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Motori di creazione. Capitolo 2: I principi del cambiamento
Tecnoscienza - Nanotecnologie

Si pensi al processo di progettazione(1) come qualcosa che richiede in un primo momento la generazione di alternative e successivamente la verifica di queste alternative contro un intera schiera di requisiti e vincoli.
- Herbert A. Simon
 

Gli assemblatori molecolari costituiranno una rivoluzione che non ha equivalente dai tempi dello sviluppo dei ribosomi, i primitivi assemblatori interni alla cellula. La nanotecnologia che ne risulterebbe può aiutare la vita a diffondersi oltre la Terra, un passo che non ha equivalente dai tempi in cui la vita si è diffusa al di fuori dei mari. Essa potrebbe anche aiutarci nel riuscire a far manifestare la "mente" nelle macchine, un fatto senza equivalente fin dai tempi in cui la mente si è manifestata nei primati. E ci permetterebbe di rigenerare le nostri menti e rimodellare i nostri corpi, un fatto senza equivalente alcuno.  

Queste rivoluzioni saranno accompagnate da pericoli ed opportunità troppo grandi per essere afferrate dall'immaginazione umana. Eppure i principi del cambiamento che sono stati applicati a molecole, cellule, animali, menti e macchine, dovrebbero mantenere la loro validità anche in un'epoca di biotecnologie, nanomacchine e menti artificiali. Gli stessi principi che sono stati applicati al mare, alla terraferma e all'aria, dovrebbero conservare la loro validità quando diffonderemo la vita terrestre verso le stelle. Comprendere i persistenti principi del cambiamento ci aiuterà a comprendere il potenziale benefico e il potenziale malefico delle nuove tecnologie.  

Ordine dal caos    

L'ordine può emergere dal caos senza che nessuno lo imponga: cristalli ordinati si sono condensati da gas interstellari privi di forma molto tempo prima che apparissero il Sole, la Terra o la vita. Il caos può far emergere ordine cristallino anche sotto circostanze più familiari. Immaginate una molecola, forse regolare nella forma, o forse obliqua e nodosa come una radice di zenzero. Ora immaginate un immenso numero di tali molecole muoversi a caso in un liquido, roteando e spingendosi l'una con l'altra, come ubriachi privi di peso ed al buio. Immaginate il liquido che evapora e si raffredda, obbligando le molecole a disporsi più vicine fra loro ed a rallentare il loro moto. Queste molecole dalla forma strana e dai movimenti casuali si raccoglieranno semplicemente in mucchi disordinati? Generalmente no. Esse si disporranno, di solito, in uno schema cristallino, con ogni molecola accuratamente accoccolata contro le sue vicine, a formare righe e colonne così perfette come quelle di una scacchiera e spesso persino più complesse.  

Questo processo non coinvolge nulla di magico e nemmeno qualche speciale proprietà delle molecole e delle forze meccaniche quantistiche. Esso non richiede null'altro che l'esistenza di specifiche corrispondenze di forme, tali da consentire alle molecole proteiche di auto-assemblarsi in macchine. Biglie di uguale dimensione, se messe in una vaschetta ed agitate, si dispongono in schemi regolari.  

I cristalli si accrescono per tentativi e rimozione degli errori, per variazione e selezione. Non ci sono minuscole mani ad assemblarli. Un cristallo può cominciare con un fortuito agglutinarsi di molecole in un piccolo gruppo: le molecole vagano, si urtano e si raggruppano a caso, ma i raggruppamenti sono più coesi quando confezionati secondo un appropriato schema cristallino. Altre molecole colpiscono questo primo minuscolo cristallo. Alcune di esse lo urtano nella posizione o nella orientazione sbagliata; si attaccano debolmente al cristallo e poi se ne distaccano. Ad altre molecole succede di urtare il cristallo nel modo appropriato; vi aderiscono meglio e spesso vi restano stabilmente attaccate. Un livello si costruisce su un altro livello, estendendo così lo schema cristallino. Nonostante la casualità degli urti fra molecole, esse non aderiscono a caso. Sicché dal caos si viene a sviluppare ordine per mezzo di variazione e selezione.  

Evolvere molecole    

Nella crescita cristallina, ogni livello si comporta da stampo per il successivo. Livelli uniformi si accumulano, per formare un blocco solido. Nelle cellule, filamenti di DNA o RNA possono fungere anche loro come uno stampo, aiutati da enzimi che agiscono da macchine di copiatura molecolari. Ma le sub-unità dei filamenti di acido nucleico possono essere disposte in molte differenti sequenze, ed un filamento "matrice" può separarsi dalla sua copia. Sia il filamento originario che la copia(2) possono essere ulteriormente copiati. Il biochimico Sol Spiegelman(3) ha usato una macchina copiatrice (una proteina tratta da un virus) per esperimenti in provetta. In un ambiente pur semplice e privo di vita, essa riesce a duplicare molecole di RNA.  

Immaginate un filamento di RNA che fluttua in una provetta contenente macchine di copiatura e sub-unità di RNA. Il filamento rotea e si contorce su se stesso finché va ad urtare contro una macchina copiatrice nella giusta posizione per aderirvi. Le sub-unità si scontrano tutt'attorno fino a che una del tipo giusto incontra la macchina copiatrice nella giusta posizione per adattarsi alla forma del filamento-stampo. Mano a mano che le sub-unità cadono casualmente nella giusta posizione, la macchina copiatrice le cattura e le lega chimicamente alla copia in accrescimento; nonostante le sub-unità rimbalzino a caso, la macchina le lega in modo selettivo. Alla fine, macchina, stampo e copia si separano.  

Nella terminologia di Richard Dawkins, zoologo di Oxford, le cose che producono copie di se stesse sono dette replicatori(4). Nel caso dell'ambiente che stiamo ipotizzando, le molecole di RNA ben corrispondono alla seguente caratterizzazione: una singola molecola presto diventa "due" molecole, queste diventano quattro, quindi otto, sedici, trentadue e così via, in una moltiplicazione esponenziale. Successivamente, il tasso di crescita della velocità di replicazione si azzera: l'insieme considerato di macchine proteiche, può sfornare copie di RNA solo a quella velocità, non importa quante siano le molecole di "stampo" che si contendono i loro servigi. Più tardi ancora, i materiali grezzi per produrre molecole di RNA cominciano a scarseggiare ed il processo di replicazione giunge, per inedia, ad un arresto. L'esplosiva crescita di popolazione delle molecole raggiunge un limite al suo accrescimento, e le molecole smettono di riprodursi.  

Le macchine copiatrici, comunque, spesso copiano erroneamente i filamenti di RNA, inserendo o cancellando singole sub-unità, oppure accoppiandole in modo sbagliato. Il filamento mutante che ne risultata differisce dall'originale per lunghezza o nella sequenza delle sue sub-unità. Tali modificazioni sono in gran parte casuali e le differenze si accumulano sempre più mano a mano che le copie molecolari erronee vengono ancora una volta copiate erroneamente. Poiché le molecole proliferano, comincia a crescere il grado di differenza che c'è fra l'una e l'altra o fra loro e i loro progenitori. Questa potrebbe sembrare una sicura ricetta per il caos.

