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La singolarità è vicina, di Ray Kurzweil. Capitolo primo: le sei epoche
Visioni del futuro - Singolarita’

Ogni uomo considera i limiti della propria visione personale come i limiti del mondo.  
- Arthur  Schopenhauer
 

Non saprei dire esattamente quando sia divenuto cosciente della singolarità. Potrei dire che si è trattato di un risveglio graduale. Nel quasi mezzo secolo che ho speso  immerso nel campo della telematica e delle tecnologie ad essa collegate, ho cercato di capire il significato e lo scopo di quella continua rivoluzione a cui ho assistito a molti livelli. Gradualmente, sono divenuto cosciente di un evento trasformativo che sembra apparire in lontananza, verso la metà del ventunesimo secolo. Così come un buco nero altera spettacolarmente i parametri della materia e dell'energia che accelerano verso il suo orizzonte degli eventi, così questa singolarità imminente nel nostro futuro sta sempre più trasformando ogni istituzione e ogni aspetto della vita umana, dalla sessualità alla spiritualità.  

Cosa è, quindi, la singolarità? È un periodo sotrico futuro durante il quale il tasso di innovazione tecnologico sarà talmente veloce e il suo impatto talmente profondo, che la vita sarà irreversibilmente trasformata. Anche se nè utopica nè distopica, questa epoca trasformerà i concetti base che utilizziamo per dare significato alla nostra vita, dal modo in cui facciamo affari, al ciclo della vita umana, morte compresa. Capire la singolarità altererà la nostra prospettiva circa il significato del nostro passato e le ramificazioni del nostro futuro. Il comprenderla a fondo, inerentemente cambia il nostro punto di vista sulla vita in generale e sulla propria vita in particolare. Considero un "singolaritario", [1] o una "singolaritaria", qualcuno che comprenda la singolarità e che abbia riflettuto sulle conseguenze che essa avrà per quanto riguarda la propria vita.  

Posso capire perchè molti osservatori non accolgano prontamente le ovvie  implicazioni di quella che ho battezzato la legge dei ritorni accelerati [The Law of Accelerating Returns, o Legge di Kurzweil del ritorno accelerato], cioè l'accelerazione intrinseca del tasso di sviluppo, in cui lo sviluppo tecnologico è visto  come la continuazione di quello biologico. Dopo tutto, mi ci son voluti quarant'anni per poter vedere chiaramente quello che avevo sotto il naso e ancora non posso dire di essere completamente a mio agio con tutte le sue conseguenze.    

L'idea chiave sottostante l'imminente Singolarità è che il tasso di cambiamento della nostra tecnologia sta accelerando e le sue capacità stanno crescendo ad un tasso  esponenziale. La crescita esponenziale è ingannevole. Comincia quasi impercettibilmente per poi esplodere con furia inattesa - inattesa, se non se ne segue la traiettoria  (si veda il grafico "Crescita lineare vs crescita esponenziale" più sotto).  

Si prenda in considerazione questa similitudine: il proprietario di un lago desidera rimanere nelle vicinanze della sua proprietà per tendere ai pesci e per accertarsi che il lago non sia invaso di gigli d'acqua, capaci di raddoppiare la loro presenza in pochi giorni. Mese dopo mese aspetta con pazienza, ma i gigli d'acqua occupano solo una piccola parte del lago e non sembrano in crescita. Con una copertura del lago, da parte dei gligli d'acqua, di meno dell'uno per cento, il proprietario decide che non dovrebbe essere un problema assentarsi per una vacanza  con la famiglia. Quando torna, dopo alcune settimane, scopre però che l'intero lago è stato invaso dai gigli d'acqua e che i pesci sono morti. Raddoppiando la loro presenza ogni pochi giorni, gli ultimi sette raddoppi sono stati sufficienti a coprire l'intero lago (sette raddoppi hanno esteso la copertura dei gigli d'acqua di 128 volte). Tale è la natura della crescita esponenziale.  

O si prenda in considerazione Gary Kasparov, il quale, nel 1992, disprezzò le patetiche capacità dei programmi di scacchi di allora. Tuttavia, il raddoppio annuo  delle capacità dei computer ha permesso ad uno di loro di sconfiggere Kasparov, solo cinque anni più tardi. [2] La lista dei settori in cui il computer può oggi eccedere le capacità umane continua a crescere rapidamente. Inoltre, se una volta si trattava di  applicazioni ristrette, oggi esse si stanno gradualmente espandendo da settore all'altro. Per esempio, il computer è ormai utilizzato per diagnosticare elettrocardiogrammi e immagini mediche, per pilotare ed atterrare aeroplani, per controllare le decisioni tattiche delle armi robotiche e per prendere decisioni finanziarie. In generale, stiamo affidando al computer la responsabilità di molte mansioni che tipicamente richiedevano l'intelligenza umana. Le prestazioni di questi sistemi sono sempre più basate sull'integrazione di diversi tipi intelligenze artificiali (IA), ma finchè avremo dei punti deboli in qualsiasi area dell'IA, gli scettici indicheranno quelle aree come  bastioni inerenti della permanente superiorità umana rispetto alle nostre creazioni.  

Questo libro sostiene, invece, che entro alcuni decenni, le tecnologie informatiche includeranno tutte le conoscenze e competenze umane, comprese quelle di pattern recognition, la capacità di risolvere problemi, e l'intelligenza emotiva e morale tipica del cervello umano.  

Sebbene notevole per molti aspetti, il cervello soffre di severe limitazioni. Usiamo il sue enorme parallelismo (cento trilioni di collegamenti interneuronali simultanei) per riconoscere rapidamente anche i pattern meno ovvi, ma il nostro pensiero è estremamente lento: una normale transazione neurale è parecchi milioni di volte più lenta dei circuiti elettronici correnti. La larghezza di banda fisiologica che abbiamo a disposizione per assorbire e processare nuove informazioni, è quindi estremamente  limitata rispetto allo sviluppo esponenziale del sapere umano in generale. I nostri corpi biologici versione 1.0 sono altrettanto delicati e soggetti ad una miriade di possibili guasti, per non parlare dei laboriosi rituali di manutenzione che necessitano. L'intelligenza umana è certamente in grado di raggiungere vette sopraffine di creatività ed espressione, ma gran parte del pensiero umano manca di originalità ed è inimportante e limitato.  

La singolarità ci permetterà di superare le limitazioni di corpo e cervello biologico. Otterremo il controllo dei nostri destini. La nostra mortalità sarà nelle nostre mani. Potremo vivere finchè lo desidereremo (una dichiarazione leggermente diversa dal dire che vivremo per sempre). Avremo completamente spiegato il funzionamento del pensiero umano e ne estenderemo ed espanderemo la portata. Entro la fine di questo secolo, la parte non-biologica della nostra intelligenza sarà trilioni di trilioni di volte più potente dell'intelligenza umana.  

Oggi siamo nella fase iniziale di questa transizione. L'accelerazione del cambiamento di paradigma (il tasso con cui i fondamentali approcci tecnologici vengono rimpiazzati), così  come la crescita esponenziale delle capacità della information technology, stanno per raggiungere "il gomito della curva", la fase in cui una tendenza esponenziale diventa evidente. Subito dopo questa fase, la tendenza diventa rapidamente esplosiva. Prima della metà di questo secolo, i tassi di crescita della nostra tecnologia (la quale sarà, in futuro, indistinguibile da noi stessi) saranno così ripidi da sembrare praticamente verticali. Dal punto di vista strettamente matematico, i tassi di crescita non saranno illimitati, ma così estremi saranno i cambiamenti che provocheranno intorno a noi, da apparire come un momento di rottura totale con il percorso della Storia. Questa, se non altro, sarà la prospettiva dell'umanità biologica non-potenziata.  

La singolarità rappresenterà il culmine della fusione fra il nostro essere e la nostra   intelligenza biologica e la nostra tecnologia. Il risultato sarà un mondo ancora umano, ma che trascenderà le nostre radici biologiche. Non ci sarà più distinzione, post-singolarità, fra uomo e macchina, o fra realtà fisica e realtà virtuale. Cosa potrà rimanere inequivocabilmente umano in un mondo simile? Semplicemente, una  caratteristica: la nostra è la specie che inerentemente mira ad estendere le proprie capacità fisiche e mentali oltre le sue limitazioni correnti.  

