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Mappa del sito con introduzione ai singoli articoli
Questa è la versione della mappa integrale del sito che include anche una breve introduzione ai singoli articoli. Molto altro materiale è rintracciabile sulla mappa del vecchio sito.

Introduzione

L'accelerazione del progresso tecnologico sta per lanciare l'umanità verso mete sconosciute…

Tecnoscienza

Nanotecnologie

Motori di creazione. L'era prossima della nanotecnologia, di K. Eric Drexler (traduzione italiana integrale di Engines of creation)
Carbone e diamanti, sabbia e circuiti integrati, tessuti sani e cancerosi: nel corso di tutta la storia, le variazioni nelle disposizioni di atomi hanno fatto la differenza fra scadente e pregiato, fra malato e sano. Disposti in una certa maniera, gli atomi formano suolo, aria, acqua; disposti in un'altra maniera diventano fragole mature. Disposti in un modo sono case ed aria fresca; in un altro, diventano cenere e fumo. La nostra abilità nel creare disposizioni di atomi è alle fondamenta della tecnologia. Siamo andati lontani nelle nostre capacità di disporre atomi, dallo scheggiare la selce per le punte di frecce al lavorare a macchina alluminio per navi spaziali. Siamo fieri della nostra tecnologia, dei nostri farmaci salva-vita e dei nostri computer da tavolo. Tuttavia le nostre navette spaziali sono ancora rozze, i nostri computer ancora stupidi, e le molecole dei nostri tessuti degenerano ancora nel disordine, danneggiando prima la nostra salute e poi la vita stessa. Per tutti i nostri progressi nella disposizione di atomi utilizziamo ancora metodi primitivi. Con la nostra tecnologia attuale siamo tuttora costretti a maneggiare gli atomi in gruppi indisciplinati.

La realtà artificiale dei foglets, di M. Elisabetta Bonafede
Utility Fog è una sostanza intelligente polimorfica, capace cioè di cambiare forma a comando; consiste in una massa di nanorobots detti foglets che unendosi formano qualsiasi oggetto, simulando le proprietà delle sostanze fisiche in pochi secondi. Per spiegarla Storrs Hall usa una metafora biologica: “Come il nostro corpo, questi oggetti consistono di trilioni di macchine microscopiche paragonabili alle nostre cellule e dotate di informazioni e di un sofware locale che si collega a quello globale del sistema. Ma a differenza delle nostre cellule sono più rapidamente riprogrammabili e svolgeranno più funzioni.” (J. Storrs Hall, On certain aspects of Utility Fog). I foglets sono cellule robotiche delle dimensioni di circa 100 micron (1 micron = 1 milionesimo di metro) costruite dalle fog making machine, fabbriche molecolari di precisione atomica e controllate da nanocomputers. Comparati agli assemblatori di Drexler – che sono macchine a dimensione di nanometro – sembrerebbero enormi e poco potenti. Tuttavia sono capaci di cose strabilianti. Ciascun foglet è formato da un corpo centrale dodecaedrico di idrossido di alluminio della misura di una cellula umana, contenente un motore, una batteria e un nanocomputer; da ciascun delle facce del dodecaedro si dipartono bracci mobili ed estensibili che si irradiano in tutte le direzioni e che sono dotate all'estremità di una pinza a tre “dita” che permette di collegare meccanicamente i foglets tra loro per formare una struttura reticolare a più strati, una formazione cristallina i cui “atomi” sono i corpi dei foglets. I foglets uniscono i loro bracci per costituire nella formazione a bassa densità (cioè quando i bracci si estendono al massimo) una massa rarefatta simile a una nuvola o a una nebbia (fog) che fluisce facilmente come l'aria. Questa “sostanza fisica universale” (cfr. J. Storrs Hall, Utility Fog. A Universal phisical substance, 1998) non a caso prende il nome di Utility Fog: “fog” per la sua configurazione base; “utility” in quanto è programmabile per disporsi in qualunque configurazione, assumendo quasi istantaneamente la forma dell'oggetto di cui abbiamo bisogno. In base al legame più o meno elastico tra i bracci dei foglets e al grado di estensione dei bracci stessi, può dare origine a un materiale duro, oppure soffice, liquido, gassoso.

La connessione tra l’Intelligenza Artificiale e la nanotecnologia
. Intervista a Christine Peterson
Noi del Foresight Nanotech Institute abbiamo inaugurato un progetto chiamato Technology Roadmap for Productive Nanosystems. Questa roadmap illustra le tappe tecniche, nel cammino verso le potenzialità di produzione nanotecnologica avanzata, che pensiamo meritino seria attenzione, in termini sia delle loro possibilità tecnologiche che dei loro potenziali rischi. È un progetto centrale per noi, ed è così che pensiamo si debba guidare la nanotecnologia. Rendere la nanotecnologia benevola e rendere benevola l’I.A sono due progetti che presentano molte somiglianze. Sono entrambi progetti di lungo termine, ad alto contenuto tecnologico, che implicano un’integrazione tra tecnici e decisori pubblici, e quindi ci sono delle sinergie. Avendo riflettuto a lungo su queste questioni nel ramo delle nanotecnologie, sono ora in grado di proporre alcune idee che il SIAI può spendere nelle sue ricerche sull’Intelligenza Artificiale [...] Penso sia cruciale che questi sviluppi tecnologici estremamente potenti trovino le prime applicazioni nelle democrazie. In posti dove la popolazione ha almeno qualche controllo sull’esercito, per esempio. Non vogliamo che le nuove tecnologie, potenti come saranno, sorgano in posti dove, per esempio, la democrazia non ha una grande presa perché è troppo giovane o addirittura non esiste. Penso sia difficile stabilire quale sia la nazione più sicura. Ma siamo tutti d'accordo che alcune sarebbero peggiori di altre. Speriamo quindi di accelerare lo sviluppo tendenzialmente nelle società più aperte.

Longevismo

Il momento Eureka, il primo capitolo di Ending Aging
Erano le quattro di mattina, in California, ma il mio corpo continuava a farmi presente che a Cambridge era ancora mezzogiorno. Ero sfinito dal volo intercontinentale e da una giornata intera spesa discutendo con alcune delle più influenti personalità nel campo della biogerontologia, ad un evento per soli invitati - una "officina delle idee" sul tema di come combattere l'invecchiamento. Fra i presenti, il biologo evolutivo Michael Rose, gli esperti di restrizione calorica Richard Weindruch e George Roth, il nanotecnologo Robert Freitas e molti altri. Ma ora non riuscivo a dormire: colpa non solo del fuso orario sfasato, ma anche della frustrazione causata da quello che per me era l'esito negativo della giornata - l'assenza di progresso verso una concreta, realistica roadmap anti-invecchiamento. Ogni volta che stavo per addormentarmi, una domanda sulla natura del metabolismo e dell'invecchiamento si infiltrava nel mio cervello e non mi dava tregua. Nel mio stato di insonnolita irritazione, mi sono alzato e ho cominciato ad andare avanti e indietro nella mia stanza, accarezzandomi la barba e rimuginando la questione. Il metabolismo "normale" è semplicemente troppo caotico, come dimostrato dal dibattito che si scatena fra biogerontologi quando si cerca di stabilire quali perturbazioni metaboliche siano le cause dell'invecchiamento e quali invece ne siano gli effetti (o cause secondarie) che potrebbero semplicemente scomparire, una volta rimosse le cause principali. Come intervenire positivamente su di un sistema talmente complesso e poco compreso? Sarebbe possibile evitare che un intervento sul metabolismo risulti, come il famoso battere d'ali di una farfalla, in un uragano da qualche altre parte?

Verso un futuro senza età. Il 14mo capitolo di Ending Aging
Il biogerontologo Aubrey de Grey ritiene che molti di coloro oggi viventi potranno raggiungere i mille anni di età ed evitare i problemi di salute legati all'invecchiamento. In questo estratto dal suo "Ending Aging" ci spiega come. "...una volta attraversata la soglia rappresentata da un certo tasso di progresso biomedico, potremo tenere a bada indefinitamente l'invecchiamento. Tale tasso di progresso non è plausibile per i topi di laboratorio, ma lo è per l'uomo. Se saremo in grado di rendere le terapie di ringiovanimento sufficientemente robuste da concederci il tempo necessario a renderle ancora più efficaci, otterremo il tempo necessario a renderle ancora più efficaci, il che a sua volta… e così via. Tutto ciò ci consentirà di sfuggire indefinitivamente al declino connesso all'età, indipendentemente dalla nostra età cronologica. Utilizzerò il termine "velocità di fuga della longevità" (VFL) per descrivere questo concetto."

Allungamento della vita e sovrappopolazione, di Ramez Naam
Quando si parla di interventi tesi all'allungamento radicale della vita, si sentono sempre le stesse domande: "...e dove la metteremmo tutta questa gente?" "...e la 'bomba demografica?'" "...non siamo già troppi così?" Ramez Naam ha dedicato un capitolo del suo More Than Human proprio a tali domande. L'impatto demografico delle tecnologie per l'estensione della vita sarebbe sorprendentemente limitato [...] l'allungamento della vita avrebbe un impatto incrementale, piuttosto che esponenziale, sulla crescita demografica. In pratica, anche se ottenessimo oggi l'immortalità, il tasso di crescita globale rimarrebbe più lento di quello visto nel dopoguerra con la generazione del baby-boom. Se l'intera popolazione mondiale fosse resa immortale in questo preciso istante, nel 2100 essa raggiungerebbe i 13 miliardi invece dei 10 miliardi oggi previsti, dato che il tasso di natalità è in declino.

Puoi vivere abbastanza a lungo da vivere per sempre. Il primo capitolo diViaggio fantastico, di Ray Kurzweil e Terry Grossman.
Abbiamo oggi la conoscenza e gli strumenti per vivere in eterno? Se tutta la scienza e la tecnologia si fermassero di colpo, la risposta dovrebbe essere no. Abbiamo infatti i mezzi per rallentare significativamente le malattie ed il processo d'invecchiamento ben oltre quanto la maggior parte della gente creda, ma non abbiamo ancora tutte le tecniche di cui abbiamo bisogno per estendere indefinitamente la vita umana. Tuttavia, è chiaro che anziché arrestarsi, il progresso in campo scientifico e tecnologico stia accelerando.Secondo i modelli creati da Ray, il nostro rateo di cambio di paradigma, il rateo di crescita del progresso tecnologico, raddoppia ogni decennio e l'efficienza (prezzo, capacità e velocità) di specifiche tecnologie informatiche raddoppia ogni anno. Quindi, la risposta alle nostre domande è, in realtà ed enfaticamente, un sì: le tecniche esistono, se applicate in modo aggressivo, per rallentare l'invecchiamento e le malattie al punto di poter arrivare in buona salute al momento in cui le tecnologie più radicali di estensione e miglioramento della vita saranno disponibili, nei prossimi due decenni.

I "ponti" a venire. Il secondo capitolo di Viaggio Fantastico, di Ray Kurzweil e Terry Grossman
Questo libro descrive tre "ponti":
1. Il primo ponte è il nostro programma per la longevità. Esso consiste di terapie oggi disponibili che vi permetteranno di rimanere in buona salute sufficientemente a lungo da poter trarre il massimo vantaggio dal secondo ponte, una volta costruito.
2. Il secondo ponte è la rivoluzione biotecnologica. Svelando i misteri di proteine e geni, stiamo accumulando i mezzi che ci permetteranno di eliminare malattie ed invecchiamento, sviluppando al massimo il nostro potenziale. Questo secondo ponte, a sua volta, condurrà ad un terzo.
3. Il terzo ponte è la rivoluzione nei settori delle nanotecnologie e dell'IA (Intelligenza Artificiale). Questa rivoluzione ci permetterà di ricostruire i nostri corpi e cervelli a livello molecolare. Queste trasformazioni tecnologiche emergenti introdurranno nuovi e potenti strumenti atti ad espandere la nostra salute e le nostre capacità.

La velocità di fuga della longevità e la Singolarità. Intervista a Aubrey de Grey
C’é una linea di confine, in gerontologia, al di là della quale le cose saranno molto diverse, in futuro, ma è una cosa piuttosto diversa dalla Singolarità. Di solito io la chiamo “velocità di fuga della longevità (V.F.L.)”. E’ un fenomeno meno sconcertante, meno eccezionale della Singolarità. E’ un qualcosa che in effetti abbiamo già visto nello sviluppo di altre tecnologie, come il volo a motore, i computer e altro. Il concetto di V.F.L. dice semplicemente che abbiamo un problema da risolvere: l’invecchiamento. E’ un problema composto da molte sfaccettature. Alcune di queste sono più difficili da risolvere di altre, e dobbiamo risolverle tutte, perchè, come le catene, non siamo più forti del nostro anello più debole. Ma la risoluzione di alcune di queste sfaccettature produce più effetti della risoluzione di altre, quindi non è un problema risolverle anche solo parzialmente, in quanto, così facendo, almeno guadagnamo tempo, tempo che possiamo poi utilizzare per risolvere altri aspetti del problema.

Biologia sintetica ed estensione della vita: lo stato dell'arte, di Rudy Ippodrino
Sin dalla notte dei tempi l'Homo Sapiens Sapiens inizia a modificare se stesso, il suo ambiente, le piante e gli animali. Gli indumenti, il cavallo, la ruota, l'agricoltura, la selezione del bestiame, sono solo alcuni esempi che testimoniano in che modo l'uomo non abbia fatto altro che plasmare il mondo secondo le sue necessità. Non per niente il conoscere, lo scoprire, l'inventare sono caratteristiche che distinguono inequivocabilmente la nostra specie. Un castoro, costruendo una diga, riesce a cambiare il corso di un fiume. L'uomo, oggi, è in grado di cambiare il destino del pianeta. Giochiamo a fare Dio cercando di modificare, addirittura di "creare" la vita. Certo, non ci riusciamo ancora perfettamente, ma è solo questione di tempo. Il nome del gioco ha già un marchio, si chiama "synthetic biology" e da qualche anno possiede un mercato di miliardi di dollari.

Crionica (ibernazione umana)

La riparazione a livello molecolare del cervello, di Ralph C. Merkle

La sospensione crionica è un metodo per stabilizzare le condizioni dei malati terminali, così che possano avere accesso alle strutture mediche che saranno disponibili nel tardo 21° o 22° secolo. Il fatto che le condizioni di una persona conservata alla temperatura dell'azoto liquido siano stabili non è controverso, ma il processo di sospensione crionica infligge una quantità di danno tale da non poter essere riparato dalla tecnologia medica corrente. Il fatto che non sia possibile riparare i danni dovuti alla sospensione crionica con i metodi oggi disponibili, non significa che ciò non possa essere possibile in futuro, proprio come l'impossibilità di costruire un computer nel 1890 non implicava che tali macchine non sarebbero mai state costruite. Questo articolo prende in considerazione i limiti raggiungibili dalla scienza medica (in base alle nostre conoscenze attuali delle leggi della chimica e della fisica) e il genere di danno causato dai metodi attuali di sospensione crionica. L'articolo prende poi in considerazione quali metodi saranno verosimilmente disponibili in futuro per riparare questo tipo di danno.

Mind uploading

I robot erediteranno la Terra: ed essi potrebbero essere noi stessi... di Joe Strout
Questa pagina è dedicata a speculazioni sulla probabile possibilità futura di eseguire un processo capace di copiare una mente dal substrato naturale del cervello ad una destinazione rappresentata da un substrato hardware artificiale, costruito dall'uomo. Questa tecnologia altererà radicalmente la società in molti modi, come gli autori di fantascienza hanno cominciato ad illustrare. Divertitevi, attraverso questo sommario resoconto, ad esplorare la scienza dietro la fantascienza!

Coscienza soggettiva, Autori Vari
L'anno è il 2030… La tecnologia necessaria a creare una copia perfetta di un cervello umano è disponibile (che si tratti di una copia identica a livello atomico, creata con mezzi nanotecnologici o di un modello su computer, basato su scannerizzazione del cervello originale, poco importa ai fini di questa discussione…) La domanda è: se il cervello in questione fosse il tuo, la copia saresti sempre tu?