I biochimici hanno riscontrato che molecole di RNA differenti si replicano a ritmi differenti, a seconda della lunghezza dei filamenti e degli schemi di disposizione delle loro sub-unità. I discendenti dei replicatori più rapidi, diventano naturalmente più comuni. Infatti, se un tipo di replicatore si replica con un tasso soltanto del 10 percento più rapido dei suoi simili, rispetto ad essi avrà, dopo cento generazioni, mille volte più discendenti. Le piccole differenze, in una crescita esponenziale, si moltiplicano esponenzialmente. Quando in una provetta non ci sono più sub-unità libere, uno sperimentatore può prelevare campioni di RNA e "infettare" una nuova provetta. Il processo inizia nuovamente e le molecole che hanno dominato il primo round della competizione partono da una condizione di assoluta dominanza numerica. Appaiono ulteriori piccole variazioni che si accumulano nel tempo in variazioni più grandi. Alcune molecole si replicano più velocemente e la loro specie giunge a dominare la miscela della provetta. Quando le risorse si esauriscono, lo sperimentatore può prelevare dalla provetta altri campioni di RNA e ricominciare ancora una volta l'esperimento, ed ancora, ed ancora, mantenendo sempre stabili le condizioni sperimentali.  

Questo esperimento è rilevatore di un processo naturale: indipendentemente da quali siano le sequenze di RNA con cui l'esperimento viene avviato, l'apparente caos di errori casuali e copiature preferenziali porta avanti un solo tipo di molecola di RNA (fatta eccezione per qualche errore di copiatura). La versione tipica dell'RNA vincente ha una ben definita sequenza di 220 sub-unità. È il miglior RNA replicatore nel suo ambiente, sicché si moltiplica rispetto agli altri fino a restare solo.  

Un prolungato processo di copiatura, copiatura erronea e competizione, produce all'incirca sempre lo stesso risultato, indipendentemente da quale sia la lunghezza della molecola di RNA che ha avviato il processo o quale sia lo schema costituente la sua sequenza. Sebbene nessuno potrebbe prevedere quale sarà lo schema vincente, chiunque può accorgersi che mutazione e competizione tenderanno a portare avanti un singolo vincitore. In un sistema così semplice potrebbe accadere ben poco d'altro. Se questi replicatori si influenzassero fortemente l'uno con l'altro (aggredendosi selettivamente oppure aiutandosi l'un l'altro), allora il risultato potrebbe assomigliare ad una ecologia un po' più complessa. Ma per come stanno le cose, essi possono soltanto competere per le risorse.  

Una possibile "variazione sul tema" per questo esempio, ci mostra qualcos'altro: le molecole di RNA si adattano differentemente in ambienti differenti. Una macchina molecolare chiamata ribonucleasi afferra delle molecole di RNA che hanno determinate sequenze di sub-unità esposte, e le taglia in due. Ma le molecole di RNA, come le proteine, si ripiegano spazialmente in configurazioni che dipendono dalla loro sequenza, e ripiegandosi nel modo appropriato possono proteggere i loro punti vulnerabili. Gli sperimentatori hanno riscontrato che, quando la ribonucleasi è presente nel loro ambiente, le molecole di RNA evolvono sacrificando la rapidità di replicazione a vantaggio di una loro maggiore protezione. Ancora una volta emerge fra tutti un competitore "eccellente".  

Si noti come alcuni termini biologici si siano infiltrati in questa descrizione: poiché le molecole si replicano, la parola "generazione" sembra appropriata; le molecole "discendenti" da un comune "antenato" sono "imparentate", e le parole "crescita", "riproduzione", "mutazione" e "competizione" sembrano altrettanto adatte. Perché tutto questo? Perché queste molecole copiano se stesse con piccole variazioni, proprio come fanno i geni degli organismi viventi. Quando replicatori varianti vanno incontro a un successo variabile, il replicatore di maggior successo tende ad accumularsi. Questo processo, dovunque accada, è definito "evoluzione".  

Questo esempio della provetta ci consente di osservare l'evoluzione spogliata fino alla sua nuda essenza, libera dalla polemica emotiva che circonda l'evoluzione della vita. Gli RNA replicatori e le macchine copiatrici proteiche sono raggruppamenti ben definiti di atomi, che obbediscono a principi ben compresi e possono evolversi in condizioni di laboratorio ripetibili. I biochimici possono produrre RNA e proteine da comunissimi reagenti chimici prelevati dagli scaffali del loro laboratorio, senza alcun aiuto dalla vita.  

I biochimici prendono a prestito queste macchine copiatrici da un tipo di virus che infetta i batteri ed utilizzano dell'RNA come suo materiale genetico. I virus sopravvivono entrando in un batterio, copiando se stessi con l'uso delle risorse del batterio e quindi fuggendo per infettare un nuovo batterio. Gli errori di copiatura dell'RNA virale producono virus mutati ed i virus che si replicano con maggior successo diventano i più comuni; questo processo rappresenta una evoluzione per selezione naturale, che a quanto pare si chiama "naturale" perché coinvolge parti "non umane" della natura. Ma a differenza dell'RNA in provetta, l'RNA virale deve fare di più che il semplice replicarsi come fa una molecola nuda. Per aver successo, l'RNA virale deve anche dirigere i ribosomi del batterio infettato perché costruiscano dispositivi proteici che gli permettano anzitutto di fuggire dal vecchio batterio, nonché di sopravvivere all'esterno ed infine entrare in un batterio nuovo. Questa informazione aggiuntiva comporta una lunghezza delle molecole di RNA virale di circa 4.500 sub-unità.  

Per replicarsi con successo, il DNA di grossi organismi deve fare ancora di più, dirigendo la costruzione di decine di migliaia di differenti macchine proteiche e lo sviluppo di complessi organi e tessuti. Questo richiede migliaia di geni, codificati in milioni di miliardi di sub-unità di DNA. Nonostante ciò, il basilare processo d'evoluzione attraverso variazione e selezione resta identico a quello che si svolge nella provetta, nei virus e in molti altri sistemi.  

Spiegando l'ordine    

Ci sono almeno tre modi per spiegare la struttura di una popolazione di replicatori molecolari dopo un processo d'evoluzione, sia che si parli di RNA in provetta, che di geni virali o di geni umani. Il primo tipo di spiegazione è una descrizione passo-passo della loro storia: la spiegazione di come sono avvenute specifiche mutazioni e come si sono diffuse. Ciò è ovviamente impossibile senza registrare tutti gli eventi molecolari, ed una tale registrazione sarebbe in ogni caso enormemente tediosa.  