Contemplando questi cambiamenti, alcuni commentatori si concentrano su quella che  percepiscono come una perdita di un qualche aspetto vitale della nostra umanità che deriverebbe da questa transizione. Tale osservazione, tuttavia, deriva da una misinterpretazione di quello che la tecnologia diverrà. Tutte le macchine con cui siamo venuti a contatto fino ad oggi non sono certamente dotate di quell'essenziale raffinatezza tipica delle qualità biologiche umane. La singolarità ha molti aspetti, ma l'implicazione più importante è questa: la nostra tecnologia eguaglierà e poi eccederà di molto la duttilità e la raffinatezza di quelle che consideriamo le migliori caratteristiche degli esseri umani.  

L'interpretazione lineare-intuitiva e l'interpretazione esponenziale-storica  

Quando la prima intelligenza transumana sarà creata e si lancerà in un ciclo di auto-potenziamento ricorsivo, assisteremo verosimilmente ad una discontinuità fondamentale, le cui caratteristiche non posso neppure cominciare a predire.  
- Michael Anissimov
 

Negli anni 50 John von Neumann, il leggendario studioso della teoria dell'informazione, ha sostenuto che "il tasso del progresso tecnologico in continua accelerazione… sembra indicare l'avvicinarsi di una qualche fondamentale singolarità nella storia dell'umanità, oltre la quale le vicende umane, così come oggi le conosciamo, non potrebbero continuare."[3] Von Neumann evidenzia due concetti   importanti: accelerazione e singolarità. La prima idea è che il progresso umano è esponenziale (si espande moltiplicandosi ripetutamente per un numero costante) anziché  lineare (si espande aggiungendo ripetutamente un numero costante).  

tsin linear vs exponential growth

Sviluppo lineare e sviluppo esponenziale: lo sviluppo lineare è costante,
ma la crescita dello sviluppo esponenziale diventa esplosiva.
 

Il secondo concetto è che lo sviluppo esponenziale può, agli inizi, passare inosservato: comincia lentamente ed è quasi irrilevabile, ma oltre il gomito della curva diviene esplosivo e profondamente trasformativo. Il futuro è generalmente incompreso. I nostri antenati lo immaginavano più o meno  come il loro presente, il quale era più o meno come il loro passato. Le tendenze esponenziali di cui parlo esistevano già mille anni fa, ma in quella fase iniziale  erano talmente lente e piatte [se viste come una rappresentazione grafica - ndt] da non sembrare nemmeno delle tendenze. Di conseguenza, le aspettative dei nostri antenati di un futuro simile al loro presente non poterono che avverarsi. Oggi, possiamo prevedere il continuo progresso tecnologico e le ripercussioni sociali che ne conseguono, ma il futuro sarà molto più sorprendente di quanto molti realizzino, perché solo una piccola minoranza ha completamente digerito le implicazioni del fatto che il tasso di cambiamento in se stia accelerando. La maggior parte delle previsioni a lungo termine circa cosa potrebbe essere tecnicamente fattibile nei prossimi anni, sottovalutano sostanzialmente la portata degli sviluppi futuri perché sono basate su quella che chiamo l'interpretazione storica "lineare-intuitiva", invece di quella "esponenziale-storica". I miei modelli indicano che stiamo raddoppiando il tasso di cambiamento di paradigma ogni decade, come illustrerò nel prossimo capitolo. Quindi, il ventesimo secolo ha gradualmente accelerato verso il tasso odierno di progresso. Al tasso del 2000, i successi del ventesimo secolo equivalgono a circa vent'anni di progresso. Ora otterremo altri vent'anni di avanzamenti in soli quattordici anni, entro il 2014, per poi ripetere il ciclo in solo sette anni. Per dirla in un altro modo, non avremo cent'anni di progresso tecnologico nel ventunesimo secolo, ma ne avremo nell'ordine di ventimila (ripeto, misurati al tasso odierno di progresso), cioè circa mille volte più di quanto sia stato realizzato nel ventesimo secolo.[4]  

Queste incomprensioni circa il futuro si riscontrano frequentemente e in una varietà di contesti. Un esempio fra molti: in un recente dibattito a cui ho partecipato sulla possibilità di realizzare mezzi di produzione molecolari [molecular manufacturing] un partecipante (un premio Nobel, fra l'altro) ha sostenuto che non sia necessario prendere seriamente in considerazione le preoccupazioni riguardanti la sicurezza per quanto riguarda le nanotecnologie, in quanto "non vedremo entità autoreplicanti nano-ingegnerizzate (dispositivi costruiti un frammento molecolare alla volta) per cento anni." Ho risposto che una stima di cento anni è ragionevole e che in effetti è simile alla mia stima del progresso tecnologico necessario per realizzare questa particolare pietra miliare, se misurato al tasso di progresso odierno (cinque volte il tasso di progresso medio che abbiamo visto nel ventesimo secolo). Ma dato che stiamo raddoppiando il tasso di progresso ogni decade, avremo l'equivalente di un secolo di progresso, al tasso odierno, nell'arco di soli venticinque anni.

Similmente, a una conferenza organizzata da Times Magazine (Future of Life), tenutasi nel 2003 per celebrare il cinquantesimo anniversario della scoperta della struttura del DNA, a tutti gli invitati è stato chiesto cosa si aspettano nei prossimi cinquant'anni.[5] Praticamente tutti hanno preso il progresso degli ultimi cinquant'anni e lo hanno usato come modello per prossimi i cinquanta. Per esempio, James Watson, il co-scopritore della struttura del DNA, ha sostenuto che nei prossimi cinquant'anni avremo medicinali che ci permetteranno di mangiare quanto vorremo senza ingrassare. Ho risposto: "Fra cinquant'anni?" E' già stato fatto su topi di laboratorio con intervento genico (sul gene che controlla l'immagazzinamento di lipidi nelle cellule grasse). Medicinali per uso umano che sfruttano dell'interferenza dell'RNA (RNAi) ed altre tecniche che discuteremo nel capitolo 5 sono in via di sviluppo e saranno testate dalla Food and Drugs Administration fra qualche anno. Saranno disponibili fra cinque/dieci anni, non cinquanta. Altre previsioni erano altrettanto miopi e riflettevano le priorità della ricerca contemporanea, invece dei profondi cambiamenti che il prossimo mezzo secolo porterà. Di tutti gli esperti a quella conferenza, eravamo soprattutto Bill Joy e io a tener conto della natura esponenziale del futuro, anche se non siamo d'accordo sull'importanza di questi cambiamenti, come  discuterò nel capitolo 8.  

Intuitivamente, tendiamo ad immaginare che il tasso di progresso corrente continuerà anche nel futuro. Anche a coloro che sono vissuti sufficientemente a lungo da aver visto in prima persona come la rapidità del cambiamento accelera col passare del tempo, l'intuizione acritica dà l'impressione che il cambiamento proceda con la stessa velocità di sempre. Dal punto di vista matematico, la spiegazione di questo fenomeno è che una curva esponenziale sembra una linea retta se esaminata solo per un breve tratto. Di conseguenza, persino i commentatori specializzati, pensando al futuro, tipicamente applicano il tasso di progresso di oggi anche ai prossimi dieci o cent'anni. Questo è il motivo per cui descrivo questo approccio allo studio del futuro come "lineare  intuitivo".  

Un esame serio della storia della tecnologia, però, rivela che il cambiamento tecnologico è esponenziale. La crescita esponenziale è una caratteristica di tutto il processo evolutivo, di cui la tecnologia è un importante esempio. Si possono esaminare i dati da punti di vista diversi, su scale cronologiche diverse e includendo un'ampia gamma di tecnologie, dall'elettronica alla biologia. Possiamo poi ripetere l'operazione per le loro implicazioni, dalla quantità di sapere disponibile alle dimensioni dell'economia: l'accelerazione del progresso e della crescita si applica a ciascuno di questi fattori. Riscontriamo anche che, spesso, non si tratta di semplice  crescita esponenziale, ma di "doppia" crescita esponenziale: il tasso di questo sviluppo esponenziale stesso (cioè l'esponente) è anch'esso in fase di crescita esponenzialmente (si veda per esempio, il tema del rapporto prezzo-prestazioni nel settore del computer, affrontato nel prossimo capitolo).  

Molti scienziati sono dotati di quello che io chiamo il "pessimismo dello scienziato." Spesso, gli scienziati sono troppo immersi nei dettagli e nelle difficoltà di progetti correnti per poter valutare le implicazioni del loro stesso lavoro sul lungo periodo. Similmente, non tengono conto del fatto che, con ogni nuova "generazione tecnologica", avranno a disposizione strumenti molto più potenti di quelli con cui lavorano correntemente. Gli scienziati sono scettici di natura, tendono ad affrontare con cautela il tema degli obiettivi della ricerca e raramente si lasciano andare a  speculazioni che vadano oltre l'orizzonte della ricerca corrente. Questo era un approccio soddisfacente quando scienza e tecnologia progredivano lentamente e una "generazione tecnologica" durava quanto una generazione umana, ma oggi esso non è più efficace, dato che oggi un intero ciclo di progresso scientifico e tecnologico si compie in pochi anni.  