Intelligenza Artificiale

Reinteressarsi all’Intelligenza Artificiale. Intervista a Sam Adams
Le interviste del SIAI (Singularity Institute for Artificial Intelligence)
Si è detto per cinquant’anni che l’intelligenza artificiale era dietro l’angolo. Cosa è cambiato, ora? Beh, tanto per cominciare, abbiamo intrapreso un viaggio alla scoperta di cosa sia l’intelligenza. Non siamo ancora a destinazione, ma siamo molto più vicini. Abbiamo completamente compreso cosa non sia l’intelligenza. Cose come la matematica e la logica, che erano alla base dei primi lavori sull’IA, sono naturalmente parte di ciò che l’uomo fa di intelligente, ma molto di ciò che facciamo, come le emozioni o la creatività, non è basato sulla matematica o sulla logica. Molto di quanto era semplice da fare con le prime tecnologie ha aperto la strada, in seguito, a cose più difficili. Un esempio è il buon senso, ossia l'essere in grado di fare ciò che un bambino di tre anni sa fare. Un bambino di tre anni sa che se molla la presa su qualcosa, questa cadrà a terra. Ma non abbiamo computer che lo comprendono bene. Alcuni stanno cominciando ad ottenere questa capacità. Ma abbiamo iniziato dalla fine. Il Turing Test, se ci pensi, consiste nel cercare di creare un computer che un essere umano non sappia se definire computer o umano. Abbiamo scoperto che questo non è un buon test, perché è facile ingannare l'osservatore. Molte persone, per ingannare una persona, si comportano come se fossero qualcun altro e gli altri ci cascano. Così ci siamo accorti che, nel guidare la ricerca scientifica, nel guidare i ricercatori, il Turing non è un test buono come si pensava. Abbiamo anche avuto molte ottime idee per le quali la tecnologia hardware e software non era pronta. Penso che una delle ragioni per cui la gente è di nuovo entusiasta e si ricomincia a parlare di intelligenza artificiale è che l’hardware offre prestazioni molto migliori. I sistemi con cui lavoriamo oggi hanno una potenza molte volte superiore a quelli con cui abbiamo iniziato. In effetti, un approccio che penso darà molti frutti, sarà il rivisitare alcune vecchie idee dei primi anni dell’informatica (quando non era ancora chiaro per cosa sarebbero stati usati i computer), per poi applicarle nei potenti sistemi di oggi.

Ascesa controllata dell'Intelligenza Artificiale. Intervista a Ben Goertzel
Le interviste del SIAI (Singularity Institute for Artificial Intelligence)
Gli approcci possibili alla realizzazione di un'Intelligenza Artificiale Generale sono sostanzialmente due: emulare il cervello umano in un software, e creare un sistema di IA diverso dal cervello, che trae la sua intelligenza da principi diversi da quelli usati dal cervello umano. La tecnologia oggi ci sta preparando in modi diversi a percorrere, in un futuro relativamente prossimo, entrambe queste strade.
Emulare il cervello umano richiede due cose: mappare meglio ciò che accade dentro il cervello ed un migliore hardware. Tutte e due le cose si stanno realizzando ad un ritmo molto rapido, come Ray Kurzweil ha illustrato in modo molto efficace nel suo libro The Singularity is Near [La singolarità è vicina]. La legge di Moore e i suoi pattern nell’evoluzione dell’hardware mostrano che i nostri computer stanno rapidamente diventando sempre più performanti e la loro memoria sempre più capiente. Se osservi le curve di crescita delle tecnologie di scansione cerebrale, stiamo ottenendo una maggiore precisione spaziale e temporale in termini di comprensione di ciò che avviene nel cervello umano. Se metti queste due cose insieme, arrivi alla conclusione che in pochi decenni saremo in grado di mappare cosa sta succedendo nel cervello umano e di simularlo in un computer. Si potrebbe dire: ”Beh, che vuoi che sia. Abbiamo già abbastanza gente. A cosa ci servono persone digitali?”. D’altro canto, guardiamola da questo punto di vista: cosa succederebbe se prendessimo le 100 persone più intelligenti del mondo, le copiassimo un migliaio di volte ciascuna, facendo funzionare tutte le loro menti 100 volte più velocemente di quanto facciano naturalmente, e nel contempo osservassimo tutto ciò che accade nel loro cervello? Questo porterà rapidamente a molti, e sorprendenti, progressi scientifici. Perciò direi che quando ottieni una buona emulazione del cervello umano, otterrai ogni tipo di sistemi di IA non-umani. Sostanzialmente, la Singolarità è davvero vicina.

I robot nella forza lavoro. Intervista a James Hughes
Le interviste del SIAI (Singularity Institute for Artificial Intelligence)
“L’IA condizionerà la forza lavoro?”
E’ la solita tesi della disoccupazione a causa dell’automazione. Gli utopisti hanno sostenuto questa tesi per molto tempo, la nozione che potremmo essere in grado di liberarci della fatica sostituendo persone con macchine, animali ingegnerizzati, o altro. Sono tesi che tornano ciclicamente. Abbiamo visto, negli anni ’60, che un gruppo di economisti scrisse al presidente Kennedy e disse, ”ci aspettiamo che nei prossimi dieci, quindici anni, l’automazione su vasta scala produrrà disoccupazione di massa. Dobbiamo prepararci fin da ora”. Beh, si sbagliavano. E una delle ragioni per cui si sbagliavano è che l‘economia crea nuovi lavori per fare nuove cose che la gente vuole realizzate e che non erano state fatte prima. Una volta che il minatore lo fa il robot, nascono lavori industriali, e lavori nel terziario. Il nostro problema, oggi, è che se otterremo l’IA forte, quell'IA di gran lunga sovrumana sostituirà la forza lavoro umana nei servizi e nell’occupazione intellettuale. E dopo, non vi sono altri sbocchi professionali. Sono poche le occupazioni "emotive" per cui le persone continueranno a preferire gli umani. Anzi, se guardi il film “A.I. - Intelligenza Artificiale”, persino la prostituzione dei robot sarà migliore di quella umana. Abbiamo già visto che la robo-psichiatria è maledettamente più economica e quasi altrettanto efficace di quella praticata da esseri umani. Quindi non saprei dire se ci sia una qualche occupazione creativa, intellettuale, qualunque cosa insomma, che faremo comunque meglio delle macchine. Arrivati a questo punto, tutti rischiano di essere disoccupati. Dobbiamo pensarci. Stiamo per lasciare che tutti muoiano di fame? O stiamo per capire come far mangiare tutti? Se capiremo come sfamare tutti, non sarà più necessario lavorare per essere pagati. Il contratto sociale, quindi, cambia completamente.

Parlare al Web. Intervista a John Smart, fondatore dell'Acceleration Studies Foundation
Le interviste del SIAI (Singularity Institute for Artificial Intelligence)

Quando l’AI surclasserà gli umani? Penso che accada già da cinquant’anni. Abbiamo già avuto alcuni successi. Questa cosa che porto al polso, questo orologio digitale con una calcolatrice all'interno, rappresenta per me e per te una Singolarità di calcolo. Come ha detto James Burke, non ci sono mai state tante cose, nel nostro mondo tecnologico, di cui sappiamo così poco. Sta succedendo tutto intorno a noi. Questa cosa che ho in mano mi ha già surclassato nell’abilità di fare calcoli. È un piccolo pezzo di intelligenza che ha superato gli umani in un ambito molto specifico: risparmiare tempo. Ma stiamo collezionando sempre più tasselli di questo tipo. Alcuni studenti universitari hanno creato una rete neurale a quindici nodi, una cosa molto piccola quindi, in grado di trovare le supernove nel cielo notturno, perché è un semplice problema di riconoscimento delle immagini. L'immagine di una stella, nel momento dell'esplosione, diventa bianca e larga; poi, nel giro di una settimana o giù di lì, lentamente sfuma. È così semplice che i telescopi possono essere orientati da un piccolo programma. E così, ora, non sono più gli esseri umani a dare la caccia alle supernovae.

Rendere i computer ingegneri di se stessi. Intervista a Peter Voss, fondatore e CEO della Adaptive AI
Che differenza c’è tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Artificiale Generale? Il mio settore si chiama AGI: Intelligenza Artificiale Generale, così da distinguerlo dalla semplice AI, visto che la ricerca di oggi si concentra quasi esclusivamente di intelligenza artificale ristretta. [Che cioè] svolge solo alcune funzioni specifiche. Si costruisce un sistema che risolve un particolare problema. Sostanzialmente, l'AI fa questo. Perciò i sistemi AGI sono potenzialmente in grado di imparare uno spettro molto ampio dello scibile. Se hai un sistema che può apprendere come un umano, che può acquisire conoscenza come un umano, puoi pensare ad un sistema che acquisti l’abilità di diventare un buon informatico. Se diventa un buon informatico, può migliorare il suo design da solo. A quel punto ottieni l’automiglioramento ricorsivo. Così il computer diventa abbastanza intelligente da capire la sua stessa progettazione e migliorarla, il che lo renderà ancora più abile a migliorare il suo design e diventare molto in fretta incredibilmente intelligente.

Creare strumenti di superintelligenza ristretta. Intervista a Peter Norvig, Direttore Ricerche, Google
“Cos’è l’Intelligenza Artificiale?” Quando scrissi il mio manuale, dovevo definire cosa fosse l’AI. Una delle cose che volevo evitare erano tutti quei dibattiti filosofici. La questione della realizzabilità stessa dell’AI, cos’è il pensiero, cos’è l’intelligenza, cos’è la coscienza? In alcune definizioni entrano in gioco tutte queste domande. Ma ho cercato di delimitare il campo dicendo che l’AI consisteva nel costruire il miglior programma possibile. Ti si assegna un compito da fare, un qualche robot o un qualche computer con cui farlo, e poi ci sono tanti possibili programmi. Per farla semplice, ci sono n o 2 alla n programmi possibili, e l’AI consiste nel trovare il programma migliore. O almeno trovarne uno molto buono.
“Ci stiamo dirigendo verso una Singolarità?” Penso sia una questione interessante. Vi consiglio, al riguardo, di tornare alle storie di Vernor Vinge, e alle idee di I.J.Good. È una questione interessante da discutere, e penso che come scienziati sia nostra responsabilità considerare questo tipo di idee. Dovremmo sempre chiederci: “Ciò su cui stiamo lavorando sarà una forza positiva o negativa? Quali saranno gli effetti sulla società?” E questa è una delle possibilità, perciò ci dobbiamo pensare. Arriverà? Se sì, cosa succederà e come ci prepareremo?
“La Singolarità è vicina?” Beh, ci ho riflettuto e non la vedo ancora. È come prendere un sismografo e dire: “C’è un terremoto?” Ancora non ci sono segnali, per quel che vedo. D’altro canto, a volte i terremoti avvengono all’improvviso.

Sistemi Intelligenti totalmente integrati. Intervista a Barney Pell, fondatore di Powerset
Penso che prevedere il futuro sia molto difficile. Noi possiamo al massimo fare analisi in base ai trends. Ci sono stati progressi costanti nell'AI, come mostra la legge di Moore. Ripensando alle prime ricerche sull'AI, dovevi spendere tutto il tuo tempo a cercare di fare entrare ogni cosa all'interno di poca memoria e potenza di calcolo. Quindi l'AI è diventata ora molto più malleabile grazie ai progressi in quei due settori. Un buon esempio sono gli scacchi. Quando la gente ci si cimentò, le prime volte, era uno dei primi grandi problemi dell'AI, e la gente diceva che avremmo avuto un programma di scacchi in grado di battere un campione mondiale (umano) magari entro soli cinque anni. Ma poi cinque anni passarono senza molti progressi, e così per altri 25, 30 anni. La gente si stava quasi scoraggiando, quando finalmente le cose cominciarono a funzionare. C'era stato un avanzamento importante nella Scienza, nella Legge di Moore, c'erano programmi che surclassavano in alcune situazioni campioni mondiali (umani). E' vero, alcuni di questi problemi sono davvero difficili, richiedono molto tempo, ma quel che ci aspettiamo è che la tecnologia avanzi. Specificamente per la Singolarità, è difficile fare previsioni. Direi che entro un centinaio di anni, è quasi sicuro che avremo computer in grado di lavorare a livelli umani, assorbendo informazioni dal mondo e processandole più in fretta di noi, e il problema è solo se noi riusciremo a stare al passo. Io sono un consulente al SIAI. Il SIAI è un ente no-profit che essenzialmente prevede quali saranno le conseguenze a lungo termine quando una vera intelligenza artificiale arriverà e condizionerà il mondo. Ci sono alcune questioni davvero interessanti. Sappiamo che nei progressi tecnologici la gente ha vari interessi, di tipo accademico, intellettuale, economico. Ma prima o poi quel traguardo tecnologico arriva, e spesso ci rendiamo conto delle conseguenze solo dopo. Il SIAI si occupa di guardare lontano e cercare di fare previsioni e, sebbene le cose sembrino molto al di là dal venire, il futuro arriverà più in fretta di quanto ognuno di noi prevede; ecco, noi guardiamo lontano e diciamo "Di cosa è necessario preoccuparsi già da ora?". Magari ci sono cose da fare per prepararsi, o forse bisogna prendere in considerazione le modalità che servono per progettare questi sistemi di AI, così ci saranno le giuste AI nel futuro, invece che, potenzialmente, quelle sbagliate.

Cynthia Breazel discute di come realizzare un robot "vivo" ed apparentemente "emotivo"
Può un robot essere conscio? Il problema, anche quando si parla di coscienza umana, nasce in gran parte dal fatto che in realtà non sappiamo davvero cosa significhi «conscio». Stabilire se la Macchina X è conscia o meno, ci costringe a pensare a fondo alla domanda: "Cosa intendiamo davvero con questa espressione?" E penso che più ci avvicineremo alla corretta definizione di «conscio», più probabile diventerà lo sviluppo di macchine che siano consce. E puoi continuare a muovere su e giù l'asticella. Se pensiamo a questi primi robot, sono propensa (lo sarei anche con un insetto) ad attribuir loro un abbozzo, un primitivo accenno di ciò che, all'altra estremità, considereremmo una coscienza pienamente sviluppata. Non riesco a credere che sia una cosa binaria, che o ce l'hai o no. È un continuum, secondo me. La sfida di fronte a noi, a mio avviso, consiste in parte nel provare a comprendere cosa sia qual continuum, e nell'approfondire il significato di questi termini. In molte discussioni che ho avuto con la gente, le persone «comuni» non ritengono possibile dare emozioni ad una macchina. Penso che la questione si riduca all'importanza del ciclo di vita. Potrei essere in grado di programmare questo tipo iniziale di risposte emotive, di relazioni, e così via, ma, fondamentalmente, quell'entità deve passare attraverso un ciclo di vita e avere esperienze che le facciano davvero capire cosa sono queste cose. Penso che crescere ed imparare sia per le persone una parte fondamentale dell'avere emozioni genuine, ma trovo che tutto questo sia possibile anche per una macchina.

Marshall Brain parla del futuro dell'umanità e della nascita della seconda specie intelligente
Esisterà mai una Singolarità? Marshall Brain: Condivido l'idea secondo cui siamo in procinto di creare la seconda specie intelligente nell'Universo. Ne parlerò domani (al Singularity Summit, N.d.T.). Per quel che ne sappiamo oggi, esiste una sola specie intelligente nell'Universo. Non ci sono prove che ne esista più di una. Non ci è dato sapere altro. E stiamo creando la seconda che, prevediamo, finirà per diventare molto più intelligente di noi, grazie al rapido aumento della potenza di calcolo. Sono anche completamente convinto che le conseguenze, quando esisteranno due specie intelligenti nell'Universo, saranno imprevedibili. L'idea che quell'intelligenza possa di gran lunga surclassare tutto ciò che possiamo immaginare su noi stessi, l'idea che nel 2100 tu possa acquistare per 500 dollari un milione di intelligenze umane in una scatola, o un'intelligenza che sia un milione di volte superiore a quella umana, e non abbiamo idea di cosa sia, di cosa farà... anch'io penso che gli esiti saranno imprevedibili.

Come creare una mente, di Giacomo Marchionni e Andrea Vaccaro
 In Come creare una mente. I segreti del pensiero umano Ray Kurzweil, dopo una dovuta panoramica sui progetti menzionati, propone una strategia per produrre una spinta determinante nel settore di ricerca e rendere l'intero progetto uno scenario di imminente realizzazione. L'idea chiave sta nel principio secondo cui "è importante modellizzare i sistemi al livello giusto". Come si rivela una procedura anti-economica e poco funzionale tentare di calcolare i fenomeni della termodinamica a partire dalle singole particelle o i fenomeni biologici a partire dal livello molecolare, così si rivela esageratamente complicato e lento tentare la strada della comprensione del cervello a partire dalle caratteristiche e dalle interazioni dei singoli neuroni. "Certamente è una parte utile e necessaria della retroingegnerizzazione del cervello modellarne le interazioni al livello molecolare, ma l'obiettivo qui è essenzialmente perfezionare il nostro modello per spiegare come il cervello elabori le informazioni in modo da produrre significati cognitivi".