Il secondo tipo di spiegazione fa ricorso ad una parola in qualche modo ingannevole: scopo. Guardando nel dettaglio, vediamo soltanto variazioni a casaccio e replicazioni selettive. Tuttavia, guardando il processo da una maggiore distanza, si potrebbe descriverne il risultato finale immaginando che le molecole sopravvissute si siano trasformate per "raggiungere l'obiettivo" rappresentato dalla replicazione. Perché le molecole di RNA che evolvono sotto la minaccia della ribonucleasi si ripiegano spazialmente nel modo in cui fanno? A causa di una lunga e dettagliata storia passata, naturalmente, ma l'idea che "esse vogliano evitare attacchi e sopravvivere alla replicazione" sarebbe in grado di prevedere lo stesso risultato. Il linguaggio dello scopo costituisce una comoda scorciatoia (provare a discutere in termini di azione umana pur in assenza di questa), ma l'apparenza di uno scopo non deve necessariamente risultare dall'azione di una mente. L'esempio dell'RNA mostra tutto questo in modo piuttosto chiaro.  

Il terzo (e spesso il migliore) tipo di spiegazione in termini di evoluzione afferma che l'ordine emerge tramite la variazione e la selezione dei replicatori. Una molecola si ripiega in un particolare modo perché assomiglia ai suoi antenati che si sono moltiplicati con maggior successo (evitando attacchi, ecc..) e che sono riusciti a lasciare dei discendenti, compresa questa stessa particolare molecola. Come Richard Dawkins fa notare(5), il linguaggio dello scopo (se usato con attenzione) può essere tradotto nel linguaggio dell'evoluzione.  

L'evoluzione attribuisce schemi di successo alla "eliminazione di modifiche che non hanno incontrato il successo". Così facendo, interpreta un risultato positivo come equivalente ad un doppio risultato negativo, un tipo di spiegazione che, per la sua sottigliezza, sembra difficile da afferrare. Quel che è peggio, essa spiega qualcosa di visibile (entità di successo, entità con uno scopo) in termini di qualcosa di invisibile (entità senza successo che sono quindi scomparse). Poiché solo gli animali di successo hanno cosparso la terraferma delle ossa dei loro discendenti, i fallimenti malformati del passato non hanno mai potuto lasciare molti fossili.  

La mente umana tende a focalizzarsi sul visibile, cercando cause positive per risultati positivi e cercando inoltre una forza ordinatrice dietro a risultati ordinati. Tuttavia, riflettendoci, possiamo vedere il grande principio che ha cambiato il nostro passato e modellerà il nostro futuro: l'evoluzione procede per variazione e selezione dei replicatori.  

Organismi in evoluzione    

La storia della vita è la storia di una corsa agli armamenti basata sulle macchine molecolari. Oggi che questa corsa si avvicina ad una fase nuova e più rapida, è necessario che ci assicuriamo di comprendere bene quanto profondamente radicata sia l'evoluzione. In tempi in cui l'idea di evoluzione biologica è spesso disprezzata nelle scuole e talvolta attaccata, dovremmo ricordare che le prove a suo supporto sono solide come roccia e comuni quanto lo sono le cellule.  

In pagine di pietra, la Terra stessa ha registrato la storia della vita. Sul fondo dei laghi e nei letti marini si sono accumulate conchiglie, ossa e limo, livello dopo livello. Talvolta il cambiamento di una corrente o uno sconvolgimento geologico hanno spazzato via alcuni livelli; oppure essi sono semplicemente sprofondati più in basso. I primi livelli, profondamente seppelliti com'erano, sono stati distrutti, cotti, disciolti in acque minerali, e ritrasformati in pietra.  

Per secoli i geologi hanno studiato le rocce per leggere il passato della Terra. Molto tempo fa, essi trovarono conchiglie marine nelle rocce raggrinzite e frantumante di alcune catene montuose. Nel 1785, settantaquattro anni dalla pubblicazione del detestato libro di Darwin(6), James Hutton concluse che il fango dei letti marini era stato pressato fino a formare queste rocce, le quali erano poi state sollevate verso il cielo da forze non ancora comprese. Che cos'altro potevano pensare i geologi, a parte un inganno della natura stessa?

Essi notarono che le ossa e le conchiglie fossili differivano da livello a livello. Videro che le conchiglie in un livello qui, corrispondevano a quelle trovate in un livello lì, per quanto profondamente sotterrati i livelli fossero. Diedero nomi ai livelli (A,B,C,D..., o Osagian, Meramecian, Lower Chesterian, Upper Chesterian,…) [NdT -Epoche del sottoperiodo Missisipiano nel Carbonifero Inferiore - da 345 a 320 milioni di anni fa], ed usarono i loro fossili caratteristici per identificare i livelli delle stratificazioni rocciose. Gli sconvolgimenti della crosta non hanno lasciato impressa in alcun luogo una completa sequenza di livelli, sicché i geologi, trovando A,B,C,D,E in un posto, C,D,E,F,G,H,I,J in un'altro e J,K,L da qualche altra parte ancora, poterono comunque concludere che A precedeva L. I geologi petroliferi (anche quelli per nulla interessati all'evoluzione o alle sue implicazioni) usano tuttora la datazione dei livelli di roccia basata sui fossili per comparare i livelli fra un sito di trivellazione ed un altro.  

Gli scienziati giunsero alla ovvia conclusione. Proprio come le specie marine odierne vivono in aree molto estese, così facevano le specie estinte in anni passati. Proprio come il livello odierno si è depositato sopra il più alto dei livelli passati, così fecero in passato. Conchiglie simili in livelli simili indicano sedimenti depositati nella stessa era. Le conchiglie cambiano da livello a livello perché le specie cambiano da era ad era. Questo è ciò che i geologi hanno trovato scritto in conchiglie ed ossa, su pagine di pietra.  

I livelli superiori delle rocce contengono ossa di animali più recenti, mentre i livelli più profondi contengono ossa di animali ormai estinti. I livelli ancora più primitivi non mostrano traccia di alcuna delle specie moderne. Sotto ossa di mammiferi giacciono ossa di dinosauri. Nei livelli più vecchi giacciono le ossa di anfibi, più giù conchiglie e ossa di pesci, ed infine del tutto nessuna conchiglia od osso. Le più antiche rocce che contengono fossili, portano solo tracce microscopiche di singole cellule.  

La datazione con metodi radioattivi indica che queste tracce più antiche risalgono a qualche miliardo di anni fa. Le prime cellule più complesse dei batteri si datano a poco più di un miliardo di anni fa. La storia dei vermi, pesci, anfibi, rettili e mammiferi copre solo le ultime centinaia di milioni di anni. Ossa simili a quelle umane si datano attorno a qualche milione di anni da ora. I resti delle civiltà passate si datano entro qualche migliaio di anni.  