Si pensi ai biochimici che, nel 1990, erano scettici dell'obiettivo di sequenziare l'intero genoma umano in soli quindici anni. Questi scienziati avevano appena passato un anno intero a decifrare un decimillesimo del genoma. E' quindi comprensibile che, anche aspettandosi un certo progresso, a loro sembrasse ovvio che sarebbe stato necessario come minimo un secolo perchè l'intero genoma fosse sequenziato. O si pensi allo scetticismo espresso verso la metà degli anni Ottanta circa la possibilità che Internet potesse diventare un fenomeno di massa, dato che allora includeva solo alcune decina di migliaia di server. In realtà, la quantità dei server stava raddoppiando ogni anno, per cui era verosimile che ne esistessero decine di milioni nel giro di dieci anni. Ma nel 1985, quando la tecnologia più avanzata consentiva di aggiungere solo alcune migliaia di server all'anno nel  mondo intero, questo trend è passato inosservato.[6]  

Osserviamo invece l'errore concettuale opposto quando determinati fenomeni esponenziali sono correttamente identificati, ma vengono applicati con eccessivo entusiasmo, utilizzando tassi di sviluppo non adatti. Lo sviluppo esponenziale accelera nel corso del tempo, ma non è istantaneo. La crescita dei valori capitali (cioè il valore del mercato azionario) prima dello scoppio delle bolle Internet e telecom (1997-2000) era notevolmente superiore a quanto ci si potesse ragionevolmente aspettare persino da una situazione di crescita esponenziale. Come illustrato nel capitolo seguente, la crescita di Internet e del commercio elettronico è stata  esponenziale, al di là della bolla in borsa; le aspettative di crescita troppo ottimistiche sono state un fenomeno borsistico. Errori simili si sono verificati durante precedenti cambi di paradigma, per esempio agli inizi dell'era della ferrovia (1830-1840), quando l'equivalente della bolla Internet produsse un'espansione frenetica del settore.  

Un altro tipico errore è quello di prendere in considerazione i mutamenti previsti in base ad una singola tendenza odierna, senza includere nell'analisi gli altri cambiamenti che si avvereranno allo stesso tempo. Un esempio è il timore che l'estensione radicale della vita provocherà la sovrappopolazione e l'esaurimento delle risorse materiali necessarie a sostenere la vita umana, ignorando l'altrettanto radicale creazione di ricchezza promessa da nanotecnologie e intelligenza artificiale forte. Ad esempio, i sistemi di produzione nanotecnologici degli anni '20 di questo secolo saranno in grado di generare praticamente qualsiasi prodotto materiale utilizzando materie prime economiche e informazioni di poco costo.  

Dò risalto al contrasto fra l'interpretazione esponenziale e quella lineare perché essa è alla base della maggior parte degli errori commessi nel fare previsioni circa le tendenze tecnologiche future. La maggior parte degli specialisti di scenari tecnologici futuri ignora completamente l'interpretazione esponenziale-storica del progresso tecnologico. Non solo, ma quasi tutta la gente con cui vengo a contatto ha una visione lineare del futuro. Ecco perchè si tende a sopravvalutare cosa può essere realizzato a breve termine (dato che tendiamo a trascurare i dettagli) e a sottovalutare cosa può essere realizzato sul lungo termine (dato che trascuriamo lo sviluppo esponenziale).  

Le sei epoche  

Prima noi costruiamo gli attrezzi, poi loro costruiscono noi.  
- Marshall McLuhan  

Il futuro non è più quello di una volta.  
- Yogi Berra
 

L'evoluzione è un processo che genera modelli sempre più coerenti. Mi occuperò del concetto di coerenza [order] nel capitolo seguente; l'enfasi in questa sezione è sul concetto di modelli [patterns]. Sono convinto che lo sviluppo di modelli rappresenti l'essenza della storia del nostro mondo. L'evoluzione avanza tramite l'uso dei metodi di information-processing derivati dall'epoca precedente per generare quelli dell'epoca successiva. Concettualizzo la storia dell'evoluzione, sia biologica che tecnologica, in sei epoche. Come vedremo più avanti, la singolarità si dispiegerà nella Quinta epoca e si diffonderà dalla Terra al resto dell'universo nel corso della sesta epoca.  

La prima epoca: fisica e chimica  

Possiamo tracciare le nostre origini ad uno stato in cui l'informazione è rappresentata nel modo più semplice: insiemi di materia e di energia. Le recenti teorie della gravità quantica sostengono che il tempo e lo spazio sono suddivisi in quanti separati, cioè, in pratica, frammenti di informazioni. E' controverso se materia ed energia siano, fondamentalmente, di natura digitale o analogica, ma al di là di quale possa essere la  risposta a tale domanda, sappiamo che le strutture atomiche immagazzinano e rappresentano informazioni.  

Qualche centinaio di migliaia d'anni dopo il Big Bang, quando gli elettroni sono rimasti intrappolati nelle orbite dei nuclei (composti di protoni e neutroni), gli atomi hanno cominciato a formarsi. La struttura elettrica degli atomi li ha resi "appiccicosi." La chimica è nata qualche milione di anni dopo, quando gli atomi si sono incontrati dando vita a strutture relativamente stabili: le molecole. Di tutti gli elementi, il carbonio è risultato essere il più versatile; può formare legami in quattro "direzioni" (invece di una/tre come per la maggior parte degli altri elementi) realizzando in questo modo complesse strutture tridimensionali ad alto contenuto di informazioni.  

Le regole del nostro universo e l'equilibrio delle costanti fisiche che governano l'interazione delle forze della fisica sono così squisitamente, delicatamente e  precisamente adatte alla codificazione e all'evoluzione delle informazioni (e al conseguente incremento della complessità) da farmi chiedere come sia possibile una coincidenza talmente straordinaria ed improbabile. Dove alcuni vedono l'intervento  divino, altri vedono il principio antropico, secondo il quale solo in un universo che permetta la nostra evoluzione noi possiamo esistere e quindi porci tali domande.[7]  

Alcune recenti teorie sugli universi multipli, speculano che i nuovi universi sono generati in continuazione, ciascuno con le proprie leggi, ma che la maggior parte si estingue rapidamente o procede senza sviluppare sistemi interessanti (quali quelli biologici che ha generato il pianeta Terra) perché le loro leggi non sostengono lo sviluppo di sistemi sempre più complessi.[8] E' difficile immaginare come potremmo verificare l'applicazione di queste teorie evolutive alla cosmologia, ma è chiaro che le leggi della fisica del nostro universo sono esattamente quanto necessario a permettere lo sviluppo di livelli crescenti di ordine e complessità.[9]  

tsin the six epoch of evolution

Le sei epoche dell'evoluzione. L'evoluzione opera indirettamente: crea una nuova
abilità per poi utilizzarla nella creazione della propria epoca successiva.
 

La seconda epoca: biologia e DNA  

Nella seconda epoca, iniziata vari miliardi di anni fa, i sistemi basati sul carbonio diventarono sempre più complessi fino al momento in cui degli aggregati complessi di molecole risultarono in meccanismi autoreplicanti, dando così inizio alla vita. I sistemi biologici hanno poi evoluto un preciso meccanismo digitale (il DNA) per la preservazione dei dati che descrivono una vasta gamma di molecole. Il DNA e i suoi vari sistemi di supporto, come ad esempio i ribosomi, hanno reso possibile la  "documentazione" degli esperimenti evolutivi di questa seconda epoca.  

La terza epoca: il cervello  

Ogni epoca continua lo sviluppo dell'informazione attraverso uno cambiamento di paradigma ad un livello ulteriore di indirezionalità ["indirection"]  (in altre parole,  l'evoluzione usa i risultati di un'epoca per generare quella seguente). Per esempio, nella terza epoca, lo sviluppo guidato dal DNA ha prodotto organismi in grado di raccogliere  informazioni con gli organi sensoriali e di processarle e memorizzarle con i propri cervelli e sistemi nervosi. Questi, a loro volta, sono stati resi possibili dai meccanismi della  seconda epoca (DNA e informazioni epigenetiche delle proteine e dei frammenti di RNA che regolano l'espressione genetica) e hanno poi (indirettamente) permesso e definito i meccanismi di "information-processing" della  terza epoca (cervelli e sistemi nervosi). La terza epoca ha avuto inizio quando gli organismi hanno ottenuto la capacità di riconoscere automaticamente gli "oggetti" in ambienti complessi ["pattern recognition"], un'attività che ancora oggi rappresenta la vasta maggioranza dell'attività nel nostro cervello.[10] La nostra specie ha poi evoluto la capacità di generare modelli mentali astratti del mondo che ci circonda e di riflettere sulle implicazioni logiche di tali modelli. Noi abbiamo la capacità di immaginare ed elaborare il mondo nella nostra mente e di mettere in pratica queste idee.  

