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Transumanesimo: l'idea più pericolosa? Di Ronald Bailey
Filosofia - Estropia / Transumanesimo

Voler essere più che umani è umano 

"Quali idee, se generalmente accettate, porrebbero la minaccia più grave al benessere dell'umanità?"  Questa la domanda posta a otto prominenti intellettuali dalla rivista Foreign Policy nel numero di Settembre/Ottobre 2004. Uno degli otto saggi consultati è Francis Fukuyama, professore di economia politica internazionale alla Johns Hopkins School di studi internazionali avanzati, autore di "L'uomo oltre l'uomo. Le conseguenze della rivoluzione biotecnologica" e membro del Consiglio del Presidente [USA] sulla bioetica. La sua scelta per l'idea più pericolosa del mondo? Il transumanesimo. 

Nel suo articolo su Foreign Policy, Fukuyama identifica il transumanesimo come "uno strano movimento di liberazione" che si propone "nientemeno che di liberare la razza umana dai propri limiti biologici."  Terribile, no?  Ma aspetta un momento, la storia dell'umanità (e anche la preistoria) non sono proprio una continua lotta per la liberazione di sempre più gente dai propri vincoli biologici? Dopo tutto, oggi non viviamo più nella condizione "naturale" della nostra specie, cioè quella dei cacciatori-raccoglitori del Pleistocene. 

La liberazione dai nostri vincoli biologici è cominciata quando un nostro antenato ha affilato un bastone e lo ha usato per uccidere una preda. Ulteriore liberazione dai vincoli biologici è arrivata con il fuoco, la ruota, la addomesticazione degli animali, l'agricoltura, la metallurgia, la costruzione di città, i tessuti, la scrittura, il motore a combustione interna, la generazione di energia elettrica, gli antibiotici, i vaccini, i trapianti e la contraccezione. In un senso, l'obiettivo verso cui l'umanità è diretta da millenni è proprio quello di sfuggire da sempre più vincoli biologici. 

Cosa sono, comunque, le capacità umane? Il biologo Richard Dawkins ha proposto la nozione di fenotipo esteso. I geni modellano non soltanto il corpo di un organismo ma anche il suo comportamento. Alcuni comportamenti risultano nella creazione di oggetti inanimati che aiutano l'organismo in questione a  sopravvivere e a riprodursi, per esempio le dighe dei castori e i nidi degli uccelli. 

I nostri antenati non avevano ali, ma oggi noi possiamo volare. I nostri antenati non potevano comunicare fra di loro a più di un miglio di distanza, ma oggi abbiamo il telefono. E i nostri progenitori dell'età della pietra avevano una vita media di 25 anni, ma ora siamo intorno ai 75. Grazie alla nostra inclinazione per l'innovazione tecnologica, l'umanità ha il fenotipo esteso di gran lunga più sviluppato di tutte le creature sulla Terra. Nulla è più naturale, per gli esseri umani, che il volersi liberare dai vincoli biologici. 

Fukuyama risponderebbe indubbiamente che il cacciatore-raccoglitore del Pleistocene è ancora riconoscibile come essere umano, uguale nelle sue capacità innate all'umanità di oggi. Quello che vogliono i transumanisti, invece, è molto diverso. Vogliono andare oltre le innate capacità umane di oggi. Vogliono modificare il corpo e il cervello umano. 

Naturalmente, è da sempre che modifichiamo il corpo con attività atletiche ed il cervello con l'istruzione. Tuttavia, Fukuyama ha ragione su di un punto. E' possibile che qualcuno possa essere talmente tecnologicamente modificato da non essere più un essere umano? "Le nostre caratteristiche positive sono intimamente collegate a quelle negative: se non fossimo violenti ed aggressivi, non potremmo difenderci; se non avessimo la tendenza ad escludere, non saremmo leali a coloro a noi più vicini; senza la gelosia, inoltre, non proveremmo mai l'amore," afferma Fukuyama. Egli sembra sostenere che sia necessario possedere tutte le caratteristiche emotive tipiche della nostra specie, per poter essere considerati umani. Se le manipolazioni biotecnologiche rimuovessero la nostra capacità di provare emozioni quali rabbia, odio, o violenza, in un certo senso non saremmo più esseri umani. 

Supponiamo che i genetisti del futuro scoprissero un gene per il suicidio depressivo e riuscissero a sopprimerlo, o ad "aggiustarlo". Le generazioni successive non sarebbero più esseri umani? Dopotutto, la maggior parte di noi non cade nella depressione con tendenze suicide e coloro che sono naturalmente  felici non sono meno umani di, per esempio, Sylvia Plath. 

La depressione può già essere curata, in molti casi, con Prozac o Paxil. Assumere inibitori di re-assorbimento della serotonina non rende di certo meno umani. Coloro che soffrono di depressione possono testimoniare che, con l'adeguato trattamento farmaceutico, tornano ad essere se stessi. Mi sembra irragionevole sostenere che per qualificarsi come esseri umani, tutti dobbiamo avere la capacità di soccombere alla collera o all'estasi religiosa. 

