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Verso un futuro senza età. Il 14mo capitolo di Ending Aging, di Aubrey de Grey e Michael Rae
Tecnoscienza - Longevismo

Il biogerontologo Aubrey de Grey ritiene che molti di coloro oggi viventi potranno raggiungere i mille anni di età ed evitare i problemi di salute legati all'invecchiamento. In questo estratto dal suo "Ending Aging" ci spiega come.  

Ho una confessione da fare. Nella parte del libro in cui ho illustrato i dettagli di SENS (dal capitolo 5 al capitolo 12) ho omesso un fatto piuttosto importante - un'omissione che i miei lettori biologi avranno probabilmente notato. Affronterò tale omissione in questo capitolo, sulla base di una riflessione che ho introdotto in un contesto apparentemente molto circoscritto, verso la fine del capitolo 9.  

Si tratta di questo: le terapie che svilupperemo entro un decennio nei topi da laboratorio e quelle che potrebbero arrivare anche solo un decennio o due più tardi per l'uomo, non saranno perfette. Senza ulteriori sviluppi, e indipendentemente da quanto frequentemente e accuratamente applicheremo tali terapie, all'interno dei nostri organi rimarrà un residuo accumulo di lesioni. Eventualmente, saremo ancora soggetti al declino tipico dell'invecchiamento e, in seguito, alla morte, così come lo siamo ora. L'unica differenza sarà che ne saremo vittime ad un'età più avanzata, ma non di molto: probabilmente guadagneremo solo dai 30 ai 50 anni.  

Ma gli ulteriori sviluppi non mancheranno. In questo capitolo spiegherò cosa cambierà e per quali motivi prevedo che, come forse avrete già sentito da altre fonti, molte persone oggi viventi vivranno fino ai mille anni di età e che anche allora non avranno problemi di salute legati all'invecchiamento.  

Comincerò illustrando perché non è realistico aspettarsi che le prime terapie saranno  perfette.  

L'evoluzione non lascia appunti  

Ho sottolineato, nel capitolo 3, che il corpo è una macchina e che questo è sia il motivo per cui invecchia, sia il motivo per cui, in linea di principio, può essere salvaguardato  indefinitivamente. Ho paragonato il corpo umano alle auto d'epoca, le quali possono essere sottoposte a periodica manutenzione allo scopo di tenerle in perfette condizioni anche a 100 anni dall'uscita dalla fabbrica, con le stesse tecnologie di manutenzione utilizzate 50 anni fa, cioè quando erano già in circolazione da  molto più di quanto i loro stessi progettisti avrebbero sperato. Anche altri e più complessi macchinari possono essere preservati all'infinito, ma i costi e le competenze necessari fanno in modo che ciò, in pratica, non accada, in quanto è più semplice sostituire il macchinario in questione. Tutto ciò sembrerebbe indicare che che le prime terapie che riusciranno a posporre la vecchiaia di qualche decennio saranno sufficienti a posporla indefinitamente.  

Ma in realtà tutto ciò è troppo ottimistico. Quello che possiamo dedurre con un minimo di certezza da un confronto con le auto d'epoca e altri macchinari, è che un insieme di terapie che ripari veramente tutte le lesioni causate dall'invecchiamento è fattibile, in linea di principio, non che sia certo. Infatti, tornando alle terapie descritte in questo libro, notiamo una netta differenza con la manutenzione necessaria per le macchine: queste terapie si concentrano sugli effetti collaterali del metabolismo (i quali, inizialmente, presentano pochi problemi), minimizzando l'impatto sul metabolismo stesso. La manutenzione di una macchina, invece, può comportare l'aggiunta di ulteriori elementi  (carburante o lubrificanti, per esempio). Questo tipo di manutenzione funziona con le macchine  perché noi sappiamo esattamente come sono fatte, per cui possiamo essere sufficientemente sicuri che il nostro intervento non avrà effetti collaterali imprevisti. Ma con il corpo - anche quello di un topo da laboratorio - ignoriamo ancora troppi dettagli. Dobbiamo quindi sforzarci di interferire il meno possibile.  