Varie

Bitcoin: l'introduzione libertaria. Si è parlato molto negli ambienti libertari ed economici di Bitcoin. Sta diventando una parola d'ordine, ma come tutti i nuovi sistemi che irrompono velocemente sulla scena pubblica, Bitcoin porta con sé entusiasmo, speculazione, voci, e grande confusione. A dire il vero, Bitcoin è complicato. Dopo tutto, si tratta di un sistema monetario globale completamente nuovo - sia una valuta e una rete di pagamento per tale valuta. Come per tutti gli strumenti potenti, è importante che chi è interessato a usare Bitcoin impegni del tempo per conoscerlo adeguatamente. Come per una bicicletta, una volta che si saprà come usare Bitcoin, apparirà molto facile e comodo. Ma come con una bicicletta, si potrebbero passare anni ad studiare la fisica che gli permette di funzionare. Tale conoscenza non è necessaria per ad un semplice ciclista, e allo stesso modo ci si può godere il mondo di Bitcoin, con poco più di una sana curiosità e un po 'di pratica.

Un'introduzione alla stampa 3D, di Maria Elisabetta Bonafede
L'ultima novità del settore produttivo si chiama stampa 3d. Seguendo le indicazioni di uno specifico software, l'ugello di un dispositivo non molto dissimile dalle stampanti inkjet da scrivania, scorrendo avanti e indietro, deposita ora plastica, ora metallo fuso, ora cioccolato, ora molecole, ora cemento, creando così, strato su strato, gli oggetti più disparati, da giocattoli a pezzi meccanici, da scarpe a biscotti, da cartilagini a case. Se questa macchina prodigiosa, poi, è formato desktop e ha un prezzo inferiore ai 1000 euro è facile intuire la sua portata rivoluzionaria e la sua forza propulsiva per far decollare finalmente un'economia basata sul Do It Yourself.

Filosofia

Estropia - transumanesimo

I principi estropici. Una dichiarazione transumanista. Versione 3.0. Di Max More
I Principi Estropici non sono considerati verità o valori assoluti. I Principi codificano ed esprimono le attitudini di coloro che si descrivono come "estropici". Il pensiero estropico rappresenta una piattaforma filosofica da cui affrontare la condizione umana. Questo documento evita deliberatamente di menzionare specifiche convinzioni, tecnologie o conclusioni. Questi Principi intendono solamente offrire una piattaforma in continua evoluzione, dedicata ad affrontare la vita in maniera razionale ed efficiente, senza la zavorra di dogmi che non potrebbero superare una analisi scientifica o filosofica. Come gli umanisti, abbiamo una visione razionale della vita, volta a metterci in controllo della nostra esistenza, senza credenze dogmatiche di nessun tipo. La filosofia estropica rappresenta una visione del mondo ottimista e serena, in cerca di continuo auto-miglioramento basato su motivi scientifico-razionali.

La dichiarazione transumanista, Autori Vari
L'umanità sarà radicalmente trasformata dalla tecnologia del futuro. Prevediamo la possibilità di ri-progettare la condizione umana in modo di evitare l'inevitabilità del processo di invecchiamento, le limitazioni dell'intelletto umano (e artificiale), un profilo psicologico dettato dalle circostanze piuttosto che dalla volontà individuale, la nostra prigionia sul pianeta terra e la sofferenza in generale.

Il FAQ transumanista, di Nick Bostrom et al
Il transumanesimo è un approccio radicalmente nuovo alla futurologia e si basa sul concetto che l'essere umano non è il prodotto finale della nostra evoluzione, ma solo l'inizio. La definizione di transumanesimo è la seguente:1) Lo studio delle ramificazioni, delle promesse e dei potenziali pericoli dell'uso creativodi scienza, tecnologia ed altri mezzi per il superamento delle fondamentali limitazioni umane.2) Il movimento intellettuale e culturale che propone come possibile e desiderabile l'alterare la condizione umana usando ragione e tecnologia, quindi abolendo l'invecchiamento ed aumentando le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche della razza umana.Il transumanesimo può essere descritto come un'estensione dell'umanesimo, dal quale è in parte derivato. Gli umanisti sostengono l'importanza del singolo essere umano, del pensiero razionale, della libertà, della tolleranza e della democrazia. I transumanisti concordano con tutto ciò ed aggiungono una forte enfasi su quello che, potenzialmente, potremmo divenire. Non solo intendiamo utilizzare mezzi razionali per migliorare la condizione umana ed il mondo, ma vogliamo anche utilizzare gli stessi strumenti per migliorare l'organismo umano. Questo voul dire che non ci limitiamo ai mezzi usualmente sostenuti dagli umanisti (per esempio l'educazione), ma che sosteniamo anche l'uso dei mezzi tecnologici che, un giorno, ci permetteranno di spingerci al di là di quello che oggi si definirebbe umano.

Biotecnologie, la fine dell'Uomo, l'attacco di Francis Fukuyama al transumanesimo
Nel corso di molti degli ultimi decenni è nato uno strano movimento di liberazione nel mondo progredito. Le sue crociate mirano molto più in alto di quanto non facciano i propugnatori di campagne sui diritti civili, delle femministe o dei difensori dei diritti dei gay. Non vogliono niente di meno che liberare la razza umana dai propri vincoli biologici: dal punto di vista dei transumanisti, gli esseri umani devono sottrarre il proprio destino biologico dal processo cieco di variazione casuale e di adattamento dell'evoluzione e portare la specie a uno stadio successivo. La prospettiva di liquidare i transumanisti come un culto strano, niente di più che fantascienza presa seriamente, è allettante: guardate soltanto i loro eccessivi siti web e i loro recenti comunicati stampa ( uno proclama « I pensatori cyborg si occupano del futuro dell'umanità » ).
I piani di alcuni transumanisti che volevano farsi congelare criogenicamente nella speranza di essere riportati in vita in un'era futura sembrano soltanto confermare il posto del movimento ai margini del mondo intellettuale. Ma il principio fondamentale del transumanismo secondo cui un giorno useremo la biotecnologia per diventare più forti, più intelligenti, meno inclini alla violenza e più longevi, è veramente così strampalato? Un certo transumanismo è implicito in molti dei programmi di ricerca della biomedicina contemporanea. Le nuove procedure e tecnologie che emergono dai laboratori e dagli ospedali, che si tratti di farmaci per modificare l'umore, di sostanze per incrementare la massa muscolare o cancellare selettivamente la memoria, di screening genetico prenatale o di terapia genetica, possono essere facilmente usate tanto per « migliorare » la specie quanto per alleviare le malattie.

Transumanesimo: l'idea più pericolosa al mondo? Una risposta di Nick Bostrom a Fukuyama
Secondo Francis Fukuyama, il transumanesimo è "uno strano movimento di liberazione" i cui "sostenitori mirano molto più in alto degli attivisti per i diritti umani, delle femministe, o dei sostenitori dei diritti dei gay". Questo movimento desidera "nientemeno che la liberazione della la razza umana dai propri vincoli biologici". L'astio di Fukuyama contro la posizione dei transumanisti è così forte da spingerlo persino a desiderarne la morte: "i transumanisti", scrive, "sono l'ultimo gruppo di persone che vorrei veder vivere per sempre". Perchè, esattamente, Fukuyama trova così profondamente problematica l'idea che si possano utilizzare mezzi tecnologici per divenire più intelligenti, o per vivere vite più lunghe e più sane?

Transumanesimo: l'idea più pericolosa? Una risposta di Ronald Bailey a Fukuyama
"Quali idee, se generalmente accettate, porrebbero la minaccia più grave al benessere dell'umanità?" Questa la domanda posta a otto prominenti intellettuali dalla rivista Foreign Policy nel numero di Settembre/Ottobre 2004. Uno degli otto saggi consultati è Francis Fukuyama, professore di economia politica internazionale alla Johns Hopkins School di studi internazionali avanzati, autore di "L'uomo oltre l'uomo. Le conseguenze della rivoluzione biotecnologica" e membro del Consiglio del Presidente [USA] sulla bioetica. La sua scelta per l'idea più pericolosa del mondo? Il transumanesimo. Nel suo articolo su Foreign Policy, Fukuyama identifica il transumanesimo come "uno strano movimento di liberazione" che si propone "nientemeno che di liberare la razza umana dai propri limiti biologici." Terribile, no? Ma aspetta un momento, la storia dell'umanità (e anche la preistoria) non sono proprio una continua lotta per la liberazione di sempre più gente dai propri vincoli biologici? Dopo tutto, oggi non viviamo più nella condizione "naturale" della nostra specie, cioè quella dei cacciatori-raccoglitori del Pleistocene.

Lettera a Madre Natura, di Max More
Madre Natura, veramente, ti siamo riconoscenti per ciò che ci hai fatto diventare. Indubbiamente hai fatto il meglio che potevi. Tuttavia, con tutto il dovuto rispetto, dobbiamo dire che sotto diversi aspetti avresti potuto fare di meglio con il nostro organismo. Ci hai creati vulnerabili alle malattie e alle ferite. Ci obblighi ad invecchiare e a morire - proprio quando cominciamo a divenire saggi. Sei stata un po' avara nel darci consapevolezza dei nostri processi somatici, cognitivi ed emotivi. Sei stata poco generosa con noi, donando sensi più raffinati ad altri animali. Possiamo funzionare solo in certe specifiche condizioni ambientali. Ci hai dato una memoria limitata e scarso controllo sui nostri istinti tribali e xenofobi. E ti sei dimenticata di darci il nostro libretto d'istruzioni!

Guardare in modo positivo al concetto di hybris, di Roberto Marchesini
Il XX secolo ha visto l'acme e, molto probabilmente, il tramonto definitivo dell'identità forte, cioè di quell'ideale di purezza che, in virtù di una tradizione consolidata nella cultura occidentale, aveva cercato nell'eugenetica di Francis Galton ­ e in alcune successive ricerche da parte anche di autorevoli genetisti ­ una convalidazione scientifica, diffondendosi nei primi decenni del Novecento nel Nord America e nel Vecchio Continente. Purezza e razzismo hanno di fatto costituito un binomio inscindibile, consumandosi poi in episodi di pulizia etnica ricorrenti,sovente in forma strisciante all'interno delle società liberali, ma in forma più massiccia ed eclatante nei regimi totalitari, fondati su una proposizione oppositiva e autoreferenziale dell'identità. Il carattere di diversità ­ espresso attraverso varie forme: il delinquente-degenerato, il teriomorfo, il freak, il pazzo, la persona-cosa o l'essere contro-natura ­ è stato utilizzato puntualmente come rivelatore di inferiorità e/o di contaminazione, ove la designazione di alterità veniva tradotta in termini di esclusione dalla cosmopolis umana. Il XXI secolo si candida come l'età della contaminazione.


L'ultimo esorcismo. Filosofie dell'immortalità terrena. Di Andrea Vaccaro
Esorcizzare la morte è l’ultima tendenza della filosofia contemporanea.
Fino ad ieri, “esorcizzare la morte” voleva dire privatizzarla, renderla socialmente invisibile, farne un tabù, mascherarla sotto i cento sinonimi. Oggi, “esorcizzare la morte” significa prospettare la possibilità che essa non ci riguardi, che essa non raggiunga l’essere umano fino al Big Crunch o al Giorno del Giudizio. L’uomo ha sperimentato quasi tutte le combinazioni tra parole. In questa sorta di incontinenza verbale, Dio è stato detto sanguinario e misericordioso, eterno e già morto, onnipotente, auto-limitato e debole; ogni evento o personaggio storico può contare la sua millesima interpretazione; ogni valore è stato transvalutato, relativizzato, capovolto. Eppure, il principio dell’immortalità terrena per l’uomo, espresso con serietà e convinzione da persone non insane, non si era mai udito. E’ stata la GNR Revolution, la rivoluzione contestuale di Genetica, Nanotecnologia e Robotica – nel cui alveo vengono allattati i filosofi dell’immortalità – a porre le condizioni per l’annuncio inaudito. Ancor più sorprendentemente, lo sfondo per tale annuncio non è quello dell’utopica lontanissima possibilità, piuttosto quello dell’inevitabilità.

Speranze. Riflessioni a margine del nuovo saggio di Paolo Rossi, di TecnoUmanista
Di recente è stato pubblicato “Speranze”, un breve saggio in cui lo storico della scienza Paolo Rossi critica sia chi è “senza speranza” (cioè coloro che, ormai da decenni, annunciano l’apocalisse prossima ventura), sia chi al contrario nutre “smisurate speranze” (cioè coloro che annunciano il Paradiso Futuro in Terra). L’inclusione dei transumanisti tra questi ultimi – insieme a quelli che di fatto ne vengono considerati i precursori: nazionalsocialisti da una parte, cosmisti appartenenti alla corrente del socialismo scientifico dall’altra – offre lo spunto per alcune riflessioni.

Transumanesimo: verso una filosofia futurista, di Max More
L'umanità è nelle fasi iniziali di un periodo di espansione esplosiva della conoscenza, della libertà, dell'intelligenza, della vita e della saggezza. Tuttavia, la nostra specie persiste nelle vecchie strutture concettuali e nei processi che agiscono come un freno sul progresso. Uno dei peggiori freni è il pensiero religioso. In questo saggio vorrei mostrare come la religione agisce da forza entropica contrapponendosi alla nostra promozione della transumanità e al nostro futuro di postumani. Allo stesso tempo riconoscerò il ruolo positivo e necessario che le religioni hanno svolto nel dare senso e struttura alla nostra vita. L'alternativa alla religione non è un disperato nichilismo, né uno sterile scientismo, ma il transumanesimo. L’Umanesimo, anche se è un passo importante nella giusta direzione, contiene molti valori e idee obsolete. L’Estropianesimo è la principale forma di transumanesimo che muove al di là dell’umanesimo, concentrandosi sul nostro futuro evolutivo.

Il progetto abolizionista, di David Pearce
Questa conferenza ha come oggetto la sofferenza e il modo in cui liberarsene. Il mio pronostico è che riusciremo ad eliminare la sofferenza di tutte le creature viventi. I nostri discendenti saranno animati da gradienti di benessere geneticamente pre-programmato superiori di vari ordini di grandezza alle massime esperienze oggi possibili.
In primo luogo descriverò a grandi linee perché è tecnicamente possibile abolire i substrati biologici di qualsiasi sorta di esperienza spiacevole - la sofferenza psicologica e anche il dolore fisico. Successivamente sosterrò la tesi dell'assoluta urgenza morale del progetto abolizionista, a prescindere dall'adesione o meno a qualsiasi forma di utilitarismo etico. In terzo luogo discuterò perché una rivoluzione nelle biotecnologie porterà alla realizzazione di tali previsioni, anche se non rapidamente quanto dovrebbe.

Dove sono Loro? Di Nick Bostrom
Perché mi auguro che la ricerca di vita extraterrestre nel cosmo possa non trovare nulla... Il grande fisico italiano Enrico Fermi durante un congresso nel 1950 al Los Alamos National Laboratory pose la domanda "Dove sono Loro?" ai suoi colleghi scienziati. La domanda si riferiva al fatto che gli sembrava strano che non ricevessimo alcuna trasmissione extraterrestre dallo spazio. Se è vero che li fuori ci sono milioni di pianeti simili al nostro e se almeno una piccola percentuale di essi ha sviluppato vita intelligente perché non riceviamo nessuna trasmissione radio?

Intervista ad Andrea Vaccaro, autore di 'L'ultimo esorcismo. Filosofie dell’immortalità terrena'.
Come ti descriveresti? Transumanista, longevista, immortalista, o che altro?
Credo che in un futuro imminente l’umanità potrà rimanere in vita fino al Big Crunch (quello che anticamente si chiamava ‘apocalisse’) e, dopo quell’evento, ciascun uomo proseguirà a vivere, in eterno (cioè fuori dal tempo), o in uno stato di beatitudine o in un altro meno invidiabile. Adesso occorre che mi aiuti tu o qualcun altro comunque più addentro di me in questa cultura per coniare la definizione appropriata. Devo confessare, peraltro, che molte sfumature mi sfuggono. Preferisco studiare per autore più che per movimenti e ho non poche difficoltà poi a inserire un pensiero individuale all’interno di questa o quella categoria. In senso generale, l’«Ich bin ein Singularitarian» di Kurzweil mi sembra il complesso di idee più solido, coerente e largamente da apprezzare. In omaggio alla distinzione storica di Sartre tra “esistenzialismo ateo” ed “esistenzialismo religioso”, potrei scegliere l’espressione “singolaritanismo cristiano”.

