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L'idea dell'immortalità terrena. Una nuova sfida per la teologia. Perché i cattolici possono sostenere l'obiettivo transumanista dell’allungamento della vita, contributo di Max More
Filosofia - Estropia / Transumanesimo

L'onestà intellettuale è estremamente importante per me. Pertanto, devo dire subito di non essere religioso. Come fondatore del movimento transumaneista moderno, sono un razionalista e non vedo buone ragioni per credere all'esistenza di un essere che è onnipotente, onnisciente e perfettamente buono. Allo stesso tempo, ho studiato e capisco la religione in generale e la fede cattolica in particolare. Ho studiato e insegnato filosofia della religione, per molti anni presso il Mount St. Mary's a Brentwood, in California, e ho avuto molte discussioni con molti studenti cattolici della Facoltà di Filosofia. Inoltre, ho un enorme rispetto per San Tommaso d'Aquino - senza dubbio il più grande di tutti i teologi cattolici.

Per Tommaso d'Aquino, fede e ragione sono compatibili e dovrebbero portarci alle stesse risposte, purché usiamo con attenzione il dono divino della ragione. Questa è una parte fondamentale della filosofia Scolastica, e sono attratto dalla sua miscela di sapienza rivelata e di filosofia aristotelica per diversi motivi, il principale dei quali, nel contesto del dibattito qui in corso, è la sua etica della virtù. E' da un punto di vista dell’etica della virtù, nell’ambito dello sviluppo umano, che sosterrò che i cattolici dovrebbero adottare un atteggiamento generalmente favorevole verso il transumanesimo e, in particolare, verso il perseguimento dell’estensione delle aspettative di vita massime.

Sia i teologi cattolici che altri pensatori sono stati a lungo forti difensori della sacralità della vita. Si sono opposti all’aborto e al ricorso al suicidio. L'obiettivo transumanista dell’allungamento della vita è del tutto coerente con questa presa di posizione pro-vita. Devo dire, a questo punto, che io preferisco il termine "vita estesa" (o “vita di durata indeterminata" o "senza età") al termine "immortalità fisica", in quanto sono tutt’altro che sicuro che l'immortalità vera e propria – cioè una vita che duri, letteralmente, per sempre - sia possibile. Anche se vivessimo fino al decadimento, o all’implosione, dell'universo che ci attende in un lontano futuro, la nostra vita sarebbe pur sempre infinitamente più breve dell’eternità. Un trilione di anni non è che una frazione infinitesima di essa.

Anche se riusciremo, come credo accadrà nei prossimi decenni, a comprendere appieno e a controllare il processo dell’invecchiamento, le nostre aspettative di vita continueranno ad essere limitate da fattori quali incidenti, omicidi e guerre. In un mondo senza invecchiamento, è probabile che ci concentreremo sul continuare a ridurre il tasso di mortalità, ma per un qualsiasi dato periodo di tempo – si tratti di un anno, un secolo, o un millennio – dovremo continuare ad affrontare una certa probabilità di morte. Con il termine "morte", mi riferisco ad una morte fisica permanente, la perdita di continuità personale al di là del punto in cui può essere restaurata dalla scienza medica corrente.

L’immortalità fisica intesa letteralmente, quindi, probabilmente non è un'opzione praticabile. Ma l’assenza dell’invecchiameno, o aspettative di vita indeterminate, lo potrebbero essere. Un significativo e crescente numero di gerontologi vede queste prospettive come obiettivi realistici. In parte, è per questo motivo che sostengo che l'immortalità non è veramente l'obiettivo per la maggior parte di noi transumanisti. L'obiettivo sono le aspettative di vita senza limiti. Il nostro obiettivo è di migliorare continuamente noi stessi e di migliorare le nostre capacità, il che rende il decadimento tipico dell'invecchiamento e la morte involontaria nostri nemici mortali. Vogliamo vivere sia ora che in un futuro indefinito. Ma non possiamo essere sicuri che vorremo continuare a vivere in un lontano futuro. Forse, dopo secoli o millenni, sceglieremo di ripristinare il processo di invecchiamento e di permettere che la nostra vita fisica raggiunga la sua fine (e ritengo che la filosofia morale cattolica non vedrebbe ciò come un suicidio, ma come la scelta di passare alla vita dopo la morte.)