Tutto ciò ha un'impatto sull'efficacia delle terapie, in quanto anche intervenendo su sempre più aspetti dell'invecchiamento, potete scommettere che altri, nuovi aspetti saranno scoperti. Questi nuovi fattori - l'ottavo e quelli  successivi, da aggiungere alla lista dei "sette volti dell'invecchiamento" elencati in questo libro - non sarebbero letali a quella che oggi sarebbe un'età normale, perché se così fosse li avremmo già incontrati, ma saranno letali eventualmente, a meno che non si trovi una soluzione anche per loro.  

E i volti dell'invecchiamento di cui dobbiamo preoccuparci non sono pochi. All'interno di ciascuna delle sette categorie esistenti, ci sono alcune sottocategorie che sarà più facile risolvere rispetto ad altre. Per esempio, ci sono molti "crosslink", chimicamente diversi fra loro e responsabili per l'irrigidimento delle arterie. Alcuni di essi possono essere eliminati con ALT-711 e molecole simili, ma altri avranno sicuramente bisogno di più sofisticati agenti che non sono ancora stati sviluppati. Un altro esempio: l'eliminazione del DNA mitocondriale, inserendone copie modificate nel cromosoma della cellula, richiede avanzate terapie geniche, ma ad oggi non abbiamo un sistema di erogazione (un "vettore"), che possa facilmente accedere a tutte le cellule. Di conseguenza, almeno per il futuro prossimo, saremo probabilmente in grado di proteggere solo alcune tipologie di cellule dalle mutazioni del DNA mitocondriale. Saranno necessari vettori molto migliori se vorremo intervenire su tutte le cellule.  

In pratica, quindi, le terapie che ringiovaniranno di vent'anni un sessantenne non funzioneranno altrettanto bene alla seconda applicazione. Quando queste terapie saranno applicate per la prima volta, il paziente avrà accumulato 60 anni di lesioni "facili" (cioè del tipo che le terapie saranno in grado di rimuovere), ma avrà e anche accumulato 60 anni di danni "difficili". Quando i beneficiari di queste terapie saranno riportati ad essere sessantenni, dal punto di vista biologico (supponiamo che ciò succeda quando saranno cronologicamente ottantenni), le lesioni presenti nei loro corpi consisteranno di 20 anni di lesioni "facili" e di 80 di lesioni "difficili". Così, le terapie potranno solo ringiovanirli di molto meno, diciamo di dieci anni. Di conseguenza, dovranno sottoporsi al terzo trattamento molto prima, ed esso darà ancor meno benefici... Ben presto, proprio come Achille e la tartaruga nel paradosso di Zenone, sarà l'invecchiamento a vincere la corsa. Vedi Figura 1.  

ending aging fig. 1

Figura 1. La continua diminuzione dei ritorni causata dalla ripetuta applicazione di un regime di ringiovanimento. 

Nei capitoli 3 e 4, ho spiegato come, per quanto controintuitivo possa essere, il ringiovanimento può, in pratica, essere più semplice del rallentamento dell'invecchiamento. Ora è il momento di introdurre un elemento ancora più controintuitivo: anche se sarà molto più difficile raddoppiare le prospettive di vita di un essere umano di mezza età, rispetto al raddoppiare le aspettative di vita di un topo di laboratorio di mezza età, moltiplicare quelle restanti aspettative di vita di dieci o trenta volte  sarà molto più facile per l'uomo che per i topi.  

Le due velocità della tecnologia  

Passerò ora brevemente dalla scienza alla storia della scienza, o più precisamente alla storia della tecnologia.  