Una storia del pensiero transumanista, di Nick Bostrom
1. Antecedenti culturali e filosofici del Transumanesimo. Il desiderio umano di acquisire nuove capacità è antico come la nostra stessa specie. Abbiamo sempre cercato di espandere i confini della nostra esistenza, sia socialmente, sia geograficamente, sia mentalmente. Vi è una tendenza in almeno alcuni individui a cercare sempre un modo di aggirare ogni ostacolo e limitazione alla vita umana e alla felicità. La sepoltura cerimoniale e i frammenti conservati di scritti religiosi mostrano che l'uomo e la donna preistorici erano profondamente turbati dalla morte di persone care. Anche se la credenza in un'oltretomba era diffusa, questo non precluse gli sforzi per estendere la vita presente. Nella sumerica Epica di Gilgamesh (ca. 1700 a.C.), un re intraprende una ricerca per l'immortalità. Gilgamesh viene a sapere che esiste un mezzo naturale - un'erba che cresce nel fondo del mare. Egli recupera con successo questa pianta, ma un serpente gliela ruba prima che egli la mangi. In tempi successivi, alcuni esploratori andarono alla ricerca della Fontana della Giovinezza, gli alchimisti lavorarono per produrre l'Elisir di Lunga Vita, e varie scuole di Taoismo esoterico in Cina si sforzarono per l'immortalità fisica in modo da controllare o armonizzarsi con le forze della natura. Il confine tra mythos e scienza, tra magia e tecnologia, era incerto, e quasi tutti i mezzi concepibili per preservare la vita sono stati tentati da parte di qualcuno o di altri. Eppure, mentre gli esploratori facevano molte scoperte interessanti e gli alchimisti inventavano alcune cose utili, come nuovi coloranti e miglioramenti nella metallurgia, l'obiettivo dell'estensione della vita si dimostrò inafferrabile. La ricerca per trascendere i nostri confini naturali, tuttavia, è stata a lungo considerata con ambivalenza. Da un lato c'era il fascino. Dall'altro lato vi è il concetto di hybris: cioè che alcune ambizioni sono off-limits e si ritorceranno contro l'uomo stesso se perseguite. Gli antichi Greci esponevano questa ambivalenza nella loro mitologia. Prometeo rubò il fuoco da Zeus e lo diede agli uomini, per migliorare permanentemente la condizione umana. Ma per questo atto fu severamente punito da Zeus. Nel mito di Daedalus, gli dei sono ripetutamente sfidati, e con molto successo, dal geniale ingegnere e artista che utilizza mezzi non-magici per estendere le capacità umane. Alla fine, tuttavia, ne deriva il disastro quando suo figlio Icaro ignora le avvertenze paterne e vola troppo vicino al sole, causando lo scioglimento della cera nelle sue ali.

Astro Umanesimo - La conquista di uno status pienamente umano è possibile solo nello spazio. Il terzo capitolo di La Terra non è malata: è incinta! Di Adriano Autino
La nostra civiltà non può assolutamente fare a meno di crescere, anche numericamente, pena la regressione culturale accelerata in un contesto ambientale reso critico dalla nostra crescita. Vale a dire che avremmo deciso di ritirarci dal difficile confronto con tale ambiente, abdicando così alle nostre responsabilità, nei confronti della nostra specie, prima ancora che nei confronti del pianeta. Il pianeta infatti, finiti noi, avrebbe tutto il tempo di riparare i “guasti” da noi provocati, e magari riprovare a maturare un’altra specie intelligente…, anzi, una specie davvero intelligente! Come un cliente, che decide di stracciare l’ordine che ci aveva dato, perché ci siamo rivelati, come fornitore, del tutto inadempienti. Avremo in tal caso fallito, come specie, finendo per accontentarci di vivacchiare, finché la natura di questa parte dell’universo ce lo consentirà, esattamente come hanno fatto prima di noi tante specie non intelligenti, prive di mezzi per elevarsi al di sopra delle contingenze naturali. Infatti, non dovremmo considerarci soltanto parte della nicchia ecologica costituita da questo pianeta, ma provare a capire che cosa l’anomalia di una specie intelligente potrebbe costituire, in un contesto ecologico cosmico.

La nascita di una baby-civiltà solare. Il quarto capitolo di La Terra non è malata, è incinta, di Adriano Autino
Nel 2001, per il 52mo congresso della International Astronautical Federation, che doveva tenersi a Tolosa, avevo presentato tre abstract per altrettanti “paper”. Un paper congressuale ha la dimensione massima di undici pagine a4, e permette di sviluppare un concetto scientifico, o filosofico, che poi si dovrà presentare e discutere in un simposio. Uno di questi paper, che poi non fu accettato, si intitolava "Lady Terrestrial Civilization, would you like to have a baby? (A New-Humanistic Ethics for the Space Age)”. Il documento sviluppava proprio questo concetto: la nascita di una Baby Civiltà Solare, data alla luce dalla nostra Madre Terra, ingravidata dal progresso tecnologico e culturale della specie umana. Nel paper si discute il ruolo della pressione, nel processo della gravidanza. La pressione cresce, ed è un processo pericoloso, che può portare ad un aborto disastroso, ed alla morte del bimbo e/o della madre. Però la pressione è utile, ed inevitabile, se si vuole che alla gravidanza segua un lieto evento. Una metafora secondo me molto significativa, decisamente in controtendenza, rispetto alla macabra morale corrente, che vede il pianeta malato, ad opera di noi umani, una specie di parassiti che sta portando la Terra alla rovina. Nella mia metafora, invece, la Terra non è affatto malata: è incinta di un piccolo organismo, una civiltà solare, figlia della civiltà terrestre!

La fede più  grande: il Patto. Di S.D.
La paura si combatte con la speranza. La speranza è la luce che rischiara le tenebre della paura. Il peggior difetto che la speranza può avere è quello di essere malferma ed irragionevole. Quando la speranza è malferma ed irragionevole il sollievo che offre dalla paura è nervoso e stentoreo...alla lunga, sfibrante. La speranza delle religioni giudaico-cristiane e derivate o simili, è malferma perchè chiaramente illusoria. Le speranze dei transumanisti non hanno certo questo problema perchè fondate sulla forza dell'empirismo. Perchè fondate sulla scienza. Ma la scienza è nostra alleata o no? La scienza è come una pistola: può essere usata per uccidere o per intimare ad un assassino di arrendersi. Non è nostra amica o nemica, non prova compassione o avversione per noi. Anzi, non prova nulla, non è senziente. Allora perchè noi transumanisti e più in generale noi razionalisti la amiamo tanto da ritenerla lo scrigno della nostra speranza? Semplicemente perchè ci offre tante possibilità. O meglio, un numero di possibilità sempre crescente. Noi speriamo che un giorno ci sollevi dai nostri patimenti fisici, dalle malattie e dalla morte. Ecco la nostra fede. Noi speriamo che un giorno la ricerca generi proprio quella tecnologia che ci solleverà dai nostri dolori. “Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle.” Così scrisse una volta Oscar Wilde. Le stelle che rimiriamo e che speriamo di raggiungere sono quelle di un'avveniristica tecnologia che risolva i nostri antichi problemi. Che scacci quelli che sono i nostri sgraditi compagni di viaggio dall'alba dell'umanità. Dimentichiamo, però, qualcosa di molto importante su queste nostre stelle. I creatori del Titanic, ritenevano inaffondabile quel capolavoro di ingegneria; i creatori dell'automobile mai avrebbero immaginato che stavano facendo venire alla luce il più grande strumento di morte dell'era moderna; i creatori del computer, non si sognavano nemmeno che un giorno la gente avrebbe passato ore a togliere dalle proprie fotografie e dai propri documenti, insidiosissimi e furbissimi virus digitali con l'hobby di divorarli. Per farla breve: se consideriamo unicamente gli aspetti positivi della tecnologia e fingiamo di dimenticare tutti gli intoppi, a volte clamorosi, nei quali cade siamo degli ingenui.

Varie

Karl S. Chu: genetica, computazione e architettura, di M. Elisabetta Bonafede
Alla formula di Wheeler It from bit si richiama espressamente uno dei principali esponenti della post-avanguardia architettonica statunitense: Karl S. Chu. Codirettore del Genetic Architecture Program e direttore del dipartimento di Computazione e Metafisica dell’Architettura all’EASRQ, Chu va oltre la mera celebrazione della funzione del computer di generare la realtà virtuale o il ciberspazio e si inserisce a pieno titolo nel paradigma algoritmico-computazionale, cioè in quella corrente di pensiero - alla quale aderiscono un numero sempre crescente di fisici digitali e tecno-filosofi (Ed Fredkin, Gregory Chaitin, Seth Lloyd, David Deutsch, Sephen Wolfram) -  che sostiene che l’essenza di tutto ciò che esiste sia riconducibile ad un codice informazionale e l’universo stesso non è che computazione.

Architettura Digitale. Suggestioni da Greg Lynn, di M. Elisabetta Bonafede
L’architettura digitale si pone l'obiettivo di allineare l'architettura alle istanze dell'era postbiologica, in cui fisica e filosofia digitale sono ambiti già ben definiti. Prefigurata da Konrad Zuse nel suo studio del 1967 Rechnender Raum (Calculating Space), la fisica digitale fu sviluppata come filosofia digitale da autori poliedrici (capaci di integrare matematica, fisica teorica, informatica e filosofia) quali Edward Fredkin, John Wheeler, Jurgen Schmidhuber e, più recentemente, Stephen Wolfram con il suo A new kind of science (2002) e Gregory Chaitin con Meta Math! (2005). Raccogliendo e contaminando la metafisica di Pitagora, l'atomismo di Democrito e la monadologia di Leibniz con i recenti studi informatici, la filosofia digitale giunge all'assunto fondamentale secondo cui il mondo può essere risolto in bits e la stessa storia dell'evoluzione è, nella sua realtà finale, un procedimento computazionale. L'architettura digitale si basa sulla formalizzazione del processo progettuale in algoritmi dalla cui elaborazione si generano forme architettoniche complesse. Usando le parole di uno dei suoi principali esponenti, Greg Lynn, l’architettura digitale “si serve della cibernetica per generare forme che non sono altro che calcolo” (G. Lynn, How calculus is changing architecture, 2009). Questo processo di meccanizzazione dell’architettura che relega al software il controllo dello sviluppo della progettazione non comporta uno svilimento della componente intuitivo-creativa umana, piuttosto un suo dislocamento. La creatività non deriva infatti dalla mera capacità del computer di eseguire un enorme numero calcoli in tempi piccolissimi, ma si trova all'origine, nell'elaborazione dell'algoritmo di partenza, del modello pensato dall'uomo in base agli obiettivi che si è prefissato di raggiungere. Così come le macchine grazie alla loro potenza fisica aiutano l'uomo sgravandolo dal lavoro manuale, il computer grazie alla sua potenza computazionale libera l'uomo dall'onere di svolgere procedimenti di tipo quantitativo, donandogli più tempo per dedicarsi alla dimensione qualitativa della progettazione. Per un “uso umano dell'essere umano”, direbbe Wiener (N. Wiener, Introduzione alla cibernetica. L'uso umano dell'essere umano, 1950).

DNA: il nuovo custode dell’informazione digitale, di Andrea Tasselli
E' noto che, nel 1869, Friedrich Miescher isolò per la prima volta un acido che era presente solo nel nucleo delle cellule, che chiamò acido nucleico. Circa un secolo dopo, nel 1953, gli scienziati Watson e Crick scoprirono che la struttura del DNA forma una doppia elica. Tutto questo ha portato alla nascita di un grande ramo della scienza: la genetica. Oggi sappiamo che tutta l’informazione strutturale e funzionale di ogni organismo è custodita nell’acido desossiribonucleico, e che alcuni filamenti di questo acido formano i geni, nei quali ci sono identificati i caratteri trasmissibili. Ma tutto ciò cosa c’entra con i computer? Per capirlo doppiamo prima comprendere come l’informazione viene conservata all’interno del DNA.

Relatività e Meccanica Quantistica, di Salvatore Dimaggio
La traiettoria dei satelliti è calcolata grazie alla teoria della Relatività. I prossimi computer saranno quantistici e perciò infinitamente più veloci di quelli attuali. Ma di cosa si tratta? Relatività e M.Q. Sono due colossali edifici concettuali sorti quasi cento anni fa curiosamente nello stesso periodo e nello stesso luogo: la Germania dell'inizio del '900. Questi due straordinari modelli della realtà hanno completamente monopolizzato la fisica teorica, ed hanno in comune l'aver introdotto nella scienza ed, in parte, nel comune sentire, concetti apparentemente assurdi e contrari all'esperienza e persino alla logica. Molti dei lettori di Estropico avranno familiarità, almeno ad un livello divulgativo, con i fondamenti di queste due grandi teorie, ma per tutti gli altri quella che segue può essere un'utile introduzione veloce ai concetti basilari di due monumentali conquiste del pensiero che, lungi dal rimanere confinate nel mondo delle teorie più astratte, entrano sempre più prepotentemente nella nostra vita di tutti i giorni e nella tecnologia che adoperiamo e promettono di farlo sempre di più in futuro.

Perché Bitcoin è pronto a cambiare la società più di quanto abbia fatto Internet
, di Rick Falkvinge
C'è una Bitcoin mania in questo momento, con il prezzi dei Bitcoin che salgono a razzo. Bitcoin non è ancora pronto per il grande pubblico ma, mano a mano che matura, cambierà i modi fondamentali di funzionamento della società molto più di quanto abbia fatto Internet. La rete, dopo tutto, ha solo permesso alle persone di parlare e fare compere in modo più efficiente. Al confronto, Bitcoin sradica la capacità del governo di operare. Cominciamo guardando a che cos'è Bitcoin. È moneta. È una nuova forma di moneta che non è emessa dal governo. I governi non hanno il monopolio nell'inventare cose con cui puoi scambiare e usare per il baratto. E Bitcoin è uno di questi strumenti di baratto non governativi. La differenza tra Bitcoin e altre rappresentazioni di valore simili che sono state inventate nel tempo è che nessuno ha il controllo dell'offerta di denaro e nessuno controlla il flusso di denaro. Questo significa che nessuno può iniziare ad usare la stampante monetaria per distruggere i tuoi risparmi e nessuno può sequestrare o vedere la tua ricchezza o il tuo reddito. Puoi vederlo come una valuta open-source in confronto ad una valuta proprietaria emessa dallo stato. Non c'è una banca centrale. Questo è un concetto rivoluzionario. Le persone possono scambiare contanti a distanza senza passare per un intermediario. La prima volta che invii il valore di una tazza di caffè a degli amici in India di Domenica, senza pagare nessuna commissione, e loro ricevono immediatamente il denaro, senza che nessuno tranne voi sappia della transazione, restate a bocca aperta.

I manga possono diventare realta'. Il postumano anche. Di S.D.
Quali semi dobbiamo innaffiare per far sbocciare il fiore del transumanesimo? Chiaramente noi transumanisti apparteniamo alla categoria dei gruppi umani che si spendono per la realizzazione di uno stato di cose da noi ritenuto migliore. Di conseguenza anche noi “annaffiamo” quelli che sono, in atto, dei semi, ma che in potenza contengono il viatico per il futuro che agogniamo. Ma quali sono, concretamente, i semi che noi annaffiamo? Come si articola la nostra attività di intervento sulla realtà? Quella che noi portiamo avanti è una campagna di sostegno di idee non convenzionali per la nostra società, ma che noi riteniamo corrette e di buon senso: è un'operazione di advocacy culturale. Questa strategia è sicuramente valida ed utile, poiché per l'affermazione di determinate idee c'è bisogno di farle conoscere e c'è bisogno di nutrirle con un sufficientemente articolato e raffinato apparato argomentativo e speculativo. In secondo luogo, noi riteniamo che spontaneamente la società produca tecnologia sempre più evoluta e sempre più utile ai nostri disegni; in questo caso la nostra attività si limita a quella di attenti e fiduciosi osservatori. Dunque, in questo caso siamo meramente passivi e non interveniamo realmente sul mondo che ci circonda. Vi sono poi quelle ricerche particolarmente utili e di frontiera che decidiamo di sponsorizzare e sovvenzionare o addirittura di svolgere in proprio (ad esempio il SENS). In conclusione, quelle realtà che identifichiamo come sensibili e sulle quali decidiamo che sia utile fare pressione sono la cultura e la ricerca. Più precisamente introduciamo e difendiamo le idee transumaniste e promuoviamo la ricerca che dovrebbe consentirne applicazione pratica. Ma siamo sicuri di non poter fare altro? Siamo sicuri che nella società non ci siano istanze transumaniste inespresse? Siamo sicuri che nel mondo non ci siano macchine sociali in grado di iniziare le rivoluzioni che noi abbiamo in mente se sol qualcuno ne connette le parti nel modo giusto? Magari lì fuori c'è qualche gruppo umano che ha bisogno, per raggiungere i propri obiettivi, di una prospettiva transumanista e non lo sa. Magari le nostre idee, che a tanti suonano utopistiche, per qualcuno potrebbero risultare immediatamente vantaggiose. Suggerire un nuovo paradigma più creativo, libero e spregiudicato a costoro, può essere un vantaggio per loro, poiché offre strumenti nuovi e più potenti, ed a noi poiché aggiunge nuova forza propulsiva alla costruzione dei disegni che teorizziamo. D'altra parte quale forza (politica, religiosa, ideale, militare,etc. ) nella storia si è mai affermata senza fare valide alleanze strategiche? Ma anche ammesso che simili gruppi umani esistano, come fanno ad avere la forza economica e tecnologica per realizzare progetti che implicano tecnologie futuribili ed applicazioni che oggi sono più fantascienza che scienza?