La quarta epoca: la tecnologia  

Grazie al pensiero razionale ed astratto e al pollice opponibile, la nostra specie ha aperto la porta alla quarta epoca e al livello di indirezionalità seguente: l'evoluzione della tecnologia da noi creata. Essa ha avuto inizio con semplici  meccanismi e si è sviluppata nella direzione di automazioni elaborate (macchinari meccanici  automatizzati), dopo di che, con dispositivi specializzati di comunicazione e di calcolo, la tecnologia ha a sua volta ottenuto la capacità di osservare, immagazzinare e valutare elaborati insiemi di dati. Proviamo a paragonare la rapidità del processo evolutivo biologico che ha portato all'emergere dell'intelligenza, a quello tecnologico: i mammiferi più avanzati hanno aggiunto circa un pollice cubico di  materia cerebrale ogni centomila anni, mentre oggi stiamo approssimativamente raddoppiando la capacità di calcolo dei computer ogni anno (vedi il capitolo seguente). Naturalmente, nè le dimensioni del cervello nè la potenza del computer sono il solo elemento determinante dell'intelligenza, ma entrambi sono necessari. Tracciando le pietre miliari dell'evoluzione biologica e del progresso tecnologico  umano su un singolo grafico xy, con x (numero di anni fa) e y (tempo necessario ad un cambiamento di paradigma) su scala logaritmica, otteniamo una linea ragionevolmente diritta (accelerazione continua), e possiamo osservare come l'evoluzione biologica conduca direttamente allo svilluppo degli esseri umani.[11]  

tsin countdown to singularity

Conto alla rovescia per la singolarità: sia l'evoluzione biologica che la tecnologia umana
sono in continua accelerazione, come indicato dal sempre più breve intervallo fra un evento e
quello seguente (due miliardi di anni dall'origine della vita alle cellule; quattordici anni
dal PC al World Wide Web).  

tsin countdown to singularity 2

L'interpretazione lineare dell'evoluzione: questa versione della figura precedente usa gli stessi dati,
ma su scala lineare, anziché logaritmica, per il periodo di tempo prima del presente, illustrando
più spettacolarmente l'accelerazione, ma oscurando i dettagli. Dal punto di vista lineare,
la maggior parte degli eventi chiave si sono avverati "recentemente".
 

Le illustrazioni qui sopra illustrano la mia interpretazione degli sviluppi chiave della storia biologica e tecnologica. Si noti, tuttavia, che la linea retta tracciata dalla continua accelerazione del progresso, non dipende dalla mia particolare selezione di eventi. Molti commentatori ed enciclopedie hanno compilato simili liste di eventi importanti nello sviluppo biologico e tecnologico ed ognuna di queste liste varia, a seconda delle idiosincrasie dell'autore. Malgrado la diversità dei metodi, però, se combiniamo le liste compilate da una varietà di fonti (per esempio, l'Enciclopedia Britannica, il Museo Americano di Storia Naturale, il "calendario cosmico" di Carl Sagan e altri), possiamo osservare in tutte loro la stessa accelerazione. Il seguente diagramma riunisce quindici liste diverse.[12]  Dato che i vari autori assegnano date diverse allo stesso evento e le varie liste includono eventi simili o che si sovrappongono e che sono stati  selezionati con criteri diversi, possiamo notare un non sorprendente "ispessimento"  della linea di tendenza dovuto al "rumore" ["noise"] (o varianza statistica) di tali dati.  La tendenza generale, nonostante questo, è molto chiara.

 tsin paradigm shifts

Quindici panorami sull'evoluzione: i principali cambiamenti di paradigma nella storia del mondo,
visti da quindici liste di eventi chiave. Si nota una chiara tendenza verso una costante
accelerazione dello sviluppo biologico e, in seguito, tecnologico.
 

Il fisico e teorico della complessità Theodore Modis ha analizzato queste liste e ha determinato ventotto gruppi di eventi, raggruppando gli eventi identici, simili e/o fra loro collegati e li ha denominati "pietre miliari canoniche".[13] Tale operazione, in pratica, rimuove il "rumore" ["noise"], per esempio, la variabilità delle date fra le liste) rivelando la stessa progressione:  

tsin canonical milestones

Pietre miliari canoniche basate su gruppi di eventi selezionati da tredici liste diverse.
 

Gli attributi che si  sviluppano esponenzialmente in queste tabelle sono quelli di ordine e complessità, concetti che esploreremo nel capitolo seguente. Tale accelerazione conferma le nostre osservazioni basate sul senso comune. Miliardi di anni fa, non succedeva un granchè  nel corso di un milione di anni, ma 250.000 anni fa degli eventi epocali come l'evoluzione della nostra specie si sono dispiegati in periodi di tempo di solo centomila anni. Passando alla tecnologia, andando indietro di cinquantamila anni non troviamo un granchè per un periodo di mille anni, ma nel passato recente assistiamo all'arrivo di nuovi paradigmi quale il World Wide Web, che in una singola decade è arrivato all'uso di massa (cioè l'utilizzo da parte di un quarto della popolazione dei paesi avanzati).  

La Quinta epoca: la fusione di tecnologia e intelletto  

Venendo ora al futuro, parecchie decadi da oggi, possiamo dire che la singolarità avrà inizio con la quinta epoca e che essa risulterà dalla fusione delle ampie conoscenze contenute nel nostro cervello, con le significativamente superiori caratteristiche tipiche della nostra tecnologia: potenza, velocità e capacità di condividere dati. La quinta epoca permetterà alla nostra civilizzazione uomo-macchina di superare le limitazioni del cervello umano, fermo a cento trilioni di connessioni.[14]  

La singolarità ci permetterà di risolvere problemi che affliggono l'umanità da tempi  antichissimi e di ampliare notevolmente la nostra creatività. Preserveremo e incrementeremo l'intelletto che l'evoluzione ci ha concesso, superando, allo stesso tempo, le profonde limitazioni dell'evoluzione biologica. Si noti che la singolarità amplificherà anche la nostra capacità di soddisfare le nostre tendenze distruttive e che, di conseguenza, la sua storia rimane tutta da scrivere.  

La sesta epoca: l'universo si sveglia  

Mi occuperò di questo tema più in profondità nel capitolo 6, alla voce "Sul destino intelligente dell'universo." Sull'onda della singolarità, l'intelligenza, derivata dalle sue origini biologiche site nel cervello umano e da quelle tecnologiche, site nell'inventività umana, comincerà a saturare la materia e l'energia circostanti. Farà ciò riorganizzando materia ed energia per raggiungere un livello ottimale di computazione (sulla base dei limiti che discuteremo nel capitolo 3) per diffondersi al di là del suo pianeta di orignine, la Terra. Oggi, la velocità della luce è accettata come fattore limitante per il trasferimento dati. La possibilità di aggirare questo limite deve essere considerata alquanto speculativa, ma esistono indicazioni che tale vincolo potrebbe essere superato.[15] Se saranno possibili anche solo piccole correzioni, un giorno supereremo la velocità della luce. Se la nostra civiltà infonderà il resto dell'universo con la propria creatività ed intelligenza rapidamente o lentamente, dipende dalla immutabilità di questo limite. Ad ogni modo, la materia e i meccanismi "insensati" dell'universo saranno trasformati in eccezionali forme di intelligenza, che costituiranno la sesta epoca dello sviluppo dell'elaborazione dell'informazione. Questo è il destino ultimo della singolarità e dell'universo.    

La singolarità è vicina.  