In tre miliardi di anni, la vita è evoluta da cellule singole in grado di assorbire semplici reagenti chimici a raggruppamenti di cellule che incorporano menti capaci di assorbire idee. Nell'ambito dell'ultimo secolo, la tecnologia si è evoluta dalla locomotiva a vapore e dalla luce elettrica fino alle navi spaziali ed ai computer elettronici, e questi ultimi cominciano ad imparare a leggere e scrivere. Con la mente e la tecnologia, il ritmo dell'evoluzione è schizzato in avanti di un milione di volte o più.  

Un'altro percorso all'indietro    

Il libro delle pietre registra le forme di organismi morti da tempo, tuttavia anche le cellule viventi contengono delle registrazioni, veri testi genetici che solo ora vengono letti. Come le idee della geologia, le idee essenziali dell'evoluzione erano note prima che Darwin(7) mettesse la penna sul foglio.  

In templi e monasteri illuminati da lampade ad olio, generazioni di scribi copiarono e ricopiarono i manoscritti. Talvolta copiarono erroneamente parole e frasi, sia per caso o perversità che per ordine del locale legislatore, e mano a mano che il manoscritto veniva replicato ad opera di queste macchine umane di copiatura, gli errori si sono accumulati. Gli errori peggiori potrebbero essere stati scovati e rimossi ed alcuni dei passi ormai famosi potrebbero essere sopravvissuti senza alterazioni, ma si generarono comunque molte differenze rispetto agli originali.  

I libri antichi raramente esistono nella loro versione originale. Le copie più vecchie sono spesso di secoli più giovani rispetto ai perduti originali. Ciononostante, da copie differenti con differenti errori, gli studiosi possono ricostruire versioni più vicine alla originale.  

Essi confrontano i testi. Possono tracciare linee di discendenza da antenati comuni sulla base di schemi di errori univoci, che tradiscano la copiatura da una sorgente comune (gli insegnanti scolastici conoscono questo principio: risposte identiche e corrette non sono sospette, a meno che non siano state copiate da un libro di testo, ma guai agli studenti seduti fianco a fianco che facciano gli stessi errori nei loro compiti in classe!). Dove tutte le copie sopravvissute concordano, gli studiosi possono assumere che la copia originale (o almeno l'ultimo comune antenato delle copie sopravvissute) contenesse le stesse parole. Dove le copie sopravvissute differiscono, gli studiosi trovano indicazioni per individuare il comune distante antenato da cui discendono le due copie divergenti, poiché le restanti aree di accordo delle due copie indicano una derivazione comune dalla versione più antica.  

I geni assomigliano a manoscritti composti con un alfabeto di sole quattro lettere. Così come uno stesso messaggio nel linguaggio ordinario può assumere più forme (non è necessario un grande sforzo per formulare nuovamente una idea con l'uso di parole totalmente differenti), così anche differenti parole genetiche possono dirigere la costruzione di identiche molecole proteiche. Inoltre, molecole di proteine con caratteristiche di dettaglio differenti possono svolgere funzioni identiche. Un gruppo di geni in una cellula è come un intero libro, come un vecchio manoscritto copiato e ricopiato da scribi imprecisi.  

Come studiosi all'esame di antichi testi, i biologi generalmente lavorano con copie moderne del loro materiale (con la differenza che, ahimè, non c'è nessun "papiro" biologico proveniente da un mare ormai defunto, che sia stato trascritto per noi nei primitivi giorni della vita). Essi confrontano gli organismi dotati di aspetti simili (leoni e tigri, cavalli e zebre, ratti e topi) e scoprono che questi sono provvisti, nei loro geni e nelle loro proteine, di risposte simili agli stessi problemi. Più due organismi differiscono (leoni e lucertole, umani e girasoli), più queste risposte differiscono, persino fra macchine molecolari che assolvono identiche funzioni. Per dirla tutta, animali simili fanno errori simili: tutti i primati, per esempio, mancano di enzimi che producano vitamina C, una omissione condivisa soltanto da altri due fra i mammiferi conosciuti, il maiale della Guinea e il pipistrello della frutta. E ciò suggerisce che noi primati abbiamo copiato le stesse risposte genetiche da una sorgente comune, tanto tempo fa.  

Lo stesso principio che mostra le linee di discendenza dei testi antichi (e che aiuta a correggere i loro errori di copiatura) rivela così anche le linee di discendenza della vita moderna. Infatti, esso indica che tutta la vita conosciuta condivide la sua discendenza da un comune antenato.  

L'ascesa dei replicatori    

I primi replicatori sulla Terra evolsero abilità che andavano oltre a quelle consentite a molecole di RNA che si replicano in una provetta. Al tempo in cui avevano raggiunto lo stadio batterico, essi avevano sviluppato il "moderno" sistema che utilizza DNA, RNA, e ribosomi per costruire proteine. Le mutazioni quindi modificarono non solo lo stesso DNA replicatore, ma anche le macchine proteiche e le strutture viventi che queste costruiscono e modellano.  

Squadre di geni modellarono cellule sempre più elaborate, quindi guidarono verso la cooperazione cellulare che costituì infine organismi complessi. Variazione e selezione favorirono squadre di geni che modellarono bestie con pelli protettive e bocche affamate, animate da nervi e muscoli, guidati da occhi e cervello. Come dice Richard Dawkins(8), i geni costruirono macchine di sopravvivenza sempre più elaborate per favorire la replicazione di se stessi.  

Quando i geni di un cane si replicano, spesso si mescolano con i geni di altri cani che sono stati artificialmente selezionati da persone che scelgono quali cuccioli tenere ed allevare. Lungo i millenni, la gente ha plasmato degli animali simili a lupi per trasformarli in levrieri, barboncini, bassotti e san bernardi. Selezionando quali geni dovessero sopravvivere, la gente ha rimodellato i cani sia nel corpo che nel carattere. I desideri umani hanno stabilito le caratteristiche di successo per i geni canini; pressioni ben diverse hanno definito i geni di successo dei lupi.  

Mutazione e selezione dei geni hanno, attraverso lunghe ere, riempito il mondo di erba e di alberi, di insetti e di pesci, e di gente. Più di recente altre cose sono apparse e si sono moltiplicate; strumenti, case, aerei e computer. E come le molecole di RNA prive di vita, questo hardware si è evoluto.  

Tecnologia in evoluzione    

Come le pietre della Terra registrano la comparsa di forme di vita sempre più complesse e capaci, così i resti e gli scritti dell'umanità registrano la comparsa di forme di hardware sempre più complesso e capace. Il nostro hardware più antico sopravvissuto fino ad oggi è la pietra stessa, seppellita assieme ai fossili dei nostri antenati; il nostro hardware più recente orbita sopra le nostre teste.  