Dio e il bit dell'Universo, di Andrea Vaccaro
Nel giugno 2002, il 'New York Times' divulga un'idea fino al momento coltivata con cautela solo in certi settori scientifico-culturali all'avanguardia. Si tratta di una di quelle idee da somministrare al grande pubblico in dose diluita e graduale, se non si vuole l'immediato rigetto e un gran scotimento di capo da parte del lettore. Ed invece il giornalista George Johnson, con stile moderatamente caustico, la 'sbatte sulla pagina' senza premessa alcuna: per certi scienziati, sempre alla sfrenata rincorsa del nuovo, l'universo è un computer. Al cuore dell'articolo, è segnalata la Lloyd's Hypothesis, il principio formulato dall'ingegnere quanto-meccanico del Mit, Seth Lloyd: siccome ogni molecola, ogni atomo e quark registrano informazioni, il modo migliore per cogliere l'essenza di un oggetto - minimo o massimo che sia - è conoscerlo come un dispositivo che processa bit. Un computer, insomma. Il 'NY Times' aggiunge che Lloyd ha voluto sottoporre la sua audace ipotesi ad un dibattito aperto tramite il sito edge.org. Ebbene, nella settimana successiva alla notizia, il sito menzionato riceve oltre mezzo milione di visite, contro le sessantamila medie mensili. C'è solo da prenderne atto, ormai: la metafora del computer incuriosisce, interessa, avvince, in certi casi, convince. L'immagine già dantesca, galileiana e newtoniana del cosmo come un Grande Orologio, con i suoi meccanismi ad ingranaggi e ruote, cedette il passo, al tempo della Rivoluzione industriale, al cosmo-Grande Macchina a motore, e il tutto fu ridescritto in termini di legge della conservazione dell'energia. Oggi, nell'età dell'informazione, la metafora prediletta è mutata: si studia la mente come fosse un software, si vede il divenire della natura come un cosmico automa cellulare e, soprattutto, si pensa all'universo come un Grande Computer.

La legge più profonda dell'universo è la tecnologia. Di S. D.
Qual'è lo scopo della scienza? Indagare e svelare le leggi che regolano l'universo. E lo scopo della tecnologia? Utilizzare le conoscenze scientifiche per creare oggetti o tecniche o software che aiutino l'uomo in qualche attività. Di conseguenza la scienza è l'espressione del fondamentale bisogno di sapere dell'uomo e ci parla del nostro universo, mentre la tecnologia non ha uno scopo così nobile: semplicemente ci aiuta nella vita di tutti i giorni. Ma siamo davvero sicuri che sia così? [...] Nel diritto esiste un principio fondamentale che impone a chi asserisca un evento o una circostanza, l'onere di provarla. Un principio analogo esiste nella scienza. Esso è un principio di buon senso: se tu sostieni che esiste qualcosa sta a te provarla e finchè non la provi hai torto e stop. Ecco perchè gli atei semplicemente giudicano con sufficienza chi crede: perchè non tiene conto di questo cruciale principio e baratta il suo cervello per un pò di tranquillità a buon mercato. Chiaramente l'idea di un demiurgo è completamente fuori dall'esperienza umana (non se n'è mai vista traccia) e dunque le argomentazioni di chi crede sono insostenibili. Questa convinzione granitica ha accompagnato chi scrive per tutta la vita finchè un bel giorno non ho letto le idee del filosofo svedese: Nick Bostrom. Come ha fatto quest'uomo a folgorare sulla via di Damasco un ateo di ferro? Presto detto. L'artificial life è la creazione di un mondo simulato all'interno di un computer. In questo mondo simulato vivono esseri che combattono, esplorano, si riproducono muoiono e si evolvono. Universi A-life se ne creano per mille ragioni: studio dell'intelligenza artificiale, di sistemi informatici più efficienti, simulazioni di dinamiche di gruppo, etc. Chi crede nell'intelligenza artificiale (come il sottoscritto e come Bostrom) ritiene che un giorno saremo in grado di sviluppare negli universi A-life esseri autocoscienti. Ecco arrivare la raffinatezza del ragionamento del filosofo: quando una razza arriva a poter creare A-life, crea tanti di quegli universi simulati, popolati da talmente tanti di quegli esseri, che verosimilmente gli esseri simulati supererebbero di gran lunga quelli che vivono nella realtà "reale". Praticamente se tu sei un essere autocosciente è statisticamente più probabile che tu viva in un universo simulato che in uno "reale".

Tecnottimismo, tecnopessimismo, il guerriero che creò l'aikido e le isole di demoni. Di S.D.
Noi tutti conosciamo bene l' efficace formula "Complesso di Frankenstein", che ha il potere di sintetizzare ed esprimere con forza, l'irrazionale sfiducia dell'uomo (non tutti, per fortuna) nelle novità che la ricerca tecnico-scientifica propone. Ma questa paura è motivata? Io direi che se mettiamo in fila tutti i progressi compiuti dall'uomo, dalla scoperta del fuoco in poi e valutiamo complessivamente in quali condizioni eravamo prima ed in quali siamo adesso, le cose non sono che migliorate in termini di salute, durata della vita, sicurezza, istruzione, svago, etc. Eppure le novità della ricerca, invece di essere unanimemente salutate come nuovi step nel miglioramento della vita umana, sono sovente vissute con paura e diffidenza.Tale tendenza, oltre ad essere irrazionale ed irriconoscente verso coloro i quali creano questo futuro migliore (ignorati, quando non avversati, da folle troppo impegnate ad osannare sino al fanatismo, star dei media che in alcun modo contribuiscono al benessere della collettività, come ben espresso in un recente articolo di questo blog) mette in scena situazioni schizofreniche nelle quali mentre si assiste alla corsa verso il futuro operata dalla tecnologia, si tenta disperatamente di aggrapparsi a restaurazioni e glorificazioni del passato, tanto impossibili quanto illetterate. Restaurazioni, queste, che anelano a passati idealizzati e mai esistiti, sbrigativamente adattati ad isterica valvola di sfogo di paure poco ragionevoli.

Alla fine sarà il Logos, di Andrea Vaccaro
Alla fine sarà il Logos. Sta irrobustendosi, nella cultura contemporanea, una tendenza scientifico-filosofica, di matrice dichiaratamente non-cristiana, che non esita a parlare di Dio. Una visione dai tratti panteisti o, più propriamente, panenteisti (Dio non coincide con l'Universo, ma l'Universo è parte di Dio), che si colloca in un'ampia riflessione non tanto sull'origine del cosmo, quanto sul suo immanente sviluppo e destino. Ed è quasi come se quel Dio "cacciato" dal ruolo di Origine, che l'umanità gli aveva tradizionalmente attribuito ("In principio Dio creò il Cielo e la Terra"), "rientrasse" con il nuovo ruolo di Compimento. Un Dio più omega che alfa, dunque, più ricapitolatore che fonte, più reditus che exitus. Le attestazioni sono molteplici, anche in opere recentemente tradotte in Italia. Spesso si parte da tutt'altro genere di considerazioni e poi, inaspettatamente, sfogliando le ultime pagine, ecco che l'idea ritorna. In La Singolarità è vicina (Apogeo, 2008), Ray Kurzweil, uno dei maggiori teorici delle scienze applicate, dopo un grandioso affresco sullo stato e le tendenze di genetica, informatica e nanotecnologie, prosegue idealmente il suo grafico oltre le coordinate del tempo presente: «L'evoluzione va nella direzione di una maggior complessità, di maggior eleganza, conoscenza, intelligenza, bellezza, creatività e livelli più alti di attributi fini come l'amore. In ogni tradizione monoteista, Dio viene analogamente descritto con tutte queste qualità tese all'infinito... L'evoluzione procede inesorabilmente verso questa concezione di Dio, anche se non raggiunge mai esattamente questo ideale. Dunque, possiamo pensare che il liberarsi del nostro pensiero dalle gravi limitazioni della sua forma biologica sia sostanzialmente un'impresa spirituale».

 Il Dio Onnipotente e il "Problema del Male", di Ugo Spezza
Sin dalle prime civiltà l'uomo si interroga sulla esistenza o meno di un Dio che dovrebbe aver creato l'universo. Ma se tale Dio è onnipotente allora perché permette che esseri che da lui discendono soffrano per malattie, fame, disagi psichici. Questo articolo si propone di riproporre in chiave moderna e alla luce delle più recenti ipotesi scientifiche un problema filosofico che l'uomo si pone dal nascere delle prime civiltà. Si tratta di un problema comune a tutte le religioni monoteistiche che si può riassumere in questi termini:
  Assunto 1: Esiste un Dio Onnipotente, Onnisciente e Benevolo che ha creato l'universo e con esso la nostra Terra e la nostra forma di vita. Assunto 2: Esiste il "male" ovvero la sofferenza che in vari gradi colpisce gli esseri umani e gli altri esseri viventi presenti sul pianeta. Essa è dovuta alla caducità degli esseri biologici e si manifesta attraverso stati di malattia, con le tare dell'invecchiamento, col disagio psichico o una combinazione dei tre dovuti sia a fattori ambientali che, talvolta, ad un comportamento sbagliato degli esseri umani contro l'ambiente o contro altri esseri umani. In base a questi assunti si può formulare il cosiddetto Problem of Evil : "Se esiste un Dio Onnipotente e Benevolo che ha creato la vita nell'universo perché esso permette che gli esseri viventi che esso stesso ha creato (o discendono da una sua creazione) soffrano?"

Trascendenza, di Andrea Vaccaro

Le parole – lo sappiamo – non hanno un copyright. Ed è anche lecito usarle con un certo margine di libertà. Così, non è infrequente che il loro significato slitti in modo sorprendente, per mutamento dei contesti, per ragioni inspiegate, per strategie ideologiche ... Si pensi al significato antico e a quello attuale di "pneumatico", al senso etimologico di "pedofilia", al crocevia attuale in cui si trova il termine "matrimonio". Di peculiare importanza, in ambito filosofico-teologico, è il "travaglio" che sta vivendo, recentemente, l'espressione "trascendenza". Dopo la questione dell'anima, un altro cardine del pensiero religioso sta ricevendo una "particolare attenzione" dalla cultura contemporanea. Di trascendenza infatti si torna a parlare, mentre il "purtroppo" e il "per fortuna" combattono per completar la frase. Sì, perché l'accezione ora di moda non è proprio quella canonica. Dall'ambito dei Principi singolaritiani, ad esempio, Eliezer Yudkowsky dichiara che un adepto della Singolarità «crede in una Trascendenza o un Evento Orizzonte», in perfetto ossequio al padre fondatore Vernon Vinge che nel suo manifesto La Singolarità tecnologica assicurava come «l'Intelligenza artificiale permette la nostra partecipazione ad una specie di trascendenza».

Eptalia, di Gabriele Rossi e Antonella Canonico
Epta in greco significa sette, come sette sono i principi su cui è basata la legge di Eptalia. Tecnicamente Eptalia è un meta-società, ovvero una società composta da individui che appartengono ad altre società (per esempio i cittadini italiani, i cittadini inglesi), ma che decidono di seguire delle regole diverse (generalmente più restrittive) rispetto alle loro società di origine. Abbiamo diversi esempi di meta-società nel passato, la maggior parte nascoste. L'interessante novità è che la tecnologia disponibile consente di collegare individui anche molto distanti tra loro e consente di gestire il tutto nella massima trasparenza. Non ultimo, consente la partecipazione diretta delle menti artificiali, senza le quali riteniamo oggi non sarebbe possibile la costruzione di una meta-società efficiente

Immortalismo

Immortalità: ultima frontiera della libertà, di David Nicholas
Il fatto che la morte continui ad esistere, rende futile il nostro parlare di libertà. Le idee di libertà che accettano passivamente l'inevitabilitá dell'oblivio personale suonano sempre piú come vuota retorica. Gli dei ci hanno abbandonato e le nostre razionalizzazioni, di fronte al nulla sul nostro orizzonte personale, sono sempre meno convincenti. Ci rendiamo conto che c'è qualcosa di profondmente sbagliato in questa situazione, ma di fronte all'apparente inevitabilità del nostro destino, continuiamo ad ignorare quella che è la logica conclusione: dobbiamo salvarci da soli o perire.

Contro la vecchiaia, di Nick Bostrom
Un numero crescente di ricercatori sostiene che l'estensione radicale della vita umana è ormai solo questione di tempo. L'invecchiamento è un processo biochimico e gli esseri umani impareranno ad intervenire in esso e a rallentarlo. L' abolizione dell'invecchiamento è teoricamente possibile. È un obiettivo non ancora raggiungibile al momento, ma un giorno lo sarà. Di conseguenza, la domanda che dobbiamo porci è: arriverà in tempo per noi? O moriremo proprio prima dell'inizio di un'era in cui la vita media umana è molto più lunga e priva di malattie?


La favola del Drago Tiranno, di Nick Bostrom
C'era una volta un drago gigante che tiranneggiava il pianeta. Il drago era più grande della più immensa delle cattedrali, ed era coperto di spesse scaglie nere. I suoi occhi brillavano di luce rossa di odio, e dalle sue mascelle terribili scorreva un flusso incessante di melma verde e fetida. Il drago esigeva dall'umanità un tributo raccapricciante: per soddisfare il suo appetito enorme, ogni giorno al tramonto diecimila uomini e donne dovevano essere consegnati ai piedi della montagna dove viveva. A volte il drago divorava queste anime sfortunate al suo arrivo, a volte li rinchiudeva nella montagna, dove languivano per mesi o anni prima di essere finalmente divorati. La sofferenza causata dal drago tiranno era incalcolabile. In aggiunta ai dieci mila massacrati orribilmente ogni giorno, c'erano madri, padri, mogli, mariti, figli e amici, afflitti dalla perdita dei loro cari. Alcuni cercarono di lottare contro il drago, difficile dire se erano coraggiosi o sciocchi. Sacerdoti e maghi lanciarono anatemi senza successo. I guerrieri, armati di coraggio ruggente e con le armi migliori che un fabbro potesse forgiare, lo attaccarono ma furono inceneriti dal suo fuoco prima che potessero avvicinarsi. I chimici inventarono infusioni tossiche e avvalendosi di inganni riuscirono a farle deglutire al drago, ma l'unico effetto apparente fu che stimolò ulteriormente il suo appetito. Gli artigli, le mascelle e il fuoco del drago erano così efficaci, la sua armatura squamosa così inespugnabile, e la sua intera natura così robusta, che lo aveva reso invincibile a qualsiasi attacco dell'uomo. Vedendo che era impossibile sconfiggere il tiranno, gli uomini non avevano altra scelta che obbedire ai suoi ordini e pagare il macabro tributo.

Il laboratorio di ricerca sull'immortalità
, il secondo capitolo
di Semi-Immortalità, di Gabriele Rossi e Antonella Canonico
Immortale, eterno, perenne. L'aggettivo “immortale” significa che “non può morire” e, per estensione, “che non avrà mai fine”. Ci sono poi termini che si avvicinano a questo significato: per esempio “eterno” richiama qualcosa che non ha né inizio né fine, quindi qualcosa destinato a durare nel tempo, per sempre. È difficile entrare mentalmente in un'ottica di immortalità. Chissà se nel nostro cervello abbiamo lo spazio, e quindi le categorie logiche, che possano realmente adattare la mente all'eternità. Viviamo in una sorta di illusione eterna, sapendo nel nostro più profondo che nulla lo è. Non essendoci mai stata una reale possibilità di immortalità (se non quella religiosa dell'anima), chissà se conquistarla ci porterà alla felicità o alla tristezza. L'uomo è mortale, l'anima non lo è. Questo è tutto ciò che abbiamo nel nostro vissuto storico, genetico, evolutivo; per migliaia di anni l'uomo ha sviluppato il suo sapere perché non aveva abbastanza tempo, ha avuto figli in età giovane, perché altrimenti non c'era tempo, ha cercato il successo, il sesso, i soldi... perché dopo non avrebbe avuto tempo.