L'interesse per il volo esiste dagli albori della storia: il desiderio di volare è antico quanto il desiderio di vivere per sempre. Eppure, con l'eccezione dei risultati non confermati di Dedalo e Icaro, nessun progresso in questo settore è stato raggiunto fino a circa un secolo fa - o due secoli, se prendiamo in considerazione le mongolfiere (in realtà solo i dirigibili dovrebbero essere inclusi, dato che possono controllare la propria direzione di marcia, ed essi sono apparsi intorno allo stesso periodo in cui apparvero i primi aeroplani). Nel corso dei secoli precedenti, scienziati quali Leonardo da Vinci studiarono varie macchine volanti e dobbiamo presumere che fossero convinti che i loro progetti potessero essere realizzati nel giro di  pochi decenni (al massimo). Ma si sbagliavano.  

Da quando i fratelli Wright presero il volo a Kitty Hawk, tuttavia, le cose sono state curiosamente diverse. Dopo aver compreso le regole di base del volo, il settore dell'aviazione ha raggiunto sempre maggiori altezze (sia letteralmente che metaforicamente!) e a passo spedito. Ecco una selezione delle pietre miliari: Lindbergh attraversò l'Atlantico 24 anni dopo il primo volo; 22 anni dopo apparve il primo jet commerciale (Comet); il primo aereo di linea supersonico (Concorde), arrivò dopo altri 20 anni.  

Questo stridente contrasto tra innovazioni fondamentali e miglioramenti incrementali degli stessi è a mio parere tipico della storia della tecnologia. Inoltre, mi pare che ciò non debba sorprendere, dato che stimare la difficoltà di realizzazione dei progressi fondamentali è più difficile, sia scientificamente che psicologicamente.  

Cito tutto ciò, naturalmente, in quanto indica quale sia il probabile progresso futuro delle terapie di allungamento della vita. Proprio come ci siamo sbagliati, per secoli, sulle difficoltà del volo, ma alla fine siamo riusciti a realizzarlo, così ci sbagliamo, da tempo immemorabile, sulle difficoltà del combattere l'invecchiamento, ma alla fine realizzaremo anche quello. Proprio come siamo stati in grado di progettare aeromobili sempre migliori, dopo aver visto il primo in azione, così possiamo prevedere che saremo altrettanto affidabili nel trovare metodi sempre più efficaci per riparare le lesioni dell'invecchiamento, una volta superata quella prima barriera.  

Questo non significa che sarà facile. Ci vorrà del tempo, così come è stato per passare dal volo dei fratelli Wright al Concorde. E questo è il motivo per cui, se vuoi vivere fino a 1000 anni, puoi ritenerti fortunato di non essere un topo. Esaminiamo questo scenario un passo alla volta.  

Supponiamo di sviluppare delle affidabili terapie di ringiovanimento per i topi entro il 2016 che ci permettano di prendere qualche una dozzina di topi di due anni d'età e di triplicarne le residue aspettative di vita. Queste [prima dell'intervento] sarebbero di un anno. Ciò significa che, invece di morire nel 2017, essi moriranno nel 2019. O forse no - in quanto potremmo sviluppare delle terapie migliori, entro il 2018, le quali ci permattano nuovamente di triplicare la loro aspettative di vita residua (le quali, a quel punto, saranno di nuovo di un solo anno). Ma si ricordi che questo secondo trattamento sarà più difficile del primo: la somma totale delle lesioni accumulate potrà anche essere allo stesso livello di quando ricevettero le prime terapie, ma una percentuale più elevata sarà di tipologie che quelle prime terapie non poterono curare. Di conseguenza, saremo in grado di triplicare nuovamente le loro aspettative di vita solo se le terapie che avremo a disposizione nel 2018 saranno notevolmente più potenti di quelle del 2016. E ad essere onesti, riuscire a migliorare sostanzialmente le terapie in questione in soli due anni, sembra piuttosto improbabile. In pratica è plausibile che i progressi ottenibili in due anni siano talmento scarni da poter essere considerati pari a zero. Così, nonostante i nostri sforzi, i nostri eroi murini moriranno nel 2019 (o nel migliore dei casi nel 2020).  