Consideriamo per un momento l'ascendenza ibrida dello space shuttle. Per il suo aspetto di aereoplano, esso discende dai jet di alluminio degli anni sessanta, che derivano in linea diretta dagli aerei rivestiti con alluminio della seconda guerra mondiale, dai biblani di legno e tela della prima guerra mondiale, dagli alianti a motore dei fratelli Wright, e infine dagli alianti giocattolo e agli aquiloni. Per il suo aspetto di razzo, lo shuttle deriva dai razzi lunari, che sono derivati dai missili militari, che discendono dai razzi di artiglieria dell'ultimo secolo ("ed il rosso bagliore del razzo..."), ed infine dai fuochi artificiali giocattolo. Questo ibrido aereoplano/razzo riesce a librarsi ed attraverso un processo di variazione dei componenti e della progettazione, gli ingegneri aereospaziali ne evolveranno di ancora migliori.  

Gli ingegneri parlano di "generazioni" di tecnologie; I progetti giapponesi per computer di "quinta generazione" mostrano quanto rapidamente alcune tecnologie crescano e prolifichino. Gli ingegneri parlano di "ibridi", di "tecnologie in competizione" nonché della loro "proliferazione". Il direttore delle ricerche dell'IBM, Ralph E. Gomory sottolinea con enfasi la natura evolutiva della tecnologia, scrivendo che "lo sviluppo della tecnologia è più evolutivo e molto meno rivoluzionario e meno basato su improvvisi passi avanti radicali, di quanto la maggior parte delle persone immagini" (Infatti anche passi avanti radicali come quelli rappresentati dagli assemblatori molecolari si svilupperanno attraverso molti piccoli passi). Nella citazione all'inizio di questo capitolo, il Professor Herbert A. Simon della Carnegie-Mellon University ci invita a pensare "al processo di progettazione come qualcosa che richiede in un primo momento la generazione di alternative e successivamente la verifica di queste alternative contro un intera schiera di requisiti e vincoli". Generazione e verifica di alternative sono sinonimi di variazione e selezione.  

A volte esistono già varie alternative. Nel testo "One Highly Evolved Toolbox" (Una Scatola degli Attrezzi Altamente Evoluta), tratto da The Next Whole Earth Catalog(9), J. Baldwin scrive: "La nostra scatola degli attrezzi portatile si è evoluta per circa venti anni fino ad oggi. Non c'è nulla di realmente speciale in essa, eccetto che un continuo processo di rimozione di utensili obsoleti o inadeguati nonché di sostituzione degli stessi con altri più adatti, è infine risultato in una collezione di utensili che l'ha resa un vero e proprio sistema per "fare-cose" piuttosto che un semplice mucchio di ferramenta".  

Baldwin usa il termine "evolvere" appropriatamente. Per millenni, invenzione e fabbricazione hanno generato variazioni nelle caratteristiche di progetto degli utensili e Baldwin ha individuato l'insieme risultante attuale tramite una "selezione competitiva", mantenendo gli utensili che funzionano meglio assieme ad altri che meglio si prestano per le sue necessità. Attraverso anni di variazione e selezione il suo sistema è evoluto, lungo un processo che egli raccomanda vivamente. Di fatto egli esorta chiunque a non tentare mai di valutare l'acquisto di un insieme completo di attrezzi. Piuttosto, egli consiglia di comprare solo gli attrezzi che si è soliti prendere in prestito, utensili selezionati dalla esperienza e non dalla teoria.  

Le variazioni tecnologiche sono spesso deliberate, nel senso che gli ingegneri sono pagati per inventare e collaudare. Tuttavia, alcune innovazioni sono assolutamente casuali, come la scoperta di una rozza forma di Teflon in un cilindro che si presumeva pieno di gas tetrafluoroetilene: pur con la valvola accidentalmente aperta, il cilindro restò pesante; quando venne segato ed aperto, rivelò uno strano e pallido materiale solido. Altre innovazioni sono derivate da sistematici tentativi alla cieca. Edison, quando era alla ricerca di un buon filamento per le lampade a bulbo, provò a carbonizzare ogni cosa, dalla carta al bambù, e persino tele di ragno. Charles Goodyear pasticciò in una cucina per anni tentando di convertire la gomma naturale in una sostanza resistente, fino a che gli capitò di far gocciolare della gomma solforizzata su un fornello caldo, ottenendo così la prima rozza vulcanizzazione.  

Nell'ingegneria, illuminati tentativi per prove ed errori, non pianificati da un impeccabile intelletto, hanno condotto alla maggior parte dei progressi; questo è il motivo per cui gli ingegneri costruiscono prototipi. Peters e Waterman(10) nel loro libro In Search of Excellence mostrano che la stessa cosa è vera per i progressi dei prodotti commerciali e delle politiche aziendali. Questo è il motivo per cui le aziende eccellenti creano "un ambiente ed un insieme di attitudini che incoraggiano la sperimentazione" nonché il motivo per cui esse si evolvono "in modo realmente Darwiniano".  

Anche le industrie generano ordine tramite variazione e selezione. Grossolani sistemi di controllo della qualità saggiano e scartano parti difettose prima di assemblarle in prodotti completi, e sistemi di "controllo della qualità" più sofisticati utilizzano metodi statistici per individuare alla sorgente i difetti, aiutando gli ingegneri a minimizzarli per mezzo della modifica opportuna del processo di fabbricazione. Gli ingegneri giapponesi, basandosi sugli studi sul controllo statistico della qualità di W. Edwards Deming, hanno fatto di un tale processo di variazione e selezione un pilastro del successo economico del loro paese. I sistemi basati sugli assemblatori avranno analogamente bisogno di misurare i risultati per eliminare i difetti.  

Il controllo di qualità è una sorta di evoluzione perché mira non a modificare ma ad eliminare le variazioni dannose. Ma proprio come l'evoluzione Darwiniana può conservare e diffondere le mutazioni favorevoli, così dei buoni sistemi di controllo di qualità possono aiutare dirigenti ed operai a conservare e diffondere i processi più efficaci, sia che essi siano comparsi per caso che per consapevole progettazione.  

Tutto questo armeggiare da parte di ingegneri e produttori industriali prepara i prodotti al loro collaudo definitivo. Fuori, nel mercato, un'infinita varietà di chiavi inglesi, automobili, calzini e computer, competono per l'approvazione degli acquirenti. Se degli acquirenti adeguatamente informati venissero lasciati liberi di scegliere, i prodotti che fanno ben poco o costano troppo non riuscirebbero, probabilmente, ad essere riprodotti. Come accade in natura, la verifica sperimentale competitiva ha trasformato i migliori competitori di ieri nei fossili di oggi. "Ecologia" ed "economia" condividono ben più che comuni radici linguistiche.  

Sia nel mercato che su campi di battaglia reali ed immaginari, la competizione globale guida le organizzazioni nell'inventare, acquistare, elemosinare o rubare tecnologie sempre più capaci. Alcune organizzazioni competono principalmente cercando di fornire alla gente beni di qualità superiore, altre competono principalmente cercando di intimidire le prime con armi superiori. La pressione dell'evoluzione guida entrambe.  