Il meccanismo dell'apprendimento, il quinto capitolo di
Semi-Immortalità, di Gabriele Rossi e Antonella Canonico
“Conoscere” vuol dire essere in grado di arrivare alla essenza delle cose, alle leggi ultime della realtà, al suo funzionamento intrinseco. La vera Conoscenza, in fondo, è la Soluzione del Gioco. Ogni volta che qualche persona comprende una regola primaria ed universale si avvicina alla Conoscenza. Potremmo definire la Conoscenza come la comprensione completa della realtà nel suo insieme. Dal punto di vista di un sistema, la Conoscenza è un modello interno di rappresentazione completo sia della realtà esterna sia della realtà interna. Ne consegue che per raggiungere la Conoscenza il sistema deve arrivare a comprendere anche se stesso.

Filosofie dell'immortalità, di Andrea Vaccaro
Sulla scia della filosofia della mente un nuovo soggetto filosofico è nato e cresciuto nell’area anglo-americana. Un soggetto che comincia ad affacciarsi adesso anche nell’Europa continentale. Si tratta della filosofia dell’immortalità, anzi, con maggior precisione, delle filosofie dell’immortalità, dove il plurale è giustificato dalla molteplicità di approcci mediante i quali si è convinti di poter raggiungere il medesimo obiettivo, appunto l’immortalità terrena. Il linguaggio con cui tali filosofie si presentano risulta un po’ ostico, per l’abbondanza di espressioni tecniche ed anche di neologismi, legittimati – secondo tale prospettiva – dalla realtà totalmente nuova che sembra profilarsi. Il supplemento di impegno richiesto forse è ripagato dal cominciare a prendere confidenza con una corrente di pensiero che va diffondendosi e che ha potenzialmente la forza di incrinare i tradizionali cardini della nostra visione antropologica e forse anche riorientare alcune categorie teologiche. La tesi. Se l’Ottocento si concluse filosoficamente con il grido di Nietzsche sulla morte di Dio, se la prima metà del Novecento porta l’insegna della pulsione di morte teorizzata da Freud e documentata dalle guerre mondiali e se la seconda metà si sviluppa sulla scia della concezione heideggeriana dell’uomo come essere-per-la-morte, l’aurora filosofica del XXI secolo non poteva lasciar intravedere una cesura più netta, presentandosi sotto il segno dell’immortalità. E’ l’immortalità terrena dell’uomo l’inaudito credo della nuova generazione di filosofi-scienziati figli della GNR Revolution, ovvero dell’ambito di riflessione ispirato dalle rutilanti scoperte del trinomio Genetica-Nanotecnologia-Robotica. Una scuola di pensiero che ha nel suo albero genealogico la radice in Wittgenstein e, nelle sue diramazioni, l’atomismo logico, il neopositivismo, quindi la filosofia del linguaggio, la filosofia della mente fino alla recentissima neurofilosofia.

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia.
 
L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia. L'intervento di Andrea Vaccaro.
In questi giorni mi ripetevo: devi ricordare. Oramai sono 3-4 anni che studio materiali relativi all’argomento dell’immortalità terrena e per me è pressoché un’idea scontata, tante sono le attestazioni in tal senso che ho gradualmente raccolto. Eppure ci deve essere pur stato il momento in cui per la prima volta ho letto una tale notizia. Il mio sforzo di memoria riguardava proprio quel momento: cosa avevo pensato allora, quale era stata la mia reazione primigenia? Non sono riuscito a ricostruire il tutto, comunque la sintesi di pensieri ed emozioni di quel momento si può sintetizzare in una formula non del tutto consona ad un consesso di questo genere, ma estremamente diretta: questo autore è del tutto stupido! Come può fare un’affermazione del genere?! Poi, a quell’autore se ne è però aggiunto un secondo, e un terzo e così via. Autori particolari che parlavano da settori di ricerca altrettanto particolari, discipline che ai tempi in cui io frequentavo l’università non esisteva neppure la Facoltà: bioinformatica, nanotecnologia, neuroscienze, ingegneria cognitiva [...] Mi è capitato di parlare già qualche volta in pubblico di questa tematica e ho notato che una serie di obiezioni costituiscono la prima reazione ad una notizia del genere. Nel mondo cattolico una obiezione molto comune suona: “sì, ma anche se fosse, non sarebbe mai quel paradiso che promette la religione”. A me sembra un eccesso di difesa, un meccanismo che tra l’altro finisce per trasformare una buona notizia in una minaccia o una provocazione. Eppure, nessuno (quasi nessuno), prevedendo e lavorando per l’immortalità terrena vuol sfidare il Creatore o sostituirsi alla sua fede.

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia. L'intervento di Aldo Schiavone.
“L’evoluzione nelle mani dell’uomo”. La specie che siamo, cioè l’homo sapiens sapiens, in trentamila anni non è cambiata dal punto di vista biologico, cognitivo, etc. E’ rimasta intatta. E’ la specie umana. Negli ultimi anni però c’è stata un’accelerazione sempre più veloce in un altro senso. Biologicamente siamo stati e siamo fermi; dal punto di vista della storia dell’intelligenza umana, invece, è successo di tutto, è successo qualcosa di sconvolgente. Attraverso la tecnologia, l’intelligenza sta acquistando la potenzialità di intervenire e incidere sulla struttura biologica dell’uomo che era considerata immodificabile, e ogni giorno propone nuovi progressi. Noi ce ne accorgiamo in modo indiretto, ascoltando distrattamente una notizia oggi e una domani. Queste scoperte puntiformi però vanno tutte verso una stessa direzione, verso un’unica meta che diventa ogni giorno più chiara: che l’uomo con la tecnologia può trasformare biologicamente se stesso. Ci dobbiamo preparare ad un’epoca – assai imminente- in cui la nostra forma biologica (la cognizione, l’intelligenza, il piano anatomico...) acquisirà la forma che noi intendiamo darle. Sarà come noi vorremmo che sia. Il principio: “siamo come la natura ci ha fatto” non varrà più. La forma biologica sarà il risultato di quello che noi vogliamo, sarà conseguenza delle nostre scelte. È l’uscita del biologico dal “naturale” e il suo ingresso nello “storico”. È l’evento più grande da quando la storia umana è iniziata: non c’è evento comparabile. E noi, distratti da tutti gli altri fatti, non ne siamo coscienti. Per questo, le generazioni future avranno responsabilità enormi. Noi abbiamo il dovere di prepararle e il primo passo per farlo è prenderne conoscenza. Qual è il ruolo della Chiesa in questo processo? Pur da non credente, penso che la nostra civiltà abbia il bisogno della riflessione cristiana per affrontare il problema. E credo anche che la Chiesa deva fare un passo in più per poterlo affrontare, superando un atteggiamento di chiusura per trasformarlo in piena accettazione.

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia. L'intervento di Stefano Grossi.
Una piccola nota di storia della teologia. Anche la teologia conosce a questo proposito quella che con una certa approssimazione potremmo chiamare una tesi contro fattuale: i doni preternaturali concessi alla prima umanità e persi a causa del peccato originale. Tra essi vengono annoverati: l’integrità come libertà dalla concupiscenza; la libertà dalla necessità della morte; il dono della scienza e dell’impassibilità. Pur ricordandoci che nel linguaggio biblico vita e morte non hanno esclusivamente né primariamente una connotazione biologica, ma religiosa (basti confrontare Dt 30,15-16: «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in possesso») annoverare la libertà dalla necessità della morte tra i doni preternaturali significa riconoscere che tale situazione non oltrepassa di per sé la potenzialità della natura umana anche se non è corretto tradurle immediatamente in qualità materiali dell’umanità. Con un accostamento un po’ ardito saltiamo al preambolo del Novum Organum di Francesco Bacone: «Per il peccato originale l’uomo perse l’innocenza e decadde dal dominio del creato. Ambedue queste perdite possono ripararsi, almeno in parte, anche in questa vita: l’innocenza con la religione e con la fede, il dominio con le arti e con le scienze». Non appare così troppo ardito pensare che di fronte alle attuali ricerche sull’immortalità terrena la teologia cattolica possa avere uno sguardo positivo anche se critico?

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia: Perché i cattolici possono sostenere l'obiettivo transumanista dell’allungamento della vita, di Max More.
L'onestà intellettuale è estremamente importante per me. Pertanto, devo dire subito di non essere religioso. Come fondatore del movimento transumaneista moderno, sono un razionalista e non vedo buone ragioni per credere all'esistenza di un essere che è onnipotente, onnisciente e perfettamente buono. Allo stesso tempo, ho studiato e capisco la religione in generale e la fede cattolica in particolare. Ho studiato e insegnato filosofia della religione, per molti anni presso il Mount St. Mary's a Brentwood, in California, e ho avuto molte discussioni con molti studenti cattolici della Facoltà di Filosofia. Inoltre, ho un enorme rispetto per San Tommaso d'Aquino - senza dubbio il più grande di tutti i teologi cattolici. Per Tommaso d'Aquino, fede e ragione sono compatibili e dovrebbero portarci alle stesse risposte, purché usiamo con attenzione il dono divino della ragione. Questa è una parte fondamentale della filosofia Scolastica, e sono attratto dalla sua miscela di sapienza rivelata e di filosofia aristotelica per diversi motivi, il principale dei quali, nel contesto del dibattito qui in corso, è la sua etica della virtù. E' da un punto di vista dell’etica della virtù, nell’ambito dello sviluppo umano, che sosterrò che i cattolici dovrebbero adottare un atteggiamento generalmente favorevole verso il transumanesimo e, in particolare, verso il perseguimento dell’estensione delle aspettative di vita massime.

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia: Estensione radicale della vita, Transumanesimo e Cattolicesimo, di James Hughes
Il movimento transumanista è in gran parte laico. Circa due terzi di coloro che si descrivono come transumanisti sono atei o agnostici. Ma tra l'altro terzo è possibile trovare i membri di fedi di tutto il mondo, tra cui il Cattolicesimo. Empiricamente, [cio’ sembra dimostrate che] i transumanisti cristiani non ritengano che il transumanesimo e l'estensione e il miglioramento della vita umana siano incompatibili con la loro fede, anche se molti da entrambe le parti pensano che si sbaglino. Ci sono aree specifiche di incompatibilità, tuttavia, come nel caso della "teologia del corpo" della Chiesa. Molti transumanisti accettano le tecnologie riproduttive proibite dalla Chiesa. I transumanisti favoriscono una teoria della persona basata sull’autocoscienza, piuttosto che quella della Chiesa basata sull’anima come esclusiva caratteristica umana. Tale divergenza di opinioni pone problemi per il trattamento degli embrioni e dei casi di morte cerebrale, così come per lo status morale di grandi scimmie, ibridi umani-animali, e [ipotetiche] copie di una personalità umana su computer ("upload"). D'altra parte, vi è molto terreno in comune con i cristiani che adottano un’interpretazione più terrena, relazionale o "emergente" dell'anima. Sulla questione specifica della estensione radicale della vita ci sono, credo, molti meno conflitti teologici. La vita è una benedizione divina che siamo obbligati ad arricchire il più possibile. La Chiesa abbraccia la medicina in quanto non solo accettabile, ma anche un obbligo morale per una società compassionevole. Non vi è alcuna indicazione biblica di un periodo massimo di vita accettabile, e ci sono figure bibliche che hanno vissuto per centinaia di anni.

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia: Transumanesimo e Cristianesimo di fronte all'immortalità terrena, del Network dei Transumanisti Italiani
Per la prima volta nella sua storia, l’Uomo può oggi ragionevolmente aspirare, grazie ai progressi tecno-scientifici, a prendere in mano il proprio destino evolutivo, modificando il proprio corpo, la propria mente, ed estendendo radicalmente la durata della propria vita. Da questo punto di vista, i transumanisti ritengono non solo auspicabile, ma anche giusto dal punto di vista “etico”, utilizzare la scienza e la tecnologia per contrastare, e in linea di principio eliminare, quei gravosi e tragici tributi che il cieco processo evolutivo di tipo darwiniano impone agli uomini, vale a dire malattie, invecchiamento e morte. Il Transumanesimo, pur essendo caratterizzato da un approccio fondamentalmente scientifico e razionale alla “realtà”, trova un primo elemento importante di convergenza con la tradizione cristiana, in quanto auspica un passaggio dall'evoluzione per selezione naturale a una di tipo post-darwiniano, auto diretta, restituendo così quella centralità all'Uomo nell'economia dell'universo, quale agente in grado di dirigere consapevolmente il processo evolutivo generale, che il darwinismo sembrava avergli sottratto per sempre. Non va dimenticato, infatti, che per l'antropologia cristiana all'Uomo spetta indubbiamente una posizione e un ruolo privilegiato rispetto al "mondo", alla natura.

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia: il contributo di Mirco Romanato (ExtroPolitica)
Il Cristianesimo, nel momento in cui apparve, fu rivoluzionario; ancora oggi lo è per molti degli stessi motivi [...] Il transumanesimo non è che la versione contemporanea di questo desiderio di imitazione del divino, di ricerca della perfezione. La tecnologia moderna ci permette e ci promette un enorme potere sul creato che ci è stato affidato da Dio e questo potere richiede che l’uomo si trasformi in meglio per poterlo gestire in modo illuminato. La parabola dei Talenti e quella delle Mine ci ricordano qual è il destino di chi non mette a buon frutto quello che gli è stato affidato e che non basta conservarlo così come lo abbiamo ricevuto. C’è una strada davanti a noi, che è ricca di insidie e di tesori, ma non c’è modo per noi di tornare indietro e, probabilmente, non c’è mai stato.

L'idea dell'immortalita' terrena. Una nuova sfida per la teologia. Conclusioni del Vescovo di Pistoia, Mons. Mansueto Bianchi.
Tra i diversi relatori e gli interventi, abbiamo ascoltato tanti cristianesimi, o meglio tante punti di vista all’interno del cristianesimo. Abbiamo sentito il cristiano che vede nella morte una benedizione e quello che vi vede una maledizione; il Lazzaro che se la prende con il Maestro perché lo ha riportato in questa vita e il Paolo che si sente non in esilio, ma a casa propria ad operare in questo mondo; il cristiano che vuole andare al più presto incontro all’Amato, per abbracciarlo prima e quello vuole restare perché, magari, abbracciando il fratello meno fortunato abbraccia lo stesso il Signore; il cristiano che vede nella speculazione una distrazione dai problemi reali e quello che vede nei problemi reali una distrazione per la speculazione pura. Tanti modi di vivere il cristianesimo (un tempo si chiamavano cristianesimo incarnazionista ed escatologista), di interpretarlo e testimoniarlo che forse è una delle tante ricchezze della nostra religione, quella che dimostra l’ampiezza e la libertà che il Vangelo ci concede sullo stile di attuazione dei suoi principi. La lezione è forse quella di allargare l’orizzonte del pensiero e capire che non solo la nostra codificazione è quella giusta. Ascoltare l’altro senza arroccarsi nella propria ristretta posizione è un modo di crescere tutti insieme.

Relazioni politiche e futuri tecnologici. Intervista a Jamais Cascio
“A cosa assomiglia, secondo te, una società post-Singolarità?”
E’ qualcosa su cui esito a pronunciarmi, per il semplice fatto che la natura della Singolarità è qualcosa del tipo: "Ma che diamine!?" Ma definiamo pure la società che otterremo dopo l’arrivo di queste tecnologie trasformative come una società post-trasformazione. Bene, la società che verrà dopo si baserà sulla società che c’era prima. Sembrerà banale, ma è importante ricordarlo perché nelle discussioni su questi argomenti - specialmente con i cosiddetti Transumanisti Singolaritari o come si comunque si vogliano chiamare - è in auge una posizione tecno-determinista, stando alla quale, una volta che avremo ottenuto la fabbricazione molecolare, il mondo cambierà perché o avremo la democrazia, o il mondo sarà cambiato dal rischio esistenziale di un’apocalisse, ignorando l’impatto del mondo che ha portato allo sviluppo di tali tecnologie. Ma il mondo post-fabbricazione molecolare (FM) sarà pro-democrazia se e solo se nel mondo precedente l’arrivo della FM questo trend si sarà già manifestato, se cioè ci saremo già mossi verso una maggiore democratizzazione. Il mondo post-FM sarà blindato e imbrigliato dal digital rights management [gestione dei diritti digitali, Ndt], o dal “molecular rights management”, [gestione dei diritti molecolari, Ndt] una frase, quest'ultima, che dovrei brevettare! Dicevo, sarà imbrigliato da lucchetti, se questi preesistevano alla tecnologia. Assistiamo ad un vero scontro, oggi, tra coloro che vogliono aprire il futuro e coloro che vogliono chiuderlo, regolarlo, controllarlo. E tengo a precisare che quando dico ”regolarlo” non intendo “gestirlo in modo sicuro e responsabile”. Mi riferisco al controllo su chi può avere accesso al futuro e chi no. Io sposo decisamente la causa del futuro aperto. Mi aspetterei che la maggior parte delle persone qui concordino con me. Ma temo anche che ben poche persone si siano prese il tempo di riflettere sulle diverse implicazioni di un mondo aperto o chiuso, e quanto questo condizioni la direzione che il mondo prenderà dopo che queste tecnologie trasformative saranno arrivate.

