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Relazioni politiche e futuri tecnologici, intervista a Jamais Cascio
Filosofia - Estropia / Transumanesimo
Jamais Cascio, IEET Fellow

“Quando vedremo una forma avanzata di Intelligenza Artificiale?”
 
Le cose nel tempo si sono evidemente evolute, abbiamo processori più rapidi, una migliore comprensione della morfologia neurale e così via, ma credo che si stia ancora aspettando una specie di "salto di qualità miracoloso". Hai presente quella vignetta con l’equazione alla lavagna e poi la scritta “qui avviene un miracolo” prima del risultato? (vedi immagine, qui sotto) Ancora non ci siamo imbattuti in ciò che potrebbe rappresentare quel miracolo nell’IA, quindi potrebbe presentarsi anche domani. Ma potrebbero anche volerci cinquant’anni. Non penso che l’IA sia fondamentalmente impossibile. Penso in ogni caso che quando produrremo un'intelligenza artificiale degna di questo nome, sarà probabilmente molto diversa da ciò che anche la persona più preparata si sarebbe mai aspettata di vedere. Sarà qualcosa di insolito.

then a miracle occurs

“Perché preoccuparci ora degli impatti che avranno le tecnologie future?”

Perché prepararsi è sempre una buona idea. Perché potrebbe capitare domani, o più realisticamente, nel corso del prossimo decennio. E’ utile pensare a cosa porta lo sviluppare certi tipi di tecnologie intrinsecamente trasformative. Forse  scopriremo che parliamo di IA con argomenti che non si applicano alla macchina autocosciente che finirà con l’emergere, ma che sono invece estremamente utili quando parliamo di fabbricazione molecolare, estensione della vita, o di qualunque altro tipo di sviluppo tecnologico che potrebbe sembrare diverso dall’IA, ma che in fin dei conti ha effetti simili nel ridefinire cosa significa essere umani. Una cosa di cui parlerò un poco, e che penso abbia bisogno di essere discussa maggiormente, è il rendersi conto che queste tecnologie sono intrinsecamente politiche. Che si parli di IA o di fabbricazione molecolare, li possiamo descrivere come gadgets, viti e bulloni, possiamo ammirarne i circuiti, ma le scelte che facciamo su cosa abbandonare e cosa mantenere, le decisioni sul contenuto del codice, e alla fine le scelte che adottiamo su come integrare queste tecnologie nella società, sono di natura politica. Più esplicitiamo l’aspetto politico di queste tecnologie, meglio ne gestiremo le conseguenze quando si manifesteranno.
 
“Pensi che i politici guidino lo sviluppo delle tecnologie che stanno emergendo?”
 
Guidarlo? No. Penso che ne prendano parte? Senz’altro. Ma la politica, secondo me, è più che governare. La politica è questione di relazioni e di potere. Ci sono esempi di impegno politico in ogni settore della società. Negli ultimi tempi, quando parlo delle politiche per l’IA, penso ai tipi di cambiamento che vedremmo nelle relazioni di potere. Quali ulteriori benefici (e quali ulteriori problemi) si presenterebbero ad una vasta gamma di parti coinvolte. Non solo gli scienziati o gli uomini d’affari, ma la gente che lavora e cerca di
vivere una vita normale.
 
“A cosa assomiglia, secondo te, una società post-Singolarità?”
 