La corsa tecnologica globale ha premuto sull'acceleratore per miliardi di anni. I ciechi vermi terrestri non poterono arrestare lo sviluppo di occhi negli uccelli. I piccoli cervelli degli uccelli e le loro maldestre ali non poterono impedire che gli uomini sviluppassero mani, menti e doppiette da fuoco. Analogamente, le proibizioni locali non possono bloccare i progressi nella tecnologia militare e commerciale. Sembra quindi che dobbiamo imparare a guidare la corsa tecnologica o morire, sebbene la forza dell'evoluzione tecnologica si faccia beffe dei movimenti antitecnologici: i movimenti democratici che si prefiggono l'obiettivo di imporre restrizioni locali possono soltanto riuscire a limitare le singole democrazie del mondo, non il mondo nel suo complesso. La storia della vita ed il potenziale delle nuove tecnologie suggerisce qualche soluzione, ma questo è l'argomento centrale della terza parte di questo libro.  

L'evoluzione della progettazione    

Potrebbe sembrare che il processo della progettazione offra una alternativa all'azione dell'evoluzione, ma il progetto coinvolge implicitamente l'evoluzione stessa in due distinte maniere. Anzitutto, la stessa pratica progettuale evolve. Non solo gli ingegneri accumulano progetti che funzionano, ma accumulano anche metodi di progetto che funzionano. Questi metodi vanno dagli standard da manuale per la scelta di adeguate scansioni temporali delle fasi progettuali, ai sistemi gestionali per organizzare la ricerca e lo sviluppo. Come ha affermato Alfred North Whitehead(11), "La più grande invenzione del dicianovesimo secolo è l'invenzione del metodo dell'invenzione".  

In secondo luogo, la progettazione stessa procede per variazione e selezione. Gli ingegneri spesso utilizzano leggi matematiche evolutesi per descrivere (per esempio) il flusso di calore o l'elasticità, al fine di sperimentare in modo simulato un progetto prima ancora di costruirne un prototipo. Essi quindi evolvono piani attraverso un ciclo di progetto, calcolo, critica e riprogettazione, risparmiandosi in parte la spesa economica del taglio del metallo per un prototipo. La creazione di progetti procede quindi attraverso una forma non materiale di evoluzione.  

La legge di Hooke, per esempio, descrive come i materiali si pieghino e si tendano: la deformazione è proporzionale alla forza di trazione applicata; raddoppiando la trazione, raddoppia lo stiramento ottenuto. Nonostante sia una legge solo approssimativamente corretta, resta abbastanza precisa fintanto che l'elasticità non si arrende alla tensione come infine è costretta a fare. Gli ingegneri possono usare una forma della legge di Hooke per progettare una barra metallica che possa sopportare un carico non eccessivamente deformante, poi ne realizzano una versione materiale un tantino più spessa per compensare le inaccuratezze della legge e dei loro calcoli di progetto. Essi possono anche usare una forma della legge di Hooke per descrivere la deformazioni e le contorsioni nelle ali degli aerei, nelle racchette da tennis, e nelle carrozzerie d'automobile. Ma delle semplici equazioni matematiche non si adattano facilmente a strutture così complicate. Gli ingegneri hanno adattato le equazioni alle forme più semplici (a pezzi del progetto) e successivamente hanno composto queste soluzioni parziali per descrivere la flessione dell'insieme. Si tratta di un metodo (denominato "analisi agli elementi finiti") che tipicamente richiede moli immense di calcoli, e che sarebbe impraticabile senza i computer. Grazie a questi, invece, è diventato un metodo di impiego comune.  

Tali simulazioni rappresentano l'estensione generalizzata di una tendenza antica. Quando abbiamo bisogno di selezionare una linea d'azione fra quelle possibili, le abbiamo sempre valutate immaginando le sue conseguenze auspicabili e quelle temibili. I modelli mentali più semplici (sia quelli innati che quelli appresi) guidano indubbiamente nello stesso modo gli animali. Quando sulla base di accurati modelli mentali gli esperimenti nel pensiero possono sostituire più costosi (o persino più pericolosi) esperimenti fisici, si favorisce uno sviluppo evolutivo. Le simulazioni degli ingegneri semplicemente estendono questa capacità di immaginazione delle conseguenze, per consentirci di compiere i nostri errori nel pensiero piuttosto che nei fatti.  

In "One Highly Evolved Toolbox", J. Baldwin discute di come strumenti e pensiero interagiscano durante lo svolgimento di un lavoro da officina: "Cominci a definire la capacità del tuo insieme di utensili secondo quello che pensi debba significare 'fabbricare le cose'. Quando qualcuno che costruisce un sacco di roba ti fornisce delle spiegazioni, gli utensili diventano presto una parte automatica del processo di progettazione. Ma gli utensili non possono diventare parte del tuo processo di progettazione se non conosci quali siano disponibili e che cosa i vari utensili facciano".  

Disporre di una percezione intuitiva delle capacità di uno strumento è essenziale quando si pianifica un lavoro da officina la cui consegna è per il prossimo mercoledì, ed è ugualmente essenziale quando si deve modellare una strategia per affrontare i progressi radicali delle prossime decadi. Migliore è la percezione degli strumenti disponibili in futuro, più verosimili sono i nostri piani per sopravvivere e prosperare.  

Un artigiano in una officina può tenere gli utensili bene in vista; lavorando tutti i giorni con questi utensili, essi divengono familiari per i suoi occhi, le sue mani e la sua mente. Egli acquisisce in modo spontaneo conoscenza delle loro capacità e può disporre di tale conoscenza per un loro utilizzo creativo immediato. Ma per la gente come noi riuscire a comprendere il futuro si presenta come una sfida ben più grande, a causa del fatto che gli strumenti futuri esistono per ora solo come idee e come possibilità implicite nelle leggi di natura. Questi strumenti non sono appesi al muro, e nemmeno impressi nella nostra mente per mezzo di sensazioni visive, uditive o tattili o quantomeno non lo saranno fino a che non si materializzeranno fisicamente come hardware. Nei prossimi anni di preparativi, solo lo studio, l'immaginazione e la riflessione(12) possono illuminare le nostre menti sulle capacità di questi strumenti.  

Quali sono i nuovi replicatori?    

La storia ci mostra che l'hardware evolve. RNA in provetta, virus e cani, ci mostrano tutti come l'evoluzione proceda per modifica e collaudo dei replicatori. Ma l'hardware (quello odierno, quantomeno) non può riprodurre se stesso. Quindi quali sono i replicatori che sono alla base dell'evoluzione tecnologica? Quali sono i geni delle macchine?  

