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La Terra non è malata: è incinta! Intervista a Adriano Autino
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La Terra non e' malata... e' incinta!

Adriano Autino è nato a Moncrivello, nel Vercellese, nel 1949. È cresciuto ed ha studiato a Torino, diplomandosi in Elettronica nel 1969, e frequentando con successo, pur abbandonandola presto, a favore della carriera professionale, la facoltà di Scienze dell'Informazione. Impegnato a sinistra durante gli anni del movimento studentesco e per tutti gli anni ’70, anni in cui ha compiuto i primi passi della sua esperienza professionale, Autino è oggi un piccolo imprenditore nel settore dell’Information Technology e dell’Automazione. Molto impegnato professionalmente sul fronte della qualità e della maturità dei processi di progettazione, ha ideato personalmente prodotti software per la gestione del ciclo di vita del progetto, scritto alcuni saggi, e partecipa attivamente a gruppi di studio e di ricerca sui temi dell’evoluzione degli standard metodologici, in direzione di una semplificazione e di una razionalizzazione degli stessi. Pur cessando nel 1980 l’attività politica militante, Adriano non cessa l’elaborazione in materia sociale, e da’ inizio alla sua riflessione filosofica. Nel 1989 ha avuto l'opportunità di recensire, per un piccolo giornale, il libro "Il dilemma nucleare" del prof. Carlo Rubbia: è l'inizio delle sue riflessioni in materia di sviluppo umano contro la finitezza delle risorse del pianeta Terra. Scrive un saggio, intitolato "Il mondo è finito". Negli anni 93/94 concepisce il progetto di una rivista, chiamata "Tecnologie di Frontiera", che inizierà le sue pubblicazioni nel 1997 in Internet (http://www.tdf.it). Inizia così la discussione con altri studiosi, Inglesi, Statunitensi, e di altri Paesi, in materia di space option e di opzioni globali per la continuazione della civiltà. Prendono così forma alcuni concetti ed un nuovo linguaggio, che i partecipanti cominciano a definire neo-umanesimo ed astro-umanesimo, ricollegandosi all’elaborazione di O’Neill, Ehricke, Tsiolkowsky, ed altri precursori dell’astronautica, come movimento scientifico e filosofico. Nasce, nel 1998, il concetto della Greater Earth. Fin dal 1997, Autino partecipa ai congressi della IAF (International Astronautical Federation), presentando propri paper, sui temi dell’espansione umana nello spazio extraterrestre. Nel 2001, in seguito allo spaventoso tsunami che investì il sud-est asiatico, causando centinaia di migliaia di morti, sente la necessità di reagire, filosoficamente, al nichilismo strisciante, contrapponendo una visione ottimista alle visioni catastrofiste del mondo chiuso e del declino della civiltà: la nostra Terra non è malata: è incinta! L’uomo non è un parassita né un cancro infestante, bensì l’unico agente (la vita intelligente, massima espressione della natura) che ha la possibilità di aiutare la riproduzione del bioma terrestre su altri corpi celesti, ed in installazioni artificiali, nel sistema solare…

La scelta del bellissimo titolo del tuo libro ("La Terra non è malata: è incinta!", qui sul sito dell'editore) non può che far drizzare le orecchie ai lettori di Estropico. Cosa ti ha spinto a scriverlo e che impatto speri di ottenere?

Ho cominciato a pensare alla gravidanza terrestre nel 2001 (che presuntuoso, non mi è bastato ingravidare quella bellissima ragazza che incautamente mi aveva sposato, tanti anni fa… pensare addirittura di ingravidare la Terra!). Da molto tempo i sinceri umanisti non fanno che rodersi il fegato, ogni volta che sentono qualche riverito “intellettuale” ecozista definire il genere umano come un immondo parassita del pianeta. Da tempo quindi mi arrovellavo sulla necessità di contrapporre una visione positiva, umanista, a certe infamie che vengono contrabbandate (e perlopiù supinamente accettate in modo del tutto acritico) per posizioni etiche.