Sai, sarà tutto molto diverso! No, no, dico davvero… profondamente diverso!  
- Marc Miller a Eric Drexler, 1986
 

Quali saranno le conseguenze di questo evento? Quando il progesso sarà guidato da intelligenze sovrumane, il progresso sarà molto più rapido. Non vedo motivo per cui tale progresso non debba, a sua volta, portare alla creazione di entità ancor più intelligenti, in tempi ancor più brevi. L'analogia migliore è con la storia dell'evoluzione: gli animali possono adattarsi e inventare soluzioni, ma spesso non più velocemente di quanto permetta loro la selezione naturale (nel caso della selezione naturale, il mondo fa da simulatore di se stesso). Noi esseri umani abbiamo la capacità di interiorizzare il mondo e di condurre esperimenti ("cosa-succederebbe-se…") nella nostra testa; possiamo risolvere un problema migliaia di volte più velocemente della selezione naturale. Ora, creando i mezzi necessari ad eseguire tali simulazioni a velocità molto più alte, stiamo entrando in un'era radicalmente diversa dal nostro passato di essere umani, tanto quanto noi siamo diversi dagli animali inferiori. Dal punto di vista umano, questo cambiamento sarà un gettar via di tutte le regole precedenti, forse in un batter d'occhio, un'accelerazione esponenziale al di là di ogni speranza di controllo.  
- Vernor Vinge, "La singolarità tecnologica", 1993
 

Definiamo una macchina ultraintelligente, una macchina che può ampiamente superare tutte le attività intellettuali di qualsiasi essere umano, per quanto geniale. Dato che la progettazione di tali macchine è una di queste attività intellettuali, una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine persino migliori; a quel punto avremo sicuramente "un'esplosione di intelligenza" e l'intelligenza dell'uomo sarà lasciata indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l'ultima invenzione che dovremo creare.  
- Irvin John Good, "Speculations concerning the first ultraintelligent machine", 1965
 

Per mettere il concetto di singolarità in ulteriore prospettiva, esploriamo la storia della parola in sè. "Singolarità" è una parola che descrive un evento unico con implicazioni, come dire… singolari. La parola è stata adottata dai matematici per denotare un valore che oltrepassa ogni limite, quale l'esplosione di ordini di grandezza che si ottiene dividendo una costante per un numero che si avvicina sempre più a zero. Si consideri, per esempio, la semplice funzione y = 1/x. Poichè il valore della x si avvicina a zero, il valore della funzione (y) esplode in valori sempre più grandi.  

tsin a mathematical singularity

Una singolarità matematica: mentre la x si avvicina allo zero (da destra a sinistra),
1/x (o y) si avvicina ad un valore infinito.
 

Tale funzione matematica non raggiunge mai un valore infinito, dato che dividere per zero è matematicamente "indefinito" (un calcolo impossibile). Ma il valore di y eccede ogni limite possibile (si avvicina all'infinità), così come il divisore x si avvicina allo zero.  

Il termine è stato poi adottato dal settore dell'astrofisica. Se una stella massiccia subisce un'esplosione (supernova), i suoi resti, alla fine, collassano fino a raggiungere un volume apparentemente vicino allo zero e di densità infinita, creando una "singolarità"  al proprio interno. Poiché la luce non può sfuggire da una stella dopo che abbia raggiunto tale densità infinita,[16] tale fenomeno è stato battezzato "buco nero"[17] e costituisce una breccia nel tessuto spazio-tempo. Una teoria sostiene che l'universo stesso sia nato da una simile singolarità.[18] E' interessante notare, tuttavia, che l'orizzonte degli eventi (la superficie di un buco nero) è di dimensioni misurabili [cioè non-infinite] e che la forza gravitazionale è infinita, teoricamente, solo al centro privo di massa del buco nero. In tutte le posizioni in cui è possibile effettuare delle misurazioni, le forze sono misurabili, anche se estremamente grandi.  

Il primo riferimento alla singolarità come momento di rottura storica è la dichiarazione di John von Neumann citata in precedenza ["il tasso del progresso tecnologico in continua accelerazione… sembra indicare l'avvicinarsi di una qualche fondamentale singolarità nella storia dell'umanità, oltre la quale le vicende umane, così come oggi le conosciamo, non potrebbero continuare"]. Negli anni '60, I. J. Good ha accennato ad una "esplosione di intelligenza" derivante dalla progettazione, da parte di macchine intelligenti, della propria generazione successiva, senza intervento umano. Vernor Vinge, un matematico e scienziato informatico presso l'Università di San Diego, scrisse del rapido avvicinarsi di una "singolarità tecnologica" in un articolo per la rivista Omni nel 1983 e in un romanzo di fantascienza, dal titolo "Marooned in Realtime" [tradotto in italiano come "I naufraghi del tempo"], nel 1986.[19]  

Nel mio libro del 1989, "The Age of Intelligent Machines", presento un futuro teso inevitabilmente verso la creazione di macchine intellettualmente superiori agli esseri umani, entro la prima metà del ventunesimo secolo.[20] Hans Moravec, analizzando la progressione del settore della robotica, giunge a una simile conclusione nel suo "Mind Children" del 1988.[21] Nel 1993, Vinge presenta uno studio ad un simposio organizzato dalla NASA, descrivendo la singolarità come un evento imminente e come la conseguenza primaria dell'avvento di "entità dotate di intelletto superiore a quello umano". Quest'ultimo è visto da Vinge come il primo momento di un effetto valanga.[22] Nel mio libro del 1999, "L'era delle macchine spirituali - quando i computer superano l'intelligenza umana", descrivo il sempre più stretto collegamento fra la nostra intelligenza biologica e l'intelligenza artificiale che stiamo creando.[23] Hans Moravec, in "Mere Machine to Transcendent Mind", anch'esso pubblicato nel 1999, descrive i robot del 2040 come nostri "eredi evolutivi", macchine che "cresceranno da noi, impareranno le nostre abilità e condivideranno i nostri obiettivi e i nostri valori… [saranno] figli delle nostre menti."[24] Nel 1997 e nel 2001, l'accademico australiano Damien Broderick ha pubblicato due libri, entrambi intitolati "The Spike", analizzando l'impatto della estrema accelerazione tecnologica prevista per le prossime decadi.[25] In una vasta serie di scritti, John Smart ha descritto la singolarità come l'inevitabile risultato di quella che descrive come una compressione del "MEST" (materia, energia, spazio e tempo).[26]  

La mia opinione è che la singolarità ha molte facce. Rappresenta la fase quasi verticale dello sviluppo esponenziale che si verifica quando il tasso di crescita è talmente estremo che la tecnologia sembra proghedire a velocità infinita. Naturalmente, dal punto di vista matematico, non riscontriamo una discontinuità o uno strappo. I tassi di crescita rimangono misurabili, anche se straordinariamente alti. Dal nostro corrente, e limitato, punto di vista, però, tale evento può sembrare uno strappo drastico nella continuità del progresso. Sottolineo la parola "corrente", in quanto una delle implicazioni salienti della singolarità è una trasformazione della natura della nostra capacità di comprendere il mondo intorno a noi. Potenzieremo notevolmente le nostre capacità mentali, infatti, amalgamandoci con la nostra tecnologia.  

E' possibile che il progresso tecnologico continui ad accelerare indefinitamente? Non raggiungeremo forse un punto in cui gli il cervello umano sarà semplicemente troppo lento per non restare indietro [rispetto alle intelligenze artificiali]? Nel caso degli esseri umani non potenziati, questo sarà sicuramente il caso, ma cosa potrebbero realizzare mille scienziati, ognuno mille volte più intelligente degli scienziati umani di oggi e ognuno in grado di pensare mille volte più velocemente degli esseri umani contemporanei (dato che l'elaborazione dati dei loro cervelli sostanzialmente non-biologici è molto più veloce)? Un anno cronologico, sarebbe per loro l'equivalente di un nostro un millennio.[27] Cosa potrebbero inventare? Per esempio, delle tecnologie in grado di aumentare ancor più la propria intelligenza, dato che il loro intelletto non sarebbe più limitato. Potrebbero modificare i propri processi mentali allo scopo di poter pensare ancora più velocemente. Quando gli scienziati diventano un milione di volte più intelligenti e possono pensare un milione volte più velocemente, in una sola ora potrebbero produrre l'equivalente di un secolo di progresso, in  termini odierni.  

La singolarità implica i seguenti principi, che documenterò, svilupperò e analizzerò nel resto del libro:  

•    I cambiamenti di paradigma (innovazione tecnologica) si succedono sempre più velocemente. Oggi, il periodo di tempo necessario si dimezza ogni decade.[28]  

•    La potenza delle tecnologie informatiche (il rapporto prestazioni/prezzo, la velocità, le capacità e la larghezza di banda), cresce esponenzialmente ad un tasso sempre  più veloce (oggi raddoppia all'incirca ogni anno).[29] Questa situazione si riscontra su una vasta gamma di parametri, compreso quello della quantità di sapere a nostra disposizione.  

•    Per le tecnologie dell'informazione, esiste anche un secondo livello di crescita  esponenziale: la crescita esponenziale del tasso di sviluppo esponenziale stesso  (l'esponente). Il motivo: diventando più redditizia, una tecnologia attrae più risorse per il proprio sviluppo, di conseguenza, il suo tasso di sviluppo esponenziale aumenta col passare del tempo. Per esempio, l'industria del computer negli anni '40 consisteva di una manciata di progetti. Oggi il reddito totale di quello stesso settore è di più di un trilione dollari, e gli investimenti di ricerca e sviluppo sono aumentati proporzionalmente.  