Ovviamente non è realmente indispensabile identificare i replicatori per riuscire a riconoscere la presenza di un processo di evoluzione. Darwin descrisse l'evoluzione prima che Mendel scoprisse i geni, ed i genetisti impararono molte cose sulla ereditarietà anche prima che Watson e Crick scoprissero la struttura del DNA. Darwin non aveva bisogno di alcuna conoscenza della genetica molecolare per accorgersi che gli organismi mutano e che alcuni lasciano più discendenti di altri.  

Un replicatore è uno schema che può riuscire a far si che siano fabbricate copie di se stesso. Potrebbe aver bisogno di aiuto, ed infatti il DNA non potrebbe replicarsi se non ci fossero delle macchine proteiche a copiarlo. Ma se considerate secondo questi standard, alcune macchine sono effettivamente dei replicatori! Le compagnie commerciali spesso realizzano macchine che cadono nelle mani di un concorrente; il concorrente impara quindi i segreti delle loro macchine e ne costruisce delle copie. Proprio come un gene "usa" le macchine proteiche per replicarsi, così queste macchine "usano" le menti e le mani umane per replicarsi. Con dei nanocomputer a dirigere l'azione di assemblatori e disassemblatori, si potrebbe persino automatizzare la replicazione dell'hardware.  

La mente umana, tuttavia, è una macchina di imitazione di gran lunga più sottile di qualsiasi semplice macchina proteica o assemblatore. Voce, scrittura e disegno possono trasmettere progetti da mente a mente prima che prendano forma fisica come hardware. Le idee che sono dietro i metodi di progetto sono ancora più sottili: in modo più astratto di quanto faccia l'hardware, esse si replicano ed operano esclusivamente nel mondo delle menti e dei sistemi simbolici.  

Se i geni si sono evoluti lungo generazioni ed eoni, i replicatori mentali si evolvono ora nell'arco di giorni e decadi. Come i geni, le idee si scompongono e ricombinano, ed assumono forme multiple (i geni possono essere trascritti da DNA ad RNA e di nuovo a DNA; le idee possono essere tradotte da una lingua ad un'altra). La scienza non può ancora descrivere gli schemi neurali che nel cervello danno forma alle idee, ma chiunque può osservare che le idee mutano, si replicano e competono. Le idee "evolvono".  

Richard Dawkins chiama(13) le unità elementari (i bit) degli schemi mentali "memi" (la pronuncia inglese di meme fa rima con cream). Egli afferma: "esempi di memi sono melodie musicali, idee, frasi d'effetto, stili di vestiario, modi di fabbricazione di vasi o di costruzione di archi). Proprio come i geni propagano se stessi nel 'pool' genetico di una popolazione saltando [generazione dopo generazione] da un corpo all'altro per mezzo di sperma o uova, così i memi propagano se stessi nel pool memetico saltando da cervello a cervello per mezzo di un processo che, in senso ampio, può essere chiamato 'imitazione'".  

Le creature della mente    

I memi si replicano sia perché le persone imparano che perché insegnano. Essi mutano perché le persone creano memi nuovi o fraintendono quelli vecchi. Essi vengono selezionati (in parte) perché le persone non credono a tutto quello che ascoltano o non lo ripetono. Come le molecole di RNA in provetta competono per appropriarsi di macchine copiatrici e sub-unità dalla disponibilità limitata, così i memi devono competere per risorse limitate come l'attenzione e gli sforzi umani. Poiché i memi modellano il comportamento, il loro successo o il loro fallimento è d'importanza mortalmente seria.  

Fin da tempi antichi, modelli e schemi mentali di comportamento sono stati trasferiti da genitore a figlio. Gli schemi memetici che favorivano sopravvivenza e riproduzione hanno manifestato la tendenza a diffondersi (mangia questa radice solo dopo averla cotta; non mangiare queste bacche, gli spiriti malvagi ti torceranno le budella). Anno dopo anno, la gente ha variato le proprie azioni con risultati variabili. Anno dopo anno, alcune persone morivano mentre altre trovavano nuovi trucchi per sopravvivere e li trasferivano agli altri. I nostri geni costruiscono cervelli abili nell'imitazione perché gli schemi imitati erano, considerati nel complesso, schemi di valore; dopotutto i loro propositori originari erano sopravvissuti per diffonderli.  

I memi stessi, tuttavia, devono fronteggiare problemi di "vita" e di "morte": in quanto replicatori essi evolvono unicamente per sopravvivere e diffondersi. Ma come i virus, essi possono replicarsi senza favorire la sopravvivenza o il benessere di chi li ospita. Di fatto il meme del "martire-per-una-causa" può diffondere se stesso proprio grazie al semplice fatto di uccidere la persona che lo ospita.  

I geni, come i memi, sopravvivono per mezzo di molte strategie. Alcuni geni d'anatra hanno diffuso se stessi incoraggiando le anatre a formare coppie stabili che potessero prendersi cura dei portatori dei loro geni, ossia uova e piccoli. Alcuni geni d'anatra hanno diffuso se stessi incoraggiando (nei maschi d'anatra) lo stupro, ed altri (nelle femmine d'anatra) la posa delle uova in nidi d'altre anatre. Altri geni, anche questi riscontrati nelle anatre, sono geni virali capaci di diffondere se stessi senza contribuire alla generazione di ulteriori anatre. Proteggere le uova aiuta le specie d'anatra (e i singoli geni d'anatra) a sopravvivere; lo stupro aiuta un insieme di geni d'anatra a spese di un altro insieme; le infezioni virali aiutano i geni virali a spese dei geni d'anatra nel complesso. Come sottolinea Richard Dawkins, i geni hanno "cura" solo della propria replicazione: essi quindi si mostrano "egoisti".  

Ma motivi egoistici possono incoraggiare la cooperazione(14). La gente in cerca di denaro e di riconoscimenti personali, coopera alla costituzione di enti che servono i bisogni di altra gente. I geni egoisti cooperano per costruire organismi che spesso risultano essere cooperativi di per se stessi. Ma anche se le cose stanno così, immaginare che i geni servano automaticamente qualche bene più grande (il bene dei loro cromosomi? Delle loro cellule? Dei loro corpi? Delle loro specie?) significa interpretare erroneamente quello che è un effetto comunemente diffuso, confondendolo con una causa sottostante. Ignorare l'egoismo dei replicatori significa cullarsi con una pericolosa illusione.  

Alcuni geni nelle cellule sono in tutto e per tutto "parassiti". Come i geni dell'herpes inseriti nel cromosoma umano, essi sfruttano le cellule e danneggiano l'organismo che li ospita. Quindi, se i geni possono essere parassiti, perché non altrettanto i memi?  