E’ qualcosa su cui esito a pronunciarmi, per il semplice fatto che la natura della Singolarità  è qualcosa del tipo: "Ma che diamine!?" Ma definiamo pure la società che otterremo dopo l’arrivo di queste tecnologie trasformative come una società post-trasformazione. Bene, la società che verrà dopo si baserà sulla società che c’era prima. Sembrerà banale, ma è importante ricordarlo perché nelle discussioni su  questi argomenti - specialmente con i cosiddetti Transumanisti Singolaritari o come si comunque si vogliano chiamare - è in auge una posizione tecno-determinista, stando alla quale, una volta che avremo ottenuto la fabbricazione molecolare, il mondo cambierà perché o avremo la democrazia, o il mondo sarà cambiato dal rischio esistenziale di un’apocalisse, ignorando l’impatto del mondo che ha portato allo sviluppo di tali tecnologie. Ma il mondo post-fabbricazione molecolare (FM) sarà pro-democrazia se e solo se nel mondo precedente l’arrivo della FM questo trend si sarà già manifestato, se cioè ci saremo già mossi verso una maggiore democratizzazione. Il mondo post-FM sarà blindato e imbrigliato dal digital rights management [gestione dei diritti digitali, Ndt], o dal “molecular rights management”, [gestione dei diritti molecolari, Ndt] una frase, quest'ultima, che dovrei brevettare! Dicevo, sarà imbrigliato da lucchetti, se questi preesistevano alla tecnologia. Assistiamo ad un vero scontro, oggi, tra coloro che vogliono aprire il futuro e coloro che vogliono chiuderlo, regolarlo, controllarlo. E tengo a precisare che quando dico ”regolarlo” non intendo “gestirlo in modo sicuro e responsabile”. Mi riferisco al controllo su chi può avere accesso al futuro e chi no. Io sposo decisamente la causa del futuro aperto. Mi aspetterei che la maggior parte delle persone qui concordino con me. Ma temo anche che ben poche persone si siano prese il tempo di riflettere sulle diverse implicazioni di un mondo aperto o chiuso, e quanto questo condizioni la direzione che il mondo prenderà dopo che queste tecnologie trasformative saranno arrivate.
 
“Il futuro ti spaventa?”
 
Se il futuro mi spaventa? Sì, mi dà i brividi. E mi meraviglia. E mi fa orrore. E questo perché la gente mi suscita sia meraviglia che orrore. Bruce Sterling, lo scrittore di fantascienza, il pensatore, il designer, coglie bene il punto. Sterling dice che il futuro non è un sostantivo, è un verbo. E’ il viaggio, non la destinazione. Penso che più ci ricordiamo che il futuro è qualcosa che creiamo continuamente, più probabilmente ricorderemo che dobbiamo essere consapevoli di cosa stiamo creando e sforzarci di costruire un futuro vivibile e piacevole per tutti.
 
“Sostieni il Singularity Institute for Artificial Intelligence (SIAI)?”
 
Probabilmente, in rete sono conosciuto soprattutto come il co-fondatore di WorldChanging.com, un sito Web che si concentra sugli strumenti, sui modelli e sulle idee necessarie a costruire un futuro migliore. E’ un sito ambientalista, ma in realtà si interessa anche dei rapporti tra ambientalismo, sviluppo globale, tecnologia e reti sociali. Tutti questi strumenti e concetti diversi, spesso considerati negativamente, hanno invece un potenziale positivo, se si considera come sono fra loro collegati. E’ da lì che vengo. Penso agli impatti della tecnologia, ai rapporti tra società e tecnologia da molto tempo. Sono stato un futurologo di professione per ormai 15 anni. La mia considerazione sull’operato del SIAI è che, a prescindere da come definisci ”Singolarità ” e da quanto attivamente rifiuti o sposi la causa dell’IA, desidera essere responsabile. Desidera individuare sia i rischi che i benefici, e capire cosa fa la gente per assicurarsi che i rischi siano ridotti e i benefici portati al massimo. Sono completamente dalla loro parte. Il dottor Jonas Salk, l’inventore del vaccino antipolio, una volta disse che la domanda più importante da porsi sia: ”Stiamo agendo da buoni antenati?” Ecco, io penso che il SIAI sia una di quelle poche organizzazioni che abbiano come scopo fondamentale quello di essere buoni antenati.


Traduzione in italiano di Michele Gianella. 
Video e audio originali sono disponibili sul sito del Singularity Institute:
Video; audio (mp3).
Trascrizione originale, su Future Current:
Political Relationships and Technological Futures

Ci scusiamo di ogni eventuale errore di traduzione, e vi invitiamo a segnalarcelo.

 

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