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L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia. L'evoluzione nelle mani dell'uomo. Intervento di Aldo Schiavone
Filosofia - Estropia / Transumanesimo

Settimana Teologica, Pistoia, 8 settembre 2009
Seconda Giornata
Intervento di Aldo Schiavone (sintesi)


La specie che siamo, cioè l’Homo sapiens sapiens, in trentamila anni non è cambiata dal punto di vista biologico, cognitivo, etc. E’ rimasta intatta. E’ la specie umana.

Negli ultimi anni però c’è stata un’accelerazione sempre più veloce in un altro senso. Biologicamente siamo stati e siamo fermi; dal punto di vista della storia dell’intelligenza umana, invece, è successo di tutto, è successo qualcosa di sconvolgente. Attraverso la tecnologia, l’intelligenza sta acquistando la potenzialità di intervenire e incidere sulla struttura biologica dell’uomo che era considerata immodificabile, e ogni giorno propone nuovi progressi.

Noi ce ne accorgiamo in modo indiretto, ascoltando distrattamente una notizia oggi e una domani. Queste scoperte puntiformi però vanno tutte verso una stessa direzione, verso un’unica meta che diventa ogni giorno più chiara: che l’uomo con la tecnologia può trasformare biologicamente se stesso.

Ci dobbiamo preparare ad un’epoca - assai imminente - in cui la nostra forma biologica (la cognizione, l’intelligenza, il piano anatomico...) acquisirà la forma che noi intendiamo darle. Sarà come noi vorremmo che sia. Il principio: “siamo come la natura ci ha fatto” non varrà più. La forma biologica sarà il risultato di quello che noi vogliamo, sarà conseguenza delle nostre scelte.

È l’uscita del biologico dal “naturale” e il suo ingresso nello “storico”. È l’evento più grande da quando la storia umana è iniziata: non c’è evento comparabile. E noi, distratti da tutti gli altri fatti, non ne siamo coscienti.

Per questo, le generazioni future avranno responsabilità enormi. Noi abbiamo il dovere di prepararle e il primo passo per farlo è prenderne conoscenza.

Qual è il ruolo della Chiesa in questo processo?

Pur da non credente, penso che la nostra civiltà abbia il bisogno della riflessione cristiana per affrontare il problema. E credo anche che la Chiesa deva fare un passo in più per poterlo affrontare, superando un atteggiamento di chiusura per trasformarlo in piena accettazione.

Fondamentale in ciò è il concetto di “natura”.

Troppe volte la Chiesa tende ad usare un tale concetto in un senso non più adeguato al presente. Lo riveste di una sacralità che comporta il non poterla toccare e il non poterla violare. Insegna che l’uomo e la tecnica devono stare al di qua di questa soglia. Credo che sia un atteggiamento che non ci prepara al nuovo e non prepara la Chiesa stessa ad avere un ruolo importante in questo processo.

La natura – non va dimenticato – è sempre stata violata dall’uomo. Oggi la nostra vita e ogni nostra azione non hanno più nulla di naturale. È tutto storia, è tutto trasformato dall’umanità.

Considerare la natura come confine invalicabile e concepire l’uomo in stato di minorità rispetto alla natura è frutto solo di una visione pessimistica dell’umano. Dietro c’è un’antropologia pessimistica.

Ma perché i cattolici pensano così? Perché non accettano fino in fondo la libertà dell’uomo? Secondo me occorrerebbe un Cristianesimo che sappia stare accanto all’uomo padrone del proprio destino.

Questo significa che l’uomo debba fare quello che vuole? No! L’uomo avrà potenzialità illimitate di scelta, ma dovrà decidere responsabilmente. Questo richiede un’enorme iniezione di eticità. Per questo si ha bisogno del Cristianesimo, purché accetti questa situazione e non cerchi di allontanarla da sé.

Quando saremo in condizioni di farlo, tutti potremo fare ciò che vorremo? Questo no: ci sono dei valori superiori che vanno rispettati. Il principale di essi è l’unità dell’umanità: ogni trasformazione potrà essere accettata solo nel momento in cui essa potrà essere goduta da tutta l’umanità, altrimenti romperemo quell’unità che è un valore troppo importante.



Mi piace pensare a un Cristianesimo che conviva con un uomo veramente libero e padrone del proprio destino e non a una Chiesa che dica sempre: “non infrangere, non violare, non superare la soglia”.

Perché questa padronanza di noi stessi non può coincidere con il progetto divino? Un uomo veramente libero sente più forte la voce della divinità dentro se stesso.


Per altro materiale sul tema, torna alla pagina dello speciale di Estropico dedicato alla Settimana Teologica di Pistoia: L'idea dell'immortalità terrena. Una nuova sfida per la teologia.

 

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