Nel libro The Extended Phenotype(15), Richard Dawkins descrive un verme che parassitizza le api e completa il suo ciclo vitale in acqua. Esso induce l'ape che la ospita ad andare verso l'acqua, facendo in modo che l'ape si tuffi verso la sua morte. Analogamente, alcuni vermi che parassitizzano i cervelli di formica devono entrare in una pecora per completare il loro ciclo vitale. Per portare a termine questo compito, essi scavano cunicoli nel cervello della formica che li ospita, provocando in qualche modo dei cambiamenti che fanno sì che la formica "voglia" arrampicarsi sulla cima di un filo d'erba ed attendere di essere finalmente mangiata da una pecora.  

Così come i vermi penetrano in altri organismi e li usano per sopravvivere e replicarsi, così fanno i memi. Infatti, l'assenza di memi che sfruttino la gente per i loro fini egoistici dovrebbe risultare sorprendente, sintomo di un sistema immunitario mentale piuttosto potente, di fatto quasi perfetto. Ma i memi parassiti indubbiamente esistono. Proprio come i virus evolvono per spingere le cellule a fabbricare virus, così le voci evolvono per suonare plausibili ed interessanti, stimolando la loro ripetizione. Non vi domandate se una voce è vera, domandatevi come si diffonde. L'esperienza mostra che le idee evolutesi per essere replicatori di successo hanno ben poco bisogno di avere a che fare con la verità.  

Nella migliore delle ipotesi, le catene di Sant'Antonio, le chiacchiere apocrife, le follie alla moda ed altri parassiti mentali, danneggiano la gente facendogli sprecare del tempo. Ma nella peggiore delle ipotesi, essi inculcano concezioni erronee mortali. Questi sistemi memetici sfruttano l'ignoranza e la vulnerabilità umana. Diffonderli è come avere un raffreddore e starnutire in faccia ad un amico. Nonostante alcuni memi agiscano in modo non dissimile da quello di un virus, le infezioni non sono necessariamente una cattiva cosa (pensiamo ad un sorriso contagioso, o ad un contagioso buon carattere). Se un corpo di idee ha dei meriti, la sua diffusione per infezione semplicemente ne aumenta il merito, ed infatti i migliori insegnamenti etici ci insegnano anche ad insegnare l'etica. Le buone pubblicazioni possono intrattenere, arricchire la comprensione, aiutare a giudicare, ed anche far propaganda per gli abbonamenti. Diffondere sistemi memetici utili è come offrire semi utili ad un amico che ha un giardino.  

Selezionare idee    

I parassiti hanno obbligato gli organismi ad evolvere sistemi immunitari, come per esempio gli enzimi che i batteri utilizzano per fare a pezzi i virus invasori, o i globuli bianchi del sangue che pattugliano i nostri corpi per distruggere i batteri. I memi parassiti hanno obbligato le nostre menti a percorrere una strada analoga, ed esse hanno evoluto dei sistemi memetici che svolgono la funzione di sistemi immunitari mentali.  

Il più vecchio e più semplice sistema immunitario mentale ordina semplicemente: "credi nel vecchio, rifiuta il nuovo". Qualcosa di simile a questo sistema generalmente preserva le tribù dall'abbandonare le strade vecchie e già collaudate, in favore di nuove e folli nozioni come quella di obbedire a presunti fantasmi che ordinano una distruzione di tutto il bestiame e il grano della tribù, perché tale distruzione in qualche maniera provocherebbe una miracolosa abbondanza di cibo, nonché la disponibilità di grandi eserciti di antenati per scacciare gli stranieri (questo meme ha realmente infettato la gente della tribù dei Xhosa(16) nel Sud Africa nel 1856 e nei successivi anni sono morte 68.000 persone, principalmente di fame).  

Il sistema immunitario del vostro corpo segue una regola simile: generalmente esso accetta tutte i tipi di cellule già presenti all'inizio della vostra vita e rigetta come straniere e pericolose quelle che potrebbero essere potenziali cellule cancerose o batteri invasori. Questo semplice sistema "rigetta-il-nuovo" un tempo funzionava bene, tuttavia in questa era di trapianti d'organi può anche uccidere. Analogamente, in un'era in cui scienza e tecnologia regolarmente presentano fatti che sono nuovi ma anche attendibili, un sistema immunitario mentale rigido diventa una menomazione dannosa.  

Nonostante le sue manchevolezze, tuttavia, il principio del "rigetto del nuovo" è semplice ed offre vantaggi reali. La tradizione mantiene molto di ciò che è vero e provato (o, se non proprio vero, quanto meno funzionante). Cambiare è rischioso: proprio come la maggior parte delle mutazioni sono maligne, così molte delle nuove idee sono sbagliate. Persino la ragione può essere pericolosa: se una tradizione lega delle pratiche fondate ad una irrazionale paura dei fantasmi, la eccessiva confidenza nel pensiero razionale potrebbe gettar via il buono assieme al falso. Sfortunatamente, le tradizioni evolutesi per essere buone, potrebbero risultare meno attraenti rispetto ad idee evolutesi per sembrare buone. Come già detto, le tradizioni fondate potrebbero essere sostituite da idee maligne che meglio si appellano alla mente razionale.  

Tuttavia, i memi che sigillano la mente per proteggerla dalle nuove idee, proteggono anche se stessi in un auto-utilitarismo che è sospetto. Mentre preservano tradizioni di valore da alterazioni maldestre, potrebbero anche funzionare come uno scudo che impedisca la verifica della veridicità di parassitari sproloqui ad effetto. In tempi di trasformazioni rapide essi possono rendere le menti pericolosamente rigide.  

Molta della storia della filosofia e della scienza potrebbe essere interpretata come la ricerca di migliori sistemi immunitari mentali, ossia di migliori modi per rigettare quel che è falso, inutile e dannoso. I sistemi migliori rispettano la tradizione, sebbene incoraggino la sperimentazione. Essi suggeriscono degli standard per giudicare i memi, aiutando la mente a distinguere fra parassiti e strumenti.  

I principi dell'evoluzione ci forniscono un modo per guardare al cambiamento, indipendentemente dal fatto che esso si presenti in molecole, organismi, tecnologie, menti o culture. Le questioni di base che vengono sollevate in tutte queste situazioni sono invariabilmente le stesse: Cosa sono i replicatori? Come mutano? Cosa determina il loro successo? Come si difendono dagli invasori? Tali questioni emergeranno nuovamente quando si esamineranno le conseguenze della rivoluzione degli assemblatori, ed ancora una volta prenderemo in considerazione i modi in cui la società potrebbe affrontare queste conseguenze.  

I principi fortemente invarianti del cambiamento evolutivo definiranno le forme in cui si manifesterà lo sviluppo della nanotecnologia, tanto più che la distinzione fra hardware e vita comincia a diventare sfocata. Questi principi mostrano moltissimo di ciò che possiamo o non possiamo conquistare, e possono aiutarci a indirizzare adeguatamente i nostri sforzi di modellare il futuro. Essi ci spiegano anche molto su quello che possiamo e non possiamo prevedere, perché guidano non solo l'evoluzione dell'hardware, ma della conoscenza stessa.  


Note e bibliografia
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