Ora, invece, supponiamo di sviluppare delle affidabili terapie di ringiovanimento per gli esseri umani entro il 2031, di prendere qualche dozzina di sessantenni e di raddoppiare i loro rimanenti 30 anni di aspettative di vita. Quando tornassero da noi per una seconda serie di trattamenti, diciamo nel 2051, essi sarebbero di nuovo sessantenni (biologicamente), nonostante il fatto che, cronologicamente, sarebbero ottantenni. A quel punto avranno bisogno di terapie più potenti, così come nel caso dei topi di laboratorio nel 2018. Fortunatamente per loro, avremo avuto non due, ma vent'anni di tempo, per migliorare le terapie. E vent'anni sono un periodo di tempo considerevole per una tecnologia, al punto che sembra ragionevole sperare che saremo riusciti a migliorare sufficientemente le terapie del 2031, al punto che i nostri ottantenni potranno essere riportati da un'età biologica di 60 o 40 anni, o anche meno, nonostante il fatto che, rispetto al 2031, abbiano accumulato ulteriori lesioni di tipologie più difficilmente curabili. Quindi, a differenza dei topi, questi individui avranno a loro disposizione altrettanti anni (20 o più) prima di avere bisogno di terapie di terza generazione, cioè quanti ne avevano prima di ricevere le terapie di seconda generazione.  

E così via ... (vedi Figura 2)  

ending aging fig. 2

Figura 2. Come evitare i ritorni decrescenti descritti nella Figura 1 tramite ripetute applicazione di un regime di ringiovanimento che sia ogni volta sufficientemente più efficace rispetto alla precedente applicazione.  

La velocità di fuga della longevità  

La conclusione chiave dello scenario sopra descritto è che, una volta attraversata la soglia rappresentata da un certo tasso di progresso biomedico, potremo tenere a bada indefinitamente l'invecchiamento. Tale tasso di progresso non è plausibile per i topi di laboratorio, ma lo è per l'uomo. Se saremo in grado di rendere le terapie di ringiovanimento sufficientemente robuste da concederci il tempo necessario a renderle ancora più efficaci, otterremo il tempo necessario a renderle ancora più efficaci, il che a sua volta… e così via. Tutto ciò ci consentirà di sfuggire indefinitivamente al declino connesso all'età, indipendentemente dalla nostra età cronologica. Utilizzerò il termine "velocità di fuga della longevità" (VFL) per descrivere questo concetto. [1]  

Una caratteristica della VFL che vale la pena sottolineare è che se ad un certo momento  riusciremo a migliorare le terapie più velocemente di quanto sia necessario, potremo poi affrontare, senza preoccuparci troppo, un momentaneo rallentamento dei progressi. E' solo il tasso medio di progresso, a partire dalle prime terapie che offriranno venti o trent'anni supplementari, che deve restare sopra la soglia della VFL.  

Per chiarire il concetto, proverò ad illustrarlo in termini di condizioni fisiche del corpo. In questo libro, considero l'invecchiamento come l'accumulo di "lesioni" molecolari e cellulari di varie tipologie e ho sottolineato il fatto che una modesta quantità di lesioni non è un problema - il nostro metabolismo funziona egualmente, così come una famiglia può gettare i rifiuti una volta alla settimana e non ogni ora. In questi termini, la realizzazione ed il mantenimento della velocità di fuga significa che le nostre terapie migliori devono essere ulteriormente migliorate nei tempi necessari a controbilanciare il progressivo spostamento nella composizione delle lesioni dell'invecchiamento verso tipologie più resistenti al trattamento, dato che le tipologie più facilmente curabili sono progressivamente eliminate. Se ci riusciremo, l'importo totale delle lesioni in ciascuna categoria potrà essere mantenuto permanentemente sotto il livello che innesca il declino funzionale.  