Scrivo, a tal proposito, nel mio libro:

Nel 2001, per il 52mo congresso della International Astronautical Federation, che doveva tenersi a Tolosa, avevo presentato tre abstract per altrettanti “paper”. (..) Uno di questi paper, che poi non fu accettato, si intitolava "Lady Terrestrial Civilization, would you like to have a baby? (A New-Humanistic Ethics for the Space Age)”. Il documento sviluppava proprio questo concetto: la nascita di una Baby Civiltà Solare, data alla luce dalla nostra Madre Terra, ingravidata dal progresso tecnologico e culturale della specie umana. Nel paper si discute il ruolo della pressione, nel processo della gravidanza. La pressione cresce, ed è un processo pericoloso, che può portare ad un aborto disastroso, ed alla morte del bimbo e/o della madre. Però la pressione è utile, ed inevitabile, se si vuole che alla gravidanza segua un lieto evento. Una metafora secondo me molto significativa, decisamente in controtendenza, rispetto alla macabra morale corrente, che vede il pianeta malato, ad opera di noi umani, una specie di parassiti che sta portando la Terra alla rovina. Nella mia metafora, invece, la Terra non è affatto malata: è incinta di un piccolo organismo, una civiltà solare, figlia della civiltà terrestre! Una visione positiva, inneggiante alla vita, alla speranza ed all’amore, anziché alla morte ed al suicidio specifico, come quella ecozista. La metafora, come molte altre idee che nascono e non trovano una via per raggiungere l’opinione pubblica e svolgere la loro funzione gioificatrice, rimase nei bit del mio computer per qualche tempo, accontentandosi di essere citata di tanto in tanto nei miei articoli. Tuttavia, come si può ben comprendere, l’idea scalpitava e non era affatto contenta di questo confino! Così trovò altre vie per venire alla luce anche se, ancora oggi, non ha avuto la pubblicità che meriterebbe. Fiorì nel lavoro del reverendo David Buth, un appassionato sostenitore della teoria Gaiana, concepita da James Lovelock, secondo la quale la Terra è un essere vivente complesso. E, nel gennaio 2005, decisi di commentare lo tsunami che aveva colpito il sud est asiatico il giorno di Santo Stefano 2004, proprio utilizzando tale metafora. E scrissi la mia – discretamente famosa, anche se non raggiunse esplicitamente gli onori della cronaca – newsletter intitolata: “La Terra non è malata: Lei è… incinta!”

La spinta a scrivere questo libro viene comunque da molti anni prima, sin dagli anni ’80, quando iniziai le mie riflessioni in materia di sviluppo umano, prendendo le mosse da un primo tentativo di critica dell’ecologismo anti-tecnologico ed anti-umano. In breve mi resi conto che c’era così tanto da criticare, che occorreva (ed occorre) una vera e propria rifondazione filosofica, su basi solidamente umaniste. Così scrissi un primo volume “Il mondo è finito”, che però l’editore alla fine non pubblicò.

Per rispondere alla tua domanda, “La Terra non è malata, è Incinta!” è per me la pietra fondante di una nuova scuola filosofica, che ovviamente dovrebbe mettere insieme i testi dei maestri del secolo scorso: primi fra tutti Gerard O’Neill e Krafft Ehricke (l’autore de “L’Imperativo Extraterrestre”, “Extraterrestrial Imperative”).

Questo obiettivo – di dare vita ad una accademia filosofica, finalizzata al completamento della rivoluzione copernicana – ha cominciato a compiere i primi passi nel 2009, con la creazione della Space Renaissance Initiative, organizzazione internazionale cui anche il Network dei Transumanisti si è associato.

Nel libro attacchi il malthusianesimo, sottolinei l'errore di considerare la Terra un sistema chiuso e sposi le tesi di Julian Simon, secondo il quale la ricchezza principale del pianeta è la sua popolazione. Con me sfondi una porta aperta, ma queste idee sono purtroppo minoritarie, oggi come oggi. Pensi che la situazione possa cambiare nel prossimo futuro e cosa possiamo fare per incoraggiare questo processo?

Il mondo versa in una confusione totale, dal punto di vista filosofico. I resti marcescenti delle ideologie coercitive del Ventesimo Secolo dominano tuttora, in mancanza di nuove ideologie, che potrebbero unicamente derivare da un’analisi sociale attualizzata, impietosa e priva di qualsiasi compiacimento e nostalgia. Gli orfani dei diversi progetti sociali dell’era industriale hanno via via sposato “nuove” bandiere, credendo di continuare a difendere nobilmente i più deboli (quelli sinistrorsi) o di favorire il libero emergere delle eccellenze (quelle destrorse). La filosofia ecologista si è estesa su ambedue i campi dei reduci, consegnando ad entrambi un viatico ideologico apparentemente nobile, in realtà contrapposto frontalmente a ciò di cui la nostra civiltà, prossima ai sette miliardi di componenti, maggiormente necessita: lo sviluppo. Si tratta quindi innanzitutto di identificare in maniera seria e conseguente il principale avversario ideologico, che senza ombra di dubbio è la filosofia della cosiddetta “decrescita felice”, quale che sia la copertura politica, filosofica o di fede religiosa sotto la quale si presenta. La pace, la libertà, la democrazia hanno bisogno di sviluppo economico. La civiltà ha bisogno di spazio e risorse per la crescita, altrimenti è condannata all’implosione, come ha ben detto il Prof. Stephen Hawking, che mi pare tra l’altro essere un comune riferimento.

