ragazze di buona volontà, sono state trovate le soluzioni anche per mettere al sicuro gli uccelli… ed a tacere gli ecozisti! L’energia viene prodotta nello spazio, e poi trasmessa, mediante fasci di microonde ad alta concentrazione, a rectenne riceventi poste su enormi palloni posizionati a 40 km, al limite dell’atmosfera. L’energia, stoccata in microcelle accumulatrici, viene quindi portata a terra. Il pallone scarico viene quindi fatto risalire, per ricevere una nuova carica. A terra, l’energia viene subito instradata alle diverse utenze clienti. Il motore a benzina (che ha rischiato al termine della sua lunga carriera di dare alla civiltà umana del 21mo secolo lo stesso contributo negativo che si dice abbiano dato le pentole di piombo all’impero romano) è praticamente sparito dalla faccia del pianeta. Microcelle, fibre ottiche, luce ovunque, il colore dell’oro (colore dell’energia pulita ed illimitata) sono i segni distintivi di questo nuovo rinascimento.

È incredibile lo sviluppo quantitativo e qualitativo di nuove idee che si è avviato, da quando la popolazione residente nello spazio ha cominciato ad aumentare in modo significativo. Il punto di svolta si è avuto quando un numero sufficiente di imprenditori (gente capace di afferrare al volo nuovi vantaggi economici) ha cominciato a rendersi conto che, oltre alle molte difficoltà, lo spazio presenta numerose facilità, rispetto alla terra: mancanza di attrito e mancanza di gravità non sono più vaghe nozioni, ma, per esempio, qualcosa che fa risparmiare enormemente sui trasporti! La mancanza di gravità e la mancanza d’aria fanno sì che tutto ciò che conosciamo sulla terra, in fatto di strutture, di sostegno e di resistenza agli shock sia giurassico… oooh, ragazzi! Ma allora posso tenere insieme ed in forma un’antenna parabolica di 30 metri di diametro utilizzando una struttura leggerissima! Quanto mi costerebbe, al fondo del pozzo gravitazionale, sulla terra, tenere su un’antenna parabolica di 30 metri? E così via… La gente si rende sempre più conto di come l’umanità sia vissuta per centinaia di migliaia d’anni in fondo ad un pozzo. La quantità di coloro che si svegliano fuori dal pozzo, e guardano la meraviglia del mondo là fuori aumenta in maniera esponenziale, e produce meraviglie a getto continuo. Ed ancora siamo lontani dalla massa critica, quando si accenderanno davvero i motori verso la colonizzazione del Sistema Solare! La popolazione umana ha passato i 10 miliardi, e continua ad aumentare. Per la prima volta i sociologi parlano di demografia consapevole, basata sulla speranza nel futuro! La nascita di molte organizzazioni analitiche, che non si basano più unicamente su competenze economiche, ma incrociano cultura umanistica, economica e futurologica ha permesso finalmente di cogliere il nesso fondamentale che esiste tra crescita culturale, numerica e tecnologica, che si sommano nel vettore risultante dello sviluppo civile. È veramente impossibile, anche per i giornalisti più attenti, tenere conto e traccia dell’immane sviluppo della scienza, della tecnologia e delle arti, che avviene in questa parte del Sistema Solare. La difficoltà è accresciuta anche dal fatto che, nel Sistema Geo-Lunare, il concetto di rete di comunicazione così come l’abbiamo conosciuto sin dal finire del millennio scorso, sembra destinato ad andare in crisi. Esperti in comunicazione (sia tecnologi che sociologi) non sono ancora in grado di spiegare se questo si debba a problemi tecnici o di natura sociale, economica o altro. Fatto sta che la rete tende continuamente a spezzarsi in isole, e quindi il paradigma dell’informazione globale in tempo reale, che ci ha deliziato ed ossessionato da 40 anni a questa parte sta finalmente entrando in crisi! E così i giornalisti hanno ripreso a viaggiare, tra la Terra, la Luna e le diverse stazioni orbitali, e non sempre trovano interlocutori disposti all’intervista. Signori, stiamo entrando in un’epoca in cui non sapremo cosa diavolo stanno facendo e cosa pensano quei matti sulla Luna (e domani sugli asteroidi!), nel momento esatto in cui lo fanno e lo pensano! Ma proprio questo, per me, è il bello, anzi, il meraviglioso, di quest’epoca che si apre: quei matti fanno ciò che vogliono, e lo fanno in pace ed in libertà, in uno spazio virtualmente infinito… pensate a quante belle sorprese!

Image: Hubble Captures Spectacular "Landscape" in the Carina Nebula, by NASA Goddard Photo and Video

Vedi anche: La Terra non è malata: è incinta! L'intervista di Estropico ad Adriano Autino

 

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