Un'altra, forse più semplice, analogia, è quella con la velocità di fuga letterale, cioè il superamento della gravità. Supponi di trovarti in cima ad un dirupo e di tuffarti. Le tue aspettative di vita sono piuttosto brevi e si accorciano man mano che precipiti verso le rocce sottostanti. Questa è esattamente la situazione che incontriamo con l'invecchiamento: più invecchiamo, più le nostre aspettative di vita si accorciano. Con l'arrivo di periodiche terapie di ringiovanimento, però, la situzione cambia. A quel punto sarebbe come buttarsi da un dirupo con "jet pack". All'inzio il jet pack è spento, ma accendolo in caduta libera ricevi un impulso che rallenta la tua discesa. Poi, premendo sull'acceleratore, rallenti ulteriormente per poi cominciare persino a risalire. E il più in alto sali, più facile è salire.  

Parlare pubblicamente della velocità di fuga della longevità ha un significato politico e sociale  

Ho fatto fatica a convincere i miei colleghi biogerontologi della fattibilità dei vari componenti di SENS, [Strategies for Engineered Negligible Senescence - Strategie per una senescenza negligibile ingegnerizzata], ma in generale, quando ho avuto la loro attenzione sufficientemente a lungo, per illustrare tutti i dettagli, ci sono riuscito. Quando si tratta della VFL, invece, l'accoglienza che ho ricevuto può essere descritta come incredula incomprensione. In retrospettiva, questo non deve sorprendere, dato che quello di VFL è un concetto ancora più distante dal tipo di ragionamento scientifico che normalmente conduco con i miei colleghi di quanto lo siano le altre mie idee. Non solo è un tema molto distante dalla gerontologia in generale, ma non è neanche una teoria scientifica, strettamente parlando - si tratta piuttosto di storia della tecnologia. Ma questa non può essere una scusa: la storia della tecnologia è evidenza utile, così come qualsiasi altra evidenza, e gli scienziati non hanno alcun diritto di ignorarla.  

Un'altra importante motivazione, dietro la resistenza dei miei colleghi al concetto di VFL, è che se avessi ragione nel prevederne il conseguimento non potrebbero più sostenere che le loro ricerche mirano solo a posporre l'invecchiamento di una o due decadi. Come ho illustrato nel capitolo 13, vi è un intenso timore, negli alti ranghi della comunità gerontologica, di essere associati con l'estensione radicale delle aspettative di vita e con tutte le incertezze che essa sicuramente porterebbe. Non vogliono avere nulla a che fare con questi temi.  

Potreste pensare che la mia reazione sia di concentrarmi sul breve termine: eviterei uno scontro con i miei colleghi sul tema della VFL e delle aspettative di vita a quattro cifre che essa implica e favorirei una maggiore attenzione verso la ricerca necessaria a creare terapie SENS di prima generazione. Ma per quanto mi riguarda, questa non è un'opzione accetabile, per una semplice e incontrovertibile ragione: io faccio quello che faccio per salvare vite umane. Al fine di massimizzare il numero di vite salvate (sotto forma di anni di vita sana aggiunti alle aspettative di vita) devo affrontare il problema nella sua interezza. E questo significa garantire che tu, caro lettore - e il pubblico in generale - apprezzi sufficientemente l'importanza di questo settore da motivarne il finanziamento.  

Ora, la tua prima reazione potrebbe essere: "Aspetta un momento! Se l'idea di estensione indefinita della vita causa davvero tanta ostilità, non sarebbe più facile attrarre finanziamenti senza tirarla in ballo?" Ebbene no, e per un buon motivo.  