La civiltà dei sette miliardi di persone (ma ci pensate all’incredibile vivaio di idee che rappresenta, se solo riusciamo a diffondere un’idea di speranza??!) può trovare risorse, spazio ed energia solo fuori del pianeta, nella regione Geo-Lunare, per cominciare, per estendersi in seguito all’orbita marziana e quindi alla cintura degli Asteroidi.

Nel tuo libro parli del futuro sfruttamento delle risorse dello spazio geo-lunare, della "cornucopia asteroidea" e di come esse apriranno le porte ad una nuova Età d'oro. Come e quando?

Questo è il problema dei problemi, che deriva dalla impostazione filosofica pre-copernicana che a tuttoggi domina la civiltà. In pratica si tratta di creare le condizioni per iniziare a convogliare investimenti su due filoni industriali che possono abbattere il costo terra-orbita e risolvere il problema energetico: il turismo spaziale e l’energia solare raccolta nello spazio. L’impegno maggiore della Space Renaissance International  sarà quello di bucare i muri della comunicazione, e portare questi argomenti nella discussione pubblica a tutte le latitudini.

Prenderemo l’iniziativa e cercheremo ovunque il sostegno per la creazione di Fondi di Investimento Spaziali, che permettano a chiunque di scommettere qualche soldo sul futuro dell’Umanità: molto meglio che investire nei titoli spazzatura. Che ne dite?

Come ebbe a scrivere quel genio della letteratura fantascientifica che era Robert A. Heinlein, quando sei in orbita sei a metà strada per ovunque. Dunque il nostro primo problema non è mandare una missione su Marte, bensì validare le tecnologie per l’accesso all’orbita a basso costo, cosa che le agenzie spaziali non hanno fatto, in quarant’anni, pur spendendo 25 miliardi di dollari all’anno di denaro pubblico. Questo può essere realizzato ripensando completamente il ruolo delle agenzie spaziali, e dando vita a nuovi organismi, capaci di operare commercialmente, avvalendosi di strumenti finanziari adeguati, capaci di convogliare investimenti, che daranno un ritorno agli investitori, su obiettivi ben precisi, a differenza delle tasse, pagate per anni ad occhi chiusi, lasciando decidere ad altri circa il loro impiego.

Se non sapremo imboccare questa strada, molto presto, la nostra civiltà sarà destinata ad un susseguirsi di crisi sempre peggiori, dove le speranze di una ripresa saranno puntulamente deluse, con fallimento di stati a catena, con le conseguenze che possiamo (ormai) facilmente immaginare. 

Personalmente sospetto che la colonizzazione spaziale non sarà una realtà di massa fino a quando non saremo sfuggiti ai limiti della nostra fisiologia, probabilmente al punto di poterci descrivere come essere post-umani. Cosa ne pensi?

Questa è certamente la domanda più intrigante ed interessante dell’intervista, e che ovviamente era logico aspettarsi!

Bene, credo che il mio punto di vista, che spiego dettagliatamente nel libro, a proposito dello status: umano / meno che umano / post umano o trans umano potrebbe dare orgine a discussioni molto interessanti tra di noi. Cerco di riassumere, anche se non è facile, e l’argomento meriterebbe dissertazioni ben più approfondite.

Sostanzialmente credo di vedere la cosa da un punto di vista speculare, rispetto al vostro, il che non significa che, sul piano pratico, non si finisca per concordare su possibili previsioni futurologiche e magari su qualche agenda condivisa. Personalmente, e nel mio libro ne troverete diverse tracce evidenti, ho riflettuto molto su quello che ritengo uno degli equivoci metafisici più negativi, che infesta il mondo da tanto tempo. Si tratta del considerare lo stato umano (imperfetto), in confronto ad uno status divino (perfetto). La metafisica dominante considera gli umani in viaggio tra stato umano e stato divino, dove peraltro lo status divino è irraggiungibile, essendo perfetto.

Secondo me noi umani non siamo ancora del tutto umani, perché non ci siamo ancora liberati di alcuni comportamenti naturali feroci ed aberranti, quali l’omicidio, la tortura, lo stupro, lo sterminio di massa. Benchè sia stato detto da circa tremila anni ‘non uccidere’. Siamo quindi in viaggio tra lo stato animale e quello umano, e l’arrivo alla meta diventa sempre più incerto, se non si aprirà il sistema, e non inizieremo  a sfruttare le risorse del sistema solare. Per come la vedo io, noi non potremo (più) andare definitivamente oltre questi comportamenti inumani finchè  non potremo utilizzare una base di risorse materiali ed energetiche molto maggiore rispetto a quella terrestre. Finchè non acquisiremo finalmente quella che io chiamo una visione3D, essendo finalmente fuori dal pozzo gravitazionale, che ci impone una visione piatta e limitata.