Superlongevità: un obiettivo epico per il XXI° secolo, di David De Biasi
"Miei cari ascoltatori, a stare a sentire certi cervelli limitati (mai aggettivo è stato più adatto), l'umanità sarebbe rinchiusa in un cerchio di Popilio che mai essa riuscirebbe a superare, essendo condannata a vegetare su questo globo senza alcuna speranza di slanciarsi un giorno negli spazi planetari! Sciocchezze! Si andrà sulla Luna e poi sui pianeti e sulle stelle come oggi si va da Liverpool a New York, facilmente, rapidamente, sicuramente, e l'oceano atmosferico sarà tra breve attraversato come gli oceani terrestri. La distanza non è che una parola relativa, e finirà per essere ridotta a zero".Quello che immaginava e prevedeva uno dei personaggi del celebre romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna pubblicato nel 1865 oggi a più di un secolo di distanza ci suona "profetico". Ma all'epoca è probabile che molti lettori abbiano trovato la previsione del romanzo quantomeno azzardata se non folle oppure un'idea che sarebbe rimasta negli archivi dei sogni proibiti dell'umanità.

Esodestini

Futurizzazione, di Carlo Pelanda
La storia in atto ci fa intravedere la possibile nascita di un'era dove i limiti del passato potranno essere superati. La scarsità è sostituibile con l'abbondanza. La malattia è sempre più contrastabile da una medicina che va a più fondo nelle nostre strutture genetiche profonde. La vita potrebbe essere allungata. La tecnologia promette un dominio crescente della materia, informazione ed energia. Complessivamente, si riescono già ad intuire le possibilità concrete per una futura traiettoria di pieno riscatto dell'umanità dalle costrizioni biologiche, ecologiche, oltre che di quelle politiche, sociali, culturali ed economiche che la hanno compressa nei millenni e che ancora la soffocano. Il futuro si sta aprendo all'ambizione antropica più ardita, la salvazione terrena? Non ancora, ma certamente ci sta mostrando una strada in quella direzione, con delle stazioni intermedie in vista che appaiono miglioramenti formidabili della condizione umana in relazione al presente.

Varie 

L'infiltrazione neofascista del transumanesimo italiano
L''Italia è l'unica nazione al mondo che abbia due associazioni transumaniste, l'Associazione Italiana Transumanisti (AIT) e il Network dei Transumanisti Italiani (NTI o Network H+). Entrambe le associazioni sono chapters di Humanity+ e entrambe sono politicamente trasversali. La AIT ha però al suo interno una corrente, i cosiddetti sovrumanisti, che sono ritenuti da alcuni pericolosamente vicini ad ambienti neofascisti. Questa è la ragione della divisione all'interno del movimento transumanista italiano e questo è il tema di questo articolo. Ambiguità come strategia. Nell'ottobre 2009 il segretario nazionale della AIT, Stefano Vaj, ha pubblicato un articolo su IEET.org, l'organizzazione creata da Humanity+ allo scopo di dialogare con la sinistra. Si tratta di un articolo ad invito, introdotto da James Hughes, e dovuto alla pubblicità internazionale che le note polemiche fra il Network dei Transumanisti Italiani (NTI), di cui Estropico è membro fondatore, e l'Associazione Italiana Transumanisti (AIT) hanno ricevuto quando Charlie Stross si è imbattuto in The Political Roots of Overhumanism, l’articolo pubblicato su Estropico sul tema dei transumanisti neofascisti italiani, o "sovrumanisti". E come ormai di prassi, prima di continuare, precisiamo che quella sovrumanista è una corrente interna alla AIT e che nessuno sostiene che la AIT sia, nella sua interità, un'organizzazione neofascista. Che dire? Vaj è molto esperto nel calibrare il proprio messaggio per il pubblico che si trova davanti e il suo articolo è perfettamente calibrato per un pubblico di sinistra quale quello di IEET - non che sia difficile vincere le simpatie di un pubblico di sinistra attaccando Berlusconi e il Vaticano. Ma tali attacchi non sono certo il problema. La tattica di Vaj, osservabile in vari ambiti, sembra essere quella di presentare selettivamente quegli aspetti della propria complessa ideologia che pensa saranno bene accolti in quella specifica sede, ignorando invece gli aspetti che potrebbero causare dei problemi. Possiamo solo immaginare che di fronte al pubblico "etnoidentitario" vicino alle posizioni più estreme della Lega Nord, dal quale sembra essere apprezzato, le stoccate a governo e a Vaticano lascino il posto a quella che Vaj ha battezzato "autodifesa etnica totale", dal titolo di un suo articolo che ha preferito non citare nel suo intervento su IEET. Questa è indubbiamente una tattica astuta: chi leggerà il suo contributo su IEET non potrà che giungere alla conclusione che Vaj, e di conseguenza gli altri sovrumanisti, non possono certo essere dei neonazisti, anzi, sulla base di quanto scritto da Vaj, non avranno dubbi che si tratti invece di gente di sinistra. E gli etnoidentitari di cui sopra, dopo una sua presentazione, saranno probabilmente convinti di trovarsi davanti ad uno dei loro. Così come i frequentatori di un forum neofascista quale Vivamafarka, politicamente vicino a Casa Pound, e del quale Vaj è moderatore. Ma chi ha ragione?

All'armi siam transumanisti! Cosa sta succedendo all'Associazione Italiana Transumanisti?
L'arrivo della corrente "sovrumanista" all'interno e ai vertici dell'Associazione Italiana Transumanisti (AIT), ha dato adito a più di una perplessità fra transumanisti di lunga data. C'è chi sembra non avere problemi con tali sviluppi, ma c'è anche chi se n'è andato sbattendo la porta, chi ha preferito rimandare la propria iscrizione a tempo indeterminato, chi è stato buttato fuori per aver tirato in ballo il problema troppo frequentemente e chi ha deciso di rimanere nonostante i dubbi e l'incertezza. Tutto ciò rende necessaria una pubblica presa di posizione da parte di Estropico, nella forma di questo articolo. Sia ben chiaro che l'intenzione di chi scrive non è di attaccare l'AIT in generale, ma di spiegare ai propri lettori quale sia il rapporto fra Estropico ed una AIT rappresentata a livello nazionale da un sovrumanista, nonché di cercare un modus vivendi fra queste due entità.

Perchè non possiamo dirci archeofuturisti
Non una recensione di Archeofuturismo, né un esercizio di critica letteraria, ma una pubblica presa di posizione, resa necessaria dal recente interesse per il transumanesimo da parte dei cosiddetti transumanisti sovrumanisti, un insieme di rappresentanti della destra antagonista (neofascisti? sicuramente non post-fascisti...), simpatizzanti della Nouvelle Droite francese e, appunto, archeofuturisti .

L'FAQ del Network dei Transumanisti Italiani
Che rapporto abbiamo con l'AIT (Associazione Italiana Transumanisti) e perchè è necessaria un'organizzazione transumanista ad essa alternativa.
I fondatori del Network dei Transumanisti Italiani sono stati tutti coinvolti, a vari livelli, nell'esperienza dell'Associazione Italiana Transumanisti. E tutti ne sono rimasti, a vari livelli, delusi. Siamo particolarmente preoccupati dal fatto che Riccardo Campa, il fondatore dell'AIT, abbia nominato il "sovrumanista" Stefano Vaj segretario nazionale dell'associazione. Tutti noi abbiamo associato i nostri nomi, i nostri siti e i nostri blog al transumanesimo italiano, e il vederci ora collegati a un esponente del neofascismo no-global ci mette, francamente, in imbarazzo. All'interno del nostro network coesistono posizioni politiche di centrodestra e di centrosinistra, e possiamo avere posizioni diverse circa il rapporto con i cattolici, per esempio, o su questioni di bioetica, ma quello che ci accomuna è che troviamo le nostre rispettive visioni della postumanità perfettamente accettabili – cosa che non possiamo invece dire per quanto riguarda le visioni "archeofuturiste" dei sovrumanisti. Siamo inoltre insoddisfatti della gestione autocratica dell'associazione: per statuto l'AIT non avrà elezioni interne per cinque anni; Vaj non è stato eletto, ma semplicemente nominato da Campa; varie voci critiche interne all'AIT sono state zittite, scoraggiate, allontanate.

The Political Roots of "Overhumanism"
This paper argues that the emergence of "overhumanism"* in Italy is a troubling development, both for Italian and international transhumanism, due to overhumanism's association with Fascism. The main overhumanist writers seem to view their version of transhumanism as a cultural and spiritual movement with deep historical roots, and see Fascism as its first political manifestation. Italian overhumanism is heavily influenced by the "Nouvelle Droite", a fringe political movement that emerged from the French neofascist microcosm in the late '70s/early '80s, and which attempted to bring far-right ideas into the mainstream by discarding the trappings of historical Fascism in order to convey a similar message in a less unpalatable form. In common with the Nouvelle Droite, it borrows heavily from the extreme left (anti-americanism, anti-clericalism, opposition to globalisation), and has adopted neopaganism as a religious stance. While affirming the importance of science in modern life, this hybrid offspring of neofascism also maintains more traditional far-right positions such as elitism, antiegalitarianism and an interest in ethnic identity that crosses into differentialist racism.

Benvenuti su Estropico 2.0

Visioni del futuro

Postumano

Noi Borg. Speculazioni sulle menti-alveare come stato postumano, di Anders Sandberg
Quella delle menti-alveare, in cui l'individuo è incluso in una coscienza collettiva, è stata una idea ricorrente nella fantascienza fin dagli influenti romanzi di Olaf Stapledon Last and First Men (1931) e Star Maker (1937), nonostante il concetto sia stato in un certo senso suggerito da Leviathan di Thomas Hobbes (1651). Le menti-alveare sono state spesso usate nella fantascienza occidentale come una allegoria del comunismo o della anonimia della civiltà industriale, e di solito sono state rappresentate in luce terrificante (Nicholls 1982). L'ultima di queste rappresentazioni è il Borg in Star Trek - The Next Generation: una razza di umani bionicamente potenziati e collegati assieme in una mente collettiva, tutta protesa nello sforzo di assimilare ogni altra specie intelligente nel "Collettivo".

Networking nell'Era della Mente, di Alexander Chislenko
L'avvento dell'Era della Mente e dei robot intelligenti previsto da Hans Moravec porterà a profonde trasformazioni tecnologiche e sociali a livello globale nonché nel rapporto tra le intelligenze avanzate e l'ambiente a loro circostante. L'abilità delle future macchine pensanti di condividere direttamente le proprie esperienze e conoscenze con ogni altra macchina, diverrà il fattore trainante dell'evoluzione dell'intelligenza permettendo il passaggio da menti individuali relativamente isolate ad entità con strutture altamente interconnesse.

Universification. Cosa fa un essere superiore nel tempo libero? Di S.D.
E' fortemente probabile che le capacità intellettuali della mente umana crescano sempre di più grazie all'ausilio di tecnologie mediche, informatiche o di altro genere ancora sconosciuto. E' probabile che si espanda ed aumenti la sua capacità di elaborare sino a livelli oggi inconcepibili. Ma cosa farà una mente così evoluta? Certo noi oggi non possiamo saperlo, tuttavia possiamo azzardare delle ipotesi.  Una ipotesi potrebbe essere quella di impegnarsi in una prospettiva edonistica: modificare se stessa e l'ambiente circostante per massimizzare il proprio piacere, sino a giungere ad un'estasi eterna, come elaborato negli scritti di un certo transumanesimo.  Un'altra ipotesi plausibile potrebbe essere quella di dedicarsi senza sosta alla ricerca tecnico-scientifica per costruire tecnologie sempre più potenti.... ma per farne cosa?  Raggiunta l'immortalità ed una fisica completa, cosa si fa?

La Creatura Planetaria, di Giuseppe O. Longo
Grazie a una successione di estroflessioni comunicative rappresentate dalla lingua, prima orale e poi scritta, dalla stampa e dagli strumenti della recente tecnologia dell'informazione, ultimo dei quali la rete, l'uomo ha prodotto un flusso crescente di comunicazioni, mediato sempre più spesso da dispositivi artificiali. Si sono così create unità comunicative sociali via via più ampie, che tendono a fondersi in un unico spazio comunicativo globale, l'infosfera, in cui la mole delle comunicazioni continua a lievitare, accrescendo la massa delle conoscenze condivise. Mentre la quantità delle conoscenze effettive dei singoli resta in media più o meno costante, aumenta invece la massa potenziale delle conoscenze a disposizione di ciascun individuo. All'estensione quantitativa corrisponde a volte un degrado qualitativo e ciò che si guadagna in ampiezza si perde in profondità e in precisione. Inoltre la mediazione tecnologica elimina certe componenti tipiche dell'interazione umana e collegate alla presenza corporea: espressioni del viso, toni di voce, posture, messaggi organolettici... L'estroflessione comunicativa si prolunga in un'estroflessione cognitiva: grazie alla lingua, la comunicazione e il sapere escono dagli individui per acquistare una dimensione collettiva, il cui soggetto è l'umanità. Questa attività cognitiva superindividuale, come ho detto, configura una vera e propria intelligenza collettiva. Secondo alcuni si tratta solo di una metafora, ma è indubbio che certe attività intelligenti, per esempio certe imprese scientifiche di ampio respiro, sono rese possibili solo dalla collaborazione tra più menti collegate dalla lingua e dai suoi supporti. Nessuna mente singola riuscirebbe a progettare e a condurre certi esperimenti o certe ricerche di elevata complessità. Dunque la mente collettiva è una realtà incipiente, di cui si notano già tracce robuste e inequivocabili. Ho proposto di chiamare Creatura Planetaria (la sede di) questa mente collettiva. Internet si può considerare il primo embrione di questa Creatura.

Potenziare la natura umana. Uno sguardo sull'arcipelago postumanista, di Luca Grion
Dalla "fede compatibilista" tra una visione meccanicistica e materialistica del mondo e l'anelito di libertà nasce l'utopia postumanista, persuasa che la tecnica asservita al potenziamento umano potrà condurre l'uomo – nel volgere di pochi decenni! – verso traguardi fino a ieri (e per molti ancor oggi) ritenuti impossibili: la vittoria sulla malattia e sulla morte, l'espansione illimitata delle capacità psico-fisiche ed il conseguimento di una vita pienamente appagata e soddisfatta. Numerosi esponenti di spicco della così detta GNR revolution – la rivoluzione nata dall'incontro tra Genetica, Nanotecnologia e Robotica – sono infatti persuasi della verosimiglianza di progetti avveniristici che prefigurano l'ibridazione tra l'uomo e le macchine, il superamento dei limiti biologici del corpo e il potenziamento delle capacità cognitive degli individui ben oltre ciò che oggi si può anche solo immaginare. Vi è anzi un movimento di pensiero, ben organizzato e, soprattutto, estremamente abile a livello di "marketing culturale", che promuove e sollecita una più convinta adesione a simili immagini del futuro; un movimento che suggerisce fin dal proprio nome – transumanesimo – l'idea che l'umanità sia in transizione verso una dimensione inedita, protagonista della quale sarà l'uomo 2.0, ovvero un individuo che avrà trasceso l'attuale condizione umana per dispiegare la propria azione nel regno del post-umano.

Singolarità

La Singolarità Tecnologica, di Vernor Vinge
L'articolo di Vinge che ha introdotto il concetto di Singolarità Tecnologica al grande pubblico: "Entro trent'anni, avremo le tecnologie necessarie a creare intelligenze super-umane. In breve, dopo tale evento, l'era umana sarà terminata. E' possibile evitare tali sviluppi? Se è non possibile evitarli, possiamo allora influenzarli in modo di garantire la nostra sopravvivenza? In questo articolo si considerano tali domande, si offrono alcune possibili risposte e si presentano ulteriori pericoli."

La fine di un'odissea, di Ed Merta
La storia di un antieroe un po' malinconico che, grazie all'apertura mentale necessaria ad accettare ed adottare le tecnologie avanzate che emergono nel corso della sua vita, si ritrova faccia a faccia con una singolarità tecnologica benigna.