L'uomo più ricco del mondo, Bill Gates, ha istituito una fondazione, pochi anni fa, la cui missione principale è di affrontare i problemi di salute nei paesi in via di sviluppo. [2] Si tratta di un nobile sforzo umanitario che sostengo pienamente, anche se non aiuta il progetto SENS. E non sono l'unico a sostenerlo, dato che nel 2006 il secondo uomo più ricco del mondo, Warren Buffett, ha destinato gran parte dei sui averi ad essere donati in incrementi annuali alla Gates Foundation. [3]  

L'impegno da parte di individui estremamente ricchi a contribuire al miglioramento delle condizioni di salute nel mondo è, in termini generali, un enorme impulso per SENS, in quanto, come dice il proverbio [inglese] "la marea solleva tutte le barche": se la filantropia su questa scala diverrà non solo accettabile, ma anche encomiabile, fra i supermiliardari, anche quelli con "solo" uno o due miliardi a disposizione saranno maggiormente interessati a seguire questa tendenza, di quanto lo sarebbero se tali azioni fossero viste come folli modi di buttar via quanto si è faticosamente guadagnato.  

Ma c'è un problema. Questa logica funziona solo se lo status morale di SENS è considerato allo stesso livello degli sforzi che ora vengono finanziati così generosamente, ed è qui che l'idea di VFL è fondamentale.  

Le terapie SENS saranno costose sia nella fase di sviluppo che in quella di impiego, almeno in un primo momento. Prendiamo quindi in considerazione come potrebbe essere percepita la prospettiva di spendere tutti quei soldi, se il beneficio finale fosse solo di aggiungere un paio di decenni alla vita di persone che già vivono più a lungo di quelle della maggior parte dei paesi in via di sviluppo e, come non bastasse, una volta passati quei vent'anni queste persone soffrissero lo stesso declino funzionale che è oggi normale.  

Non sarebbe esattamente l'imperativo morale più urgente, no?  

Anzi, direi che se avessi qualche miliardo di dollari da spendere sarei restio ad investirli in un marginale miglioramento della qualità e quantità della vita di coloro che già godono di condizioni migliori della maggior parte della popolazione mondiale, soprattutto se l'alternativa fosse di finanziare un miglioramento simile, o superiore, della qualità e quantità della vita degli abitanti meno fortunati del pianeta.  

Sul breve termine, il concetto di VFL non fa molta differenza per quanto riguarda chi trarrà vantaggio da queste terapie: costoro saranno, necessariamente, coloro che oggi come oggi muoiono a causa dell'invecchiamento e costoro si trovano prevalentemente nelle nazioni ricche. Ma vi è un apprezzamento molto diffuso nel mondo industrializzato, un apprezzamento che sono convinto si estenda ai settori benestanti della società. Esso afferma che il progresso, sul lungo termine, si basa sul mirare in alto e che l'imperativo morale di aiutare le fasce meno abbienti  è equilibrato dall'imperativo morale di massimizzare il tasso medio di sviluppo di tutta la popolazione, il che inizialmente significa aiutare coloro che sono già avanti. Il fatto che SENS è probabilmente destinato a portare alla VFL significa che realizzare le tecnologie SENS darebbe un enorme impulso alla qualità e quantità di vita di chi le riceverà. Un impulso talmente significativo, di fatto, che non è problematico giustificane l'impiego anche a confronto delle alternative realizzabili con tali investimenti. Il fatto che le aspettative di vita saranno estese indefinitamente, invece che di un paio di decenni soltanto, è solo uno degli aspetti della VFL, ovviamente: possiamo infatti sostenere che un aspetto ancora più importante dei benefici di SENS è che tutte queste ulteriori aspettative di vita saranno in buone condizioni di salute, almeno fino a quando un beneficiario sarà vittima di un incidente. L'aumento della qualità media della vita, pertanto, sarà molto superiore di quanto sarebbe se tutto ciò che fosse in gioco fosse solo un passaggio, nel rapporto fra aspettative di vita in buona salute e le aspettative di vita in cattiva salute tipiche della vecchiaia, da un rapporto 7:1 (per esempio) a 9:1.  