"La prima vittima del transumanesimo potrebbe essere l'eguaglianza," scrive Fukuyama. "Se inizieremo a trasformarci in qualche cosa di superiore, che diritti vorranno queste creature incrementate e che diritti avranno rispetto a coloro che saranno rimasti indietro?" Lo scenario illustrato da Fukuyama sembra una fantasia alla X-Men, in cui esseri postumani incrementati mirano alla distruzione dei non-incrementati "naturali". Ma se Fukuyama non approfondisce, alcuni bioeticisti di sinistra come George Annas, Lori Andrews e Rosario Isasi sono brutalmente espliciti: le nuove specie, o "postumani" probabilmente considereranno come inferiori, se non addirittura come selvaggi, gli esseri umani "normali" che saranno, dal loro punto di vista, solo adatti alla schiavitù o al macello. I "normali", d'altra parte, potrebbero vedere i postumani come una minaccia e, avendone la possibilità, potrebbero lanciare un attacco preventivo contro i postumani mirato ad evitare che essi li uccidano o schiavizzino. E' proprio questo prevedibile potenziale per il genocidio che rende gli esperimenti di alterazione della specie potenziali armi di distruzione di massa e che fa del genetista non sottoposto a sufficienti controlli, un potenziale bioterrorista. 

Prendiamo questo scenario estremo e proviamo a ri-calibrarlo un po'. Gli incrementi che saranno a disposizione in tempi relativamente brevi saranno probabilmente di tipo farmacologico (pillole o iniezioni per incrementare la forza muscolare, migliorare l'umore o la memoria). Di conseguenza, tali interventi potrebbero essere disponibili per quasi chiunque li desiderasse. Qualche anno più addentro in questo secolo, quando l'ingegneria genetica sarà sicura, i genitori potranno dare ai figli quei geni che saranno riconosciuti come favorevoli alla salute ed all'intelligenza. Quegli stessi geni che altri bambini già ottengono naturalmente. Quindi, sul lungo termine, gli interventi genici potrebbero avere un impatto positivo sulla diseguaglianza, invece di esacerbarla. 

Ad ogni modo, l'eguaglianza politica non si è mai basata sulla biologia. In secoli passati, quando gli esseri umani erano tutti "prodotti naturali," la tirannia, la schiavitù e la segregazione erano la norma. La risposta alle preoccupazioni di Fukuyama circa i diritti umani e postumani è la moderna società liberale. Nelle società liberali la legge deve applicarsi ugualmente a tutti, non importa se ricchi o poveri, deboli o potenti, intelligenti o stupidi, "incrementati" o "naturali". 

Il più importante successo dell'Illuminismo è il principio della tolleranza nei confronti di chi sia diverso da noi, parli, preghi o viva diversamente da noi. In futuro, i nostri discendenti potrebbero non essere tutti Homo Sapiens, ma saranno ancora esseri morali che potranno essere considerati responsabili per le proprie azioni. Non c'è motivo di pensare che i principii politici e morali liberali che si applicano oggi ad una enorme varietà di esseri umani non possano essere applicati ai rapporti fra gli esseri umani e postumani futuri. 

E se invece i postumani adottassero il concetto nietzscheano del superuomo? E se davvero vedessero gli esseri umani "normali" come inferiori, se non addirittura come selvaggi, adatti solo adatti alla schiavitù o al macello? 

Parliamoci chiaro, non mancano certo gli esempi di esseri umani non-incrementati che hanno creduto  che milioni di loro simili altrettanto non-incrementati fossero inferiori e che andassero eliminati. Tuttavia, con la diffusione ed il rafforzamento di istituzioni politiche liberali, i gruppi tecnologicamente superiori hanno sempre più difficoltà nell'eliminare i popoli meno avanzati (mentre questa era la pratica usuale durante la maggior parte della storia). Sospetto che questa dinamica continuerà in avvenire, quando la biotecnologia, le nanotecnologie e l'intelligenza artificiale aumenteranmo progressivamente le capacità della gente e offriranno più scelta. 

Nel suo famoso "La fine della storia e l'ultimo uomo", Fukuyama ha dichiarato che ci troviamo di fronte al "punto finale dell'evoluzione ideologica dell'umanità e dell'universalizzazione della democrazia liberale occidentale come la forma finale di governo."  D'accordo. Ma per Fukuyama, la fine della storia è "un momento triste" perché "coraggio, immaginazione ed idealismo saranno sostituiti dal calcolo economico."  Inoltre, sostiene che "nel periodo post-storico non ci  saranno nè arte nè filosofia, ma solo una perpetua amministrazione del museo della storia umana." E' ironico che Fukuyama ora si dedichi a demonizzare proprio il transumanesimo, un nascente movimento filosofico e politico che rappresenta proprio le aspirazioni più coraggiose, immaginative ed idealistiche dell'umanità. 

"Il movimento ambientalista ci ha insegnato ad essere umili nei confronti dell'integrità della parte non-umana della natura e a rispettarla. Abbiamo bisogno di una simile umiltà riguardo alla natura umana. Se non la svilupperemo presto, apriremo la porta senza accorgere ai transumanisti che deturperanno  l'umanità con i loro bulldozer genetici e i loro centri commerciali psicotropici,"conclude Fukuyama. La mia risposta è: benvengano quei bulldozer genetici e centri commerciali psicotropici che aiutano la gente a vivere vite più sane, più intelligenti e più felici. 

Per concludere, vorrei proporre io un'idea che, se generalmente accettata, porrebbe una grave minaccia al benessere dell'umanità: vietare il progresso tecnologico in nome dell'"umilità." 


L'articolo originale, su Reason. Ronald Bailey è corrispondente scientifico di Reason. Bailey è l'autore di Liberation Biology: A Moral and Scientific Defense of the Biotech Revolution.

Vedi anche: 
Biotecnologie, la fine dell'Uomo, di Francis Fukuyama 
Transumanesimo:  l'idea più pericolosa al mondo? di Nick Bostrom 
Altri articoli, sul vecchio sito.

 

 

 

Tecnofascismo? No grazie.

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