•    La nostra capacità di esaminare il cervello umano ["brain scan"] è una delle tecnologie in fase di crescita esponenziale. Come illustrerò nel capitolo 4, la risoluzione e la larghezza di banda temporali e spaziali degli scan del cervello raddoppiano ogni anno. Stiamo ottenendo gli strumenti necessari a dare il via al processo di reingegnerizzazione ["reverse engineering"] del cervello, cominciando con la decodificazione dei suoi  principi operazionali. Abbiamo già ottenuto interessanti modelli e simulazioni di un paio di dozzine delle centinaia di regioni del cervello. Nel giro di vent'anni avremo l'esatta cognizione del funzionamento di tutte le regioni del cervello umano.  

•    Verso la fine di questa decade avremo a nostra disposizione l'hardware necessario ad emulare l'intelligenza umana su supercomputer e verso la fine della decade seguente potremo fare lo stesso con dispositivi delle dimensioni di un PC. Avremo modelli efficaci del software dell'intelligenza umana a partire dalla metà degli anni Venti.  

•    Possiamo anche prevedere che, verso la fine degli anni Venti, con l'hardware ed il software necessari ad emulare l'intelligenza umana a nostra disposizione, i computer supereranno il test di Turing, dimostrando un intelletto  indistinguibile da quello degli esseri umani biologici.[30]  

•    Una volta raggiunta questa pietra miliare, i computer potranno amalgamare i punti di forza dell'intelligenza umana con quelli dell'intelligenza artificiale.  

•    I punti di forza tradizionali dell'intelligenza umana includono una formidabile  capacità di identificare modelli [pattern recognition]. La natura massicciamente  parallela ed auto-organizzantesi del cervello umano è un'architettura ideale per riconoscere modelli basati su sottili e invariabili caratteristiche. Gli esseri umani sono inoltre in grado di acquisire nuovo sapere tramite l'applicazione di altro sapere e di dedurre principi generali sulla base della propria esperienza,  informazioni verbali comprese. Una facoltà chiave dell'intelligenza umana è la capacità di generare i modelli mentali della realtà e di condurre esperimenti mentali ("cosa succerebbe se…"), introducendo varie possibilità e variazioni.  

•    I punti di forza tradizionali dell'intelligenza artificiale includono la capacità di ricordare con precisione miliardi di dati e di avere accesso immediato a tali "ricordi".  

•    Un altro vantaggio dell'intelligenza non-biologica è che una volta acquisita la  padronanza di un'attività, da parte di un dispositivo, tale attività può essere effettuata ripetutamente, ad alta velocità, con precisione ottimale e senza conoscere stanchezza.  

•    Il fattore probabilmente più importante, però, è che le macchine possono condividere il proprio sapere [con altre macchine] con estrema rapidità, mentre gli esseri umani possono solo condividere dati a bassa velocità, tramite il linguaggio.  

•    Le intelligenze non-biologiche potranno "downloadare" competenze e sapere da altri sistemi artificiali e, successivamente, anche dagli esseri umani.  

•    Le macchine processeranno segnali ad una velocità vicina a quella della luce (circa trecentomila chilometri al secondo), contro i circa cento metri al secondo dei segnali elettrochimici dei cervelli biologici dei mammiferi.[31] Il rapporto è di almeno tre milioni a uno.  

•    Le macchine avranno accesso, tramite Internet, a tutto il sapere della nostra civiltà uomo/macchina e potranno acquisire la padronanza di tale sapere nella sua interità.  

•    Le macchine possono condividere le proprie risorse, e spartire la propria intelligenza e le proprie memorie. Due macchine, o un milione di macchine, possono fondersi e divenire una singola unità per poi separarsi nuovamente. Una macchina multipla potrebbe essere simultaneamente unica e multipla. Potremmo dire che anche gli esseri umani possono avere tale esperienza, quando si innamorano, ma la nostra capacità biologica di raggiungere tale stato è  temporanea e non affidabile.  

•    La congiunzione di questi punti di forza tradizionali dell'intelligenza umana biologica (la capacità di identificare modelli) con le caratteristiche tipiche delle intelligenze non-biologiche (velocità, potenza, precisione, memoria e capacità di condividere dati), darà risultati formidabili.  

•    L'intelligenza non-biologica avrà completa libertà progettuale e strutturale (cioè non sarà cirscoscritta da limitazioni biologiche, quali la lentezza dei nostri collegamenti interneuronali o le dimensioni prestabilite del nostro cranio) e avrà il vantaggio di prestazioni costanti.  

•    Dopo aver integrato i punti di forza tradizionali degli uomini e delle macchine, la parte non-biologica dell'intelligenza della nostra civilità continuerà a trarre beneficio dal progresso doppiamente esponenziale della velocità e potenza delle macchine, nonchè del loro rapporto prestazioni/prezzo.  

•    Una volta realizzata la capacità di progettare ed implementare nuove tecnologie al livello degli esseri umani, ma a velocità e con potenza ben più alte, le macchine avranno accesso al proprio programma (source code) e lo potranno modificare. Gli esseri umani stanno seguendo lo stesso approccio, con le biotecnologie (modificando i processi genetici ed altri processi "informatici" sottostanti la nostra biologia), ma in modo molto più lento e limitato rispetto a ciò che le macchine potranno realizzare modificando i propri programmi.  

•    La biologia contiene limiti impliciti. Per esempio, ogni organismo vivente deve essere composto da proteine, le cui "ricette" sono contenute in filamenti di amminoacidi. I meccanismi basati sulle proteine difettano di robustezza e velocità. Potremo reingegnerizzare tutti gli organi e i sistemi del corpo e del cervello biologici, in modo di renderli enormemente più efficienti.  

•    Come discuteremo nel capitolo 4, l'intelligenza umana è dotata di più plasticità (la capacità di modificare la propria struttura) di quanto pensassimo, ma ciò nonostante l'architettura del cervello umano è profondamente limitata. Per esempio, nel  nostro cranio, c'è posto soltanto per un centinaio di trilioni di collegamenti interneurali. Lo sviluppo di una corteccia cerebrale di maggiori dimensioni, così come l'aumento del volume della materia grigia in determinate regioni del cervello, è stato un mutamento genetico chiave e ha aperto la strada ad abilità cognitive superiori rispetto a quelle dei nostri antenati.[32] Tale mutazione, tuttavia, si è dispiegata sulla lenta scala cronologica dell'evoluzione biologica che  ancora rappresenta un limite inerente alle capacità del cervello. Le macchine  potranno riformulare il proprio design ed aumentare la loro propria potenza senza tali limiti. Sfruttando le nanotecnologie, le loro possibilità saranno ben più ampie di quelle dei cervelli biologici, senza per questo dover aumentare il proprio consumo di energia o le proprie dimensioni.  

•    Le macchine, inoltre, trarranno beneficio dall'utilizzo di circuiti molecolari tridimensionali estremamente rapidi. Gli odierni circuiti elettronici sono più di un milione di volte più veloci dei sistemi elettrochimici del cervello dei mammiferi. I circuiti molecolari di domani saranno basati su dispositivi quali i nanotubi, minuscoli cilindri composti di atomi di carbonio con un diametro di circa dieci atomi e cinquecento volte più piccoli dei transistor al silicio odierni. Dato che anche la distanza che i segnali dovranno coprire sarà più breve, tali circuiti potranno funzionare a velocità misurabili in terahertz (bilioni di operazioni al secondo) mentre i circuiti integrati correnti sono al livello del gigahertz (miliardi di operazioni al secondo).  

•    Il tasso di cambiamento tecnologico non sarà limitato alle velocità mentali umane.  L'intelligenza delle macchine perfezionerà le proprie abilità in un ciclo di retroazione [feedback] che l'intelligenza umana non-potenziata non potrà seguire.  

•    Questo ciclo, nel corso del quale l'intelligenza delle macchine ottimizzerà ripetutamente il proprio programma, diventerà sempre più veloce. Ciò è esattamente quanto previsto dalla formula che descrive la continua accelerazione del tasso di cambiamento di paradigma. Una delle obiezioni a tale accelerazione è che, alla fine, esso diviene troppo rapido per gli esseri umani e quindi irrealizzabile. Tuttavia, il passaggio dall'intelligenza biologica a quella non-biologica permetterà la continuazione di tale tendenza.  