Quantificare la velocità di fuga della longevità più precisamente  

Spero di essere riuscito, in questo capitolo, a chiudere le ultime vie di fuga a disposizione di chi ancora fosse in cerca di giustificazioni per il proprio rifiuto del progetto SENS. Ho dimostrato come SENS può essere equivalente, dal punto di vista funzionale, all'eliminazione completa dell'invecchiamento, anche se in termini terapeutici pratici esso sarà solo in grado di posporlo, ad ogni applicazione, per un periodo di tempo limitato. Ho anche dimostrato come questo lo renda moralmente auspicabile -  un obbligo morale - tanto quanto i molti altri progetti generosamente finanziati da vari filantropi.  

Non sono compiacente però: mi sono ormai reso conto che la gente è molto ingegnosa quando si tratta di trovare scuse per evitare di combattere l'invecchiamento. Pertanto, ho recentemente intrapreso una collaborazione con un incredibile programmatore e futurista di nome Chris Phoenix allo scopo di determinare il grado esatto di estensione della vita in buona salute che ci si può aspettare da un dato tasso di progresso nel miglioramento delle terapie SENS. Questa collaborazione sta portando ad una serie di pubblicazioni che evidenziano una serie di scenari diversi, ma la conclusione che possiamo trarre è una conferma di quanto ho illustrato: il tasso di progresso che dobbiamo raggiungere comincia intorno ad un raddoppio dell'efficacia delle terapie SENS ogni 40 anni, per poi declinare. Per "raddoppio dell'efficacia" intendo un dimezzamento della quantità di lesioni che ancora non possono essere rimediate.  

E questo è tutto. Ci vorrano quasi certamente dei secoli per raggiungere il livello di controllo dell'invecchiamento [del corpo umano] che abbiamo sull'invecchiamento delle auto d'epoca (cioè un controllo completo, con mantenimento di tutte le funzioni a tempo indeterminato), ma dato che la velocità di fuga della longevità necessaria a sfuggire all'invecchiamento non è molto alta, dovremmo riuscire ad ottenere qualcosa di  funzionalmente equivalente entro pochi decenni. A quel punto avremo terapie in grado di offrire 30 anni di vita in piú (in buona salute) alle persone di mezza età.  

Secondo me, questo sarebbe quanto di  piú vicino possibile alla fontana della giovinezza, non siete d'accordo?  


Note  

[1] Ho usato per la prima volta la frase "velocità di fuga", per iscritto, in un documento prodotto alla fine del secondo seminario SENS: de Grey ADNJ, Baynes JW, Berd D, Heward CB, Pawelec G, Stock G. Is human aging still mysterious enough to be left only to scientists? (Invecchiamento umano: ancora sufficientemente sconosciuto da essere lasciato solo agli scienziati?) BioEssays 2002;24(7):667-676. La mia prima descrizione approfondita del concetto, tuttavia, non apparve fino a due anni dopo: ADNJ de Grey. Escape velocity: why the prospect of extreme human life extension matter s now (Velocità di fuga: perché la prospettiva dell'estensione radicale della vita umana è importante oggi). PLoS Biology 2004;2(6):e187.  
[2] Gates eroga questi fondi tramite la Bill and Melinda Gates Foundation.  
[3] La decisione di Buffett di donare la maggior parte del suo patrimonio alla Gates Foundation è stata annunciata nel giugno del 2006 ed è il più grande gesto filantropico nella storia degli Stati Uniti.  

© 2007 Aubrey de Grey  

Titolo originale: Bootstrapping our way to an ageless future (qui sul sito KurzweilAI.net)  
Originariamente pubblicato in Ending Aging, St. Martin's Press, Sept. 2007, Chapter 14.  

Vedi anche: Il momento Eureka. Il primo capitolo di Ending Aging, di Aubrey de Grey e Michael Rae  

 

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