I transumanisti vogliono estendere radicalmente la propria vita come parte di una filosofia che afferma il continuo miglioramento di noi stessi, un miglioramento non solo intellettuale ed emotivo, ma anche morale e spirituale. Questo obiettivo mi sembra sia coerente con il punto di vista cattolico sulla virtù e sul dovere degli esseri umani di servire e glorificare Dio. Ciò non sarebbe il caso se ci fossero dei passaggi, nella Bibbia - e in particolare nel testo letterale del Nuovo Testamento – nei quali fosse scritto che vivere più a lungo sia contrario alla volontà di Dio, o ai suoi piani per noi. In realtà, non c'è nulla, nella Bibbia, che rifiuti il prolungamento della vita fisica. La Bibbia sembra essere neutrale su questo tema.

Potremmo persino interpretare [alcuni passaggi della Bibbia] come favorevoli [all’estensione della vita], sulla base dell’età raggiunta da molte persone in essa descritte. Un importante sforzo per combattere l'invecchiamento fisico è gestito dalla Methuselah Foundation (o Fondazione Matusalemme), dal nome di un uomo noto per aver vissuto per 969 anni, superando di poco molti altri, tra i quali Iared (che visse fino a 962 anni) e Noè (che raggiunse i 950 di età). La persona più longeva per la quale esistano documenti affidabili, nella storia moderna, è stata Jeanne Calment, che morì all'età di 122 anni e 164 giorni. La Bibbia cita non meno di 33 persone che vissero oltre l'età di 123 anni. Sia che prendiamo queste età letteralmente o metaforicamente, la Bibbia sembra suggerire che le nostre aspettative di vita attuali non sono lunghe come quelle di persone chiaramente favorite da Dio. E perché una vita di 78 anni dovrebbe essere più privilegiata e accettata delle aspettative di vita passate di 40 o addirittura di 30 anni?

In altre parole, la longevità media degli esseri umani è cambiata molto nel corso del tempo. Non vi è alcun motivo per accettare lo stato attuale delle cose come unicamente giusto o divinamente comandato. La Chiesa cattolica non ha alcuna obiezione alla marcia storica del progresso tecnoscientifico che ha gradualmente ridotto il tasso di mortalità ed esteso la nostra vita. Non solo: i cattolici tendono a sostenere gli sforzi tesi ad alleviare le sofferenze delle malattie e dell'invecchiamento, e la manutenzione e la cura del sano e vigoroso corpo donatoci da Dio.

La Chiesa cattolica non dovrebbe avere problemi nel sostenere l'estensione delle aspettative di vita, non solo quelle medie, ma anche quelle massime. Almeno dai tempi di Pio XII e della sua enciclica Humani Generis, nel 1950, è chiaro che non vi è alcun conflitto tra la teoria dell’evoluzione e la dottrina della fede per quanto riguarda l'uomo e la sua vocazione. Come disse Papa Giovanni Paolo II: "Oggi, più di mezzo secolo dopo la comparsa di tale enciclica, alcune nuove scoperte ci portano verso il riconoscimento dell’evoluzione come più di una ipotesi". Ciò è particolarmente importante nel contesto di questo dibattito, in quanto la durata massima della vita umana è un prodotto di un’evoluzione moralmente arbitraria, non il risultato di un editto divino che sia mai stato a noi comunicato. Invecchiamento, senescenza biologica e morte sono i prodotti dell’evoluzione. Come tali, non hanno uno status morale speciale, naturalistico o divino che sia. L'invecchiamento è essenzialmente una malattia. Risulta dal fallimento dei nostri meccanismi biologici evolutisi per la riparazione cellulare. Siamo stati dotati di capacità razionali uniche sul pianeta. Non vedo alcuna ragione per cui non dovremmo dirigere tali facoltà razionali verso il miglioramento di ciò che la natura ha così meravigliosamente, ma imperfettamente creato. L'obiettivo, naturalmente, non è un periodo prolungato di decrepitezza, ma un lungo periodo di vita sana e vigorosa.