Intelligenza Artificiale: uno scenario apocalittico, di Ed Merta
Una storia breve sull'arrivo di una singolarità tecnologica che coglie l'umanità impreparata e che risulta in uno scenario apocalittico. Una visione da incubo intravista attraverso i dispacci delle agenzie giornalistiche internazionali, in un racconto dal ritmo frenetico e da leggere tutto d'un fiato.

La singolarità è vicina, di Ray Kurzweil. Prologo
Può sembrare difficile immaginare le capacità di una civiltà futura la cui intelligenza supera di gran lunga la nostra, ma la nostra capacità di creare nella nostra mente modelli della realtà ci permette di articolare intuizioni significative delle conseguenze di questa fusione imminente fra il nostro pensiero biologico e l’intelligenza nonbiologica che stiamo creando. Questa è la storia che voglio raccontare in questo libro. Si basa sull’idea che abbiamo la capacità di capire la nostra intelligenza – di accedere al nostro stesso codice sorgente, se volete – e quindi di sottoporla a una revisione e di espanderla. Qualcuno dubita della nostra capacità di applicare il nostro pensiero alla comprensione del nostro stesso pensiero. Douglas Hofstadter osserva che “potrebbe essere semplicemente un caso del destino che i nostri cervelli siano troppo deboli per capire se stessi. Pensate all’umile giraffa, per esempio, il cui cervello è ovviamente molto al di sotto del livello necessario per l’autocomprensione, e tuttavia è notevolmente simile al nostro”. Però siamo già riusciti a costruire modelli di parti del nostro cervello, neuroni e ampie regioni neurali, e la complessità di questi modelli cresce rapidamente. Il progresso nel “retroingegnerizzare” il cervello umano, tema chiave di cui parlerò in dettaglio nel libro, dimostra che in effetti abbiamo la capacità di capire, di modellizzare e di estendere la nostra stessa intelligenza. Questo è uno degli aspetti per cui la nostra specie è unica: la nostra intelligenza è giusto di quel tanto al di sopra della soglia critica necessaria per poter accrescere la nostra stessa abilità fino ad attingere altezze illimitate di potenza creativa – e abbiamo anche quelle appendici opponibili (i nostri pollici) indispensabili per manipolare l’universo secondo la nostra volontà [...] Questo libro, dunque è la storia del destino della civiltà uomo-macchina, destino che abbiamo chiamato Singolarità.

La singolarità è vicina, di Ray Kurzweil. Capitolo 1. Le sei epoche
Non saprei dire esattamente quando sia divenuto cosciente della singolarità. Potrei dire che si è trattato di un risveglio graduale. Nel quasi mezzo secolo che ho speso immerso nel campo della telematica e delle tecnologie ad essa collegate, ho cercato di capire il significato e lo scopo di quella continua rivoluzione a cui ho assistito a molti livelli. Gradualmente, sono divenuto cosciente di un evento trasformativo che sembra apparire in lontananza, verso la metà del ventunesimo secolo. Così come un buco nero altera spettacolarmente i parametri della materia e dell'energia che accelerano verso il suo orizzonte degli eventi, così questa singolarità imminente nel nostro futuro sta sempre più trasformando ogni istituzione e ogni aspetto della vita umana, dalla sessualità alla spiritualità. Cosa è, quindi, la singolarità? È un periodo sotrico futuro durante il quale il tasso di innovazione tecnologico sarà talmente veloce e il suo impatto talmente profondo, che la vita sarà irreversibilmente trasformata. Anche se nè utopica nè distopica, questa epoca trasformerà i concetti base che utilizziamo per dare significato alla nostra vita, dal modo in cui facciamo affari, al ciclo della vita umana, morte compresa. Capire la singolarità altererà la nostra prospettiva circa il significato del nostro passato e le ramificazioni del nostro futuro. Il comprenderla a fondo, inerentemente cambia il nostro punto di vista sulla vita in generale e sulla propria vita in particolare.

La singolarità è vicina, di Ray Kurzweil. Domande e risposte con l'autore
Cosa è la singolarità? Nei prossimi 25 anni, l'intelligenza non-biologica eguaglierà la ricchezza e la raffinatezza dell'intelligenza umana per poi superarla abbondantemente grazie a due fattori: la continua accelerazione del progresso dell'informatica e la capacità, delle intelligenze non-biologiche, di condividere rapidamente il proprio sapere. Integreremo nanorobot intelligenti nel nostro corpo, nei nostri cervelli e nell'ambiente, risolvendo così problemi come l'inquinamento e la povertà, aumentando significativamente la nostra longevità, permettendo realtà virtuali che comprendano tutti i sensi (come in "The Matrix") e la "trasmissione di esperienze" (come in "Essere John Malkovich"), nonchè un notevole incremento dell'intelligenza umana. Il risultato sarà la fusione della specie creatrice di tecnologie con il processo evolutivo-tecnologico a cui essa ha dato vita. E questa è la singolarità? No, questa è solo la fase che la precede. L'intelligenza non-biologica avrà accesso al proprio design e potrà migliorarsi in un ciclo sempre più veloce di riprogettazione. Arriveremo al punto in cui il progresso tecnologico sarà talmente rapido da essere incomprensibile per l'intelletto umano non incrementato. Quel momento contrassegnerà la singolarità.

L'evoluzione umana in un'ottica emergentista: un'ipotesi, di Gabriele (Gabo) Dal Dosso
La relazione è semplice: quando la popolazione umana si attesta su determinati valori, emergono nuove capacità, strutture, comportamenti. Tale dinamica è riscontrabile in numerosi altri casi in natura, per fare un esempio lampante e noto a tutti, quando un gruppo di uccelli supera un certo numero, lo vediamo disporsi a cuneo per tagliare meglio l'aria. Questi vengono definiti fenomeni (o proprietà) emergenti, e il loro studio ha generato negli anni '20 del Novecento una corrente di pensiero, detta Emergentismo, che offre una lettura dell'evoluzione proprio in questi termini: superato un certo livello di complessità la Materia origina Vita, la quale a sua volta (con la comparsa dell'Umanità) origina Coscienza. Così, considerando le varie acquisizioni (invenzioni, scoperte...) dell'Umanità alla stregua della disposizione a cuneo negli stormi di uccelli, la domanda alla quale tento di rispondere è: esistono numeri particolari in grado di innescare l'emergere di queste nuove capacità? E se esistono, quali sono? Dopo una (breve) serie di ricerche infruttuose, l'attenzione è caduta su un'altra frequente ricorrenza osservabile in Natura, la serie di Fibonacci, dal nome del matematico pisano (1170-1240) che la formulò. Nella serie ogni numero, partendo da 0 e 1, risulta dalla somma dei due che lo precedono, così abbiamo 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, etc. Una particolarità della serie è che, man mano che procediamo con le somme, il rapporto tra ogni numero e quello che lo precede va approssimandosi sempre più sottilmente al valore costante di 1,618, la cosiddetta sezione aurea, già nota ed utilizzata sin dall'antichità greca. Possiamo osservare tale serie nella disposizione delle foglie su uno stelo, nelle corolle dei fiori, nella spirale di molte conchiglie o di galassie...

James Miller: come il pubblico reagirà quando inizierà a credere nella Singolarità e cosa farà sì che le persone la accetteranno
Come cambierà la società, quando la Singolarità sarà vicina?
Quando la gente inizierà ad aspettarsi la Singolarità, il loro comportamento cambierà radicalmente. Gli scienziati parlano di cosa succederà quando otterremo la Singolarità. Io invece voglio spostare l'attenzione a più breve termine e parlare di cosa succederà quando le persone cominceranno ad aspettarsi che succederà. Il che avverrà molto prima, e penso che sarà più semplice convincere le persone a prestarvi attenzione perché non diranno:"Oh, [avverrà] tra 20 o 30 anni" Potrebbero dire: "[Avverrà tra] 15 o 20!"
Cosa cambierà quando noi, come società, cominceremo ad aspettarci la Singolarità?
Beh, il principale cambiamento sarà il terrore dalla morte. Perché, improvvisamente, morire non significherà perdere 30, 40, 50 anni di vita, ma trilioni di anni. E questo, secondo me, giocherà un ruolo chiave nel cambiare il comportamento delle persone. Poiché siamo spaventati dalla morte, forse ci rivolgeremo alla crionica. Vorremo macchine davvero sicure. Vorremo che il governo ci protegga molto meglio. Potremmo abbassare il limite di velocità a 10 miglia orarie. Perché andare a 65 miglia orarie se pensi che, morendo, perderai trilioni di anni? E se pensi che vivrai a lungo, di tempo per andare a 10 miglia all'ora ne hai!

Intervista a Justin Rattner, vice presidente e chief technology officer di Intel
Singularity Institute: Quanto può durare ancora la Legge di Moore? La legge di Moore è più una "convinzione" che una legge fisica. Non discende dalla fisica fondamentale; semmai, è la constatazione che la tecnologia dei microchip migliora ad un tasso relativamente costante. Questo succede a causa delle pressioni concorrenziali. Se pensi che il tipo in fondo alla strada riuscirà a breve -- nei prossimi 12, 18, 24 mesi – a mettere il doppio di transistor nel suo chip, sei fortemente incentivato a investire per migliorare la tecnologia e non restare indietro. Quindi c'è una forza al lavoro che sprona le persone ad investire, e non parlo solo dell'investimento finanziario, ma anche del tempo che si investe e dei "cavalli-vapore" intellettuali che muovono il cambiamento. Ma continuiamo a confidare nel tasso di miglioramento nella legge di Moore perché possiamo fare previsioni a dieci anni circa e vedere la strada che prenderemo per continuare questi progressi. E non è una visibilità molto diversa da quella che avevamo dieci o trenta anni fa. Possiamo ancora prevedere cosa ci aspetta fra dieci anni. E quell'orizzonte di dieci anni è rimasto costante per circa 40 anni. Pertanto, è ragionevole aspettarci che, se oggi possiamo vedere a dieci anni nel futuro, ci sono probabilmente altri dieci anni oltre a quell'orizzonte.

Varie

Dyson Sphere's FAQ, di Anders Sandberg
Una Sfera di Dyson è una sfera di origine artificiale e di raggio pari a quello di un'orbita planetaria. La sfera consisterebbe di un guscio di collettori solari o di habitat posti attorno alla stella, sicché tutta l'energia emessa dalla stella (o quanto meno una significativa porzione di tale energia) colpirebbe una superficie ricevente sulla quale l'energia stessa verrebbe infine utilizzata. Ciò creerebbe uno spazio vitale immenso, nonché un modo per raccogliere una enorme quantità di energia.

Il mondo nel 2050, di Nick Bostrom
Questo articolo esamina alcune delle questioni sociali, politiche, economiche e tecnologiche che il mondo potrebbe affrontare verso la metà del ventunesimo secolo. Uno dei temi centrali, è la necessità di esercitare un'azione di controllo sulla nanotecnologia molecolare, dato l'enorme potenziale di abuso che essa porta con sè. La nanotecnologia avanzata può essere usata per costruire microscopici macchinari auto-replicanti che potrebbero alimentarsi di materia organica in maniera simile ai batteri, ma molto più versatili di questi e potenzialmente molto più distruttivi della bomba atomica. La necessità di impedire che gruppi o individui irresponsabili ottengano capacità produttive nanotecnologiche è il tema del giorno nel 2050. L'articolo mostra come questo tentativo di prevenire abusi nanotecnologici, influenzi profondamente molti aspetti della società, sopratutto attraverso l'istituzione di una rete globale di sorveglianza. L'articolo è presentato nella forma di un ipotetico dialogo, per due ragioni. In primo luogo, per poter discutere opinioni diverse e contrastanti e, secondariamente, per poter illustrare in che modo i dibattiti pubblici potrebbero essere condotti nel 2050.

Questioni economiche del 21esimo secolo. Intervista a Peter Thiel
È chiaro che il termine [Intelligneza Artificiale, Ndt] significa molte cose diverse. È uno di quei termini su cui si è parlato molto e che è stato utilizzato a sproposito in molti contesti. C’era da prevederlo, naturalmente. Negli anni ’80 la gente diceva che era dietro l’angolo. Ci è voluto senz’altro di più e abbiamo sofferto molte delusioni lungo la strada. Ma è chiaro che molte cose si stanno realizzando, e chi non pensa che stia succedendo qualcosa di importante sta vivendo in un delirante mondo fantastico. Se stai iniziando una carriera negli Stati Uniti, oggi, penso che una delle domande più importanti che potresti porti sia: “in quale campo non competerò direttamente con i computer?” La gente oggi si sta concentrando sul competere con Cina e Messico, ma non saranno queste le questioni economiche importanti nel 21esimo secolo. Man mano che avanzeremo nel 21esimo secolo diventerà molto più importante capire come collaborare o competere con i computer, e quali siano i giusti rapporti di scambio. Qual’è l’equivalente della teoria dei vantaggi comparati di Ricardo tra umani e computer, nella quale noi beneficiamo dalla relazione piuttosto che esserne penalizzati? È questo che ci si dovrebbe chiedere. La gente che non si sta ponendo queste domande probabilmente farà, secondo me, grossi errori nella vita, e anche come società probabilmente faremo grossi errori se non prender
emo sul serio queste domande.

Nulla invecchia velocemente come il futuro. Di S.D.
“Gli androidi sognano pecore elettriche?” si chiedeva Philip K. Dick in una sua opera. No e non sognano nemmeno quisquilie come libertà, diritto di voto o equiparazione agli esseri umani. Non ne hanno la voglia, ma soprattutto il tempo, perchè sono a scadenza ravvicinata ed il loro unico desiderio è posticipare un po' quella data di scadenza che hanno stampigliata chissà dove, in qualche microscopico circuito all'interno dei loro straordinari corpi. Anche Dick avrebbe volentieri spostato un po' più in là la sua data di scadenza. Infatti non fece a tempo a vedere ultimato l'adattamento per il cinema del suddetto romanzo. Il film fu dedicato alla sua memoria, alla sua “spoglia immemore” perchè, si sa, quando si trapassa, la propria memoria va perduta... si annacqua e si perde nel nulla. E ciò persino se è quella di uno straordinario e visionario romanziere oppure se contiene ricordi abbacinanti e meravigliosi come “Attack ships on fire off the shoulder of Orion... c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate.” Il film esce nelle sale e ferisce gli spettatori tanto da essere un quasi fiasco. Li ferisce così a fondo che le unghiate ancora si vedono, a distanza di decenni, nel cinema, nella letteratura, nel linguaggio, e soprattutto nel nostro modo di amare e temere la realtà. Ma come ha fatto?

Il mito dell'abbondanza, di David De Biasi
Nell'analisi psicologica junghiana il mito è un'espressione, in forma narrativa e simbolica, di una realtà psichica umana: da questo punto di vista le immagini mitologiche veicolano e traducono sentimenti, pulsioni, desideri universali. Il mito viene assunto, perciò, come una manifestazione collettiva altamente elaborata dello spirito umano, di cui rivela e, al tempo stesso, dissimula certe tendenze inconsce. La psiche umana nasconde un sogno, più o meno subconscio, di un'utopia senza tempo dove si può godere di un'abbondanza illimitata, un mondo privo di sofferenza e mortalità, pieno di vitalità e piaceri. Il mito che ha incarnato, più di ogni altro, tale desiderio umano di abbondanza è quello dell'Età dell'Oro.

Interviste

La Terra non è malata: è incinta! Intervista a Adriano Autino
La scelta del bellissimo titolo del tuo libro ("La Terra non è malata: è incinta!") non può che far drizzare le orecchie ai lettori di Estropico. Cosa ti ha spinto a scriverlo e che impatto speri di ottenere? Ho cominciato a pensare alla gravidanza terrestre nel 2001 (che presuntuoso, non mi è bastato ingravidare quella bellissima ragazza che incautamente mi aveva sposato, tanti anni fa… pensare addirittura di ingravidare la Terra!). Da molto tempo i sinceri umanisti non fanno che rodersi il fegato, ogni volta che sentono qualche riverito “intellettuale” ecozista definire il genere umano come un immondo parassita del pianeta. Da tempo quindi mi arrovellavo sulla necessità di contrapporre una visione positiva, umanista, a certe infamie che vengono contrabbandate (e perlopiù supinamente accettate in modo del tutto acritico) per posizioni etiche [...] Nella mia metafora, invece, la Terra non è affatto malata: è incinta di un piccolo organismo, una civiltà solare, figlia della civiltà terrestre! Una visione positiva, inneggiante alla vita, alla speranza ed all’amore, anziché alla morte ed al suicidio specifico, come quella ecozista.

 

Tecnofascismo? No grazie.

  • Una serie di articoli su sovrumanismo e dintorni e sui motivi che hanno spinto Estropico ad andarsene dalla Associazione Italiana Transumanisti.
  • Aggiornamenti (su Estropico Blog)

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