•    La nanotecnologia, insieme al ciclo di ottimizzazione dell'intelligenza non-biologica in continua accelerazione, permetterà poi la manipolazione della realtà fisica a livello molecolare.  

•    La nanotecnologia permetterà la progettazione di nanrobot, robot molecolari  misurabili in micron (milionesimi di un metro), quali i "respirociti" (globuli rossi artificiali).[33] I nanorobot avranno innumerevoli ruoli all'interno del corpo umano, compreso quello di curare l'invecchiamento (per quanto riguarda gli aspetti che non saranno già stati rettificati con interventi  biotecnologici o genetici).  

•    I nanorobot interagiranno con i neuroni biologici per espandere la gamma dell'esperienza umana, generando realtà virtuali dall'interno del sistema nervoso. Miliardi di nanorobot nei vasi capillari del cervello potenzieranno notevolmente l'intelligenza umana.  

•    Una volta stabilita una testa di ponte nel cervello umano (un processo già oggi iniziato con impianti neurali), l'intelligenza non-biologica nei nostri cervelli crescerà esponenzialmente (come ha sempre fatto), raddoppiando in potenza ogni anno. L'intelligenza biologica, invece, rimarrà praticamente ferma e quindi, infine, la parte non-biologica del nostro intelletto predominerà.  

•    I nanorobot beneficeranno anche l'ambiente, rettificando i danni causati dall'inquinamento derivato dalla precedente era industriale.  

•    I nanorobot foglet [vedi: utility fog ] potranno generare immagini e onde sonore e porteranno le qualità del morphing dalla realtà virtuale al mondo reale.[34]  

•    La capacità di comprendere e rispondere appropriatamente alle emozioni (la cosiddetta intelligenza emotiva) è una delle forme di intelligenza umana di cui la futura intelligenza delle macchine acquisterà la padronanza. Alcune delle nostre risposte emotive sono calibrate per ottimizzare la nostra intelligenza nel contesto dei nostri limitati e delicati corpi biologici. L'intelligenza futura delle macchine  avrà a propria disposizione dei "corpi" per interagie con il mondo (per esempio, entità virtuali all'interno di realtà virtuali, o proiezioni tramite foglet), ma questi corpi nanoingegnerizzati saranno molto più efficienti e durevoli dei corpi umani biologici. Per questo motivo, alcune delle reazioni "emotive" della futura intelligenza delle macchine saranno riprogettate per riflettere le loro enormemente incrementate capacità fisiche.[35]  

•    Quando la realtà virtuale (generata all'interno del sistema nervoso) sarà paragonabile alla realtà reale, in termini di risoluzione dell'immagine e di credibilità, le nostre esperienze avranno luogo sempre più in ambienti virtuali.  

•    Nella realtà virtuale possiamo essere un'altra persona, sia fisicamente che emotivamente. In pratica, chiunque (per esempio il vostro partner) potrà selezionare per voi un corpo diverso rispetto a quello da voi preferito (e viceversa).  

•    La legge dei ritorni accelerati continuerà la sua corsa fino a quando l'intelligenza non-biologica si avvicinerà al punto di "saturazione", con la nostra intelligenza uomo/macchina, della materia e dell'energia nel nostro "vicinato" spaziale. Per "saturazione" intendo l'utilizzazione a livello ottimale di materia ed energia a scopi computazionali (sulla base della nostra comprensione odierna della fisica computazionale). Avvicinandoci a questo limite, l'intelligenza della nostra civilizzazione continuerà ad incrementare le proprie capacità spingendosi verso il resto dell'universo. La velocità di questa espansione si avvicinerà rapidamente alla massima velocità a cui le informazioni possono viaggiare.  

•    Infine, l'intero universo sarà saturato con la nostra intelligenza. Questo è il suo destino (vedi il capitolo 6). Noi saremo finalmente padroni del nostro destino, invece di lasciarlo nelle mani delle "stupide" e semplici forze che regolano i meccanismi celesti.  

•    Quando l'universo raggiungerà tale livello di intelligenza, dipende da quella che oggi rimane un'incognita: se la velocità della luce è un limite immutabile, o meno. Ci sono indicazioni che suggeriscono la possibilità di sottili eccezioni a questo limite (o di metodi per aggirarlo). Se saranno confermate, la vasta intelligenza  della nostra civiltà futura troverà il modo di sfruttarli.  

Questa, quindi, è la singolarità. Qualcuno potrebbe dire che non possiamo comprenderla, almeno con il nostro intelletto corrente. Questo è il motivo per cui non possiamo vedere oltre il suo orizzonte degli eventi e capire esattamente cosa ci aspetta. Questa è una delle ragioni per cui descriviamo questa trasformazione come una singolarità. Personalmente, ho trovato difficile, anche se non impossibile, guardare oltre questo orizzonte, anche dopo aver speso decenni contemplandone le varie implicazioni. Nonostante ciò, la mia opinione è che, malgrado le nostre profonde limitazioni, abbiamo sufficienti capacità d'astrazione per poter raggiungere alcune conclusioni significative circa la natura della vita dopo la singolarità. La più importante è che l'intelligenza che emergerà da essa continuerà a rappresentare la civilizzazione umana, che è già oggi una civilizzazione uomo/macchina. In altre parole, le macchine future saranno umane, anche se non biologiche. Questo sarà il prossimo passo dell'evoluzione, il prossimo cambiamento di paradigma, il prossimo  livello di indirezionalità ["indirection": l'evoluzione usa i risultati di un'epoca per generare l'epoca seguente]. La maggior parte dell'intelletto della nostra civilizzazione sarà non-biologico. Entro la fine di questo secolo, esso sarà bilioni di bilioni di volte più potente dell'intelligenza umana.[36] Tuttavia, per rispondere ad un timore spesso menzionato, tutto ciò non implica la fine dell'intelligenza biologica, anche se avrà perso il primato della superiorità evolutiva. Innazitutto, anche le forme non-biologiche saranno derivate da design biologici, inoltre la nostra civilizzazione rimarrà umana e in un certo senso rappresenterà quello che oggi consideriamo essere la nostra umanità, meglio di quanto oggi facciamo noi stessi, anche se il significato del termine si sposterà al di là delle sue origini biologiche. Molti commentatori hanno espresso allarme di fronte all'arrivo di forme di intelligenza non-biologica superiori all'intelligenza umana (un tema che tratteremo ulteriormente nel capitolo 9). La possibilità di potenziare la nostra  intelligenza tramite collegamenti diretti con altri substrati pensanti non allevia necessariamente questa preoccupazione, dato che alcuni hanno espresso la volontà di  rimanere "non-potenziati" e di, allo stesso tempo, rimanere in cima alla catena alimentare intellettuale. Dal punto di vista dell'umanità biologica, queste intelligenze superumane appariranno come servi a noi devoti, dedicati a soddisfare le nostre necessità e i nostri desideri. Ma il soddisfare i desideri dei propri rispettati predecessori biologici occuperà soltanto una parte insignificante del potere intellettuale che la singolarità porterà con sé.  

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MOLLY DEL 2004: Come farò a sapere quando la singolarità starà per arrivare? Sai com'è, vorrei esser pronta...  

RAY: Perchè, cosa vorresti fare?  

MOLLY DEL 2004: Beh, per cominciare, vorrei finire il mio curriculum vitae. Vorrei  fare una buona impressione…  

GEORGE DEL 2048: Oh, posso pensarci io.  

MOLLY DEL 2004: Non è necessario… Sono perfettamente capace di farlo io stessa.  Potrei anche voler cancellare qualche documento… Quelli in cui ho mostrato poco rispetto ad alcune macchine...  

GEORGE DEL 2048: Oh, le macchine li troveranno lo stesso, ma non preoccuparti, noi siamo molto comprensivi.  

MOLLY DEL 2004: Per qualche motivo, il tuo commento non mi riassicura più di tanto... Comunque, vorrei proprio sapere quali saranno i primi sintomi della singolarità.  

RAY: Diciamo che la singolarità starà per arrivare quando avrai un milione di email nella tua casella.  

MOLLY DEL 2004: Hmm, in quel caso, mi sà che ci siamo quasi...  Seriamente, sto facendo fatica a tenere il passo con tutte queste novità che saltano fuori da tutte le parti… Come potrei tenere il passo con la singolarità?  

GEORGE DEL 2048: Avrai degli assistenti virtuali. In pratica, te ne servirà uno solo.

MOLLY DEL 2004: E quello, immagino, saresti tu?  

GEORGE DEL 2048: Al tuo servizio.  