La ricerca anti-invecchiamento mira ad alleviare le sofferenze e le infermità. La senescenza non è una condizione divinamente decretata. Il semplice riconoscimento di queste due realtà sarebbe, da solo, motivazione sufficiente per il sostegno della Chiesa cattolica agli sforzi della ricerca anti-invecchiameno. Ma esistono anche argomenti positivi per la lotta contro le lesioni causate dell'invecchiamento e contro l'inevitabilità della morte biologica. Uno di essi può essere visto nell’esempio di Gesù, il quale più volte ci ha esortato a "fare come ho fatto io". Gesù non dice, di fronte alle debolezze fisiche e alla malattia, "il Padre mio lo ha comandato. Accetta la tua sofferenza e la morte imminente."Al contrario,una parte fondamentale della missione di Gesù fra noi fu proprio il guarire i malati e persino il resuscitare i morti.

Ciò implica che, mentre la sofferenza può avere un valore, il tipo di soffernza involontaria e senza colpa imposta da senescenza e malattia non è di per sé nobile. Possiamo ammettere che la sofferenza può migliorarci e può avere un ruolo importante nella nostra vita, senza per questo accettare ogni tipo di sofferenza. La sofferenza ha molte forme, quindi il ridurre o addirittura eliminare la sofferenza causata da invecchiamento e morte lascia ancora molto spazio per un ruolo salutare o redentivo della sofferenza.

I cattolici, quando confrontati da malattia e sofferenza non esitano a sostenere la ricerca medica, allo stesso tempo accudendo ai bisogni spirituali di chi soffre. Io credo che, man mano che diverrà sempre più possibile prevenire e curare le malattie dell'invecchiamento, la nostra responsabilità morale di portare sollievo in questo modo aumenterà. Estendere la durata massima della vita umana non è parso possibile fino ad anni recenti. Ora che si accumulano le prove che dimostrano la possibilità di combattere efficacemente l'invecchiamento e l'inevitabilità della morte biologica, mi aspetto che la Chiesa sosterrà attivamente, o condurrà, tali ricerche.

Un'ultima osservazione: Dal punto di vista specificamente cristiano, l’allungamento delle aspettative massime di vita, in condizioni di buona salute, al di là del limite corrente di circa 123 anni, avrebbe un altro grande vantaggio: offrirebbe più tempo per sviluppare le virtù, per fare opere buone, per servire Dio, e per salvare anime. Questo, da solo, mi sembra motivo sufficiente per sostenere con forza la ricerca che mira ad ottenere corpi senza età e aspettative di vita indefinite. Pochi, anche fra i più ottimisti transumanisti, si aspettano il che mondo potra’ mai essere perfetto. Nella misura in cui il mondo manterrà tale imperfezione - di gran lunga inferiore alla perfezione al Cielo - una vita più lunga nel mondo fisico potrebbe forse essere considerata come una forma più lieve di Purgatorio. Essa può essere vista come una benedizione divina: la possibilità di continuare a migliorare se stessi, fare opere di bene per riscattare se stessi, per glorificare Dio, e per guadagnarsi un posto in Paradiso.


Il sito di Max More.

La versione originale inglese, sul blog di More: Why Catholics Should Support the Transhumanist Goal of Extended Life


Per altro materiale sul tema, torna alla pagina dello speciale di Estropico dedicato alla Settimana Teologica di Pistoia: L'idea dell'immortalità terrena. Una nuova sfida per la teologia.

 

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