Credo quindi che il genere umano avrà  una possibilità di completare il viaggio tra lo status animale e quello umano solo espandendosi nello spazio, e cominciando ad utilizzare risorse extraterrestri. È ovvio che la nostra forma e la nostra fisiologia cambieranno, una volta che saremo sottoposti ad altre gravità e ad altri ambienti, dove non saremo protetti da un’atmosfera planetaria, e dovremo quindi difenderci dalle radiazioni solari solo grazie alla nostra tecnologia. Sarà un boost scientifico e culturale che non ha precedenti, nella nostra storia.

Per me lo status umano è una qualità etica, e non estetico-fisiologica, dunque esito ad utilizzare concetti di trans-umanesimo, quando penso che il traguardo di uno status pienamente umano è ancora davanti a noi, e non alle spalle.

Paradossalmente, potremo diventare completamente umani (filosoficamente ed eticamente) solo quando perderemo la nostra attuale forma fisica. Mi piace pensare che i nostri pronipoti Lunari, e pro-pro-nipoti Marziani e Lagrangiani delle colonie di O’Neill vorranno considerarsi umani, ed avranno finalmente la possibilità di esserlo, filosoficamente ed eticamente, avendo eliminato definitivamente la paura della fame e della miseria, che ancora ci induce oggi,  primitivamente, per proteggere i nostri cuccioli, alla ferocia nei confronti dei nostri simili e dei loro cuccioli.

Ovviamente, i concetti del transumanesimo – che pure conosco ancora troppo poco – non si limitano al tema della forma fisica, ma comprendono l’insieme delle trasformazioni fisiche e culturali cui andremo incontro, avventurandoci fuori del nostro habitat natale. E qui trovo gli aspetti che maggiormente apprezzo, della vostra filosofia. Mi pare si possa ricavare, dalla vostra elaborazione, che i transumanisti siano decisamente a favore dell’iniziativa scientifica ed ingegneristica, nel processo di adattamento in ambienti diversi dal nostro ambiente natale.

Per fare un caso semplice, ed ovviamente del tutto ipotetico: se quelli che sarebbero poi diventati gli abitanti delle regioni nordiche, prossime al circolo polare artico, avessero a suo tempo avuto a disposizione gli strumenti della bio-ingegneria moderna, avrebbero forse assunto forme e funzionalità diverse, avendo deciso di vivere ed adattarsi ad un ambiente perennemente ghiacciato? E quanto questa possibilità li avrebbe favoriti, nella qualità della loro vita e delle loro possibilità di crescita civile? Finora abbiamo lasciato che fossero i diversi ambienti naturali a modellare il nostro aspetto e certe nostre capacità funzionali. Ma nello spazio (ad esempio sulla Luna, ed ancor più su piattaforme orbitali o lagrangiane), dove, per dirla con Krafft Ehricke man is first, e non vi è alcuna forma di vita precedente, dovremo avere la maturità di, ed avremo l’opportunità di, sperimentare le nostre capacità di adattamento cosciente ad ambienti diversi.

Migliorare la natura non è facile, ed è spesso stato affrontato molto alla leggera, dando per scontato che qualsiasi cosa sarebbe stata meglio dei sistemi naturali. Ovviamente abbiamo dovuto ricrederci, e capire che dovremmo studiare i sistemi naturali con molta maggiore umiltà scientifica, prima di tentare di far meglio. D’altro canto, se l’uomo si fosse sempre uniformato a quello che oggi chiamiamo ‘principio di precauzione’, probabilmente non si sarebbe mai imparato a gestire il fuoco, per non parlare della ruota ed altre ‘diavolerie’ tecnologiche! Ebbene, probabilmente nello spazio, se non saremo in grado di intervenire ingegneristicamente sul nostro adattamento, probabilmente non sopravviveremo. Quindi quello che sulla Terra era un’opzione, là diventerà un obbligo, una delle tante sfide che dovremo capire, accettare e superare.

Quindi, avanti ragazzi, non mollate: ci serve un livello di maturità umana molto superiore a tutto ciò che finora conosciamo!

 

Tecnofascismo? No grazie.

  • Una serie di articoli su sovrumanismo e dintorni e sui motivi che hanno spinto Estropico ad andarsene dalla Associazione Italiana Transumanisti.
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