MOLLY DEL 2004: Oh, capisco… Ti occuperai tu di tutto e non ti preoccuperai neanche di tenermi informata. "Oh, non preoccuparti di dire a Molly cosa sta succedendo, tanto lei non capirebbe… lasciamola pure nella sua beata ignoranza."  

GEORGE DEL 2048: Oh no, non credo proprio.  

MOLLY DEL 2004: Ah, non sarò neanche "beata", allora?  

GEORGE DEL 2048: No, mi riferesco al tenerti all'oscuro di qualcosa. Sarai in grado di capire quello che sto facendo, se così vorrai.  

MOLLY DEL 2004:  Intendi dire che dovrò essere… come si dice…  

RAY: Potenziata...?  

MOLLY DEL 2004: Sì, è quello che stavo cercando di dire.    

GEORGE DEL 2048: Se vorrai sviluppare tutte le potenzialità del nostro rapporto, non sarebbe una cattiva idea.  

MOLLY DEL 2004: E se volessi rimanere come sono?  

GEORGE DEL 2048: Sarò sempre al tuo fianco, qualunque sia la tua decisione. Ma posso essere molto più di un maggiordomo trascendente.  

MOLLY DEL 2004: A dir la verità, anche se tu fossi "solo" il mio maggiordomo trascendente, non mi sembrerebbe poco…  

CHARLES DARWIN: Se posso intromettermi, vorrei far notare che quando l'intelligenza delle macchine sarà superiore a quella umana, sarà probabilmente in grado di progettare la propria prossima generazione.

MOLLY DEL 2004: Non mi sembra un fatto particolarmente strano. Già oggi utilizziamo il computer per progettare altri computer.  

CHARLES: Sì, ma oggi sono ancora utilizzati da progettisti umani. Quando le macchine raggiungeranno livelli di intelligenza umana, allora il circolo si chiuderà.  

NED LUDD:[37] E gli esseri umani ne rimarranno fuori...  

MOLLY DEL 2004: Sarebbe comunque un processo molto lento…  

RAY:  Oh, non credo proprio. Se un'intelligenza non-biologica fosse costruita sulla falsariga di un cervello umano, ma con i circuiti anche solo del 2004, lui…  

MOLLY DEL 2004: Certamente intendi dire "lei"…  

RAY: Ehm… ok, lei potrebbe pensare almeno un milione di volte più velocemente di noi.  

TIMOTHY LEARY: Il tempo soggettivo sarebbe espanso.  

RAY: Esatto.  

MOLLY DEL 2004: Mi sembra che sarebbe un sacco di tempo soggettivo. Cosa farete, voi macchine, in tutto questo tempo?  

GEORGE DEL 2048: Oh, c'è molto da fare. Dopo tutto, ho accesso a tutto il sapere  umano, tramite Internet.  

MOLLY DEL 2004: Solo quello umano? E quello delle macchine?  

GEORGE DEL 2048: Entrambi: vediamo la nostra civilizzazione come una  civilizzazione ibrida.  

CHARLES: E le macchine potranno migliorare il loro proprio design.  

MOLLY DEL 2004: Oh, anche noi esseri umani stiamo cominciando a farlo.  

RAY: Ma possiamo solo fare qualche piccolo intervento. L'intelligenza basata sul DNA è intrinsecamente lenta e limitata.  

CHARLES: Invece le macchine progetteranno la loro propria generazione successiva  piuttosto rapidamente.  

GEORGE DEL 2048: Effettivamente, è quello che sta succedendo nel 2048.  CHARLES: Proprio a questo stavo pensando… una nuova linea evolutiva.  

NED: Direi che è un fenomeno rischioso ed instabile…  

CHARLES: Beh, sostanzialmente l'evoluzione è così…  

NED: Ma cosa mi dite dell'interazione fra le macchine e i loro progenitori? Non penso che potremmo fermarle. Sono riuscito a nascondersi dalle autorità inglesi per qualche  anno agli inizi dell'800, ma ritengo che sarà più difficile con questi...  

GEORGE DEL 2048: Questa gente.    

MOLLY DEL 2004: Come ci si può nascondere da quei piccolissimi robot…    

RAY: Intendi i nanorobot?  

MOLLY DEL 2004: Sì, quelli… nascondersi dai nanorobot sarà ben difficile…  

RAY: Penso che l'intelligenza che risulterà dalla singolarità dimostrerà un grande  rispetto per la propria eredità biologica.  

GEORGE DEL 2048: Certamente. E' più di una questione di rispetto, è... reverenza.  

MOLLY DEL 2004: Questa è bella, George! Sarò il tuo riverito animale da compagnia! Non è questo che avevo in mente...  

NED: E' esattament come ha detto Ted Kaczynski: ci stiamo transformando in animali domestici. E' il nostro destino: diventare compiaciuti animali domestici, ma certamente non uomini liberi…  

MOLLY DEL 2004: E che mi dite di questa sesta epoca? Da una parte, restando biologica, utilizzerei tutta questa materia ed energia in maniera inefficiente. Dall'altra, voi volete trasformarmi in un miliardo di Molly e di George virtuali, ciascuno dei quali sarebbe in grado di pensare molto più velocemente di quanto possa fare io. Direi che sarò sottoposta a molte pressioni per passare "dall'altra parte…"  

RAY: Si, ma tu rappresenti solo una piccola parte della materia e dell'energia disponibili. Anche se tu rimanessi su un substrato biologico, non avresti un impatto significativo sulla quantità di materia ed energia a disposizione della singolarità. E noi vorremo conservare la nostra eredità biologica…  

GEORGE DEL 2048: Certamente.  

RAY: …così come oggi cerchiamo di preservare la foresta pluviale e la biodiversità.  

MOLLY DEL 2004: E' proprio di questo che ho paura, visto quel che stiamo facendo alla foresta pluviale… Penso che ne sia rimasto ancora qualche brandello... Finiremo anche noi come le specie in via d'estinzione.  

NED: O estinte…  

MOLLY DEL 2004: E non ci sono solo io, ci sono anche tutte le mie cose. Insieme rappresentiamo un sacco di materiali…  

GEORGE DEL 2048: Quello non è un problema, potremo riciclare tutto quanto. Creeremo gli ambienti di cui avrai bisogno, quando ne avrai bisogno.  

MOLLY DEL 2004: Ah, sarò in una realtà virtuale, quindi?  

RAY: No, sarà realtà reale, fatta di foglet.  

MOLLY DEL 2004: Fatta di… nebbia?!    

RAY: No, no, fatta di foglet.  

MOLLY DEL 2004: Prego?  

RAY:  Spiegherò più avanti nel libro.  

MOLLY DEL 2004: Beh, fammi un riassunto!  

RAY: I foglet sono dei nanorobot, robot delle dimensioni di un globulo rosso, che possono collegarsi fra loro ricreando qualsiasi struttura fisica. Inoltre, possono dirigere le informazioni visive ed uditive in modo tale da introdurre il morphing della realtà virtuale in quella reale.[38]  

MOLLY DEL 2004: Quanto mai ho chiesto! Al di là di tutto ciò, io non vorrei dover sacrificare tutti gli animali e le piante. Anche se molti non li vedo mai, so pur sempre che sono là fuori, da qualche parte...  

GEORGE DEL 2048: Ma nulla andrà perso.  

MOLLY DEL 2004: Ho capito, continui a dirmelo, ma quello che intendo è che ora loro sono là fuori per davvero, nella realtà, come dire, biologica…  

RAY: Beh, l'intera biosfera rappresenta meno d'un milionesimo della materia e dell'energia nel sistema solare…  

CHARLES: …e contiene buona parte del carbonio disponibile…  

RAY: …varrà quindi la pena di preservarla tutta, per essre sicuri di non perdere nulla.  

GEORGE DEL 2048: Questo è il consenso, ormai da parecchi anni.  

MOLLY DEL 2004: Così, in pratica, avrò tutto ciò di cui avrò bisogno a portata di mano?  

GEORGE DEL 2048: Esattamente.  

MOLLY DEL 2004: Mi ricorda la storia di Re Mida, tutto quello che toccava si trasformava in oro.  

NED: Si, ma ricorderete anche che è morto di fame…  

MOLLY DEL 2004: Beh, se deciderò di passare dall'altra parte, con tutto quel tempo soggettivo, sarà più facile morire dalla noia…  

GEORGE DEL 2048: Oh no, non credo proprio. Grazie a me, non saprai nemmeno cos'è la noia.  

Endnotes (PDF)  

The Singularity is near is published by Viking Press 

La
versione originale (Pdf) di questo articolo, sul sito del libro: Singularity.com

Vedi anche: Il Prologo e i
l primo capitolo: Le sei epoche 

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Tecnofascismo? No grazie.

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